Milanesi, volete essere amministrati da un sensitivo? Votate Moratti
Il primo a sinistra è il pranoterapeuta Mario Azzoni. Accanto a lui, il sindaco uscente Letizia Moratti.
Nel suo studio di viale Montenero a Milano si affollano ogni giorno decine e decine di pazienti. Cercano una parola, uno sguardo, un gesto che li faccia stare meglio. La lista d’attesa è infinita, addirittura tre anni per un appuntamento, come si è sentito dire il cronista del Fatto. Per Letizia Moratti, però, le porte sono sempre aperte. Anzi, è lui, il pranoterapeuta Mario Azzoni che accorre a domicilio dal sindaco per consolarla e consigliarla nei momenti più duri. È successo lunedì 16 maggio, la sera della disfatta elettorale, quando Lady Letizia non trovava la forza di commentare in pubblico la disfatta. E così è toccato ad Azzoni farle coraggio per affrontare le telecamere.
Pranoterapeuta, allora. Ma non solo. Anche consulente, motivatore, guru, mago, guaritore. Se ne sentono tante su questo ex pollivendolo, muratore, tipografo di Lecco, che in 30 anni di carriera, adesso ne ha 50, è diventato il più ascoltato consigliere del primo cittadino di Milano. È un rapporto almeno ventennale, il loro. Una frequentazione assidua, che a quanto lasciano intendere i biografi di Azzoni, sarebbe condivisa anche con altri vip o presunti tali. La lista comprende Paolo Berlusconi, Maurizio Costanzo, Barbara D’Urso e anche Gianmarco Moratti, il marito petroliere di Letizia. Sarà vero l’elenco? Oppure fa parte di una sapiente strategia di marketing che con l’andare del tempo ha moltiplicato la fama e il giro d’affari di questo controverso «uomo dei miracoli»? Azzoni è un tipo di cui si raccontano episodi sorprendenti (a dir poco) come la miracolosa «guarigione di una persona paralizzata agli arti inferiori». È un pranoterapeuta che si dichiara in grado di diagnosticare un tumore osservando un indumento, che fa l’elenco dei malanni di un interlocutore mai visto prima semplicemente guardandolo, che è in grado di capire al primo sguardo se si trova di fronte a un ladro o a una persona onesta.
«Tutto vero», sono pronti a giurare migliaia e migliaia di sostenitori sparsi nel Nord Italia e anche in Svizzera. E il sindaco Moratti si fida a tal punto di Azzoni, che nell’ottobre scorso lo ha nominato alla presidenza di Casa Letizia, un’associazione che si presenta come «punto di ascolto» e uno spazio «civico» e ha sede allo stesso indirizzo del comitato elettorale della stessa Moratti. Qui, al civico 24 di via Montebello, sono state decise le strategie della campagna per le elezioni comunali, qui spesso si svolgono le riunioni dei collaboratori più stretti del sindaco. Il tutto alla presenza del pranoterapeuta «municipale».
L’impegno di Azzoni – fanno sapere dal Comitato – è a titolo «gratuito e volontario». Lo stesso Azzoni però è anche il promotore della lista «Giovani per l’Expo! Insieme a Letizia» che al primo turno delle elezioni ha racimolato un migliaio di voti in tutto (lo 0,2 per cento). Difficile definirlo un successo, soprattutto se si pensa che la lista giovanil-morattiana ha speso per la campagna elettorale la bellezza di 970 mila euro, il triplo del Pd.
Insomma, un disastro. Azzoni però di questi tempi ha ben altro a cui pensare. Letizia chiama e lui non può fare altro che rispondere, coinvolto come sempre in tutte le scelte che contano. Sempre più potente. Sempre più influente. È acqua passata, ormai, la denuncia dell’Associazione anti-plagio che nel lontano 1989 segnalava l’esercizio abusivo della professione medica, la circonvenzione di incapace, l’evasione fiscale, la raccolta di informazioni e dati sensibili sui pazienti utili a una «diagnosi» istantanea. Tutto archiviato.
Lo stesso Azzoni del resto, anche sul suo sito Internet, avverte di non essere né medico né psicoterapeuta. Da sempre però sospetti e ambiguità circondano l’attività del consulente di Lady Letizia. È vero, per esempio, che nella prima biografia a lui dedicata (nel 1982, quando aveva solo 32 anni!) Azzoni è accreditato di un non meglio precisato titolo accademico. In una seconda edizione questa citazione è stata eliminata.
Non è chiaro se il potere del guaritore sia reale o effetto di autosuggestione. In rete si leggono storie di segno opposto. Chi lo addita come ciarlatano e chi come un sant’uomo. Numerose testimonianze raccolte dal Fatto affermano che al primo appuntamento, quello della diagnosi a distanza e con l’imposizione delle mani, il cliente paga 150 euro e riceve regolare fattura. La terapia successiva consiste in un numero variabile di sedute infrasettimanali della durata di pochi secondi e prevede una «offerta libera» variabile nell’importo, ma mediamente di 5-10 euro. Contando che ogni giorno passano nello studio almeno 200 persone, a sera l’incasso può arrivare a superare 2.000 euro. Non c’è da sorprendersi, allora, se l’attivissimo Azzoni, che allo studio milanese ne affianca un altro a Como, fa capo un piccolo impero finanziario. Palazzi, terreni, negozi intestati a società, alcune amministrate da lui direttamente. Ma capita anche che la proprietà sia riconducibile a società straniere, con base in Svizzera o addirittura nelle remotissime Marshall Islands, un paradiso fiscale nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. Carte alla mano si scopre che Azzoni ha scommesso su Benetton. Due società amministrate dal pranoterapeuta della Moratti gestiscono una decina di negozi con il marchio United Colors, quasi tutti a Milano e dintorni. Tra questi c’è anche il megastore in centro a Monza considerato uno dei più grandi d’Italia.
Il giro d’affari di questa rete commerciale sfiora i 10 milioni di euro e fa capo alla Ventiquattro Srl. Chi controlla questa azienda? Azzoni ne possiede il 10 per cento, il 50 per cento è intestato a tale Gianfranco Barbieri, nativo di Brescia, il cui nome ricorre più volte nell’organigramma societario del pranoterapeuta. Per scoprire chi è il proprietario del restante 40 per cento bisogna invece fare un salto (si fa per dire) alle Marshall, dove ha sede la Capgest, terzo e ultimo socio di Ventiquattro. E infine c’è la barca, uno yacht da 22 metri dove Azzoni ospita spesso gli amici. L’imbarcazione, che costa più di 2 milioni, è stata presa in leasing dalla San Michele Arcangelo, società a cui risultano intestati numerosi immobili. Il consulente della Moratti però qui non compare. L’amministratore unico della San Michele è il già citato Barbieri. E il proprietario? Il capitale fa capo a una società svizzera con azioni al portatore, per di più amministrata da un fiduciario. Un doppio schermo a prova di curiosi. (Thomas Mackinson e Vittorio Malagutti, Il Fatto Quotidiano, 28 maggio 2011)
Tag:Capgest, Casa Letizia, Elezioni 2011 Milano, Gianfranco Barbieri, Letizia Moratti, Mario Azzoni, Pranoterapeuta, Sindaco
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CREDENZE POPOLARI
Nei centri commerciali,
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In democrazia, gli elettori credono di contare.
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«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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