De Magistris, una vittoria schiacciante: «Napoli liberata, sarò il sindaco di tutti»

Pubblicato da Redazione il 30 maggio 2011 in Amministrazione civica |

Plebiscito per il candidato del centrosinistra con il 65,2%. Allo sfidante il 34,8% dei voti. L’ex pm commosso: coraggio e voglia di cambiare dei napoletani. Auguri della Iervolino

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2 Commenti

  • avatar Ragionando e sperando, che fa rima con.....Paolo Sirocchi scrive:

    Non credo che De Magistris possa fare pulizia.
    A meno che molti si siano sbagliati nel sostenere che la faccenda della spazzatura di Napoli sia una questione di carattere camorristico, alimentata dall’ignoranza, dall’arrangiarsi come si può, dai ricatti politico-economici.
    Non credo all’onestà intellettuale di De Magistris ma è una mia convinzione.
    Sul problema della pulizia amministrativa e di nettezza urbana, che lui ci riesca o no non dipende dalla mia antipatia per lui.
    La buona fede è presunta, infatti.
    E’ la mafia che è e resta un problema radicato nell’animo, nella cultura nella quale si cresce, nei fatti che fin da bambini osserviamo.
    Dalla Chiesa ne morì ammazzato, Falcone e Borsellino ne morirono ammazzati e poco vale che ci sia in giro un’agenda rossa.
    E’ una quistione che ci impegnerà per parecchi altri anni a venire.
    Che contraddizione questo paese: che l’acqua, la sua gestione e distribuzione, restino pubblici o privati, il dilemma non tocca la mafia: essa si farà sentire.
    Onore all’impegno di De Magistris: dovesse fallire, non sarò tra chi lo denigrerà.
    Non credo che Pisapia possa guarire il cancro del quale siamo affetti: ricordatevi, su queste pagine on-line, di quella interlocutrice che si intristì perchè aveva notato dei manifesti inneggianti a non ricordare il 25 aprile come festa Nazionale e Festa della Liberazione.
    Non ci appartiene, dicevano quei manifesti.
    Nei pressi dell’hinterland milanese.
    The Lega è un osso duro.
    Avrà preso una sberla, come il suo ministro Maroni dice, ma è dura a morire come l’aglio.
    Non è una quistione di partiti politici, strategie ed uomini: è una questione di animo.
    Sentimento.
    Percezione ed aspettative.
    Mal poste e mal curate.
    D’altra parte, questo è un paese ove ha avuto più riscontro il lavorare meno lavorare tutti che il pagare tutti le tasse che così ne pagheremo meno.
    E può darsi che un governo di sinistra sia costretto a richiamare i capitali fuggiti all’estero con una multa del 5 per cento (anzichè il 20 od il 30), solo perché non ha ancora il coltello dalla parte del manico.
    Rimarrebbe comunque un buon espediente.
    Dobbiamo raccogliere i cocci che restano ed inventarci un’ “attak” in grado di tenerli robustamente insieme.
    Come fare?
    I cocci siamo noi, che restiamo.
    Comunque.
    L’”attak” è la nostra cultura del ragionare, della dialettica, del chiedersi il perché delle cose, dell’ascoltare.
    Cominciamo a leggere “Cose di cosa nostra”, il libro che spiega come Falcone combatteva la mafia.
    Per nostra cultura.
    Che ci sia o no un’agenda rossa.
    Cominciamo col chiederci se un imprenditore che “dimentica” le leggi sulla sicurezza per i suoi operai sia o no un omicida volontario piuttosto che un omicida colposo, gravemente colposo e, allo scopo, modificare in senso peggiorativo il concetto di colpa per casi di questo genere.
    E senza la sacra presenza di Giancarlo Caselli in aula al momento della sentenza: lui è stato protetto, sempre, ma Dalla Chiesa no.
    Come mai?
    E’ una lunga strada.
    Né da una parte né dall’altra, ma dalla parte del proprio convincimento.
    Ragionevole.

    PS. E cominciamo col rileggere un pò di Marx che fa sempre bene: quel concetto del “plusvalore” estratto ai lavoratori in cambio di nulla è e resta potente.
    Come una lente che ci aiuta a vedere meglio.

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  • avatar Puke58 scrive:

    Il ritorno di Sirocchi merita una standing ovation,e applausi a scena aperta, anche se non sono quasi mai d’accordo con te , mi fa’ molto piacere il Tuo ritorno.
    100 di questi post.

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