La magia perduta del Cavaliere

Pubblicato da Redazione il 2 giugno 2011 in Politica |


di Mario Calabresi

«È un leader radioattivo»: il soggetto è Silvio Berlusconi, la battuta politicamente scorretta è stata pronunciata al termine del G8 da un uomo di primo piano dell’amministrazione americana che viaggiava con Barack Obama. Una battuta utile a capire il disagio di molti leader stranieri di fronte a un presidente del Consiglio che li assillava con il suo incubo dei complotti giudiziari. Una battuta che può servire oggi per comprendere la fuga degli elettori dai candidati sponsorizzati dal Cavaliere.

Il voto di ieri segnala un vento fortissimo di cambiamento che, in modo molto più incisivo che nel primo turno, ha travalicato il valore amministrativo di queste elezioni.

Un vento che ci racconta come Silvio Berlusconi abbia perso la sua sintonia con la maggioranza degli italiani, con la pancia del Paese. Il premier, fin dai tempi della nascita delle televisioni private, è sempre stato un perfetto interprete degli umori e dei desideri degli italiani: li sapeva anticipare e cavalcare con un tempismo perfetto. Berlusconi ha promesso ai cittadini, consumatori prima e elettori poi, di soddisfare ogni loro desiderio, di garantire ogni loro libertà. Oggi questo meccanismo creatore di consenso appare rotto e non per colpa di qualche inchiesta giudiziaria, ma perché il Cavaliere non è riuscito a capire cosa passa in questi giorni nella testa e nella vita degli italiani.

In tempi di crisi, di difficoltà, di risparmi che si assottigliano e di giovani che non trovano lavoro, non si può pensare che il tema della separazione delle carriere o la riforma della Corte Costituzionale scaldino i cuori e riempiano le urne. E dire che Berlusconi lo sapeva bene: per anni ha promesso di non mettere le mani in tasca agli italiani e di abbassare le tasse, ora invece si era convinto che la maggioranza dei suoi concittadini fosse indignata come lui con la magistratura e la sinistra.

Così hanno vinto candidati nuovi e imprevedibili, candidati che sulla carta non avrebbero dovuto avere alcuna possibilità: troppo radicali, troppo di sinistra o anche troppo giovani e inesperti. Ma soprattutto hanno perso le forze di governo, perfino nelle roccaforti del Nord, dove si contava sulla tenuta di una Lega fino a pochi mesi fa in ascesa.

Come è potuto accadere? Per anni Berlusconi ha proposto una sua visione per il Paese mentre i suoi avversari hanno sempre reagito costruendo campagne contro di lui e demonizzandolo. Questa volta i ruoli si sono invertiti: a giocare contro è stato lui, da mesi assistiamo a campagne politiche e giornalistiche in cui gli avversari vengono trasformati in caricature e fatti a pezzi. Da questo punto di vista il trattamento riservato a Pisapia è da manuale, è stato dipinto come il leader degli zingari, dei rom e degli estremisti islamici, una campagna di una tale rozzezza da aver allontanato la maggioranza dei milanesi dal candidato sindaco del centrodestra. Una campagna così poco «positiva» da aver spaventato perfino i moderati, che cinque anni fa avevano garantito la vittoria a Letizia Moratti. E dire che per perdere Milano ci voleva davvero impegno: è stato fatto un capolavoro.

Si può pensare di essere credibili se si tappezza una città con manifesti che strillano: «La sinistra vuole i vigili solo per le multe, non per la sicurezza» o con la minaccia di vedere Milano trasformata in «Zingaropoli»? Era una campagna talmente grottesca da prestarsi a mille parodie che hanno spopolato su Internet. Il migliore spot per Pisapia sono state proprio le caricature fatte su di lui: i filmati e le canzoni che lo dipingevano ancora più estremista dei manifesti leghisti o berlusconiani.

L’errore finale, incomprensibile, è stato poi quello di andare dal Presidente degli Stati Uniti a parlargli dei suoi problemi giudiziari, a insultare un corpo dello Stato italiano. Pensate se il nostro premier, dopo aver chiamato i fotografi ed essersi messo in favore di telecamera, avesse strappato a Barack Obama un impegno sulla Libia per frenare il flusso di clandestini. Il suo gradimento non avrebbe che potuto giovarsene. Invece ha scelto di inseguire la sua ossessione.

