La rivoluzione salsese: ci sarà il repuilisti tra i dirigenti del Comune o finirà come a Fidenza?
Camaleonte. Il sindaco verde leghista si è già convertto al tricolore.
di Doctorenry
Anche la seconda parte della mia riflessione sulla «rivoluuzione salsese» necessita di una premessa.
Si tratta dell’assemblaggio di una serie di voci raccolte girando per Salso e/o intrattenendo rapporti epistolari e telefonici con svariate persone. Ciascuna di esse aveva un episodio o una storiellina da raccontare, un sassolino da togliersi dalle scarpe e riguardante gli «intoccabili». Ossia quei dirigenti comunali che, qualcuno ormai da decenni, guidano l’arrugginita macchina comunale. È da questo assemblaggio naturalmente in chiave ironica che nasce questo pezzo. Chi non sa apprezzare l’ironia passi oltre.
A parole tutti o quasi i competitori in campagna elettorale hanno proclamato bassa o ad alta voce di voler dare quantomeno un’occhiata agli uffici dei dirigenti comunali, non foss’altro che per determinare se anche i dirigenti avessero mai, assieme ai politici loro teorici superiori, contribuito in qualche modo al declino della città o se al contrario avessero davvero meritato i generosi «premi di produzione» che sono stati loro accordati.
Addirittura correva voce che in caso di vittoria elettorale del centro destra, il futuro vicesindaco nonché assessore con delega al personale, il terribile Lupo «Robespierre» Barral si sarebbe assunto a tempo pieno questo onere.
Bisogna fare un saltino all’indietro di qualche anno per capire i retroscena di quella che si annuncia come una battaglia all’ultimo sangue ma che potrebbe finire in una bolla di sapone come a Fidenza, dove in campagna elettorale I futuri vincitori promettevano alle folle assetate di sangue lo scalpo dell’architetto capo. Detto e non fatto! L’architetto piccolo di statura ma dal cognome ingombrante è ancora là al suo posto, ritto sul ponte di comando. Anzi pare entrato nelle grazie degli amministratori che solo due anni fa volevano defenestrarlo e sarebbe stato un bel salto dall’ultimo piano di Palazzo Porcellini. Da genio del male a genio della programmazione urbanistica in soli due anni. Mica male. Ma che ci vuoi fare, è la politica, vatti a fidare.
Essendovi un intreccio anzi un garbuglio inestricabile tra le amministrazioni di Salso e di Fidenza, per cui il sindaco di qui era assessore di là, il vicesindaco di la è compagno di partito di colui che vicesindaco sarà qua e i supervisori perovinciali dei due partiti principali al comando sono gli stessi, non è escluso che anche a Salso tutto possa finire a tarallucci e vino, lasciando in definitiva che I dirigenti possano dormire tranquilli fino alla meritata (?) pensione.
L’unico problema, per loro, è che nella cittadina dello jodio il clima è surriscaldato da una serie di intrecci politico-personali che lascia presagire una notte dei lunghi coltelli, ossia una finale resa dei conti.
Robespierre Barral, durante lo scorso mandato è stato infatti raggiunto da un paio di frecciate giudiziarie partite dall’arco di due dei dirigenti di settore, l’uno e il quattro, che gli hanno causato profonde ferite sia nell’orgoglio di politico che in quello professionale, ferite che potrebbero evolvere negativamente anche in direzione del portafoglio.
A questo bisogna aggiungere pure che ideologicamente questi due dirigenti sono dal lato opposto della barricata.
Il neo-titolare del settore uno è infatti il sindaco uscente partito dal vecchio Pci e arrivato al Pd per migrare poi, dicono, a Fli. La dirigente del settore quattro era anch’essa una militante del vecchio Pci per il quale fu pure consigliera comunale e addirittura presidentessa del consiglio prima di assurgere all’onore dirigenziale.
Capirete bene come il Robespierre salsoiodico, che reagisce al rosso come un toro imbizzarrito, possa vedere queste persone al comando di settori nevralgici della macchina comunale, ben sapendo che possono ostacolarne l’azione tutte le volte che aprono le porte dei loro uffici.
Quindi dovrebbe essre battaglia all’ultimo sangue: i politici per sbarazzarsi dei tecnici dalla querela facile e dalla troppo marcata appartenenza partitica, i tecnici per resistere, resistere, resistere. In nome dell’ideologia ma soprattutto del lauto stipendio.
Se riuscisse ad accaparrarsi sul libero mercato qualche esperto della macchina comunale da porre alle spalle dei due, il suo compito verrebbe senz’altro facilitato. In caso di necessità, può riveolgersi al sottoscritto che ha qualche conoscenza nel settore.
Più defilata e meno politicamente connotata la figura degli altri dirigenti, settori due e tre, anche se, potrei sbagliarmi ma non credo, più inclinati verso sinistra che verso destra. Soprattutto al settore due. Entrambi devono le progressioni di carriera fino al posto che attualmente occupano ad amministrazioni di sinistra, e non poteva essere altrimenti visto che, in 65 anni di storia comunale repubblicana, la destra ha governato sì e no un anno e mezzo. Il groviglio di interessi è poi complicato dal rischio di avere due (attempati) galletti nello stesso pollaio. Infatti, circa 20 anni orsono il sindaco uscente, ora dirottato al settore uno vinse il concorso per il settore tre. Ritiratosi in aspettativa, il suo posto venne preso da colui che ancora oggi lo detiene e che in teoria dovrebbe quindi avere meno «tituli» rispetto al collega. Intanto per pararsi il c… ops coprirsi le spalle, l’ingegnere capo si è fatto notare dai vincitori con un’espressione soddisfatta e non funerea al momento del bagno di folla di Carancini in piazza.
Infine, ultima complicazione di cui non potranno non tenere conto i vincitori è che maca il segretario generale in quanto l’avvocata Cristina Pratizzoli ha preferito fare qualche chilometro in più per andare al lavoro, piuttosto che restare a Salso col rischio di incontrare tutti i giorni Tedeschi. Fino alla nomina di un nuovo segretario generale (due-tre mesi?) l’incarico sara detenuto provvisoriamnete dalla vice: la dirigente del settore due che oltre a saper far di conto dovrà pure improvvisarsi esperta di materie di cui presumibilmente ignora quasi tutto. Come del resto Massimo Tedeschi.
Morale della favola: il successo elettorale del centro destra rischia di venire vanificato se la coalizione dei vincitori non riuscisse a impadronirsi dei centri nevralgici della macchina comunale.
Il che significa, innanzitutto, assessori quanto più possibile competenti, tenaci e autorevoli e un direttore generale di grado superiore agli altri tre dirigenti. Evitando di far coincidere questa figura con quella del segretario generale, esperimento fallito durante la scorsa amministrazione. Il segretario ha gia troppi compiti da assolvere nella sua mansione.
Come sempre, a ogni mia proposta fa seguito l’individuazione delle necessarie fonti di finanziamento: risparmi risparmi risparmi sui viaggi istituzionali o meno di sindaco assessori e dipendenti (assessore entrante alle finanze. occhio alla eccessiva generosità dei funzionari preposti ai rimborsi); abolizione dei premi di «produzione» per i dirigenti quando produttività non c’è; azzeramento (volontario) delle indennità di sindaco e assesori qualora dipongano di altri redditi.
Se, come ripetono, I nuovi amministratori provengono dalla società civile e vivono non di politica ma del proprio reddito, è questa l’occasione per dimostrarlo.
Se no, sono solo chiacchiere.












