Abolizione province: siamo più stupidi noi a indignarci o Bersani a proteggere i suoi?

Pubblicato da Redazione il 8 luglio 2011 in Politica, Pubblica amministrazione |

Calcolo di convenienza. Bersani fa due conti. (www.portoscomic.com)

Al momento di votare per l’abolizione delle province, il Pd si è tirato indietro. I migliori editorialisti, a cominciare da Massimo Giannini su Repubblica, si sono prima indignati e poi interrogati sulla mancata occasione di mettere in minoranza il Pdl.

Si è detto che il Pd ha così sgonfiato il vento del cambiamento iniziato con le amministrative e diventato poi bufera con i referendum, si è detto che il Pd non ha avuto il coraggio di cavalcare l’onda anomala eccetera.  Si sono fatte grandi analisi, ma tutte a tavolino, lontane da chi vive nelle realtà amministrate dal Pd.

Solo Giannini, ma nel finale del suo editoriale, vi ha fatto cenno. E precisamente quando, dopo averci ricordato che le province italiane sono 110 e che al contribuente costano «circa 17 miliardi di euro, cioè quasi la metà dell’importo della stangata a orologeria di Tremonti», fa notare che «le presidenze di provincia occupate dal Pd sono 40, contro le 36 del Pdl, le 13 della Lega, le 5 dell’Udc».

La ragione della decisione del Pd, che non è indecisione come a qualcuno può essere sembrata, né mancanza di coraggio, sta tutta in questi piccoli numeri che in realtà sono grandi, grandissimi. Perché dietro quelle 40 presidenze ci stanno filiere alimentari e clientelari, assessori e famiglie, fornitori e fruitori. In questo senso il Pd si è comportato responsabilmente: ha scelto di non licenziare gli uomini e le donne del partito che occupano una carica pubblica, di non abbandonare chi ne trae beneficio. Se avesse votato la proposta di Antonio Di Pietro non solo avrebbe mandato a casa 40 persone, ma avrebbe interrotto una rete che ne conta centinaia, migliaia. Insomma, avrebbe tolto ossigeno a un apparato che tiene in vita la burocrazia del suo partito. Tra funzionari del Pd e presidenti, assessori o consiglieri provinciali vi è spesso coincidenza. Quando si dice che tra i cittadini e la casta il Pd sceglie la casta può sembrare che si reciti una giaculatoria ripresa da Marco Travaglio o dai grillini, ma non è così.

Lettori di Fidenza e del circondario, fate mente locale. Nel vero senso della parola. Provate a pensare alla nostra provincia, a tutte le persone, anche di Fidenza, che occupano un incarico o una carica in provincia. Chiedetevi come sono arrivati a ricoprirla o a essere assunti. Annodate i fili dei rapporti di tessera, fate due conti e poi ditemi se Bersani ha fatto bene o male a pensare alla protezione della sua gente prima ancora che alle tasche dei contribuenti. Bersani, da vero leader, ha preferito portare in salvo i suoi piuttosto che pensare a tutti. Se li avesse lasciati affogare, con il cavolo che questi lo avrebbero mantenuto nel posto in cui si trova.

Questa è la politica della concretezza, il resto è inane indignazione. Che sarà già sfumata la prossima volta che si voterà. Perché, pensa Bersani, lo spettro del berlusconismo costringerà ancora una volta le impaurite folle antiberlusconiane ad accorrere sotto le sue bandiere. Lui la pensa così. E forse è un pensiero che non va molto al di là del suo naso. E voi come la pensate?

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23 Commenti

  • avatar Luca P. scrive:

    Che non avrà il mio voto nemmeno se mi offre un bel posto di lavoro in provincia.

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  • avatar Costantino V scrive:

    Sono favorevole alla eliminazione delle provincie, ma il risparmio sarebbe assai inferiore a quanto stimato. Sarebbe più che altro un segnale alla gente, più che un reale risparmio. Perchè le centinaia di migliaia di dipendenti non è che stiano a scaldare la sedia, ma svolgono una funzione utile alla società. E quindi non si possono lcenziare.
    Gli unici che si potrebbero lasciare a casa sono i politici e i loro portaborse.
    Quindi come proposta provocatoria, perchè non fare una legge per cui chi occupa una carica politica non debba prendere un rimborso equivalente allo stipendio precedente al suo ingresso in politica ?
    Nullafacente = zero rimborso, stipendiato a 1000 € mantiene i mille, libero professionista prenderà la media degli ultimi 3 anni di dichiarazione dei redditi e via dicendo.
    Un bel segnale per chi tira la carretta e fatica ad arrivare a fine mese.

