Ma chi lo dice che la scuola Racagni costa di meno rifarla che ristrutturarla?

Pubblicato da Redazione il 8 luglio 2011 in Opere e lavori pubblici, Scuola |

La scuola primaria Racagni, in via Bocchi, a Parma.

di Sergio Caroli

Il 13 maggio scorso l’assessore ai Lavori pubblici Giorgio Aiello e l’assessore alle Politiche per l’infanzia e per la scuola Giovanni Paolo Bernini annunciavano in un comunicato del Comune – riportato dalla Gazzetta di Parma del 14/5 – quanto segue: «La scuola elementare intitolata a Paolo Racagni sarà abbattuta nell’estate del 2012 e ricostruita ex novo. Con un investimento di sei milioni. Ristrutturarla costerebbe di più».

A leggere quella notizia non credevo ai miei occhi. Ma come – mi dissi – costoro hanno già deciso, oggi, che una scuola venga abbattuta l’anno prossimo, quando un nuovo sindaco e una nuova giunta avranno in mano le redini del Comune? E in base a quale legge o norma si arrogano simili poteri? E perché tanta fretta per conto terzi?

Accanto a queste ovvie considerazioni, un altro pensiero mi frullava sgarbatamente nel cervello. Ma dove mai sta scritto – mi chiedevo – che la ristrutturazione costerebbe di più? Qualunque ingegnere potrebbe dimostrare il contrario. Con la logica dei due assessori, nessuna scuola avrebbe dovuto né dovrebbe essere ristrutturata! Obbligo di un buon amministratore non è forse quello di cercare di economizzare sulle spese? Evidentemente sei milioni di euro erano poca cosa a maggio scorso. Ma allora perché gli assessori Aiello e Bernini intonano oggi – solo oggi – geremiadi e piagnistei sulle «difficoltà finanziarie del Comune», unitamente a sindaco, vicesindaco, consiglieri e «trenta per trenta» vari?

È di tutta evidenza che sull’abbattimento e la ricostruzione della Racagni i signori Aiello e Bernini si sono confusi in quanto a data e in quanto a calcoli. Dalla giunta che verrà la scuola Racagni sarà certamente ristrutturata e con spesa assai più ragionevole di dodici miliardi di vecchie lire. Il 13 luglio si riunisce la giunta comunale: sarà l’occasione più propizia perché i summentovati assessori rendano edotta la cittadinanza se intendono persistere nel loro disegno demolitorio (con ricostruzione a seguire) per l’estate del… 2012. (Lettera pubblicata dalla Gazzetta di Parma lil 1° luglio 2011)

Racagni, ma Caroli sa di cosa parla?

