Salviamo l’ultimo cinema di Fidenza
Il Nuovo Cinema Cristallo, già Cinema San Donnino, da sempre gestito dalla Curia proprietaria anche dell’edificio. Perciò i fidentini l’hanno sempre chiamato «il cinema dei preti».
L’appello di don Mario Fontanelli, direttore del Nuovo cinema Cristallo, apparso sulla Gazzetta di Parma di oggi è chiaro e definitivo: se Fidenza vuol mantenere tra le sue offerte culturali e di svago una sala cinematografica, ebbene, questo è il momento di decidere e di agire.
La storia ormai centenaria del cinema ha conosciuto a Fidenza momenti più o meno buoni a cui l’offerta si è adeguata aprendo nuove sale, chiudendone alcune, ristrutturandone altre. Nel secondo dopoguerra le sale al coperto erano tre: Corso, Italia e San Donnino. Almeno due le sale all’aperto nei mesi estivi: cinema Roma, prima in via dei Mille poi in via Goito; cinema Centrale in luogo dei condomini della salita della Rocca e cinema Jolly nel cortile del palazzo delle Orsoline.
Da tempo il cinema Italia è sparito da piazza Pontida, il cinema Corso, ahimé, è diventato la sala del Bingo. Ora, nell’epoca, che si profila intensa ma probabilmente sarà altrettanto breve l’epoca delle multisale, si profila difficile la vita per il nostro ultimo locale.
L’appello di don Fontanella è dei più difficili da accogliere poiché conta sull’intelligenza dei fidentini, ma uno sforzo potremmo anche farlo. Oggi perché, per «domani è troppo tardi».
Don Mario nell’articolo citato sembra avere le idee chiare e fa proposte condivisibili, le sue «idee» e la sua passione d’altra parte hanno «salvato» il Cristallo negli ultimi sei anni.
L’articolo sul cineforum di Fidenza, pubblicato dal periodico diocesano Il Risveglio il 3 aprile 1951.
Il divo hollywoodiano in un disegno su carta di Ettore Ponzi del 1927. A quei tempi, Ponzi era operatore cinematografico, i film erano muti e la macchina da proiezione ad avanzamento manuale.
Primi cinema e vecchie storie
(I riferimenti topografici sono ovviamente quelli alla data dell’articolo pubblicato dal Numero Unico una cinquantina di anni fa)
Cinema Sereni. In verticale a petrolio e faceva corpo unico col rimorchio sul quale era stata adattata. Per metterla in moto occorreva riscaldarla preventivamente ed al momento giusto far ruotare a mano i due pesanti volani che comunicavano con la dinamo.
Di questa speciale operazione è rimasto ancor oggi il detto: «Annibale, accendi la macchina!», che era l’ordine dato dal Sig. Ernesto al maggiore dei suoi figli.
Per i films era già tanto se si poteva vedere qualche corsa con le prime automobili, l’immancabile Rocambole oppure Buffalo Bill che sterminava intere tribù di pellirosse senza fallire un solo colpo. In fondo una breve comica a base di torte in faccia o le diapositive del terremoto calabro-siculo del 1908.
Cinema Splendor. Quando, verso il 1909, il Sig. Mazzocchi e Figli trasferirono cavalli e carrozze nell’attuale magazzino di frutta e verdura del Sig. Stecconi in via Malpeli, i locali uso stalla e relativo cortile posti nel palazzo detto di Longhi in Via Roma (ora Via Gramsci con ingresso dal secondo portone per chi va verso la stazione ferroviaria), furono adattati ed adibiti al primo cinema fisso di Fidenza. Prese il nome di Cinema Splendor era condotto da certi Malvisi e Bottarelli (Ciuin). La sala comprendeva l’attuale magazzino della Val di Taro ed i films che vi si proiettavano non erano ancora tali da allettare il pubblico.
Di questo cinema è rimasto nella memoria il modo curioso per richiamare la gente. Per una buona mezz’ora, un concerto composto di strumenti ad ottone, dava fiato ad ogni sorta di ballabili e siccome l’esecuzione veniva effettuata sul marciapiede della via Gramsci, ne deriva un baccano tale da far tremare i vetri per un raggio di mezzo chilometro.
Cinema Coppola. Questo cinema era posto nella casa confinante con l’attuale laboratorio delle carni suine in piazza Matteotti a sud del giardino pubblico ed era condotto dal Sig. Coppola Alfonso e Fratelli. Sulla facciata di questo fabbricato sono ancora visibili le impronte di due locali a terreno: quello di sinistra era l’officina meccanica dei Fratelli Coppola e quello di destra era la sala delle proiezioni. Eravamo ancora lontani dal parlato, tuttavia vi si davano già dei lavori discreti anche perché interpretati da dive di grido come la Borelli, la Bertini, la Menichelli ed altre.