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  • avatar l.cenci scrive:

    Condivido l’analisi di chi mi precede,ma tuttavia il segnale andava colto,il partito a cui sono iscritto ha perso un’occasione per fare un passo avanti nel rinnovamento della politica.Sicuramente le spese per gli stipendi dei dipendenti e dei funzionari non possono essere ritoccate più di tanto ma una riorganizzazione dell’amministrazione territoriale va fatta al più presto,il PD ha depositato un disegno di legge che va nella direzione di un’organica riorganizzazione dei territori provinciali,alla luce delle nuove tecnologie ed esigenze di snellimento delle procedure amministrative.Quello che va abolito in fretta, senza indugi, sono le rendite di posizione politiche,le prebende,i maneggi dei mestieranti,i contentini post mandato ecc ecc.
    Questo non lo possiamo avere dal partito delle cricche e della P4,lo dobbiamo invece pretendere da un partito riformista,laico e in sintonia con le esigenze della società civile

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    • avatar emmecibi scrive:

      che però anche questa volta ha lasciato passare il treno.
      suvvia dott. cenci, le cricche e la P4 sono trasversali e bipartisan, non contiamocela

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    • avatar giovanna galli scrive:

      Che la scelta di Bersani di astenersi sulla proposta di eliminazione delle province sia l’ennesima occasione per denigrare lui e il Pd non mi sorprende. Cavalcare l’antipolitica, la rabbia contro la casta, il movimento di Grillo, degli indignados, .. è certamente produttivo e fa raccogliere molti consensi. Se uno pronuncia la fatidica frase “fanno schifo tutti” raccoglie certamente un plauso corale.
      Diverso, mi pare, l’atteggiamento di chi cerca di mantenere dritto il timone. Bersani sta aumentando i consensi e se avesse votato per l’abolizione delle province avrebbe fatto un ulteriore passo avanti. Ha deciso di non farlo e di non seguire l’onda demagogica perchè il tema è importante e non può essere affrontato con superficialità, solo per mandare a casa Berlusconi ma mettendo il paese in seria difficoltà.
      Mi meraviglio sinceramente che una persona seria come Cenci, che è stato in Consiglio e che sa il ruolo delle province non faccia la differenza tra essere contro i privilegi della casta e le funzioni istituzionali.
      Pensare che un Bersani abbia scelto di tutelare i suoi presidenti di provincia – perchè lui ne ha 40 e il Pdl 36, è ridicolo. I suoi rappresentanti saranno di certo ricollocati, non c’è problema.

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      • avatar CHINA65 scrive:

        Cara Giovanna, quei tre o quattro miliardi che saranno recuperati ad esempio rendendo difficile ottenere l’accompagnamento per i malati, coi ticket sulle visite mediche, innalzando l’età pensionistica anche per chi svolge lavori usuranti forse dobbiamo pensare di risparmiarli invece sui costi della politica. Che per inciso costa in Italia come la somma di Spagna e Francia, per non andare in Irlanda dove costa un decimo (in proporzione, cioè in euro per ogni abitante). Ora, i tagli lineari sono un errore, cioè togliere tutte le province sarebbe sbagliato. Anche togliere tutte le comunità montane sarebbe un errore. Però sicuramente risparmiare sui costi della politica si può. Ma forse non si vuole.

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      • avatar Ivano Sartori scrive:

        Quando, nel corso di un dibattito anche aspro una delle due parti mette mano alle parole spauracchio oggi tanto di moda come «antipolitica», «rabbia contro la casta», «grillismo», «onda demagogica», e ora anche «indignados», non solo questa parte imbocca una facile scorciatoia per zittire l’altra, ma offende milioni di persone che in un qualche modo si riconoscono in questi movimenti o danno loro un certo credito fino a che non giungano le prove della loro inutilità o nocività. Milioni di persone, si badi bene, non facili da liquidare come le Brigate rosse figlie di nessuno (o di figure sfocate dell’album di famiglia), come i blackbloc o come i soliti intellettuali malevoli. Chi milita in un partito un tempo di massa dovrebbe avere un occhio di riguardo verso le «masse» che si indignano, che protestano, che fanno l’onda. Più che un occhio, un orecchio che li ascolti e una bocca che dialoghi con loro. E invece niente, perché il partito già di massa o esercita una malintesa «egemonia» gramsciana in versione folk («e qui comando io, e questa è casa mia…») o non ci sta. Preferisce corteggiare Casini e il Fli. Rissa a sinistra e ressa al centro. Cionondimeno, il Pd grida ogni volta ai voti rubati, ora dal Movimento 5 Stelle, ora da Idv, ora da Vendola. È la sindrome del capofamiglia geloso, anzi del padre padrone che a sinistra non ammette fughe di voti né legittima concorrenza. Chi si prende i suoi voti non è scontento di una certa politica. No. È solo un volgare ladro. Un borsaiolo che si serve della tua pancia per rubarti quel che hai in testa. Mamma mia che brutta metafora questa qui, anch’essa tanto di moda della pancia. Questo modo di rappresentare la concorrenza a sinistra, questo sì che è denigrare, di più: delegittimare politicamente. Salvo servirsi dei «ladri» di voti per comporre o sostenere qualche giunta. Salvo usurpare i successi ottenuti alle amministrative dai candidati di Sel e Idv per fare la voce grossa con il Pdl. Salvo ammantarsi della vittoria dei referendum, ottenuta da comitati per l’acqua pubblica, scout, popolo viola, parrocchie etc. per andare a dire in giro che il vento è cambiato. Solo per le banderuole è cambiato.
        Ci consola, si fa per dire, che anche nel Pd non tutte le teste siano conformi alle direttive di Bersani. Come si evince da questa intervista al «rottamatore» Matteo Renzi. Ho messo in evidenza certe sue risposte su cui, secondo me, dovresti meditare, Giovanna, e parlarne in partito. Anche se so che già lo fai con coraggio e senza peli sulla lingua, ma con scarso profitto a giudicare dal livello dei risultati. I. s.

        Il Terzo Polo ormai è finito l’ Udc lasci Fini, da sola ha più voti
        ROMA – Matteo Renzi, sindaco di Firenze, cita il Trap: «Non dire gatto se non ce l’ hai nel sacco». Insomma ci vuole «prudenza» nel cantare vittoria anche se «l’unodue» di amministrative e referendum è una di quelle notizie che ti rimettono al mondo, una «vera botta per Berlusconi e il centrodestra».
        Enrico Letta parla di “presa della Bastiglia”.
        «Attenzione, ci vuole più cautela, le rivoluzioni spesso finiscono con la ghigliottina».
        Intanto la politica prende atto. Casini lavora per l’ alternativa e non ha alcuna intenzione di tornare nel centrodestra.
        «Niente più politichese, si vada al concreto, si scelgano tre o quattro temi veri sui quali convergere. La gente non ne può più delle alchimie e degli equilibrismi».
        Il Terzo Polo può essere un interlocutore prezioso.
        «Penso che la vittoria alle amministrative e ai referendum sancisca la fine del Terzo Polo, semmai c’ è stato un inizio.
        A Casini consiglierei di staccarsi prima possibile da Fini. Prende più voti da solo».
        Il solito Renzi, molto caustico. Perlomeno converrà che la linea di Bersani ha invertito la tendenza. Il Pd ha vinto…
        «Non voglio far la figura dell’ eterno bastian contrario. Quando Bersani dice che nella scheda elettorale delle politiche non ci dovrà essere il nome del candidato premier dice una cosa moralmente intrigante ma politicamente sbagliata. Se propone di dimezzare i parlamentari sono d’ accordo con lui».
        Lei è diplomatico.
        «Io dico semplicemente che non è questa linea che ha fatto vincere il Pd. I candidati hanno trascinato il partito e non il contrario. E in tre città, Napoli, Milano e Cagliari, i nostri candidati erano altri rispetto a quelli che hanno vinto. Sbaglia chi pensa che questo unodue sia stata una vittoria dei partiti. Per i referendum c’ è stata la mobilitazione del popolo arancione, quella delle parrocchie, quella del mondo di Facebook. Senza Facebook non avremmo raggiunto il quorum. Nel Pd non trovo traccia di dibattito politico su queste esperienze».
        E’ anche vero che la Cgil ha portato mezzo milione di firme.
        «Per quanto riguarda il Pd però non raccontiamoci barzellette. All’ inizio questi referendum non sono stati visti di buon occhio. 12 assenze, 10 Pd e 2 Idv, hanno pesato sulla bocciatura dell’ Election day. E’ facile riscrivere la storia col senno di poi».
        Dalla vittoria arriva un’indicazione per tutti voi.
        «C’è una forte domanda di politica ma la gente non sopporta più i politici. Bersani ha una grande chance. Dall’alto del consenso elettorale ottenuto e del ritrovato clima interno, può imporre alla classe dirigente di sinistra e di destra delle proposte toste, di vero cambiamento».
        Tipo?
        «Due cose intanto: dimezzare i parlamentari ed eliminare i vitalizi per i consiglieri regionali (in consiglio regionale a Bologna è il Movineto 5 Stelle a condurre questa battaglia, mentre il Pd è contrario, ndr) e i parlamentari. Sarebbe un segnale concreto che restituirebbe fiducia».
        L’ha già suggerito a Bersani?
        «L’ho già detto in tutte le salse. E vale anche per noi sindaci. I cittadini ci chiedono più attenzione alle risorse ambientali. L’esito dei referendum ci impone risposte concrete. Lei sa che a Firenze l’acqua è gestita da una società mista pubblico/privato. Dai referendum è uscito un no alle società private. Ieri ho riunito i miei tecnici per valutare la possibilità di acquistare quel 40 per cento in mano al privato».
        Si faranno le primarie?
        « Questi risultati elettorali rafforzano le primarie. Sarebbe autolesionista non farle. Saranno primarie vere. E che vinca il migliore». (Alessandra Longo, la Repubblica 15 giugno 2011)