Caro Direttore,
la nota prosopopea e il forbito lessico del professor Caroli, che tante volte è stato silentemente da me tollerato, oggi hanno oltrepassato il segno a proposito della scuola Racagni. Il dotto professore di lettere avrebbe avuto infatti, secondo me, molto più successo se si fosse mantenuto a disquisire nel campo della sua materia e non si fosse calato nell’arida scienza delle costruzioni e della matematica. Oggi infatti il professore, non si è limitato, co- me avrebbe potuto “ben fare”, a dare un giudizio su una vecchia scuola che sarebbe meglio man- tenere per le mille ragioni di sto- ria che questa scuola può rappresentare per la città e per il Quartiere, ma si è invece lanciato a sproloquiare inesattezze tecniche circa i costi, i modi, le con- venienze e i metodi di ristrut-turazione della scuola Racagni. E questo senza sapere di che cosa sta parlando, e senza neppure avere compreso le motivazioni della scelta ponderata e sofferta che è stata formulata dall’Amministrazione dopo una complessa serie di verifiche e valutazioni tecniche effettuate dai nostri uffici in questi anni. L’ho detto, e lo ripeto oggi in modo ancor più categorico se possibile: ha molto più senso, si spenderebbe molto meno e, soprattutto, la scuola Racagni sarebbe molto più si- cura, con costi di gestione decisamente più accettabili, qualo- ra fosse demolita e ricostruita invece che semplicemente ristrutturata. Questo, non solo per come è stata costruita, negli anni ’50,’60, per i materiali impiegati, per la natura e lo stato degli impianti, che risultano decisamente obsoleti, per il non rispetto dei livelli energetici imposti dalle vigenti normative, ma ancor più per la carenza di sicu- rezza statica e, in particolare, per l’assenza assoluta di resistenza al sisma. L’assoluta ignoranza della attuale situazione dell’edificio e delle sue strutture, unita all’ignoranza delle tecniche di costruzione e dei costi in gioco, è evi- dente. Così come, ancora una volta, è evidente l’arroganza delle idee che Caroli pretende di im- porre agli altri. Vorrei chiedere, però, al professore, prima ancora di spiegargli le motivazioni che ci hanno portato alla decisione di demolire la vecchia scuola, come mai, se ha letto la mia dichiarazione del 13 maggio scorso, ha atteso fino a oggi a esternare le sue considerazioni circa la scuola Racagni? Come mai, nonostante sulla scuola Racagni avessi già pubblicamente risposto a un’interrogazione dell’amico Ablondi, lui che rimane un fedele lettore di questo mezzo di informazione non ha proferito verbo?
Non sarà per caso che il professore ha sentito il bisogno di unirsi al carro dei “batteristi” vista la “nuova situazione” che si è venuta a creare in Comune? O non sarà magari perché preso dalla preoccupazione di farsi no- tare o per marcare l’eventuale sua possibile futura presenza nel governo atteso della città?
Su questo, peraltro, non avrei nulla da dire, a differenza che sulla sua strampalata affermazione circa la scuola Racagni. Completerò questa mia risposta dicendo che abbiamo appena concluso la ristrutturazione della scuola media Parmigianino, spendendo 4.500.000 euro per soli mq. 2.850 senza peraltro poter ottenere, vista l’impossibilità della demolizione, nessun allineamento ai parametri energetici oggi richiesti e faticando decisamente a farla rientrare nei parametri della sicurezza anti- sismica come in tutte le ristrutturazione di un edificio. Questa peraltro era una scuola vinco- lata dalla Sovrintendenza ed era una scuola che non aveva alternativa in quanto senza un’idonea area circostante.
Se dovessimo ristrutturare oggi la Racagni, una scuola che non ha alcun pregio artistico, una scuola, estesa complessivamente per oltre 6.300 mq., con un’am- pia area circostante, l’onere presunto dei lavori non sarebbe og- gi, a parità di costi, sicuramente inferiore a 9.000.000 di euro (18 miliardi di vecchie lire), un im- porto ben superiore rispetto ai 6,5/7 milioni di euro stimati da- gli uffici circa per la sua completa demolizione e ricostruzione. Ma altre ancora, sono le motivazioni che imporrebbero la demolizione della scuola. Uno studio della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Parma e uno stuolo di professionisti incaricati in questi anni per il monitoraggio della Racagni sono stati concordi nel dire, giungendo alle mie stesse conclusioni, che la soluzione unica, per economicità, tempistica e rientro all’interno dei parametri energetici di legge, nonché infine l’auspicata sicurezza antisismica, è oggi la demolizione e la sua ricostruzione. Insomma caro direttore, oggi il professor Caroli, per una volta almeno avrebbe fatto bene a lasciare giù la penna!
Cordiali saluti
Giorgio Aiello
Assessore Lavori Pubblici Comune di Parma Parma, 7 luglio

L’assessore Giorgio Aiello.

