Qual è la vostra idea di comunismo?
Una studiosa di cinema mi ha appena raccontato che il Pci (Partito comunista italiano) interferì indirettamente nella realizzazione del capolavoro di De Sica Ladri di biciclette. Un importante intellettuale comunista tolse la sua firma dal film perché Cesare Zavattini, sceneggiatore insieme a De Sica, non era stato abbastanza operaista e allineato, rifiutandosi di mettere la realtà a rimorchio di una certa idea del mondo. «Sì era il 1948, anno di scontri frontali, ma sono ugualmente allibita da tanto settarismo, come si poteva essere così quadrati? Comunque resto comunista», ha concluso la mia amica, quasi a dire che prima o poi verrà un messia a restaurare un ideale mandato al macero da prepotenti, sanguinari e semplici trinariciuti. E quel giorno la sua idea di comunismo cancellerà gli errori e gli orrori del passato.
È dunque possibile restare comunisti a prescindere dalle colpe del comunismo così com’è possibile restare cristiani a prescindere dai crimini di crociati e inquisitori dal rogo facile?
Ci piacerebbe che i nostri lettori, sempre scattanti sulle grandi questioni ideali e sugli scenari internazionali, rispondessero a questa domanda. Tutti sappiamo quel che è stato ed è dei regimi comunisti. Ma c’è ancora un futuro per un’applicazione sociale e politica della dottrina marxista? Per un sistema che, secondo un tale, sarebbe stato meglio sperimentare sui topi prima che sugli esseri umani?
Non abbiamo risposte, ma per facilitare le vostre, che siamo sicuri non mancheranno, possiamo solo offrirvi tre spunti, non di riflessione, ma di cronaca, accompagnando ognuno di essi, com’è nostro costume, con belle foto.
Vedete voi, se vi va di scrivere qualcosa. Noi ci abbiamo provato. A scuotervi.
Comunismo cinese. Qui sopra, un’orchestra militare durante le celebrazioni per il novantesimo anniversario della fondazione del Partito comunista cinese. Considerato da molti come un ascensore sociale (in altre parole: se non ne fai parte, non diventerai mai qualcuno), il partito unico ha appena annunciato di avere superato gli 80 milioni di iscritti, un quarto dei quali ha superato i 60 anni. A voi sembrano molti in un Paese che ha oltre un miliardo di abitanti? A noi, no. E quanti ne resterebbero se il partito dovesse essere scalzato dal potere come in Russia?
Nella foto di apertura, operai intenti a predisporre una scenografia in piazza Tienanmen sempre per i festeggiamenti della suddetta ricorrenza. Osservate l’impugnatura della falce. Vi sembra pratica? È vero che non la usa più nessuno, che da tanto tempo si miete a macchina anche in Cina, ma un po’ di sano realismo, ovviamente socialista, non avrebbe guastato. Non trovate?
Comunismo indiano. Attivisti del Partito marxista leninista protestano contro l’aumento del prezzo della benzina. Non vi sembra uno spreco impiegare un ideale così universale e onnivoro per una causa così spicciola? In altri tempi, costoro sarebbero stati accusati di riformismo piccolo borghese. E pensare che nello Stato indiano del Kerala il Partito comunista è stato al governo fino a qualche anno fa, per decine di anni, comportandosi molto bene. Come il Pci riformista emiliano in una sorta di Emilia tropicale con monsoni, palme e spiagge meravigliose.
Comunismo cambogiano. L’ideologo del regime degli khmer rossi Nuan Chea (al centro), ex braccio destro di Pol Pot, è giudicato in questi giorni da un tribunale patrocinato dall’Onu insieme ad altri tre leader della sua stessa risma. Sono accusati di genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Non è che abbiamo voluto tenere il colpo basso per il finale. È che in quel Paese l’idea di comunismo aveva raggiunto un punto davvero molto basso, fino all’abiezione.
Tag:Cambogia, Cina, Comunismo, Dottrine politiche, India, Partiti comunisti, Pci
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CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
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In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Del comunismo marxista rimane poco. Io penso che Marx possa essere paragonato ad un medico che azzecca la diagnosi, ma sbaglia la terapia. Il comunismo applicato ha avuto la fine che si meritava, schiacciato tra la volgarità dei suoi capi sanguinari, i maiali di Orwell, e una tendenza innaturale di cui è sempre stato portatore fin dall’origine, quella dell’abolizione della proprietà privata e del controllo dall’alto e in forma gerarchica delle persone, quando invece, in una società giusta, sono gli individui che hanno per primi il diritto-dovere di liberare le proprie energie,all’interno di un quadro collettivo e sociale. Se parliamo del comunismo italiano, di quello emiliano, mi vengono in mente le parole di Nanni Moretti che nel film Aprile, in piedi su una cassetta in un parco di Londra, elogia gli asili di Reggio Emilia, modello eccelso di servizio sociale. “Qualcuno era comunista perchè Berlinguer era una brava persona”, era comunista per protestare, per essere contro un sistema di potere, per difendere i più deboli. Era il partito del malcontento e del malessere, nonostante i suoi tanti errori. Che raccoglieva le classi popolari e, quando era nobile ed efficiente, sapeva dare loro una guida e una prospettiva. Poi fu anche il Partito legato a doppio filo a Mosca, almeno fino alla fine degli anni 70, e quella fu una grave tragedia. Era giusto romperlo quel partito, farlo evolvere, temo però che per certe cose siamo ancora a metà del guado.