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Cenci
    sono 45 anni che sento la solita filastrocca recitata da Cenci.Non ti viene il dubbio che siete alla ricerca di ciò che non esiste ed è mai esistito? Fai l’esame di coscienza di quello che è stato il tuo partito insieme agli altri partiti che hanno prima o poi dovuto cambiare nome perchè tutti impantanati in clientele,tangentopoli, finanziamenti occulti magari da stati stranieri.Per non parlare del fatto che tutti d’accordo sono 63 anni che impediscono al popolo l’esercizio della sovranità popolare nella scelta dei politici che invece è in mano ai partiti.E tutto questo nella lotta per il controllo del potere poichè il partito non si accontenta di fare politica nella società, ma vuole entrare nelle assemblee per esercitare il potere con le conseguenze sopra citate.Non è un caso che siamo arrivati alla P4 passando dalla P2 poichè molto correttamente hanno lasciato il posto alla P1 cioè alla partitocrazia cosa ovviamente diversa,di nome e di fatto dalla democrazia.

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    • avatar l.cenci scrive:

      penso che faccia un pò di confusione con l’età delle mie filastrocche,mi sono iscritto per la prima volta ad un partito(DS)nel 1999,prima di allora mi sono occupato di altre cose credo importanti.L’unica filastrocca che conosco è quella delle famose civette sul comò…

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Costantino
    …..per cui un operaio con uno stipendio di mille € al mese dovrebbe vivere di politica a quelle condizioni e magari essere anche più bravo del libero professionista? Il problema non sono gli stipendi dei politici (anche se ovviamente vanno rapportati agli altri Stati nostri concorrenti,visto che siamo in una economia di mercato),ma la funzione svolta dal politico che vive nel clientelismo e nella subordinazione connaturale alla partitocrazia, cosa di nome e di fatto diversa dalla democrazia.Lo so ma è meglio ripetere…

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  • avatar Daniele Frigeri scrive:

    allora non se ne promette l’eliminazione, pdl in testa.

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  • avatar Costantino V scrive:

    Caro Fetonti se tu guadagni 1000 € al mese con il tuo onesto lavoro, perchè dovresti guadagnare di più facendo il politico ? Non è certo un mestiere. O sbaglio ? Mi sembrava di aver inteso nei tuoi interventi che fare poltica fosse mettersi al servizio degli altri, non fare soldi. Ma forse ho inteso male.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Costantino
    hai mai sentito parlare dell’eguaglianza come principio di democrazia cosa che il politico è chiamato a realizzare? Se la funzione è la stessa lo stipendio deve essere lo stesso. Questo per rispondere alla tua domanda, ribedendo il concetto che stiamo discutndo dei sassolini in mezzo alla strada mantre non ci occupiamo della frana (la partitocrazia) che sta a monte.

