Jukebox Generation: torna a furor di popolo il film sulla musica degli anni ’60 a Fidenza

E alla fine sia resa giustizia anche agli attori, ai cinque amici che si frequentano fin dai tempi dell’adolescenza, che hanno condiviso insieme gusti musicali, entrate di sfuso nelle balere, panchine del parco delle Rimembranze e il fumo spesso del bar Venezia. Ragazzi in gamba con i titoli giusti per affrontare la galera della recitazione.

Sia lode al capocomico Mario Biolzi e all’amletico Tito Cantarelli, componenti dell’effimero complesso delle Mummie, band che si dissolse nello spazio di un mattino, dopo la scoperta che nessuno di loro sapeva suonare. Dall’edizione 1968 del Campanile d’oro furono cacciati a suon di fischi e risate dopo l’iniziale acclamazione per il loro aspetto verosimilmente beat.

Sia lode a Giuseppe «Geppo» Previtali, fidentino arioso originario di Bergamo, oggi addetto al laboratorio di analisi dell’ospedale di Vaio, una passione da sempre per l’arte, che abbellì il ritrovo del gruppo, «il club», dipingendone le pareti.

Sia lode a Paolo Baratta, l’intramontabile biker, il patito  di motociclette, sempre con il casco in testa e sempre in sella al suo scrambler Ducati d’epoca, citazione vivente di Easy rider, perenne man in black giustamente innamorato del suo idolo Johnny Cash.

Sia lode a Luigi Bocelli, detto Satana, l’attore forse più espressivo di tutta la compagine, il Buster Keaton con i baffi, l’uomo che sussurra ai cavalli. Sul set, la sua unica preoccupazione era quella di rientrare in tempo per dare la biada ai suoi due stalloni. Se girerà ancora un film, ci confida, sarà un western. Un «cappelletti western» burgsàn, naturalmente. Non sarà facile scriverne la sceneggiatura e, soprattutto, trovare praterie a perdita d’occhio. Perlomeno non nei dintorni di Fidenza.

A meno che Maurizio Marchinetti non riesca a scovare anche quelle, come ha trovato parecchio di tutto il resto.

E poi grazie a Elena Ghiozzi, che avrebbe potuto diventare la nuova Anna Magnani, se solo avesse frequentato l’Actor’s Studio o l’Accademia di arte drammatica.

Grazie a Marjorie Barbaro che per qualche ora ha interpretato la parte di Susanna tra i vecchioni.

Grazie a Patrizio Silvestri che tra noi e la salute ha scelto la salute e che per un pomeriggio ci ha fatto ricordare che è esistito anche il cinema di Jean-Luc Godard.

Grazie ai Raggi di Sole Angelo «Fantomas» Fantini che ha imbottigliato e Gianfranco «Balilla» Acerbi che ha zappato.

Elena Ghiozzi apparecchia. (foto: Renzo Bellini)

On the road again. (foto: Renzo Bellini)

La ricerca del jukebox. (foto: Renzo Bellini)

Senza Marjorie i cinque non avrebbero mai trovato il jukebox. (foto: Renzo Bellini)

L’apparizione di Athos sullo schermo ha scatenato gli applausi della platea. (foto: Renzo Bellini)

Senza Paolo, cultore della musica di Johnny Cash, il film sarebbe stato meno country. (foto: Renzo Bellini)

Gianfranco «Balilla» Acerbi in versione giardiniere. (foto: Renzo Bellini)

Figli dei fiori (vedi tergicristallo). (foto: Renzo Bellini)

In posa per la foto ricordo, dopo la recita. (foto: Renzo Bellini)

I vantaggi di avere un pulmino d’antan. (foto: Renzo Bellini)

I due che hanno raccontato la storia: Ivano Sartori (a sinistra) e Luca Laurini. (foto: Renzo Bellini)

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5 thoughts on “Jukebox Generation: torna a furor di popolo il film sulla musica degli anni ’60 a Fidenza

  1. Esprimo apprezzamento per il film che mi è piaciuto veramente molto. Film molto divertente e dinamico che non ha mai annoiato lo spettatore. Negli anni sessanta avevo sette anni e vedendo la ricostruzione di quel periodo ho provato tanta nostalgia per un periodo felice in cui bastava poco per essere contenti.
    Il film mi ha permesso di conoscere alcuni talenti della nostra città di cui ignoravo i successi.
    Mi sento di dire un grazie a tutti quelli che si sono messi a disposizione, dalla più piccola comparsa agli attori protagonisti perchè tutti hanno contribuito a rendere bello il film.
    Ivano Sartori è stato in gamba a realizzare questo film che dopo quello sulle botteghe e Don Camillo ci ha permesso di ricordare tante persone che nel loro quotidiano sono state importanti per la nostra città. Mi auguro sinceramente che da domani si metta a pensare di realizzare ancora qualcosa per Fidenza ma soprattutto per i fidentini.

  2. Che devo dire, per filosofia e per modo di esistere posso dire che anche quella volta là, quando è successo che, IO C’ERO (con malcelato orgoglio insieme a un ringraziamento ai folli conduttori della carovana). Un piccolo sasso nella collana che val la pena di appendere al collo. Che cosa è mai la vita se non il ripetersi di noiose quotidianità per fortuna intervallate da brillanti follie ? (Anche se personalmente mi brilla l’occhio molto spesso, sarà patologico ma non ordinario.)

  3. Màh,,, le due foto dell’inarrivabile Athos (l’ovazione al suo apparire posso solo immaginarla), sono tratte da una recente intervista rilasciata dal nostro grande opinionista e uomo di spettacolo a Corrado Augias, o siete riusciti a carpirgliele di vostro? Ho sentito parlare del successo strepitoso di questa “pellicola” e non posso perdonarmi di non averla ancora vista. Che burgh’zàn da fis’cia! Ma gnirò vè, figu sa gnirò…

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