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Bella provocazione Ivano!
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Restare comunisti a prescindere dalle colpe del comunismo ….
Restare cristiani a prescindere dai crimini di crociati e inquisitori dal rogo facile …
Ma i comunisti hanno commesso orrori indescirivibili nel recente, passato secolo; appena ieri, gareggiando in crudeltà col nazionalsocialismo, per poi essere travolti dal soffio della storia, in un battattito di ciglia. E nessuno chiede scusa.
Il cristiano (vedi Papa Giovanni Paolo II) ha chiesto perdono per errori commessi secoli e secoli prima, pur quando difendere la cristianità in armi si dimostrerà essere il fondamento della nosta odierna civiltà.
Sono fiero di non essere comunista ed ancor più fiero di essere cristiano.
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In una intervista (credo del vescovo Romero, non ne sono sicuro)ad una domanda sulla sul suo impegno sociale rispose:”quando cerco di sfamare i poveri mi chiamano santo,quando chiedo perchè hanno fame mi chiamano comunista”.Questo dovrebbe essere il senso originario del termine.
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A proposito del legame tra comunismo e cristianesimo, ricordo che i primi comunisti (economicamente parlando) furono le originarie comunità cristiane (rileggetevi gli Atti degli apostoli, in particolare cosa è successo ad Anania e Saffira http://it.wikipedia.org/wiki/Anania_e_Saffira ). Tertulliano scriveva: “non indugiamo a mettere in comune i nostri beni. Tutto è da noi messo in comune, fuorché le mogli.”
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http://www.indire.it/Rodari/studio/autobio/lettere.htm
Il contributo di Gianni Rodari.
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Il comunismo, così come il cristianesimo, è uno solo. Che poi ce ne siano tante interpretazioni/applicazioni, più o meno coerenti, è un fatto a sè.
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Padre Turoldo ha scritto: “è una fatica divina essere umani tutti i giorni”. In molte occasioni il dolore accompagna la nostra vita. Io credo nel diritto alla “non sofferenza”. Chi soffre deve reagire invece di arrendersi. Più Vangelo che Croce, nel segno del riscatto dell’Uomo e contro la rassegnazione.
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Per Marx ed Engels il comunismo non era un principio filosofico, una dottrina politica e tanto meno una utopia, ma un divenire della realtà nell’epoca del capitalismo sviluppato: « Il comunismo non è una dottrina ma un movimento; non muove da princìpi ma da fatti. I comunisti non hanno come presupposto questa o quella filosofia, ma tutta la Storia finora trascorsa e specialmente i suoi attuali risultati reali nei paesi civili.» (Friedrich Engels, Deutsche- Brusseler- Zeitung n. 80 del 7 ottobre 1847)
« Chiamiamo comunismo il movimento reale che abolisce lo stato di cose presente. » (Karl Marx e Friedrich Engels. L’Ideologia tedesca, 1846)
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A me ricorda i tempi della scuola, dei ragazzi del “collettivo” agganciati alla cellula di Parma. I tempi della Fulembrai, con mille biciclette appese ai rampini, oltre la mura di via Martiri della Libetrà; quelli della festa de L’Unità alla piscina Guatelli, dove mettevo il soldino nella grande U di legno smaltata di rosso carminio, mentre il profumo di tortafritta s’impossessava di me.
Mi ricorda le pagine di un quotidiano del Madagascar: La Croix, che uscivano leopardate di moduli bianchi, epurate dagli articoli non allineati al libro rosso del “Presidente” Didier Ratsiraka; le bandiere rosse regalate dai funzionari, legate ai machete, in mano a gente che non aveva neanche una maglietta da indossare.
Mi ricorda che un giorno è arrivato internet… e non sarebbe più stata la stessa cosa…
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“Come cambiare il mondo
Una raccolta di articoli e studi, redatti nell’arco di quasi sessant’anni ma rielaborati per l’occasione dal principale storico marxista, che si pone alla testa di una tendenza che sta riportando a una rilettura radicale dell’autore del Capitale.
Anche i detrattori, all’indomani della crisi finanziaria, hanno dovuto riconoscere la forza e la lucidità del suo pensiero.
Non più imbalsamato da opposte ideologie, Marx può essere considerato per quello che è sempre stato: un grande pensatore, uno stilista esemplare, un pioniere.
