Eravamo quattro amici al bar
Il vicolo è delimitato da una parte dal muro del palazzo comunale; dall’altra, prima da una serie di negozi poi da alcuni bar che, senza soluzione di continuità, occupano anche metà del vicolo stesso. Sullo sfondo si intuiscono le fatiscenti costruzioni di piazza Verdi che la sinistra aveva deciso di privatizzare anche a costo di far carte false e che oggi la destra vorrebbe semplicemente radere al suolo.
Argomento di oggi (cioè ieri, 30 maggio, ndr) degli avventori politicizzati (tutte le sfumature del rosso sono rappresentate) non poteva non essere il commento alla grande vittoria della sinistra lontano da casa e della destra nel vicino comune di Salsomaggiore. La soddisfazione si vede dalle facce (per ambedue le cose?) e si sente per il modo in cui i commenti che si sovrappongono. Alla fine tocca ad uno del Pd stappare lo spumante o meglio pagarlo in assenza di Carduccio, avventore politicamente atipico in via Amendola, ma spesso presente, oggi impegnato a festeggiare a Salsomaggiore.
Commenti particolarmente interessanti? Nessuno. D’altra parte, il successo vendoliano a Milano e quello del candidato dipietrista a Napoli, nascono da un approccio politico-elettorale non tradizionale che dalle nostre parti è più appannaggio della destra che della sinistra. Quest’ultima, per troppi anni è rimasta padrona della piazza oltre che di via Amendola. E poi i cambiamenti dell’umore politico italiano da molto tempo partono da Milano, e la vittoria leghista a Salsomaggiore non è che la coda del cambiamento precedente, maturato appunto sull’altra sponda del Po. Ma non c’è d’aver paura, difficile cambi qualcosa.
Ambrogio Ponzi
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Analisi come sempre pertinente e lucida, tanto sconfortante quanto reale. Leggevo su un altro taglio che il cambiamento di Salso era un buon segno, testimonianza di una democratica alternanza. Peccato che a forza di aleternanze ormai siano passati decenni e vigliacco avessimo trovato qualcuno in grado di azzeccarla; sarei stato disposto, a discapito della democrazia, a rivotarlo una seconda volta.
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sempre al bar, ecco perché la sinistra perde… ma andate in sezione a lavorare, bigioldoni….
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Per andare in sezione serve essere iscritti ad un partito. La cosa, alla luce degli eventi e delle biografie personali, mi appare remotissima.
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Esatto! Sottolineo anche l’inutilità di attribuire significati politici ad un tavolo conviviale. A voler essere onesti questo intervento di Ambrogio è poco interessante
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Ma ci sei anche tu in foto?
Allora sei un bigioldone anche tu?
Oltre a Bianchi (in piedi, cosi saziamo la curiosita’).
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A Spettatore attento
Ti ripropongo il post che ho scritto sul blog “Carancini è il nuovo sindaco di Salso”
al quale guarda caso nessuno risponde forse poiche io sono tanto ignorante che non merito l’attenzione dei commentatori politici di NAVE……Pardon ne è appena arrivato uno al quale vado subito a rispondere.
Innanzi tutto la democrazia non è il luogo dell’alternanza, ovviamente di due schieramenti contrapposti, ma il luogo del cambiamento attraverso il voto.Quindi analizziamo il voto.
Il voto sul Sindaco è democratico nel senso che è “personale” (art. 48 Cost) poichè permette il voto disgiunto( solamente per i Comuni con più di 15000 votanti), cioè separare il voto sulla persona dalla lista alla quale il Sindaco è obbligatoriamente collegato come candidato.Ed è su questo punto,però che il voto è illegale poichè trasforma il “diritto” di associarsi (Art 49 Cost) in un un’ “obbligo” di associarsi (cioè di lista).Ovviamente un diritto non può diventare un obbligo essendo il suo contrario.Ora che un partito si faccia le primarie è un diritto ,ma sono fatti suoi ,quello che deve essere chiaro che l’accesso alle cariche elettive deve essere affidato al popolo (che è sovrano)solo attraverso la raccolta delle firme e non imponendo
VINCOLI PARTITOCRATICI quale è il l’obbligo di collegamento con liste di qualsiasi tipo.Perchè al Sindaco (che ricordo è il potere esecutivo) per far politica deve essere collegato con delle liste,non gli basta il cervello? Lo stesso ragionamento vale a maggior ragione per i Consiglieri Comunali.
