Siamo andati al mare e anche a votare, cuntent?

Pubblicato da Redazione il 13 giugno 2011 in Editoriali |

Qualche giorno fa alla tv, Gianpietro Buttafuoco, scrittore dell’area neofascista ingurgitata dal Pdl, ha fatto notare che il grande comunicatore e suo nume tutelare Silvio Berlusconi sta ormai perdendo i colpi. Nel suo ennesimo e minaccioso proclama contro le trasmissioni televisive che lo molestano, ha invitato infatti gli increduli a sincerarsi della faziosità di Michele Santoro esaminando «una cassetta» di Annozero.

Cassetta? La parola, funzionale e comprensibile nel lessico dell’ortomercato, è obsoleta in quello della tecnologia. Oggi ci sono i dvd, le chiavette usb e tutto il resto, mentre le cassette appartengono all’epoca dei dinosauri ancor più dei risorti Lp in vinile.

E non è fragrante neppure l’invito ad andare al mare, già rivolto da Bettino Craxi agli elettori nel 1991 quando vi fu il referendum sul sistema elettorale. Visto quel che accadde vent’anni fa e il disastro elettorale di due settimane or sono, il linguacciuto presidente del Consiglio avrebbe fatto meglio a starsene zitto. La riesumazione dell’antecedente gli ha portato sfiga.

Oltre a essere un’indebita intrusione, quella di Berlusconi è stata pure una presa per i fondelli. Un Paese che fatica sempre di più a campare, si deve sentir prescrivere le gite fuori porta a comando. Ma non ci puoi far niente. È nello stile del padroncino d’Italia dirti che cosa devi fare, come e quando farlo.

Se il Cavaliere farà la fine di Craxi non è con noi che dovrà prendersela, ma con le sue infauste rievocazioni. Foriere di sventura per lui e bene auguranti per noi.

Non siamo ingenui. Non basteranno una tornata parziale di elezioni amministrative e l’abrogazione di quattro leggi infami a farci cantare vittoria. Però può essere l’inizio di una travagliata fine.

Ho visto l’arcobaleno un paio di volte in questi ultimi tempi. Alla vigilia delle amministrative e a pochi giorni da referendum. Una volta in campgna e l’altra alle cascate del Niagara. Mi sono sentito come Costantino allorché gli apparve la scritta: in hoc signo vinces. Li ho considerati di buon auspicio.

Tornando a quel che si diceva, un uomo che è vissuto solo di comunicazione (leggasi: balle), ma ora non sa più comunicare (leggasi: raccontare balle) dovrebbe avere il buon gusto di togliersi di torno. Proprio come quell’impostore del mago di Oz, che non era un vero fattucchiere ma un ventriloquo di Omaha, Nebraska, un posto che non deve essere molto diverso da Arcore, Lombardia.

Del film tratto da quel romanzo ci piace ricordare Somewhere over the rainbow, cantata da Judy Garland, che dedichiamo a tutti coloro che sono andati a votare.

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