Con l’eleganza e l’autorevolezza di un maestro della storiografia, Hobsbawm ricostruisce l’ambivalente epopea del marxismo, dai moti del 1848 alla caduta del muro di Berlino, dal Gramsci dei Quaderni, oggetto di un caloroso tributo, al crollo dell’Urss.
Un libro sobrio e penetrante che invita a fare i conti con uno snodo imprescindibile del nostro passato e regala uno sguardo illuminante sul futuro.”
Si parte dal fallimento del comunismo reale per arrivare al fallimento del sistema capitalistico. Come sempre ciò che manca è l’equilibrio: se il primo muore per la natura dell’uomo qualunquista, il secondo fallisce per lo stesso motivo. <<<nel caso Italia di oggi senza la ridistribuzione equa della ricchezza vengono a mancare i consumi, principio cardine del capitalismo. <leggere Marx oggi è come leggere la Bibbia; i principi universali sfuggono l'anacronismo, mantengono la saggezza e la conoscenza dell'essere primario, restano le basi per interpretare la storia, le origini e per costruire un futuro. <indispensabile per sconfiggere l'instillata prigionia a un presente senza alternative, privato delle origini e senza mete per il futuro. La conoscenza come possibilità di discernere fuori dalle dottrine religiose, politiche o mediatiche. Il tifoso che diventa esteta tramite la pratica sportiva, sino ad applaudire il bel gioco a prescindere, sino ad uscire dalla fantasia del complotto arbitrale, sino a non vedere più avversari ma compagni di gioco. Insomma, comunisti si può essere, ma senza interpretare in modo univoco la dottrina marxista, rappresentandola anzi in modo nuovo ed attualissimo, consiglio la lettura del libro sovra citato.
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Dopo la citazione permettetemi una breve riflessione”filosofica”.
Il comunismo(non il marxismo che è filosofia più complessa)nasce come progetto umano iscritto nel pensiero illuminista che intendeva dare un senso immanente alla storia dell’uomo,qui in questo mondo.
L’esasperazione di quel concetto nel comunismo lo ha sfigurato degradandolo a totalitarismo.Ed è prorio il fallimento del totalitarismo comunista(non del marxismo)che ha screditato quel grande progetto umano.
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Varie
A Filippo Frittelli.
Concordo con la sua affermazione secondo la quale Marx ha fatto la diagnosi giusta ma ha sbagliato la terapia.La terapia era sbagliata perchè visto che la finalità era sicuramente vera e buona il fine doveva giustificare il mezzo e quindi anche la violenza.Ricordo tanto per fare un esempio che Lenin, che non era un criminale alla stregua di Stalin ,però arrivò a giustificare l’assassinio di tutta la famiglia dello Zar deposto per non lasciare spazio ad un loro futuro ritorno La storia ci insegna che il fine non giustifica mai,mai,mai, il mezzo.
A Paolo chi?
Se è Sirocchi debbo ricordare che tempo fa discutendo dell’argomento ricordavo che le comunità cristiane dei primi secoli della vita della chiesa praticavano il comunismo.L’idea comunista è vecchia,quindi, quanto l’uomo
Comunque corrette le affermazioni prese da Wikipedia anche da altri.
A F.M.M
da quello scritto sopra non ha senso la sua affermazione :Sono fiero di non essere comunista ed ancor più fiero di essere cristiano.
Il Comunismo cioè “dare a ciascuno secondo i propri bisogni” è una idea della democrazia in quanto richiama evidentemente il concetto di eguaglianza e di libertà.Che piaccia o no a certi liberisti “pro tasca loro” il comunismo lo si sta realizzando ma come conquista della democrazia.Ricordo tanto per fare un esempio che la scuola pubblica o la sanità pubblica sono due realizzazione comunista implementate in democrazia.Hanno ragione i conservatori in USA che accusano di “socialismo” Obama per la difesa che sta facendo sula sanità e la scuola.Ma il socialismo ci ha insegnato che per fare un bullone serve il progettista, ma anche chi va a pulire i gabinetti.Cioè il prodotto è il frutto di un lavoro d’insieme, cioè sociale. IL partito unico,uno strumento del marxismo, non è sbagliato in senso di principio è sbagliato nel senso che non può essere democratico in quanto non permette,volendo controllare le assemblee, alle persone di esprimere la propria individualità.Infine il rapporto tra comunismo(nel senso etimologico del termine) ed il mercato.IL mercato lo si supera attraverso l’integrazione dei popoli e l’integrazione dei popoli la si realizza attraverso la politica cioè attraverso la democrazia.Conosciamo quindi il fine e conosciamo anche il mezzo, direi che non partiamo da zero.
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Un principio filosofico, movimento o chiamatelo come volete ma pur sempre una dittatura come tante altre, che, come la storia dell’uomo insegna, non porta a nulla di buono…!!!
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disinformato.
