Salso: fatta la giunta, manca l’anello di congiunzione con i funzionari fedeli alle precedenti. Doctorenry fa un nome

Pubblicato da Redazione il 16 giugno 2011 in Amministrazione civica, Pubblica amministrazione, Salsomaggiore |

La nuova giunta di Salsomaggiore capeggiata da Giovanni Carancini (in piedi).

È finalmente ufficiale .Salsomaggiore ha la sua giunta. Agli ordini del sincaco Giovanni Carancini, operera una squadra composta da cinque assessori.

Lupo Umberto Barral, vice sindaco e assessore con delega a Lavori pubblici, Viabilità, Traffico e Sport.

Laura Gerra, Scuola,Welfare e Sevizi demografici.

Antonio Battei, Cultura, Turismo e manifestazioni

Elena Clelia Moneta, Bilancio, Partecipate e Personale.

Claudio Rivellini, Attività produttive.

In sintesi, tre volti noti per la loro provenienza dal mondo politico salsese (Carancini, Barral e Gerra), uno (Battei) conosciuto per le sue attività editorial-gastronomiche. E due sconosciuti al grande pubblico (Moneta, funzionaria Ausl, e Rivellini di cui apprendiamo solo ora il curriculum di dirigente Upi di Parma e imprenditore).

Se astrattamente e genericamente dovessimo dare un primo sommario giudizio, dovremmo dire che paiono uomini e donne giusti al posto giusto.

Un profondo conoscitore della città ai Lavori pubblici, una ex insegnante di lungo corso alle attività educative, un editore alla cultura, un manager alle attività produttive e una contabile al biancio. Apparentemente, quindi, una partenza con il piede giusto. Al contrario di quanto accadde con Massimo Tedeschi, cinque anni fa che per non scontentare nessuno scontentò tutti delegando una preside all’urbanistica e uno sportivo di fama internazionale alla cultura.

Tuttavia il discorso non è così semplice come pare. Se escludiamo il duo salsese Gerra e Barral, che hanno calcato le scene comunali per anni dalla stessa parte del fosso anche se in correnti diverse (che nel Pdl salsese sembrano più fiumi in piena che semplicei correnti) e che quindi si conoscono, gli altri tre, a quanto sembrerebbe, sono slegatissimi tra di loro.

Ma il problema di un’amministrazione, soprattutto di una città scassata come Salso, à quello innanzitutto di far squadra. Poi di impadronirsi rapidamente del controllo della macchina comunale che è tutt’affatto diverso dalla governance di un’azienda privata.

Quindi non ci resta che sperare, a proposito della possibilità di fare squadra, che i cinque assessori non solo si integrino tra di loro ma che riconoscano pure il primato del sindaco. Primato che non solo gli deriva da quella legittimazione elettorale che non tutti gli assessori hanno avuto ma che andrà verificato in base alla sua capacità di leadership.

A questo livello credo che nessuno del pubblico salsese conosca abbastanza Giovanni Carancini. Soprattutto in relazione al suo rientro molto recente nel paesello natio. Parrebbe che nel partito di appartennza, la Lega, questa sia una dote riconosciuta, ma un conto è essere il primus in un paesino della Gallia, un altro esserlo a Roma. Poi francamente, a livello epidermico, per quel poco che possa valere, il sottoscritto non ha riportato sensazioni molto positive il giorno dell’elezione.

Quel dì la leadership è apparsa non solo a me ma anche a tanti altri più nelle mani dei capi del partito egemone della coalizione che in quelle del neo sindaco. Ne è dimostrazione la claque fidentina che ha avuto in mano la regia delle operazioni di festeggiamento, l’arrivo in massa d’Oltreghiara di potenti grandi e piccoli, la stessa presenza del solito blogger fidentinopuntocom alla presentazione della nuova giunta, la mancata arringa alla folla dopo la sua proclamazione. Anche Pisapia, che non buca certo lo schermo, ha dovuto parlare in piazza ai suoi elettori!

Comunque queste sono solo opinioni personali che lasciano il tempo che trovano.

Ma lasciano pure spazio a dolorosi ricordi, come quelli relativi al disfacimento della giunta Franchi: tanto si dimostrava capace di leadership prima dell’elezione, tanto si dimostrò inadatto a mantenerla in seguito. Incapace di pensare ad assessori che non fossero quelli che avevano raccattato più voti nelle liste che lo sostenevano. Incapace pure di resistere alle pressioncelle del consigliere tribuno del popolo. Figuriamoci a quei marpioni di Nuove Idee. E così dopo 18 mesi, nonostante la condizione favorevolissima di un governo nazionale dello stesso colore (c’era pure Casini presidente della camera) Franchi capitolò.

Non vorrei che altrettanto accadesse a Carancini. Non perché io ne sia innamorato, ma solo perché ritengo che l’alternanza sia il sale della democrazia. Senza alternanza siamo in dittatura.

E a Salso la dittatura c’è. Non scoperta, poco evidente, non derivante dal responso delle urne. Ma una dittatura di fatto. Quella dei dirigenti comunali che da tempo immemorabile giacciono sulle loro comode poltroncine con stipendi da favola.

A Salso costoro sono quattro. Di qusto quattro due sono chiarissimamente di sinistra. Non che esserlo rappresenti una macchia indelebile, ma quali garanzie di fattiva e disinteressata collaborazione potrebbero mai fornire a una giunta di centro destra, l’ex sindaco Massimo Tedeschi con il suo pedigree e la dottoressa Mariella Cantarelli, anch’essa proveniente dal Pci, ex consigliera comunale in questo partito, ex presidentessa del consiglio comunale conosciuta non certo per la sua imparzialità? E del partito di Villa Igea, facciamo finta di non sapere nulla?

In una giunta neoformata dopo 65 anni di sinistrisamo, con uomini e donne poco o punto esperti del funzionamento della macchiana comunale, cosa vogliamo sperare? Io vedo indispensabile la nomina di un direttore generale che possa coordinare l’operato dei quattro dirigenti, fungendo da trait d’union tra loro e il sindaco. Abbiamo avuto questa figura coi sindaci Adrtiano Grolli (Amabile), Giuseppe Franchi (Nobile), Massimo Tedeschi (Pratizzoli), dunque perché non averlo con Carancini? Soprattutto perché non utilizare una figura già in organigramma seppur parzialmente come

Giancarlo Alviani? Non avevo neppure la più pallida idea che questo funzionario esistesse fino a quando, in occasione delle elezioni, venni nominato rappresentante di lista al seggio in cui Alviani era presidente. Lì ho potuto rendermi conto della sua competenza e pure della sua autorevolezza nonostante la sua ancor giovane età.

Al momento dello spoglio, neppure vecchie volpi rappresentanti di lista come quelli del Pd e del Pdl ebbero la minima rimostranza a proposito delle decisioni da lui prese per attribuire voti che proprio chiari non erano.

Per quel che può valere, questo è il mio consiglio. Sennò, vedete voi.

Doctorenry

Giancarlo Alviani (a destra) con monsignor Ersilio Tonini.

La giunta Carancini. Da sinistra: Laura Gerra, Elena Clelia Moneta, Umberto Lupo Barral, il sindaco, Carlo Rivellini, Antonio Battei.

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