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  • avatar roberto braglia scrive:

    Bisogna saper vedere al di là del proprio orticello che, ora, sarà pure un campicello ma che – con l’indignazione dell’elettore italiano – potrebbe trasformarsi in un semplice vaso di terra! L’apparato del PD non ha ancora capito come la pensano gli italiani e, con la sua attuale filosofia di comportamento, rischia di trasformare il 36% del partito di Berlinguer ad un partitino tipo quello di Casini a cui, peraltro, assomiglia già molto, per più di un motivo! Il nuovo non è certo evitare la sconfitta del governo (come è stato fatto) e non mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Bersani e l’attuale apparato del PD si sa che sono teleguidati da D’Alema e costui è un personaggio che, nella sua pur riconosciuta intelligenza, non è mai stato in grado di interpretare la volontà del suo elettorato!!

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Braglia
    Berlinguer morì prematuramente e questo ha in certo modo creato una specie di mitologia su una persona che al di là della sua onestà personale non che avesse idee molto chiare in genere e specialmente sui sistemi di voto. Ricordo che il Pd di Veltroni ha raggiunto il 34% e cosa ha combinato?.Sia il 34%(Veltroni) o il 36 %(Berlinguer) non vogliono dire niente perchè tutto dipende dal sistema elettorale, Tony Blair con il 36% prese la maggioranza nelle sue ultime elezioni.Con la differenza che in Inghilterra non esistono le liste (tanto care a tutti i partiti Italiani), non c’è l’obbligo di partito (come invece c’è in Italia) e ci sono solo collegi uninominali per cui alla fine si eleggono le persone.Quella di Veltroni ,di Berlinguer,di Bersani, e compagnia si chiama partitocrazia,quella Inglese si chiama democrazia.E’ solo una piccola differenza di nome.
    Ma poi chi sa come la pensano gli Italiani visto che sono divisi in tanti Partiti?

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    A Cenci
    visto che non hai capito te lo spiego in modo più chiaro.
    La filastrocca “quello che va abolito in fretta, senza indugi, sono le rendite di posizione politiche,le prebende,i maneggi dei mestieranti,i contentini post mandato ecc ecc.”
    che tu hai recitato non è nuova poichè io che sono molto più vecchio di te è da molto tempo che le sento e non solamente da quelli del tuo partito.Gli anni ti danno certi svantaggi, ma l’esperienza ti consente di vedere i cicli della politica ed il ripetersi di certe situazioni che ti permettono di capire che non sei più di fronte ad un caso, ma a delle leggi ben precise.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Sulle Province,non voglio sfuggire al tema, vorrei dire che devo concordare con Costantino.Eliminare le province vuol dire delegare certe competenze ed ai Comuni ed alla Regione.Credo che si possa fare.Quindi il Personale delle Province a parte i Politici ( e questo è certamente un problema di Bersani e C.) dovrà traslocare in Comuni e Province e quindi a breve non credo che ci saranno grossi risparmi.La questione è se tale cambiamento possa essere una razionalizzazzione nella gestione del territorio.E sul fatto, a prima vista,mi sento di dire di si.

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  • avatar giovanna galli scrive:

    A Ivano
    La risposta che hai dato al mio intervento è l’ennesima dimostrazione che è praticamente impossibile non essere omologati: un tempo lo eri dando ragione ai partiti, oggi dando loro contro.
    Non ho mai voluto omologarmi e mi rifiuto di farlo anche adesso. Ammetto che il Pd ha commesso molti errori e non è un mio obiettivo difenderlo ma vorrei decidere volta per volta, argomento per argomento.
    Io ho voluto affrontare il caso specifico dell’abolizione delle province ritenendo saggia la decisione di Bersani anche se impopolare. Qui non si tratta di casta ma di difesa di una istituzione. Vanno colpiti quelli corrotti, che sbagliano ma non si può, a mio modesto parere, cancellare dall’oggi al domani tutte le province. Occorre fare un piano per ridurle ma studiando bene le cose, pensando al bene comune. Non credo che tutti gli amministratori siano ladri e vorrei fare dei distinguo.
    La pubblica amministrazione e gli enti territoriali devono essere riformati ma i cambiamenti vanno inseriti in una visione complessiva.
    Per quanto riguarda, infine, le espressioni da me utilizzate (grillini, indignados ..) non era assolutamente mia intenzione offendere queste persone che scendono in piazza a protestare, spesso sono stata al loro fianco anche fisicamente parlando e non solo a parole ma proprio perchè le rispetto non riesco a dar loro ragione quando ritengo siano dalla parte del torto, anche se lì sono in numero maggiore di dove sto io.