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Sicuramente sono disinformato, ma sicuramente vivo meglio anche di tanti altri senza scaldarmi per la politica! Ho dato solo una mia opinione nel rispetto degli altri senza voler offendere nessuno e senza essere di parte. Per me fascismo, comunismo ecc. ecc. sono (in alcuni casi) estremismi senza senso, così come tante religioni!
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Ad UFO Crusander
la storia registra comunità (tra le quali quelle cristiane) che praticavano il comunismo senza dittatura.Lo stesso discorso vale per i principi comunisti di scuola pubblica e sanità pubblica che sono state realizzate in democrazia.Quindi non è sbagliato il comunismo è sbagliata la “dittatura”.Non è igenico buttare via il bambino con l’acqua sporca.
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Caro ufo, la “dittatura comunista” servì, in teoria, per imporne i principi. Di certo non è pensabile che per ridistribuire le ricchezze basti la persuasione filosofica. Non funzionò e non funzionerà perchè la dittatura è affidata a una o poche persone che finiscono per farsi le leggi da soli. E se quelle persone che hanno in mano il potere sbiellano (e succede spesso, vedi Nerone, Napoleone, Hitler, Lenin e chi più ne ha più ne metta e giù di bunga bunga) allora succede il patatrac. Però i principi ispiratori possono essere validi, visti come un ideologia a cui tendere, visti come un insieme di principi che se pur non applicabili sarebbero utopisticamente giusti. Il cristianesimo ne è un esempio: principi etici, morali, comportamentali per costruire una società migliore che però non sarà mai costruita in senso compiuto. Per discutere di ciò che è giusto o sbagliato (come per andare a messa) non è indispensabile realizzare un modello. E’ sufficiente conoscerlo e, se e come è possibile se uno ci crede, seguirlo.
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Potremmo dire che con questi ragionamenti se il mondo andasse da zero a infinito…siam ancora molto vicini a zero! Avanti piano quasi indietro!!!
Il gioko è lungo e quindi speranza x tutti!
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E’ dura da ammettere, ma il vero comunismo, “quello di una volta”, non c’è più nemmeno in Cina! I loro nuovi dirigenti non sono nemmeno stati capaci di far disegnare una falce somigliante al vero!
Quando si dice che ” il problema sta nel manico “…!!!
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Visto il post che sta sopra questo, mi sa che tra le vostre fila si annidino dei gatto-comunisti, seguaci del compagno Miao.
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Certo liquidare il comunismo in poche righe non e’ semplice, ci han provato migliaia di scrittori, intellettuali , con miriadi di libri, saggi ecc., penso non si possa parlare di comunismo senza confrontarlo con il suo contrario, il capitalismo.
Nel comunismo tutte le scelte erano decise dal partito, chi doveva fare il militare, chi il burocrate, chi l’atleta,chi studiare ecc.ossia tutta la vita della nazione ruotava attorno al partito(unico).
Per esempio la nazione aveva bisogno di 100 mila medici, studiavano 100 mila per fare i medici, cosi come per gli ingegneri ecc.
Mentre nella società capitalista decide il mercato, ossia chi detiene i mezzi di produzione,la politica dovrebbe avere il compito di regolamentare il mercato, di calmierarlo, ma come vediamo spesso non ci riesce, anzi ne diventa volentieri complice.
Facciamo nel mondo capitalista l’esempio dei medici,lo stato ha bisogno di 100 mila medici, ne studiano 500 mila(per ipotesi), o addirittura come adesso studiano un numero inferiore al fabbisogno.
Prendiamo un altro esempio, la produzione di scarpe o vestiti, nel comunismo si produce l’essenziale per vestirsi, mentre nell’occidente si produce in eccesso a seconda del gusto della moda ecc…
Venendo alla conclusione ha ragione chi ha detto( non so chi) che il capitalismo e’ l’ingiusta spartizione della ricchezza, mentre il comunismo e’ la giusta spartizione della miseria?
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Certo che esiste il mercato dove la politica essendo divisa (ed i partiti sono l’esemplificazione più rappresentatitva della divisione politica) non riesce attraverso gli accordi a mettere a freno il mercato che tende a sfuggire continuamente da ogni controllo.Ma ritorno a ripetere che molti principi comunisti ,nati in democrazia, sono presenti nella nostra società.Mi riferisco alla scuola pubblica, alla sanità pubblica,al mondo delle cooperative, all’acqua pubblica ecct,ed in generale al mondo dei diritti che essendo di tutti sono per definizione pubblici.Certo che il concetto di comunismo nasce per l’eguaglianza e per la libertà dell’uomo (eguaglianza nel bisogno e la libertà dal bisogno ) e pertanto è un’idea perfettamente coerente con la democrazia.Un comunismo senza democrazia non è comunismo, quindi è completamente sbagliato definire “comunismo” il passato regime sovietico( con tutte le definizioni inerenti a quel sistema).Ecco quindi la necessità di capire, per costruire la democrazia che tanto per “non” ripetermi è cosa diversa di fatto e di nome dalla partitocrazia.
