Hans Küng: Wojtyla non merita la beatificazione
Papa Giovanni Paolo II con il generale golpista Augusto Pinochet.
«Santo subito!» chiedevano gli striscioni e gridavano i papaboys, i neocatecumenali, i giovani focolarini e del Rinnovamento nello Spirito accorsi a piazza San Pietro per il funerale di Giovanni Paolo II, l’8 aprile 2005. E «Santo subito» sarà papa Wojtyla, che verrà beatificato domani primo maggio, Festa dei lavoratori.
Una beatificazione a tempo di record: meno di due mesi dopo la morte, avvenuta il 2 aprile, papa Ratzinger, successore e braccio destro di Wojtyla per 25 anni alla guida della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’ex Sant’Uffizio, avviò il processo di canonizzazione, senza aspettare i cinque anni previsti dal Diritto canonico; nel dicembre 2009 riconobbe le «virtù eroiche» di Giovanni Paolo II, insieme a quelle di Pio XII, il papa dei silenzi sulla Shoah; ora la beatificazione, a sei anni dalla morte, quando per il papa del Concilio e della Pacem in Terris, Giovanni XXIII, popolare almeno quanto Wojtyla, ce ne vollero 37.
Papa Ratzinger che beatifica il suo predecessore Wojtyla è immagine eloquente di un papato che santifica se stesso per rafforzare il potere dell’istituzione ecclesiastica e riaffermare la centralità di Roma e della curia in una Chiesa sempre meno «popolo di Dio», secondo l’espressione del Concilio Vaticano II, e sempre più verticistica e gerarchica.
Una parabola, questa, che deve molto proprio a Giovanni Paolo II e al suo lunghissimo pontificato che, al di là del grande consenso raggiunto anche grazie al sapiente uso dei mass media, può essere letto con la categoria interpretativa della restaurazione: progressiva riduzione dell’autonomia delle Conferenze episcopali territoriali; repressione ed emarginazione di vescovi, religiosi, teologi e teologhe non in linea con il governo e il pensiero vaticano; riaffermazione di dogmi, principi e norme sia dottrinali che ecclesiastiche e chiusura a qualsiasi richiesta di riforme proveniente dalla base in materia di collegialità e partecipazione, etica familiare e sessuale, ruolo della donna e dei laici; sostegno a congregazioni e movimenti conservatori – dall’Opus Dei ai Legionari di Cristo, dai neocatecumenali a Comunione e liberazione – alfieri della restaurazione pontificia ed isolamento di gruppi ed esponenti del mondo progressista e cattolico democratico; copertura di scandali – dallo Ior di Marcinkus alla pedofilia -spesso liquidati, quando sono stati ammessi e quando è stato chiesto il «perdono», come colpe di alcuni «figli della Chiesa», non dell’istituzione; condiscendenza nei confronti di governi e regimi militari violenti, ma benevoli nei confronti della Chiesa, considerati un argine contro il comunismo,soprattutto in America latina (è storia l’immagine di Pinochet e di Giovanni Paolo II affacciati al balcone della Moneda di Santiago del Cile che benedicono la folla, nell’aprile del 1987).
D’amore e d’accordo. Wojtyla e Pinochet.
Messe in fila anno dopo anno (lo ha fatto anche l’agenzia di informazioni Adista con un dossier dal titolo «Santo? Dubito»), le tappe di questa restaurazione mostrano la storia di un «altro» pontificato che, in questi giorni di ubriacatura mediatica e apologetica per Giovanni Paolo II «il grande», come ebbe a dire l’allora segretario di Stato vaticano, il cardinal Angelo Sodano, subito dopo la morte del papa, sembra cancellato. Pochi mesi dopo l’elezione al soglio pontificio – il 16 ottobre del 1978, superando il conservatore Giuseppe Siri, arcivescovo di Genova, e il «progressista» Giuseppe Benelli, arcivescovo di Firenze-, nel gennaio del 1979 Wojtyla partecipa alla terza conferenza dei vescovi latino-americani e mette in riga la teologia della liberazione, che aveva teorizzato «l’opzione preferenziale per i poveri» e incarnato il Vangelo nelle condizioni storiche dei popoli oppressi, punendo i teologi accusati di marxismo e di fare «lotta di classe».