Cosa succederà adesso è difficile da prevedere, certamente si è messa in moto una valanga dagli esiti imprevedibili. Potrebbe metterci un giorno, un mese o anche due anni ad arrivare a fondovalle e Berlusconi è persona resistente, tenace, capace di reinventarsi continuamente e che combatte fino all’ultimo. Ma il vero dato di ieri è l’incapacità di leggere cosa passa nella testa, nella pancia e nel cuore degli elettori. E quando un politico smarrisce questo fiuto e questa dote allora per lui suona la campana dell’ultimo giro. (La Stampa, 31 maggio 2011)


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3 Commenti

  • avatar ivan scrive:

    Siamo all’ultimo giro di valzer ? solo la sibilla cumana o la pizia di delphi lo sanno, è pur certo però che lo squallore con cui discredita l’italia e gli italiani quando va a rappresentare il nostro paese all’estero è veramente disarmante, e questo probabilmente lo sta capendo anche il popolo italiano.
    La sconfitta alle amministrative checché ne dica sia colpa dei candidati della stampa dei media e mettiamoci pure del minotauro e perchè no del tradimento degli dei suoi fratelli ,è solo colpa sua.
    Ha sbagliato campagna elettorale ed invece di parlare dei problemi del paese l’ha buttata in rissa come se si fosse in un reality di bassa lega , la gente è stufa di queste cose ma non dico solo della classe operaia ma di tutte le categorie produttive italiane che con una crisi che morde i talloni a tutti si aspettava che si prendessero dei seri provvedimenti .
    da un anno a questa parte invece di avere un programma nazionale di sviluppo ha lasciato tutti a se stessi, alla si salvi chi può, chiudendosi in una politica di palazzo fine a se stessa pensando che comunque il popolo italiano ammaliato dalla sua aura divina lo seguisse come sempre.
    un pò come fanno i vertici locali e provinciali del pd parmensi che dovrebbero riflettere invece perchè continuano perdere nei vari comuni con la loro politica da circolo degli scacchi.
    p.s dimenticavo se ci pensate bene finalmente si è trovato un degno successore di peter ustinov nel ruolo di nerone.

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  • avatar Mario scrive:

    Io resto del parere, e lo scrissi, che il bunga bunga lo abbia danneggiato parecchio. Un po’ perchè attorno a questo tema c’è comunque curiosità morbosa (quindi il tema si è trascinato per molto tempo), un po’ perchè di certo qualche teleascoltatrice ha beccato secchiate di acqua gelida con le notizie bunghesche, idem per “il mondo cattolico”.

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  • “Il re è nudo. Silvio Berlusconi non è più in grado di rappresentare una proposta politica credibile. Le elezioni amministrative, e in particolare i risultati straordinari di Milano e Napoli, hanno sicuramente una portata nazionale e un significato profondo. Il voto ha confermato una tendenza di cui si intravedevano i segnali già da qualche anno che il presidente del consiglio era riuscito finora ad arginare, grazie alla debolezza delle opposizioni. Dalle amministrative si può trarre un altro insegnamento: nonostante il ricorso a impressionanti mezzi finanziari (Letizia Moratti avrebbe speso dieci volte più di Giuliano Pisapia per la campagna elettorale) e propagandistici (basta pensare all’esposizione televisiva del premier), i candidati di Berlusconi possono essere battuti. Il clamoroso e inaccettabile conflitto d’interessi del premier incide senza dubbio sulla competizione elettorale, ma con un’alternativa credibile l’opposizione può comunque vincere. Ormai sembra chiaro che il destino del paese e il dopo Berlusconi dipendono solo dalla capacità dell’opposizione di presentare una proposta politica convincente. Invece di chiedere le ‘dimissioni immediate’ del premier o raccogliere firme per cacciare Berlusconi prima della fine della legislatura, la sinistra dovrebbe mettere a punto un programma convincente e individuare immediatamente il suo futuro candidato” – (Eric Jozsef, corrispondente in Italia del quotidiano francese Libération)

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