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Ullallà! Vuoi vedere che, tomo tomo cacchio cacchio, batto il record dei pollicioni rossi? E se dovesse accadere, cosa vinco? Magari un bel salame, non foss’altro che per il suo richiamo evocativo.
Provo a spiegarmi meglio.
La provocazione del direttore stava, stringi stringi, nell’accostamento del comunismo al cristianesimo. E questa io ho colto.
Approcciando ad un costrutto filosofico (quali entrambi sono, almeno dal punto di vista laico – la fede vola oltre, come ci spiega Pascal -) ci si può atteggiare ad un giudizio puramente speculativo ovvero , più empiricamente, valutarne la fenomenologia.
Se rifletto sul noumeno kantiano, posso condividere o dissentire, dissertando all’infinito. Ma finisce lì. Altrettanto dicasi – absit iniura verbis – sulla Santissima Trinità.
Se invece il teorema filosofico pretende di trovare immanenza applicativa, beh, bisogna verificare se funziona. Come in ogni altra scienza applicata.
Allora ho considerato che laddove l’ideologia comunista ha dettato canoni sociali, brandendo la spada del potere, son stati lutti e stridor di ossa. Potete contraddirmi su questa osservazione della storia? E ciò in spregio all’assunto di partenza: l’eguaglianza, la giustizia, la perequazione sociale, il bene comune che assurge a valore supremo. Il comunismo, appunto. Quando l’applicazione di un teorema contraddice se stesso, significa che il teorema è falso.
Ho poi considerato che anche il messaggio cristiano ha trovato immanenza storica. E cosa ne è scaturito? La civiltà che oggi ci ospita e che ci permette, liberi e sicuri, di cazzeggiare su un blog, magari spernacchiando il capo del governo o il borgomastro del paese. Poteva accedere questo nei regimi comunisti? L’applicazione di quel metodo, il metodo cristiano, ci ha portato tradizione, ospedali, scuole, identità. Non a caso qualcuno, e non certo un coglione qualsiasi, si domandava perché non possiamo non dirci cristiani. Certo: ci sono stati errori, ma mica li ho negati.
Allora la differenza tra i due sistemi mi sembra evidente ed anche la fierezza di appartenere ad uno invece che all’altro.
P.S. Mi aspetto una esondazione di pollici versi: sono cumulabili coi precedenti? Se così fosse batto davvero tutti i record!
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In effetti sei sulla buona strada, te la giochi con il buon Carlo.
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Il cristianesimo ha fondato uno stato solo a Roma (se togliamo la storia MedioEvale costellata di dittatori che divengono Papi e Papi che divengono dittatori, di guerre giustificate dalla religione e di religioni che fan la guerra), quello del Vaticano che è “patrocinato dall’Italia”, per il resto si è limitato a dettare regole morali, etiche, comportamentali. E quando ha preteso di intervenire sul potere “temporale”, allora ha prodotto scempi sociali, come il tribunale dell’inquisizione, le crociate, le guerre religiose coi Calvinisti, i protestanti, ecc. ecc. Ergo, quando per imporre dei principi etici e comportamentali si ricorre alla forza (e non alla coscienza dell’individuo) allora l’ideale, la dottrina, per quanto giusta possa essere, diviene pretesto per l’imposizione di un potere. <ovverosia abortisce sè stessa per prevalere nel contesto.
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A F.F.M
“E ciò in spregio all’assunto di partenza: l’eguaglianza, la giustizia, la perequazione sociale, il bene comune che assurge a valore supremo. Il comunismo, appunto”Quello non è il comunismo poichè manca il valore principale cioè la “libertà”
Ripeto il concetto
non si può identificare il principio comunista con lo stato sovietico o tutti gli altri stati che nella storia si sono definiti comunisti poichè comunisti non erano o non sono..Certo che il concetto di comunismo nasce per l’eguaglianza e per la libertà dell’uomo (eguaglianza nel bisogno e la libertà dal bisogno ) e pertanto è un’idea perfettamente coerente con la democrazia
Il cumunismo è tale solo come conquista democratica .Quello che è avvenuto storicamente è stata solo una deformazione di tale principio che ovviamente,in realtà, non è alternativo a quello cristiano.Non è un caso che i cristiani abbiano praticato il comunismo.
Quanto alle manine rosse ,beh francamente non è il caso di preoccuparsi visto che non hanno nessun fondamento logico 99 volte su 100.Cioè hanno senso solo in un certa situazione che si verifica solo sporidicamente.
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avevate fatto un sondaggio ‘na volta dove si diceva che interessano di più gli argomenti locali che quelli nazionali, internazionali o campati per aria e allora com’è che il comunismo tira e il psc no ? perché è più facile costruire sulle nuvole delle idee che sulla terra lottizzata ? non vi capisco , proprio non vi capisco…..