Dopo di loro sarà lungo l’elenco delle teologhe e dei teologi progressisti puniti o ridotti al silenzio; dei vescovi, delle religiose, dei religiosi e dei preti «fuori le righe» isolati, costretti ad una rigida obbedienza o rimossi, da Oscar Romero, prima di essere ucciso dagli squadroni della morte della giunta militare al potere in Salvador, ai fratelli Ernesto e Fernando Cardenal, coinvolti nel governo sandinista in Nicaragua, fino al vescovo francese Jacques Gaillot, troppo schierato a fianco degli emarginati. Poi i provvedimenti per potenziare l’autorità centrale: rafforzamento della curia romana e declassamento dei sinodi dei vescovi e delle conferenze episcopali; «giuramento di fedeltà» al magistero pontificio anche senza una esplicita «definizione dogmatica» e ampliamento della «infallibilità papale» anche a quei principi «non contenuti nelle verità di fede»; riaffermazione della superiorità assoluta della Chiesa cattolica romana sulle altre Chiese cristiane «sorelle» e del cattolicesimo sulle altre fedi, in una visione dell’ecumenismo assolutamente romano centrica.
1983. Managua (Nicaragua). Papa Giovanni Paolo II ammonisce pubblicamente padre Ernesto Cardenal, ministro della Cultura del governo sandinista di Ortega.
Dopo gli«sbandamenti» del Concilio e le effervescenze del decennio ’68-’77 che attraversarono anche la Chiesa e il mondo cattolico, la missione del pontefice non poteva che essere quella di ricompattare i cattolici sotto la guida della gerarchia, riaffermare il magistero tradizionale contro interpretazioni e letture troppo aperte e progressiste, riconquistare alla Chiesa visibilità e un ruolo di guida della società. E con Benedetto XVI, la missione continua, con ancora maggior forza. (Luca Kocci, il manifesto 30 aprile 2011)
«Era un uomo autoritario che rifiutava il dialogo, mi ha trattato da eretico»
Il teologo tedesco Hans Küng compagno di studi di Joseph Ratzinger.
Intervista a Hans Küng, a cura di Joachim Frank
Professor Küng, Giovanni Paolo II merita la beatificazione?
«Giovanni Paolo II è stato globalmente lodato come un combattente per la pace e per i diritti umani. Ma quello che ha predicato all’esterno è in totale opposizione con la sua politica all’interno della Chiesa, dove ha esercitato un pontificato autoritario, opprimendo i diritti delle donne e dei teologi. Per questo non merita di essere presentato ai fedeli come un esempio».
Certo, personalità imponenti come Giovanni Paolo II scatenano sempre una certa opposizione.
«Il problema non è dover beatificare uomini imperfetti, ma personaggi i cui errori hanno costituito le basi del proprio operato. Nel processo di beatificazione, i lati oscuri di Giovanni Paolo II non sono stati tenuti assolutamente in considerazione. Non c’è da meravigliarsi se a tal proposito il Vaticano non voglia ascoltare testimoni come il sottoscritto».
Lei cosa avrebbe testimoniato?
«Personalmente, ho pur sempre costituito il primo grande caso di inquisizione promosso da questo Papa. Non mi ha dato la possibilità di difendere le mie posizioni teologiche, per le quali mi è stata ritirata la cattedra di teologo cattolico ufficiale nel Natale del 1979. Eppure era palese che papa Wojtyla non avesse letto neanche uno dei miei libri. Ma questo non lo frenava a condannarli. Di qui si evince come questo Papa sia stato intollerante e contrario al dialogo. Del resto, il suo comportamento nei confronti dei teologi sudamericani della liberazione è stato l’esatto opposto di quello che un esempio cristiano dovrebbe rappresentare».
Ma lei non pensa che posizioni su temi quali il celibato sacerdotale siano ampiamente condivise dalla Chiesa e dai suoi fedeli?