Caroli risponde ad Aiello

Egregio direttore,
rispondo al chilometrico pistolotto dell’ingegner Giorgio Aiello (“Racagni, ma Caroli, sa di cosa parla?”, “Gazzetta” 7/7). All’assessore ai lavori pubblici avevo chiesto di far conoscere in base a quali norme avesse stabilito – unitamente all’assessore Giovanni Paolo Bernini – l’abbattimento della scuola Racagni nel luglio 2012, ossia, a nuova giunta in carica, e chiesto, inoltre, se intendessero mantenere quell’impegno. Le risposte non sono venute. (Per inciso: scrissi la mia nota a fine maggio, quando la voragine debitoria del Comune era negata dai responsabili; solo a voragine “ufficializzata”, per 630 milioni di euro, è partita la letterina).
Sul rapporto fra i costi della ristrutturazione e quelli dell’abbattimento e della ricostruzione “ex novo” della scuola elementare Racagni, non mi dilungherò in contro-argomenti di carattere tecnico: mi si potrebbe accusare di spacciarmi per ingegnere. Pongo invece il problema dei problemi. La scuola Racagni sorge su molti piani con aule ampie e soffitti molto elevati. Ora è a tutti noto che, oggigiorno, di scuole elementari a molteplici piani non se ne costruiscono più in nessun Paese e per ragioni facilmente intuibili. Si dà poi il caso che intorno alla scuola “Racagni” non vi sia disponibilità alcuna di spazio (l’ho verificato di persona) sul quale possa esserne edificata un’altra a base assai più larga, ovvero su uno o, al massimo, due piani, conformemente ai modelli architettonici ovunque seguiti. Ne consegue, di necessità, che la nuova “Racagni” verrebbe costruita in tutt’altro sito. Dove? “Aquì està el busillis”. E che cosa ne avverrebbe dell’area “liberata”?. Esiste un precedente: nel quartiere Montanara la scuola media “Salvo d’Acquisto” è stata non da molto abbattuta (dov’essa sorgeva è fiorito un ottimo condominio) e sostituita da un’altra, ma in tutt’altro sito. Dato che non si abbatte una scuola se non si dice dove e come verrà costruita quella nuova, l’abbattimento della Racagni sa di bruciaticcio assai.
L’assessore Aiello dichiara di aver in passato “silentemente tollerato il professor Caroli”. Solo burbanza degna di un potentato dell’“Ancien régime” spiega invece il silenzio d’oro osservato dall’Aiello allorché gli chiesi, da queste colonne, perché tante strade di Parma fossero state trasformate in nasse per pesci, da boulevard “parigini” che erano, e perché, ad esempio, si è schiaffato un colossale marciapiedi in piazzale Corridoni imbottigliando in un’unica corsia gli autobus obbligati a fermarsi per darsi la precedenza. Trionfo dei cementicoli e dei lastrìconi, oppure no, assessore Aiello?
Questione personale. L’idea di candidarsi a entrare nel prossimo Consiglio comunale – malignamente infilata nel suo scritto dall’assessore – è tanto lontana dal cervello dello scrivente quanto è invece stata presente, nel corso di un’intera generazione, nell’ingegner Aiello il quale, nelle file democristiane prima e berlusconiane poi, ha occupato, in Provincia prima e in Comune poi, poltrone e incarichi a josa. (Lettera pubblicata dalla Gazzetta di Parma l’8 luglio 2011)

 L’assessore Aiello replica a Caroli

Caro direttore,

ho letto la risposta del saccente professor Caroli sulla scuola Racagni e devo dire che non ho parole! L’emerito tuttologo Caroli, che evidentemente non conosce l’argomento di cui scrive, non ha trovato nulla di meglio che buttarla sull’attacco personale. Il professore vorrebbe farmi passare anche per un voltagabbana, per di più berlusconiano.
Caro professore, io sono nato, sono rimasto e sono ancora, come tutti ben sanno, un democristiano. Chiedo invece a te, che eri partito come comunista: oggi, dopo tutte le varie trasformazioni subite, ci potresti dire dove sei finito? Questo potrebbe, se non altro, semplificare e meglio orientare anche i lettori. Sulla Racagni aggiungo solo, per toglierti gli ulteriori dubbi, che la nuova scuola verrebbe semplicemente demolita e ricostruita con tutti i crismi della tecnologia attuale, energetici e sismici, esattamente nella stessa area, quindi senza alcuno spostamento. In merito invece alle buche e a via Bixio, non ho risposto ieri e non ho nulla da aggiungere oggi, in quanto pre- ferisco lasciare il tutto al giudizio e all’intelligenza dei lettori.
Giorgio Aiello
Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Parma Parma, 9 luglio (la lettera è stata pubblicata dalla Gazzetta di parma il 10 luglio)