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A China
quella roba li (che tu hai descritto) mica è cristianesimo.Cristo che di cristianesimo dovrebbe intendersene ha detto di dare a Cesare quel che è di Cesare ed a Dio quel che è di Dio, cioè il contrario di quello che ha fatto la Chiesa Temporale.Un pò quello che è successo con il Comunismo “un’idea meravigliosa” che è stato deformata e strumentalizzata dal Marxismo-Leninismo.
A Nicola
hai ragione, ma rimane il fatto che il PSC è anche un cosa tecnica che non tutti magari conoscono ed inoltre anche recente.Il comunismo invece è un fatto che ha appassionato intere generazioni passate ed è ancora certamente vivo per le cose che abbiamo dette.Quindi sul’argomento tutti o quasi hanno qualcosa da dire.
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Il comunismo per me è sempre stata parola grande.
Né enorme né ingombrante, semplicemente grande.
Ricordo che mi domandavo se, interpellato sul mio essere comunista quando avevo quindici anni, avrei saputo rispondere di sì.
Esitavo, invece.
Troppo grande per essere compresa a quell’età.
Ricordo che un avvocato, iscritto al Movimento Sociale Italiano ma appartenente ideologicamente alla sua anima sociale e che insegnò filosofia in un liceo per alcuni anni, mi disse una volta: “Ma ci pensi Paolo? Abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo? Creare una società di eguali? Ma è cosa straordinaria!”. E lo vedevo rapito, in quel momento, da quell’deale.
Ed io , ammutolito, mi chiedevo perché una così bella descrizione del comunismo mi dovesse pervenire da chi ne era così lontano.
Il comunismo fu, è e rimarrà un movimento romantico.
Non nel senso di sfogliare una margherita chiedendosi se lei o lui mi ama.
Ciò è una sciocca idea di romanticismo.
Ma nel senso di risolvere una volta per tutte e per sempre un legame di schiavitù.
Un’idea assoluta di libertà, ab-soluta e cioè sciolta da ogni vincolo sociale e giuridico.
Dalla quale non si poteva più prescindere.
Sociale, poichè il valore della merce prodotta si distribuisce inegualmente fra i partecipanti al processo di produzione.
Giuridica, poiché la borghesia scalzante il vecchio feudalesimo impose per legge, il diritto commerciale e civile (il diritto privato), che i proletari vendessero secondo legittimo contratto la loro forza-lavoro, traendone un corrispettivo di molto inferiore al valore prodotto.
Karl Marx intuì il significato del contratto commerciale borghese emergendo dal pantano nel quale la ricerca sulla definizione e sulla misura del “valore” di una merce aveva inabissato chi prima di lui si incaricò di spiegare il fenomeno della rivoluzione industriale (Smith, Ricardo).
Il valore commerciale, di scambio cioè, di una merce è quel valore che incorpora il valore del capitale impiegato (i mezzi di produzione) ed il valore aggiunto che è apportato dall’impiego della forza-lavoro, quella che “crea” ciò che prima non c’era. Avvenuto lo scambio, la quantità di moneta ottenuta ( in una economia monetaria ) doveva necessariamente ripagare il capitale usato (ammortamento), la rendita (il credito), il lavoro del capitalista (il profitto) e la sussistenza della forza-lavoro.
La quale ultima, per il solo fatto di essere una ricompensa di sussistenza, garantiva rendita e profitto. Se ciò avveniva, il capitalismo prosperava; se ciò non avveniva, una mano invisibile detta concorrenza pensava a redistribuire il reddito, togliendo dal mercato (fallimento) gli incapaci e promuovendo i capaci.
Capaci di sopravvivere economicamente, non moralmente od eticamente. Non secondo una vaga teoria del “giusto prezzo” o del comportarsi responsabilmente (oggi si dice sostenibile) ma secondo la forza di imporre la propria forza economica (oligopoli, cartelli, trust, oggi si dicono multinazionali).
Da qui le crisi cicliche e le cicliche riprese del capitale.
Marx intuisce e spiega questo meccanismo. Non inventa il comunismo ma pone le basi teoriche per una possibile sua costruzione.
Il/la comunista riprende il discorso iniziato dal filosofo tedesco e cerca di realizzarlo tra i mortali.
Vuole sciogliere, slegare l’umanità imprigionata da quel meccanismo che vede come diabolico.
Ne comprende la falsa natura.
Infatti, mentre dal 14 luglio del 1789 iniziano a risuonare nell’aria potenti e fragorose parole quali libertà, fratellanza (o fraternità) ed uguaglianza, nello stesso periodo ma sempre nella cultura europea, oltre Manica si sta affermando un modo nuovo di realizzare lo sviluppo economico secondo legittimo contratto di scambio economico.