Dei due ordini di posti quello popolare era formato da una ventina di panche sostenute da cavalletti in ferro che, se potevano reggere bene una trentina di persone ciascuna, erano malsicure nel senso della lunghezza perché, volendo, si prestavano ad un poco simpatico moto ondoso.
Di questo inconveniente ne fecero tesoro due Teddyboy di allora certi Silon e Pagnotta i quali, durante lo spettacolo, si piazzavano nel bel mezzo di una panca e, con un crescendo di movimenti studiati, ne provocavano il crollo trascinando a terra tutti gli occupanti.
Al fracasso ed alle imprecazioni dei sinistrati si faceva luce in sala ed il Signor Alfonso, dopo aver aiutato i malcapitati ad alzarsi, faceva uscire i due birbanti per diffidarli e dare loro una energica lavata di capo.
Come parlare al muro: dopo qualche sera di calma, si ripeteva lo scherzetto ed il Sig. Coppola, anche con lo scopo di evitare dannose conseguenze, pensò di far entrare i due a gratis purché lasciassero in pace le panche.
E così fu convenuto ed accettato. Ma la “fantasia” dei nostri eroi non si era esaurita lì. Seduti in mezzo al pubblico, aspettavano il momento in cui la “diva» cadeva nelle braccia dell’amato e quando questi finalmente, stava per baciarla, alzavano un tantino le parti deretane per lasciar partire due secche “virgole” che il silenzio della sala moltiplicava di intensità con l’effetto che si può immaginare.
Nuovo intervento del proprietario che, per stroncare una buona volta ogni loro attività, si decise di regalare a ciascuno l’importo di un biglietto d’ingresso purché se ne andassero a spasso il più lontano possibile.
E quando alla sera qualcheduno si fermava indeciso davanti al cinema, il Signor Alfonso, tutto soddisfatto, si affrettava ad incoraggiarli perché entrassero senza timore assicurandoli con uno scandito: “Avanti, avanti Signori: stasera non c’è né Silone né Pagnotta!”.













Rilancio una riflessione che avevo già fatto a suo tempo.A Fidenza non c’è una sala
capiente per le conferenze.Molto spesso al Ridotto non si può entrare perchè troppo piena, direi che un pensierino all’utilizzo della sala anche in tal senso più che legittimo è doveroso.
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Sarebbe bene avere disponibile anche l’intervento di Don Mario Fontanelli sulla Gazzetta di Parma.
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Ma non dovevano costruire un multi-sala?
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certo che farebbe tristezza se l’ultimo cinema di fidenza chiudesse però con la morte nel cuore penso che sia quasi inevitabile per le bieche logiche del mercato oggi vanno di moda i multisala .
un’idea però mi sento di lanciarla, perchè se si vuole salvare il cinema a fidenza l’amministrazione non cerca di far venire un multisala anche a fidenza magari dando i nomi delle varie sale, dei cinema che a fidenza sembrano essere state fino ad un recente passato molto numerose?
per lo stabile del cinema s. donnino si potrebbe, invece di abbatterlo dargli nuova vita trasformandolo in un auditorium musicale come cì sono in molte città
aumentando così la ricettivita per spettacoli culturali di musica e non.
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Ricordiamo che la proprietà dell’immobile è della Curia e non del Comune
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se ne parlò sotto la giunta precedente, poi all’improvviso scomparve dall’orizzonte, anche a me piacerebbe sapere se fu il privato a ritirarsi o l’amministrazione a non caldeggiare una prposta cui non poteva fregare di meno… qualcuno conosce la risposta ?
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Pare che chi doveva fare il multisala sia venuto a mancare improvvisamente nel Settembre 2009 e da quel giorno tutto si è fermato.
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Il racconto dei 2 burloni Silone e Pagnotta lo avevo gia’ letto sul Numero Unico o su qualche libro sul Borgo.
Si sa qualcosa di piu’ dei due e di altri burle varie anche del passato?
Avevo letto di un Funzionario Statale ( ?!?!) che adorava avere appuntamenti al buio con Borghigiane.
Alcuni burloni locali gli segarono delle assi di una passerella appena prima di un appuntamento amoroso , facendolo finire in un fosso/fogna.
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Un impiegato della sotto-prefettura di Borgo, il torrente in cui cadde è il Venzola.
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In sostanza l’intervistato, don Mario Fontanelli, parla del contributo positivo che il Cineforum ha dato al rilancio del Nuovo Cinema Cristallo concludendo che “Si è creato un rapporto fiduciario con la sala da parte di un pubblico che vuole che il Cristallo viva e continui a vivere. Questi spettatori del giovedì,una buona misura, si sono anche riavvicinati alla sala frequentando le proiezioni di prima visione che vengono proposte negli altri giorni”.