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  • avatar Mario scrive:

    Che “avere” le province serva a distribuire posti, posticini e postini è cronaca quotidiana. Ablolire le province può servire, tanto quanto dimezzare gli stipendi ai manager (almeno quelli pubblici), ai parlamentari, ecc. Bersani poteva mandare un segnale alla gente che si è mobilita e chiede il cambiamento. Non facciamoci illusioni la “vittoria” alle elezioni e ai referendum è merito soprattutto di Silvio, molto meno di Bersani Di Pietro e c.. Attorniato com’è da ruffiani di ogni risma non aveva capito che gli elettori si sono proprio rotti. Adesso lo sa, il messaggio gli è arrivato, poveretto..

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  • avatar CHINA65 scrive:

    Cara Giovanna, da anni mi porto (e indosso) l’etichetta di anarchico ideologico. E la pago di tasca mia. Non mi sono mai omologato, non ho mai avuto la tessera di un partito, ho sempre seguito ciò che ritenevo giusto per me e per chi mi circonda. Ma adesso siamo in tanti. Non ho mai chiuso orecchie e occhi a ciò che mi circonda perchè sono contro, io sono per. Per migliorare la società che mi circonda, per migliorare la situazione di vita, per costruire cose positive, per progredire come capacità intellettive, conoscenza informazione. Nelle dottrine, che pur conosco bene (quella volta là fondammo ombre rosse, laboratorio Marxista, quell’altra era una delle prime riunioni fondative della lega Nord a Parma, quelle tante erano riunioni, centri sociali, occupazioni, dibattiti, più di recente gruppi di persone che non si fidano più della politica e che costruiscono alternative ….) trovo importanti principi ed ideologie, nei partiti negli ultimi anni trovo la realtà politica improntata ai tempi moderni, fatta di arrivismo, incarichi, qualunquismo, demonizzazione degli avversari, guerre fratricide per il raggiungimento di obiettivi poco politici e molto materiali. Condivido in parte o per intero quello che dice Renzi, sostengo la necessità di cambiare il sistema, di ritrovare obiettivi chiari ed ideologie certe. Quindi rottamiamo. Mica tutto, ma quello che non ha funzionato nel ventennio passato, rinnoviamo le sezioni e cambiamo le guide. Oppure la “politica altra”, quella fatta dai cittadini che non ci credono più, che son passati dall’astensionismo all’attivismo lontano dai partiti, comincerà a schiacciare le vecchie paturnie. Siamo solo all’inizio, questo inizio favorito dalla possibilità di non sentirci soli ma parte di un insieme di persone che condivide idee, aspettative e programmi grazie al Social Net, che se ha sollevato l’Africa dalle sue dittature, sta sollevando quella gente che in Spagna, in Grecia, in Italia, dice “adesso basta”. Basta perdere dei pezzi di diritti sacrosanti come l’assistenza sociale, il lavoro, l’istruzione , la casa ecc. ad opera di faccendieri “eletti democraticamente”. Detto ciò continuerò a cercare, in senso democratico, risposte dalle istituzioni e dai partiti, compreso il PD, però se non le trovo lì, come molti altri, costruiremo un alternativa per non dover sempre scegliere il meno peggio.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Caro Matteo
    l’affermazione ” Quando Bersani dice che nella scheda elettorale delle politiche non ci dovrà essere il nome del candidato premier dice una cosa moralmente intrigante ma politicamente sbagliata.” è ambigua poichè se e vero che il popolo ha il diritto dovere di eleggere l’esecutivo( su questo è da tempo che insisto) è altrettanto vero che fatto “alla Berlusconi” è certamente anticostituzionale e antidemocratica poichè tale rielezione sarebbe vincolata e collegata obligatoriamente con il partito che la sostiene.Chiarisci o tale affermazione è da rottamare,parola che tu conosci bene e che quindi non ti spiego.
    Cara Giovanna
    non so se anch’io debbo considerarmi omologato perchè critico continuamemnte la partitocrazia che, ripeto il concetto, vuol dire assemblea basata sui partiti.Vuoi impegnarti per il tuo partito? Benissimo hai il mio appoggio, non tutti nei partiti sono dei ladri,verissimo, ma molti lo sono specialmente gl’intellettuali, soprattutto di “verità” nel senso che quando si ostacola la libera circolazione delle idee e non ci si confronta con le domande e le proposte, la “verità” va a farsi benedire e non rimane che la torta fritta.Questa regola vale sempre ,ovviamente non solo per i partiti.