Controreplica ad Aiello   

Accontento l’ingegner Giorgio Aiello che vuol sapere dove sono “finito” politicamente. Non mi occupo di politica attiva né sono stato iscritto o legato ad alcun partito dal lontano 1967, vale a dire da otto anni prima che il dicì Aiello, divenuto sindaco di Tizzano, iniziasse una carriera politica che – dopo trentasei anni di bella continuità in incarichi – continua a vederlo alla guida dell’assessorato ai Lavori pubblici del Comune. No, ingegner Aiello, lei non è un voltagabbana né io l’ho scritto: la chiamerò “filo-berlusconiano”, va bene così, o è “attacco personale” anche detta così?
Avrei una domanda da farti anch’io, Aiello: per quale ragione – diversamente dalla stragrande maggioranza tuoi colleghi che siedono in Consiglio comunale – non hai consentito che la Gazzetta di Parma pubblicasse l’ammontare dei tuoi redditi? Non è da buon cristiano!
Quanto a Sergio Caroli, egli appartiene alla specie, piuttosto rara, di coloro che amano la giustizia, odiano l’iniquità, coltivano gli studi e non gli affari. Data l’infinita tristezza dei tempi, egli segue ovviamente il consiglio del suo amico Dante “A te fia bello averti fatto parte per te stesso”.
Sergio Caroli
(La lettera è stata pubblicata dalla Gazzetta di Parma in data 11 luglio)

La querelle Caroli-Aiello

Caro Direttore,
consentimi di chiudere l’infuocata querelle con il professore Caroli, vista la piega personale che egli ha voluto imprimere al- la medesima, esprimendo liberamente il mio pensiero senza coinvolgere con questo l’amministrazione.
A gentile richiesta del professor Caroli, che evidentemente dopo la classica figura di perfetta ignoranza dimostrata sui problemi della scuola Racagni, ha inteso oggi cambiare argomento scivolando sui miei redditi e testimoniando così anche un rigurgito di pura invidia, nei confronti dell’ingegnere, espongo con piacere la cronologia del frutto del mio lavoro professionale regolarmente denunciato negli ultimi 5 anni e che testimonia anche in questo caso, come l’esimio professor Caroli avrebbe fatto molto meglio, ancora una volta, a non continuare con lo sproloquio, ma bensì semplicemente a tacere. Ecco quindi di seguito gli agognati redditi professionali:
Anno 2006 euro 252.538,00
Anno 2007 euro 138.528,00
Anno 2008 euro 194.121,00
Anno 2009 euro 118.156,00
Anno 2010 euro 22.939,00
Tali redditi, già peraltro regolarmente depositati presso la Presidenza del Consiglio Comunale a disposizione di chiunque, testimoniano, come a partire dall’anno 2008, dopo la nomina ad Assessore ai LL.PP.(febbraio 2009), per avere rinunciato a svolgere la libera professione, siano letteralmente precipitati. Faccio presente comunque al professore che “il buon cristiano” è quello che denuncia regolarmente tutti i suoi redditi, “lezioni private” comprese e non certo invece quello che li fornisce ad un giornale perché questi possa soddisfare la morbosità o la malcelata invidia di un lettore, che seppure mascherato da dotte citazioni dantesche, evidentemente nutre ancora morbose angosce nei confronti di un suo ex collega insegnante.
Ing. Giorgio Aiello
Parma, 11 luglio

(Lettera pubblicata dalla Gazzetta di Parma il 15 luglio 2011)