La Gran Bretagna importerà materie prime dalle sue colonie per rilavorale al suo interno vendendo il prodotto finito al resto dell’Europa. Materie prime a basso costo (lro sfruttamento secondo contratto di compravendita); valore aggiunto a basso costo (salari di sussistenza sempre secondo legittimo contratto, di lavoro); vedita ad prezzo maggiore (realizzazione del valore aggiunto e mantenimento del profitto (ricavo meno costo) ancora secondo legittimo contratto di compravendita).
Il/la comunista denuda questi falsi valorei borghesi: libertà, uguaglianza e fraternità ma secondo libero contratto fra le parti ove chi socialmente parte avvantaggiato, se abile, si avvantaggia sempre più.
La borghesia nascente non mette in discussione l’ordine sociale silente che mantiene immutato: è dato e non si discute. Un modo nuovo di vedere la ricchezza posseduta come derivato da volontà divina.
Il/la comunista non ci sta. Vede le crisi come pagate da chi è più debole (il lavoro come costo e non co manità palpitante).
Anche dopo le grandi guerre, dopo la ricostruzione, il miracolo economico, il consumismo (un reddito maggiore ottenuto secondo distruzione delle risorse tramite un massicio consumo delle medesime trasformate in prodotti), i diritti sindacali conquistati, Il/la comunista “sente” che il vecchio inganno è sempre presente.
Cos’altro è il precariato se non quella vecchia ipocrisia?
Poi, poi Brunetta ha ragione a dire che c’è precario e precario, è vero, ma ciò costa sempre grandi sacrifici individuali e sociali. E’ la Storia a manifestarcelo (banlieuses parigine, Magreb, operai bruciati od in cima a gru).
Il/la comunista vuole una società ove la persona non sia al servizio della produzione ma la produzione (oggi si dice sostenibile) al suo servizio. Per tutti. Capitalisti (oggi si dice imprenditori) compresi.
Ma dare a ciascuno secondo i suoi bisogni e pretendere da ciascuno ciò che ognuno può dare (secondo un vecchio adagio sempliciotto) significa ribaltare quell’ipocrisia, significa mettere al centro il valore dell’umanità e ciò è stato ed è per adesso impossibile.
Ecco perché affermo che il comunismo è romantico.
Perché vuole realizzare un valore per adesso irrealizzabile.
Vuole un’assoluto, affascinante e coinvolgente quanto ci pare, ma utopico.
Ritorna alla mente un celebre detto di Adam Smith, uno dei primi studiosi di economia (XVIII secolo): “Non è dalla benevolenza del macellaio, del birraio o del fornaio, che noi ci aspettiamo la nostra cena, ma dal loro rispetto nei confronti del loro stesso interesse. Noi ci rivolgiamo, non alla loro umanità ma al loro amor proprio, e non parliamo loro delle nostre necessità ma della loro convenienza.”.
Siamo ancora fermi a questo punto.
Ma abbiamo bisogno anche di sognare.
Oppure di tentare un cambiamento.
PS. Non sono comunista né lo sarò mai. Sono e rimango un socialista liberale, socialdemocratico al più.
Ma mi affascinano gli “assoluti”, la storia dei popoli, i grandi eventi.
E sapere come si comportava e cosa pensava il singolo uomo e la singola donna coinvolti.
E so che ha ragione il pensiero di Emanuele Severino: l’eterno sempre si riproporrà, immutabile, nonostante la religione, l’ideologia, il comunismo, il capitalismo, il feudalesimo, l’ Impero Romano, l’ Islam antico e contemporaneo.
Ma ivi sento la vita. Che grida di sapere perchè è e cosa diventerà.
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Mi accorgo adesso che ci sono dei refusi dovuti a Microsoft Windows, stupido software che ti installa senza il tuo permesso i suoi aggiornamenti e poi ogni 5 minuti ti chiede di riavviare il computer. Da qui alcuni miei errori di battitura dei quali non mi sono accorto. La frase “il lavoro come costo e non co manità palpitante” diventa “il lavoro come costo e non come umanità palpitante”.
Ma cosa ancor più grave, non dipendente da MS Windows, è non aver aggiunto il cristianesimo nella lista dei principali movimenti verso la fine dell’intervento.
Inphatti, mirabile è quella parabola di Gesù che racconta del capitalista fondiario (latifondista, proprietario agrario) che paga con la stessa quantità di moneta sia chi ha lavorato per lui da mattino a sera sia chi ha lavorato le ultime due ore della giornata.
Dice il proprietario agrario a chi protesta: “Amico, non hai tu forse pattuito con me il tuo compenso? Dunque, che ti lamenti? Ti ho dato quel che avevamo stabilito.”. Ed aggiunge che il denaro è suo e ne fa quello che gli pare.
Quel “pattuito”. Gesù capì Marx prima che Marx approdasse alla Storia?
