Cibo per cassintegrati e disoccupati
Le bacche commestibili del sambuco.
di Mario Mantovani
In questi tempi di crisi, io credo, i più sfortunati hanno una dotazione supplementare di tempo libero (in alcuni casi i più fortunati). Questa riflessione mi è venuta in mente in quanto ieri ho raccolto fiori di sambuco (sambucus nigra) e di acacia (robinia pseudoacacia, gasìa in dialetto nostrano).
Li ho portati a casa perché mia moglie, in cassa integrazione dal dicembre scorso, avrebbe (ha) avuto tempo per cucinarli, e così è stato. Cibo per cassintegrati e affini. Raccolti nel comune di Noceto, unica controindicazione: esiste una varietà di sambuco tossica, ma alta quanto una persona mentre quello commestibile è alto cinque metri e più, ha fiori bianchi a palco profumatissimi, le bacche sono nere, mature da luglio in poi, sapore gradevole, ci fanno marmellate e confetture. L’acacia è quella di cui in genere si conosce il miele, diffusissima da noi nelle rive e nei boschi, infatti anche i fiori sono di sapore dolce, non ci ho messo un minuto a raccoglierne una borsa.
Ci siamo cimentati per la prima volta, fritti con la pastella in olio extravergine di oliva (non avevamo altro in casa). Risultato dell’esperimento: buoni/buonissimi, soprattutto quelli di sambuco, un po’ indigesti come ogni fritto che si rispetti, probabilmente è meglio friggerli con olio di arachidi o di mais. Ricette se ne trovano in abbondanza su internet. Affrettarsi, i fiori sono caduchi, buon appetito!
Per dovere di cronaca aggiungo che sono andato per boschi col mio supercagnone, Leo, e ci siamo divertiti parecchio, anche se poi lui non ha gradito il fritto di cui sopra.
Il lagotto Leo scopre la neve.













Questa non la sapevo proprio, però io cucina minestre con spinaci selvatici, che ce ne sono un sacco ovunque, ho letto un libro ultimamente che insegna quante erbe ci siano spontanee che fanno benone e sono buone, ma bisogna avere la pazienza di imparare a riconoscerle. Ciao e grazie.
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