E continua dicendo che “ll destino di questo cinema rimane incerto; servono anche altre iniziative per rilanciarlo. Oltre all’appoggio di un pubblico di spettatori appassionati, sarebbe necessaria una maggior vicinanza da parte delle scuole, dei gruppi culturali e del Comune. La speranza è proprio organizzare nuove rassegne, insieme al Comune, per portare, ad esempio, in determinati periodi dell’anno gli anziani ed i bambini gratis al cinema”.
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Quella dei bambini gratis è una buona idea, dal momento che le famiglie fanno enormi sacrifici di questi tempi.
Per gli anziani… bah… in un comune vicino quelli che partecipavano ad un’iniziativa analoga si lamentavano perchè ritenevano la gratuità uno spreco, poichè la loro pensione, pur non da nababbi, consentiva di pagare almeno un abbonamento agevolato! Poi ci sono gli anziani soli, con la pensione minima, che certamente NON devono pagare.
Insomma, non è così semplice, se vogliamo fare le cose correttamente.
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No e poi no. Possibile si debba sottomettere tutto al profitto, al nuovo? Perchè eliminare l’unico, ultimo, “storico” cinema di Fidenza? Si andrebbe anche in controtendenza, rispetto a quanto avviene in Emilia-Romagna riguardo le sale cinematografiche di questo tipo. Perché, invece, non ristrutturarla, anche per fini diversi, come già detto dal sig. Fetonti e da altri? A parte il fatto che siamo molto affezionati a quell’ambiente e che importa ben poco delle nuove tecnologie di cui sono dotate le moderne multisale, in quanto ciò che interessa sono i film, che si possono vedere benissimo al “Cristallo” (preferivo “San Donnino”), è ovvio che vadano apportati aggiustamenti. Verissimo ciò che asserisce don Mario: mi permetto di aggiungere che il progetto “Cinema”, da me proposto ogni anno nell’istituto dove insegno, ha permesso una forte affluenza di studenti. A questo proposito, vorrei ricordare che sono state raccolte le firme di parecchi insegnanti delle scuole fidentine, al fine di evitare la perdita del “Cristallo”. Infatti, siccome si presume che una multisala non verrebbe costruita in centro, ma fuori città (ho sentito dire dalle parti dell’Outlet), come faremmo ad accompagnare gli studenti ad assistere alla proiezione di una pellicola? Sarebbe necessario un pullman, cosa che comporterebbe costi aggiuntivi. E chi non guida e agli anziani, appunto? Inoltre, di solito, soprattutto nel fine settimana, ma anche nel giorno di proiezione a prezzo ridotto, si va, magari, a mangiare qualcosa fuori, in attesa dell’inizio dello spettacolo: altro modo per incentivare gli introiti. In conclusione, mi pare che una cittadina come Fidenza non possa non essere dotata di una sala cinematografica in centro: sarebbe una caduta culturale, di immagine ed anche economica, direi.
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beatrice quello che dici e vero e scusa se ti do del tu ma cosi purtroppo non può andre avanti e se non si trasforma in qualcosa di particolare srà destinato a chiudere.
ecco perchè o lanciato l’idea di trasformarlo in un auditorium musicale dove si possa sentire concerti di musica recital teatrali che necessariamente non troverebbero posto al magnani e perchè no usarlo anche come cine forum in alcuni casi dove si possano proiettare film vecchi restaurati .
queste parole fanno male pure a me ma per il cristallo sarebbe una trasformazzione meno triste che quella del cinema corso o del vecchio cinema italia.
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Gentile Ivan,
a mio avviso, dovrebbe rimanere una sala in primis a vocazione cinematografica e solo in seconda battuta usufruibile per altre performances; un luogo “multitasking”, insomma, come si usa dire adesso, ma che non perda la sua caratteristica di cinematografo, se vogliamo usare, invece, una parola desueta. Mi permetto di rivolgere un appello all’amministrazione comunale ed alla Curia vescovile.
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pure io sono concorde con te dovrebbe essere così.
la mia era solo una considerazione ed una serie di proposte per evitarne l’abbattimento se dovesse purtroppo chiudere.
prorpio al s.donnino con la scuola o visto uno dei più bei film che abbia mai visto
fantasia di walt disnej
spero però che concordi con mè che trasformarlo in un auditorium musicale teatrale e perchè no anche cinematografico ( sulla falsariga di quello che c’è a roma per fare un esempio ) è sempre meglio che che farla diventare una sala bingo come il corso.
comunque non abbattiamoci troppo fino che rimane aperto c’è la speranza che se la popolazione e l’amministrazzione comunale di fidenza si uniranno il mitico s.donnino possa allontanare la chiusura.
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