Sono sempre più convinto che, ne fossero consapevoli gli evangelisti oppure no, Gesù fosse avanti a noi la distanza che separa noi dall’orizzonte.
Per questo credo che fosse una persona “sola”, che qualche volta sentisse il peso della sua solitudine rispetto a ciò che lo circondava.
Credo che si possa interpretare quella parabola come un’anteprima del primo libro del Das Kapital.
Già allora Gesù metteva in guardia tutti. Ma tutti sono stati rapiti da quel “è più facile che un cammello…..” e dimenticarono la parabola in questione.
Poiché il detto sul cammello e sul ricco e l’entrata nel regno dei Cieli dava una speranza di riscatto.
Ma cosa altro è la speranza di riscatto se non, come dice Emanuele Severino, il cioccolatino somministrato per stare buoni ed aspettare che un altro qualcuno arriverà e risolverà l’ingiustizia?
Occorrerebbe invece meditare sulle affermazioni del latifondista della parabola e capire perché le può dire e se le può permettere.
Phalsa borghesia. Positivista al di là di ogni ragionevole dubbio. Lo devi essere poiché se tentennassi anche un piccolo secondo tutto di te crollerebbe. Fondi te stessa e la Tua Storia sul falso.
Eppure ti ho sposato poiché è drammaticamente faticoso andare contro corrente.
Sei una conformista, borghesia, come lo sono io.
Ma se il comunismo fallì, quale altro “movimento” scalzerà la follia del “falso” borghese?
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Solo miti e superstizione , Caro Ariso.
Tra 300 anni troveranno qualche numero di Tex e chi lo leggera’ pensera’ che sia esitito davvero e chissa’ , visto che e’ dalla parte dei deboli contro i malvagi e prepotenti, che non nasca la religione del Ranger e dei suoi pards.
Ma noi non ci saremo.
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Condivido, Paolo, condivido.
E mi fa riflettere ciò che, con mirabile prosa, intuisci affermando che “Gesù fosse avanti a noi la distanza che separa noi dall’orizzonte”.
Bellissimo. Ma soprattutto verissimo.
Prova però a sostituire il termine “orizzonte” con “infinito”.
Si decolla verso il trascendentale.
Ed allora il proprietario agrario non è più il semplice datore di una vile mercede; la mercede non più una semplice ricompensa pattuita; il patto non è più un semplice mercimonio.
Ne potrebbe discendere qualcosa di più nobile (per l’anima) che un semplice assioma sociologoco?
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Parole,parole,parole, soltanto parole,parole tra noi…(con un pò di poesia lo devo ammettere)
Proviamo a stare ai fatti,smentitemi.La scuola pubblica, la sanità pubblica non sono applicazioni del principio comunista?Che cos’è la conquista democratica dei diritti dei lavoratori se non l’affermazione del principio di pari dignità e quindi di uguaglianza pur nella differenza dei ruoli?L’integrazione dei popoli ,che non può realizzarsi se non attraverso la politica e da qui l’importanza della democrazia come gestione della politica, non è forse la via al superamento del mercato? Chi vuole rispondermi?
Ciò che i cristiani hanno realizzato per libera sceltà verrà implementato nella società civile per scelta democratica.Quindi cari i miei signori è quella la parola( democrazia) che bisogna imparare a costruire.
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Flavio Giuseppe fu uno storico, ebreo che acquisì la cittadinanza romana.
Nei suoi scritti citò i fatti relativi a quell’uomo chiamato Gesù Cristo, non come figlio di Dio ma come uomo dotato di forte carisma e che fece cose mirabili.
Flavio Giuseppe non ricordo se fu contemporaneo di Gesù o di poco posteriore.
Io mi riferisco a questo Gesù.
Democrazia, per me, è parola grande come la parola comunismo.
Sta di fatto che anche un economista monetarista (quello che pensa che il libero mercato aggiusta tutto lasciandolo appunto libero di agire e senza intervento dello Stato) se è veramente degno di questo nome riconosce l’apporto dato dal concetto di forza-lavoro sviluppato da Karl Marx.
E, parimenti, sta di fatto che la democrazia è e rimane, per adesso, l’unico male minore o l’unico bene possibile sul quale costruire una civiltà o società “equa”.
Al di là non possiamo andare, per adesso.
O non siamo riusciti ad andare.
Come dismostrano PD con la L e PD senza la L che approvano “bipartsan” una manovra finanziaria iniqua che impone euro 10 su ogni ricetta: è una tassa indiretta che pesa sul pensionato a 500,00 euro mensili come al ricco a 100.000,00 euro mensili.
Con una “piccola” differenza di peso: 10 diviso 500 contto 10 diviso 100.000.
Arrivederci alle prossime puntate.
Ah, dimenticavo: alle prossime elezioni comunali a Fidenza ho deciso che mi presenterò concorrente alla carica di sindaco con una lista mia.
Un abbraccio a tutti.
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