De Magistris, una vittoria schiacciante: «Napoli liberata, sarò il sindaco di tutti»
Plebiscito per il candidato del centrosinistra con il 65,2%. Allo sfidante il 34,8% dei voti. L’ex pm commosso: coraggio e voglia di cambiare dei napoletani. Auguri della Iervolino
Tag:Elezioni amministrative 2011, Luigi De Magistris, Napoli
SOTTO TIRO

CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
i consumatori credono
di risparmiare.
In democrazia, gli elettori credono di contare.
QUELLO CHE NON HA GIULIANO
«Può darsi che Saviano sia banale e scriva male, ma se non piace
a Giuliano Ferrara qualcosa
di buono ce l’avrà». (Lia Celi)
SIRENE E CENTAURE NELLA GIUNTA BERNAZZOLI
«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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Non credo che De Magistris possa fare pulizia.
A meno che molti si siano sbagliati nel sostenere che la faccenda della spazzatura di Napoli sia una questione di carattere camorristico, alimentata dall’ignoranza, dall’arrangiarsi come si può, dai ricatti politico-economici.
Non credo all’onestà intellettuale di De Magistris ma è una mia convinzione.
Sul problema della pulizia amministrativa e di nettezza urbana, che lui ci riesca o no non dipende dalla mia antipatia per lui.
La buona fede è presunta, infatti.
E’ la mafia che è e resta un problema radicato nell’animo, nella cultura nella quale si cresce, nei fatti che fin da bambini osserviamo.
Dalla Chiesa ne morì ammazzato, Falcone e Borsellino ne morirono ammazzati e poco vale che ci sia in giro un’agenda rossa.
E’ una quistione che ci impegnerà per parecchi altri anni a venire.
Che contraddizione questo paese: che l’acqua, la sua gestione e distribuzione, restino pubblici o privati, il dilemma non tocca la mafia: essa si farà sentire.
Onore all’impegno di De Magistris: dovesse fallire, non sarò tra chi lo denigrerà.
Non credo che Pisapia possa guarire il cancro del quale siamo affetti: ricordatevi, su queste pagine on-line, di quella interlocutrice che si intristì perchè aveva notato dei manifesti inneggianti a non ricordare il 25 aprile come festa Nazionale e Festa della Liberazione.
Non ci appartiene, dicevano quei manifesti.
Nei pressi dell’hinterland milanese.
The Lega è un osso duro.
Avrà preso una sberla, come il suo ministro Maroni dice, ma è dura a morire come l’aglio.
Non è una quistione di partiti politici, strategie ed uomini: è una questione di animo.
Sentimento.
Percezione ed aspettative.
Mal poste e mal curate.
D’altra parte, questo è un paese ove ha avuto più riscontro il lavorare meno lavorare tutti che il pagare tutti le tasse che così ne pagheremo meno.
E può darsi che un governo di sinistra sia costretto a richiamare i capitali fuggiti all’estero con una multa del 5 per cento (anzichè il 20 od il 30), solo perché non ha ancora il coltello dalla parte del manico.
Rimarrebbe comunque un buon espediente.
Dobbiamo raccogliere i cocci che restano ed inventarci un’ “attak” in grado di tenerli robustamente insieme.
Come fare?
I cocci siamo noi, che restiamo.
Comunque.
L’”attak” è la nostra cultura del ragionare, della dialettica, del chiedersi il perché delle cose, dell’ascoltare.
Cominciamo a leggere “Cose di cosa nostra”, il libro che spiega come Falcone combatteva la mafia.
Per nostra cultura.
Che ci sia o no un’agenda rossa.
Cominciamo col chiederci se un imprenditore che “dimentica” le leggi sulla sicurezza per i suoi operai sia o no un omicida volontario piuttosto che un omicida colposo, gravemente colposo e, allo scopo, modificare in senso peggiorativo il concetto di colpa per casi di questo genere.
E senza la sacra presenza di Giancarlo Caselli in aula al momento della sentenza: lui è stato protetto, sempre, ma Dalla Chiesa no.
Come mai?
E’ una lunga strada.
Né da una parte né dall’altra, ma dalla parte del proprio convincimento.
Ragionevole.
PS. E cominciamo col rileggere un pò di Marx che fa sempre bene: quel concetto del “plusvalore” estratto ai lavoratori in cambio di nulla è e resta potente.
Come una lente che ci aiuta a vedere meglio.
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Il ritorno di Sirocchi merita una standing ovation,e applausi a scena aperta, anche se non sono quasi mai d’accordo con te , mi fa’ molto piacere il Tuo ritorno.
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