Una domanda per Aiello 

Affido questa volta la mia risposta alla tribuna di Nave Corsara.
Aiello pretende di trionfare sul tema della Racagni. Si disilluda, l’assessore ai Lavori pubblici! I miei sospetti sulle finalità della progettata demolizione della scuola erano più che fondati. Non è stata forse demolita la Media “Salvo d’Acquisto” per spedirne diviato gli insegnanti e le scolaresche in parte a Vigatto, in parte in via Martiri di Cefalonia?
Come poi si possa costruire una scuola elementare a solo pianterreno (come esige attualmente normativa per asili e scuole elementari costruite ex novo) nell’area attualmente occupata dalla Racagni (che di piani ne ha invece tre) resta un enigma che Aiello ben si è guardato dallo sciogliere.
Non so se in clima di bonaccia (e confidando in sempieterna bonaccia) si propose a maggio di edificare ex novo la Racagni nello stessi sito, per poi … “A pensar male…”, ammonisce Andreotti. Lo ripeto: a ognuno puzza il precedente della “Salvo D’Acquisto”.
La mia richiesta all’assessore Aiello di dar ragione del suo rifiuto di fornire l’ammontare dei suoi redditi aveva un carattere squisitamente pubblico: nasceva da un’esigenza di trasparenza, ovvero dall’esatto contrario di quei sentimenti di “invidia” e bassezze consimili delle quali l’Aiello impudentemente mi accusa. E poiché sul terreno pubblico intendo rimanere, pongo a lui la domanda che segue: può spiegare alla cittadinanza in base a quali competenze il figlio dell’assessore ai Lavori pubblici è entrato nel non mal remunerato staff del sindaco Vignali?
Penso che Nave Corsare gli offrirà ospitalità per chiarire la faccenda.
Sergio Caroli

Per completare (per ora) il quadro della polemica epistolare svoltasi tra il professor Sergio Caroli e l’assessore Giorgio Aiello, aggiungiamo la lettera pubblicata dalla Gazzetta di Parma sabato 23 luglio 2011.

