Nudi per la causa
Un sabato pomeriggio qualunque a Toronto, la città più popolosa e ricca del Canada. Poche auto, mostre di cani, centri commerciali strapieni. Gironzolo nel canyon di Bay Street quando all’improvviso qualcosa dirotta gli sguardi fissi dei pochi passanti in questa zona quasi deserta del downtown. Hanno intercettato l’insolito. Dalla direzione del lago Ontario sta arrivando una torma di ciclisti. Un’allegra brigata di pedalatori nudi come vermi nonostante l’aria pizzicorina. Il gruppo si ferma disciplinatamente al semaforo. Chiedo alla donna di mezza età dal corpo dipinto per che cosa protestino. Perché è evidente che si tratti di tipica protesta anglosassone. «Environment», ambiente, mi risponde al volo. Deve scappare. A Toronto il verde dei semafori dura pochi secondi.
Ritroverò i gioiosi ciclisti qualche minuto dopo sulla piazza del City Hall, il municipio, dove fanno una breve tappa. Qualcuno per togliersi le mutande. Qualcuno per mettersele. Sulla schiena di un pedalatore il manifesto della dimostrazione: «Less gas, more ass», meno benzina più culo. Non so se la seconda parte della rivendicazione sia sua personale o condivisa da tutto il collettivo. Prima che abbia il tempo di formulare la domanda, inforca la bici e va. (Le foto, chiamiamole così, sono state scattate con un cellulare Nokia 2.0 mega pixel).




































Eheeeeee ma che vomito, ziokane, l’ho visto appena dopo cena.
Ti piace questo commento?
1
1