I pastori sardi che tengono Silvio sulle spine diventano un mito su Facebook

Pubblicato da Redazione il 16 giugno 2011 in Attualità politica e sociale, Giustizia |

L’ultima frontiera dell’antiberlusconismo? Sui pascoli della Sardegna. Tra i pastori che reclamano di aver acquisito negli anni, grazie alle loro greggi di pecore, diritti di usucapione su terreni di proprietà di società che fanno capo al gruppo Fininvest. E quindi a Silvio Berlusconi.

La storia di Murgia. Uno di loro, Paolo Murgia, è riuscito a scucirgli quasi 900 mila euro, al termine di una lunga battaglia legale. E adesso altri reclamano. Ma intanto la Rete li osanna come moderni Davide, contro il Golia di Arcore: Murgia è un mito. Ha messo sotto scacco Berlusconi. La storia di Murgia e dei suoi emuli viene raccontata oggi dal quotidiano Libero, che rivela anche le cifre di quella che prende sempre più le sembianze di una costosa «mungitura» sarda ai danni del premier. Una vicenda lunga un trentennio, che ha visto il Cavaliere e i suoi avvocati soccombere di fronte al caparbio pastore (e alle sue pecore). E ha risvegliato le mire di altri allevatori.

Villa Certosa. Era l’inizio degli anni ’80. Berlusconi aveva da poco comprato il suo rifugio dorato di villa Certosa. E mentre lui si innamorava della Sardegna, la sua Edilizia Alta Italia, società del gruppo Fininvest, comprava terreni per progetti di sviluppo edilizio-turistico. Come Milano 2 per Milano, una «Costa turchese» avrebbe dovuto sorgere nel Nord, accanto alla Costa Smeralda. Ma proprio su uno dei terreni destinati ad ospitare ville e resort, pascolavano le pecore di Paolo Murgia. E continuarono a farlo, mentre gli incartamenti per i progetti edilizi andavano avanti.

Le pecore brucano. Imperterrite, giorno dopo giorno, le pecore brucavano l’erba delle terre del Cavaliere e Murgia maturava il suo diritto di usucapione. E così un giorno andò a reclamare davanti al tribunale di Tempio Pausania: «Quel terreno è mio. Ho l’usucapione. Non lo cedo». Testardo, rifiutò anche un’offerta di Edilizia Alta Italia, nel 2009, da 250 mila euro per chiudere la questione: «Troppo poco», si indignò. Continuò a tenere in scacco circa 83 ettari di terreno del premier. E alla fine gli avvocati capitolarono: nel 2010, poco prima di morire, a 86 anni, Paolo Murgia ha portato a casa 891.812 euro. Le (ricche) pecore della sua famiglia, pascoleranno altrove.

Su Facebook un mito. Ma intanto la battaglia trentennale di Murgia, osannato su Facebook da migliaia di persone come un «Mito, con la M maiuscola» (qualcuno invita i leader Pd a prendere esempio da lui), tra gli allevatori sardi ha fatto scuola. Nel 2009 il tribunale di Tempio Pausania ha riconosciuto ad altri due pastori, i coniugi Putzu, l’usucapione di 83 ettari della terra acquistata da Berlusconi. Mentre continua la battaglia del signor Elido Bua per altri 85 ettari, in località Cugnana. E così, pascolo dopo pascolo, terreno dopo terreno, la Sardegna per il Cavaliere si fa sempre più impervia. (Ansa)

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