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  • avatar Il craxiano Paolo Sirocchi, suo malgrado scrive:

    Io sono, poniamo, un socialista.
    Un potente socialista.
    Non ho quaranta amministrazioni provinciali con me ma ne ho, poniamo, venticinque.
    Allora rubo.
    Meglio, per mantenere la struttura ed il costo della struttura del partito, mi faccio pagare tangenti da chi vuole accedere ad un concorso od un appalto pubblico.
    Così copro i restanti quindici introiti che mi verrebbero dalle quindici amministrazioni provinciali che non ho.
    Poi, volendo qui e là, una quota parte di tal vil danaro lo trattengo per me, non si sa mai.
    L’amico col quale giocavo da bambino, ha compiuto un’altra scelta.
    E’ comunista.
    Un potente comunista.
    Anzi, un potente ex comunista che proviene dall’ex P.C.I.
    Lui non ruba.
    Lui ha quaranta amministrazioni provinciali. Sue.
    Non ha bisogno di farsi pagare tangenti, non gli servirebbero.
    Ma l’autore del post commentato dice: “dietro quelle 40 presidenze ci stanno filiere alimentari e clientelari, assessori e famiglie, fornitori e fruitori.”.
    Ecco, questo può darsi.
    Ecco, questo suppongo continui ad essere un evento silente.
    Certo, da dimostrare. Poiché la buona fede è presunta.
    E’ la ragione per la quale io resto socialista P.S.I. poiché la struttura onerosa di un partito è e rimane onerosa (fu e rimase onerosa) sia per il PCI sia per il PSI.
    Ambedue, probabilmente, scelscero vie diverse di finanziamento.
    Allora, si indagò a fondo?
    Dunque, si dimostrò, al di là di ogni ragionevole dubbio, che uno dei due fu e rimase pulito?
    Finalmente, si credette di risolvere the quistione col detto “il PCI ha le mani pulite. Chi può dire altrettanto?”?
    Rispondereste: i giudici.
    Io rispondo: no, non loro.
    Ma il popolo italiano.
    Che associò l’insofferenza verso la “supponenza” di Craxi all’indignazione per il maltolto craxiano.
    E fu rabbia.
    Che associò la simpatia verso il “modesto” Berlinguer al chiudere un occhio sulle sue amministrazioni (forse tutte pulite, forse non tutte, chissà).
    Se lo fanno lo fanno a fin di bene, si diceva. Il fine valeva i suoi mezzi disponibili.
    E fu consenso. Tramontato dopo quattro anni. E nacque la Lega.
    Farsi rappresentare dai partiti dalla onerosa struttura assieme ad un’indulgenza dovuta ad una educazione cattolica costituì e costituisce il nocciolo fondamentale dell’attuale impantanamento.
    Desideriamo sempre la mamma.
    Oggi è un’economia canaglia che spodesta la mamma.
    Saranno sangue e lacrime.
    Sgorganti dall’incapacità di fare i conti col passato.
    Come, forse, hanno saputo fare i sudafricani colla loro apartheid.
    Forse.

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Mi sembra che qualcuno, ogni riferimento all’amico Paolo è puramente casuale,
    sia rimasto alla querelle di mani pulite.Guarda che per stessa ammissione del PCI hanno preso finanziamenti dall’Unione Sovietica e questo è stato uno dei motivi per cui hanno dovuto cambiare nome.Che poi fossero “più onesti” (anche se qualcuno l’hanno beccato)era dovuto al fatto che per la cultura d’allora quando parlavano di economia di mercato si sciaquavano in bocca.Solo successivamente
    quando si sono scongelati qualcuno a contatto con la marmellata si è poi sporcato le mani.Tutto questo senza forse e senza ma detto da un ex socialista.Direi che è l’ora di archiviare la questione e di guardare al futuro per uscire dalla partitocrazia che è per definizione e di fatto cosa diversa dalla democrazia.Vedi tu….

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