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Non essere modesto. Sei il miglior teorico che ci sia sulla Nave in quanto a pensiero politico. Il fatto è che in politica la teoria ormai non interessa nessuno.
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allora invitatelo al vostro cenacolo di intellettuali pragmatici ma disimpegnati
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visto che al redattore gli facevano male le manine a scrivere i nomi perchè i fotografati non lo dicono loro chi sono cominciando da quello in piedi con i capelli grigi che lo vedo sempre in giro ma non riesco a collocarlo ? è forse il barista che aspetta le ordinazioni ? anch’io sono d’accordo con chi ha detto che non puoi andare in sezione se non hai una sezione , credo che questi signori siano dei politologi, degli intellettuali, più che dei politici … o mi sbaglio ?
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Gino Delledonne, presente! E io a chi ho il piacere di rispondere? Il nome di battesimo non basta. Valga il principio di reciprocità. Comunque io sono uno di quelli seduti. Non sono un politologo. Ho deciso di non avere tessere per non legare l’asino dove vuole il padrone qualunque esso sia. E soprattutto adesso che il panorama politico mostra tutta la propria povertà morale, intellettuale e propositiva. Ho solo memoria, pratica e abbastanza anni vissuti non pigramente per suppormi in grado di leggere i fatti e discuterne tra amici ad un tavolino…e per me in quell’ambito si circoscriveva la faccenda. PS: Dato il voyeurismo che mi sembra aleggiare anche circa le chiacchere che a cadenza pressochè giornaliera siamo soliti sgranare, invito studiosi o semplici curiosi presso il bar di via Amendola ritratto nella foto. Dalle 18 alle 20 tutti i giorni, sabato e domenica esclusi. Ci riconoscerete dalla foto. Quali sono invece le vostre facce o almeno i vostri nomi?
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Gino, PS sta per Partito Socialista?
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Gino ma mandali tutti a fare in c…!!!!!
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Provo ribrezzo per gli anonimi e per quanti usano un nickname per non metterci la faccia, tuttavia risponderò allo spiritosissimo e velenoso Puke (mai pseudo più adatto): Si, PS sta anche per Partito Socialista laddove per breve e frustrante periodo sono transitato ingenuamente pensando alla possibilità di un PSI lombardiano – Vedi Riccardo Lombardi, non Angelo Lombardi che più verosimilmente è tuo amico. Verificata l’impossibilità di una sinistra socialista, avendo orrore per il PCI e dei derivati successivi, da allora (1992) sono felicemente libero da vincoli e costrizioni. Ri-PS (e tu rifacce ride, Puke): Dato il voyeurismo che mi sembra aleggiare anche circa le chiacchere che a cadenza pressochè giornaliera siamo soliti sgranare, invito studiosi o semplici curiosi presso il bar di via Amendola ritratto nella foto. Dalle 18 alle 20 tutti i giorni, sabato e domenica esclusi. Ci riconoscerete dalla foto. Quali sono invece le vostre facce o almeno i vostri nomi?
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Bianchi, se ci fate caso, è l’unico in piedi. Perché lui è il tipo ci-sono-e-non-ci-sono, ascolto-tutto-e-non-dico-niente. Per il resto, mi sembra tutta bella gente, un felice melting pot di idee politiche, che chiacchiera del più e del meno… fino a quando non arriva ad importunarla Tarlo Fetonti con le sue dotte disquisizioni sul diritto di voto e sulle trappole della democrazia. E allora è meglio cambiare pub.
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Grande Gino, quando saprai chi sono ti farai una grassissima risata.
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Facciamocela subito e non ci pensiamo più.
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At piasaris.
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La mia faccia ed il mio Nome e Cognome, Gino la conosci (purtroppo
….
da tatnto tempo….
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