Quelli che il ponte sullo stretto di Messina lo fanno dieci volte più lungo senza dirlo neanche una
È lungo 42 chilometri, scavalca il mare ed è sostenuto da oltre cinquemila piloni. A realizzare il ponte che collega Qingdao all’isola di Huangdao, nell’est della Cina, sono bastati quattro anni. Del ponte sullo stretto di Messina, che non si farà mai, si parla da oltre un secolo.
Non siamo fautori dell’opera pubblica che Silvio Berlusconi ha promesso per anni, non ci piace per mille e una ragioni il regime di Pechino, ma, quando si mettono in testa di fare una cosa, i cinesi la fanno. Il che la dice lunga sul futuro del mondo. Ah, dimenticavo, proprio oggi, 1° luglio, i cinesi rimasti in patria (ma non assicuro proprio tutti) festeggiano il sessantaduesimo anniversario della proclamazione della Repubblica popolare.
Vintage maoista. Non eccitatevi, è solo una modella in costume assunta come comparsa per la celebrazione dell’anniversario.














Certo che siete troppo esigenti, qualche promessa si può anche non mantenere,
Un milione di posti di lavoro: fatto
Rilancio dell’economia : fatto
Soppressione dell’Irap: fatto
Soppressione bollo auto: fatto
Cribbio non si può far tutto.
Commento molto dibattuto. Tu cosa ne pensi?
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Nemmeno io vedo bene né il faraonico ponte cinese né quello sullo Stretto di Messina.
Ma, perdiana, aver sbandierato per anni che lì, in Cina, vi sarebbe nata la futura società comunista che avrebbe demolito per sempre lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e non aver scritto 2 dico 2 righe sul perché ciò non è avvenuto, bè lo trovo vigliacco.
Come dice il precedente commentatore: in Cina quel che si mettono in testa di fare lo fanno.
E noi pagheremo in termini di reddito, salari ed occupazione se non ci diamo una mossa.
Si chiedeva la sacerdotessa della sinistra pura denominatasi La Ragazza del Secolo Scorso: “qual è la maledizione che grava su chi vuol costruire il comunismo?” (Il Manifesto, 1989, dopo le violenze occorse a Piazza Tien An Men).
Già, perchè non hai mai risposto?
In realtà, inconsapevolmente rispondesti 27 anni prima quando, in Spagna nel ’62, ti accorgesti che il franchismo non si sgretolava ma si trasformava, seguendo ed assecondando le spinte di libertà, anche consumistica sì, ma pur sempre libertà del popolo spagnolo.
Spinte di libertà individualistiche, contraddittorie ma pur sempre voglia di nuovo. Sì, in fabbrica non ho il sindacato, diceva un giovane operaio spagnolo di allora, ma stasera voglio uscire con la mia ragazza a prendere un gelato. Poi si vedrà. E cadde la dittatura.
Passo dopo passo.
Non serviva più.
Se tu, fanciulla del secolo passato, ed i tuoi compari ci aveste insegnato a pensare di più a noi, nell’intimo più italiani che europei, se ci aveste insegnato a capire in profondità il senso tortuoso della Storia, forse avreste contribuito di più al popolo italiano che ad una fantomatica ed irrealizzabile (come è stato!) bandiera di colore rosso.
Adesso, noi, la generazione che venne poco dopo voi, portiamo croce e speranza di un tempo storico molto incerto.
Ma noi, al contrario di voi, abbiamo pensato giusto, non vi abbiamo seguito del tutto e, come naufraghi ma salvi, calpesteremo le vostre tombe.
Fieri di avercela fatta.
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Forse non abbiamo capito bene, ma chi sono i vigliacchi che non hanno scritto due righe due? A ogni buon conto, basta digitare una parola chiave (per esempio: Cina, Repubblica popolare cinese o Cinese) nello spazio «Cerca» (vedi colonnino a destra, in alto) per controllare. Attenzione, però: troverete solo fatti, non spiegazioni, cle lasciamo a politologi, sociologi e tuttologi. E noi non li siamo.
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Il riferimento è alla ragazza del secolo scorso e suoi compari.
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Ma non intendeva , credo, riferirsi alla Nave , Sirocchi vola molto piu’ in alto e a volte gli manca l’ossigeno.
Anche se questa volta in piccola parte ha ragione.
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E non dimentichiamoci dell’abolizione della libertà di pensiero, parola ed informazione!
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Scusa Pietro, stai parlando della Cina vero??
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Allo sprezzante Paolo
si va bene,quello è il passato ed è giusto farci i conti.Cosa dovevano insegnarci “quelli”, le cose che non avevano capito e che ancora troppi non hanno capito?Guardali bene quelli che vogliono il bene del “popolo”, li vedi mai a venire a parlare con il popolo.Quelli parlano tra di loro o parlano al popolo,ma difficilmente affrontano dibattiti aperti alla gente.Quello è il segno più evidente della pochezza culturale di cui sono portatori,magari non sarà vigliaccheria ,ma certamente gli assomiglia molto…
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Secondo me invece i cinesi lo hanno detto, ma in cinese, ecco perchè non lo abbiamo capito.
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