A proposito di Aiello

Gentile direttore,

se me lo consente, chiamerei qualche lettore esperto di logica a dirimere una questione tra amici d’osteria, sorta sul di- vertente dialogo tra un assessore piuttosto nervoso ed un Cittadino trattato in malo modo solo per avere diverse vedute; abbia pazienza, siamo sempliciotti e ad un certo punto abbiamo perso il filo logico del ragionamento da ipotesi a tesi. Ipotesi certamente vere. 1) L’assessore ai Lavori Pubblici di Parma, tale Aiello, rispondendo (con intollerabile sicumera) sulla Gazzetta di Parma ad un Cittadino, l’ottimo prof. Sergio Caroli, attesta di essere passato nel giro di due anni – 2008, 2010 – dal ragguardevole reddito di euro 194.000 (194mila) da esercizio della libera professione al misero reddito di euro 23.000 (23mila) da posizione di assessore. 2) A Parma, la torta dei lavori pubblici (forsennatamente perseguiti per cantieri ovunque e di tutte le dimensioni, a costo di devastare e snaturare la Petite Capitale) è immensa; perciò, l’attività di un assessore deve essere molto impegnativa e anche “pericolosa”: certamente, si tratta di un lavoro, oltre che meno remunerativo, più scomodo rispetto ad un’avviata libera professione. Ergo) questo Aiello entra in po- litica rimettendoci un sacco di soldi per un’attività scomoda. Ora veniamo a due tesi contrapposte. Tesi 1) Aiello è un caso raro, nel panorama dei mestieranti della politica, di un politico impoverito dalla politica. E’ mai possibile? Supponiamo di sì. Infatti, i soldi non sono tutto. C’è la passione politica, l’amore e
la vocazione al bene per la Città e per i Cittadini e magari anche sane ambizioni, come l’ambizione di lasciare una traccia nella storia urbanistica di Parma (incidentalmente, questo risultato è già raggiunto; anche Aiello, insieme al comitato che ha messo le mani sulla città in questi anni, è già entrato nella storia attraverso il lascito di costosissime opere orrende e inutili, la distruzione di luoghi cari ai sentimenti dei Parmigiani, la rovina di strade belle e comode in pericolosi corridoi deturpati da fu- ghe di cartelli stradali, etc…; ovviamente, questa è un’opinione di sempliciotti, e non entra nella questione logica).
Questa tesi è promossa da Marco e da me condivisa. Tesi 2), opposta alla precedente: Aiello NON è un impoverito dalla politica. Questa tesi è promossa da Raffaella e condivisa da una dozzina di altri amici. E’ una tesi sofisticata, poiché porta a integrazione delle ipotesi, due enunciati esterni ritenuti veri: l’affermata teoria di Milton Friedman sul degrado delle democrazie nella corruzione ed il teorema del procuratore Laguardia.
Il premio Nobel (oltre che grande economista- scuola di Chicago-, studioso dei modelli di organizzazione degli stati e delle pubbliche amministrazioni) teorizzò con largo anticipo il degrado delle democrazie nella corruzione, prevedendone i modelli di degenerazione in aristocrazie, oligarchie, comitati d’affari. Il maestro è drastico: la corruzione va a pervadere tutto, su piccola e su grande scala, come un campo di gravità. Venuto dalla più nera povertà, soffriva per i poveri i deboli e gli indifesi, consapevole che so- no le prime vittime della corruzione: li vedeva come il più facile terreno di business, sotto la copertura dei (falsi) servizi
sociali (classico per es. anche a Parma il business sul canile; i cani soffrano pure al sole battente, tanto non possono di- fendersi e semmai ci sono quei babbei dei volontari …).
Il teorema Laguardia è la banale applicazione della teoria Friedman, che è una teoria generale, al caso particolare di Parma: a Parma c’è corruzione molto diffusa. Il laboratorio La- guardia ha appena cominciato a fornire dimostrazioni sperimentali del teorema: ma pochissimo, briciole di una grande torta.
Sulla tesi 2, forse per l’ora tarda o per qualche birra in più, abbiamo cominciato a fare confusione ed a perdere i fili del ragionamento. Perciò, ci serve un esperto a completare. La questione finale è: è vera la tesi -1 o la tesi -2?
Leandro E. Sommi e amici
Parma, 17 luglio


Aiello: «Ma io ci metto la faccia»

Caro direttore,
non ti nascondo che sono rimasto molto colpito e amareggiato, dall’ultima lettera pubblicata che mi riguarda, perché se è vero che tutti i lettori sono liberi di esprimere il proprio pensiero e le proprie opinioni, non credo proprio possa essere lecito sputare, in stato di evidente ubriachezza, pesanti illazioni, fortemente allusive, mascherandosi dietro l’imperante moda di considerare tutti i politici e gli amministratori, come se fossero obbligatoriamente sporchi mestieranti, ladri o collusi, o facenti parte di fantomatici comitati di affari, quindi di fatto mafiosi. Vorrei pertanto dire al signor Leandro E. Sommi ed ai suoi amici di bevuta, che io contrariamente a loro, senza scomodare Milton Friedman la faccia l’ho sempre messa sui problemi senza infingimenti e che, contrariamente a loro io, da sobrio, ho sempre confutato, ragionato o replicato sul giornale, solo su problemi veri riguardanti l’Amministrazione, problemi concreti e reali e mai su questioni personali, come invece vedo purtroppo loro hanno fatto. Questa loro dichiarata mancanza di lucidità mentale, dovuta evidentemente alle troppe bevute di birra, ha permesso loro però di poter sparare impunemente, ancora una volta, farneticanti ipotesi, sganghera- te allusioni ed illazioni, su que- stioni personali, con il solo preciso scopo di denigrare la mia persona.
Ing. Giorgio Aiello
Parma, 23 luglio

Postilla redazionale. A questo punto del dibattito, anche a noi della redazione di Nave Corsara, che abbiamo letto con curiosità e attenzione l’intero carteggio, viene da dire qualcosa. Già avevamo notato che l’amministratore Aiello non tollera le legittime critiche urbanamente rivoltegli da un amministrato, ma non avremmo mai immaginato che si sarebbe appigliato all’evidente autoironia di Leandro E. Sommi e amici per accusarli ripetutamente di ebbrezza molesta, cioè di averlo insolentito in preda ai fumi dell’alcol.

Basta rileggere le due ultime lettere per rendersi conto della sproporzione tra la blanda critica di Sommi e la spropositata reazione di Aiello. Questo eccesso non deve però mettere in ombra un’affermazione ben più subdola e pericolosa, contenuta nella seconda lettera dell’assessore, laddove questi chiede a Caroli, con aria all’apparenza mite e svagata: «Caro professore, io sono nato, sono rimasto e sono ancora, come tutti ben sanno, un democristiano. Chiedo invece a te, che eri partito come comunista: oggi, dopo tutte le varie trasformazioni subite, ci potresti dire dove sei finito? Questo potrebbe, se non altro, semplificare e meglio orientare anche i lettori».
Ma come stona questa domanda, piazzata lì nel bel mezzo di una controversia dialettica sul destino di una scuola media. Che c’entra? Sa di intimazione. E non troppo benevola. Del tipo: «Favorisca patente e libretto», pronunciata da un poliziotto ignaro dell’intima relazione esistente tra il verbo «favorisca» e la locuzione «per favore».
A qualcun altro Aiello potrà ricordare Farinata degli Uberti che chiede a Dante «chi fur li maggiori tui?». Ma non ci risulta che in Aiello, democristiano confesso, palpiti spirito ghibellino, né che Caroli sia guelfo.
Insomma, abbiamo l’impressione che l’ingegnere Aiello non capisca perché un semplice cittadino, un senza partito, per giunta neanche avversario politico conclamato, debba importunarlo pubblicamente.
Nel nostro piccolo, in tutti questi anni, ci siamo fatti l’idea che Caroli non lo mandi nessuno, ma agisca da solo, pensi da solo e scriva da solo. Ed è questo che non va bene alla consorteria (per una volta non chiamiamola casta) dei partiti, piccoli o grandi che siano, di destra, di centro o di sinistra, che occupano tutte le caselle dello scacchiere politico. Ma chi è quello lì che fa la mossa del cavallo, per giunta pazzo? Un pazzo, ovviamente, per l’hortus conclusus dei partiti che si sono spartite le aiuole, per il consociativismo emiliano, storica greppia di Pci e Dc, l’eterna Democrazia cristiana di cui Aiello si professa inaffondabile militante.

Il professore fedele a principi che non figurano più nella top ten e sono tacciati di moralismo assortito sta sui cabasisi a tutti. O quasi. Aiello, con insinuazione sottile, si meraviglia infatti che la Gazzetta di Parma lo ospiti così di frequente. Ma come, uno senza padrini, senza bandiera, senza tessera, senza cimice all’occhiello? A chi giova? E tra una domanda e l’altra, giù botte: Caroli è saccente, è arrogante, è invidioso, non conosce l’uso del punto e virgola… eccetera, eccetera. Accuse di cui è disseminato l’epistolario aielliano. È il solo modo che i politici insofferenti delle critiche conoscano per gettare l’avversario fuori dal ring dello scambio di opinioni, evitando di incrociare i guantoni sul merito delle questioni per colpire sotto la cintura. Tirando in ballo trascorsi e faccende personali. A fin di bene, Giusto «per orientare meglio» i lettori.

È normale. È l’abituale trattamento che i professionisti della politica riservano ai non addetti ai lavori. A Roma come a Parma. E poi dicono che uno si butta a sinistra. L’inattuale frase di Totò andrebbe oggi così corretta: e poi dicono che uno si butta nell’antipolitica.

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