«L’obbligo del celibato nasce da un abuso di potere pontificio nel Medioevo. È stato introdotto solo nell’XI secolo, infrange la tradizione della Chiesa e, ancora peggio, il Vangelo. Gesù ha consigliato, non imposto, il celibato. Perciò questo dogma deve essere abolito».
E l’ordinazione sacerdotale delle donne?
«Questo è un caso un po’ più complicato, perché nella cerchia dei Dodici Apostoli c’erano effettivamente solo uomini. Tuttavia, sin dall’inizio le donne hanno accompagnato Gesù nella sua missione, ed è certo che le donne nelle prime comunità ecclesiastiche abbiano costituito parte attiva nelle funzioni religiose. Ma tutto questo viene messo a tacere dalla Chiesa».
Più in generale, cosa pensa dei processi di beatificazione e canonizzazione?
«In origine erano i fedeli, per mezzo della loro inflessibile devozione, a decidere se qualcuno meritasse di diventare santo. Ad esempio, Francesco di Assisi è stato canonizzato dal popolo. Di questo processo, dal 1200 in poi, la curia romana ne ha fatto un privilegio papale. Ciò ha spesso trasformato un buon uso in abuso».
Secondo lei questo si verifica anche oggi?
«Mi sembra logico. Il successore canonizza il Papa precedente, una pratica già vista a Roma in epoca imperiale, quando sistematicamente gli imperatori paragonavano il loro predecessore a Dio. I processi di beatificazione e canonizzazione servono al Papa per mettersi in mostra. Come un sovrano assolutista, Benedetto XVI ha infranto il diritto canonico per poter beatificare alla spiccia Giovanni Paolo II mediante l’aggiramento dei termini temporali stabiliti e l’approvazione di una delle più dubbie guarigioni miracolose».
Con quali vantaggi?
«Probabilmente l’attuale Papa crede che, beatificando il suo predecessore, possa cancellarne tutte le malefatte. Dimentica però che con l’individuo viene beatificata anche la sua politica. Wojtyla e Ratzinger sono i massimi responsabili della malattia cronica di cui è affetta la Chiesa cattolica. Dietro la sfarzosa facciata di pomposità della grande liturgia romana, in tante comunità cattoliche si staglia un vuoto assoluto».
Però, all’epoca della morte di Giovanni Paolo II nel 2005, sono stati proprio i fedeli a chiederne l’immediata canonizzazione.
«Ma il “Santo Subito” è stata un’esortazione pilotata. Me li ricordo gli striscioni “spontanei” di Piazza San Pietro: tutti di stampa meticolosa, raffinata. È stata una palese messa in scena da parte di gruppi cattolici, conservatori e reazionari, che sono molti forti soprattutto in Spagna, Italia e Polonia». (la Repubblica 30 aprile 2011)
«Embè», sembra chiederci Wojtyla, «dove sta lo scandalo? Forse che in America Latina la Chiesa non è sempre stata dalla parte dei ricchi difesi da dittature sanguinarie? Qualsiasi mezzo è lecito per contrastare il marxismo».
La Chiesa approvò Guantanamo
I cablo di WikiLeaks rivelano che, ai tempi di Wojtyla, in Vaticano si discusse dei trattamenti disumani inflitti nel campo di prigionia illegale: e alla fine fu deciso di appoggiare comunque la mano dura degli Usa. Per saperne di più, clicca qui.














Buon Dio, le foto del Santo Padre con il Generale Pinochet si sprecano, non è bastata quella penosa visita di Papa Giovanni Paolo II al rabbino Toaf?
Per certi pennivendoli giustiliazisti a tutti i costi, bisognerebbe ritornare alla gogna nelle pubbliche piazze.
Le fonti citate poi, La Repubblica e il manifesto, sgombrano il campo da ogni possibilità di analisi obbiettive!
Anticomunismo, sempre!!
Commento molto dibattuto. Tu cosa ne pensi?
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Caro francesco (il minuscolo è voluto).
Ti ringrazio per i tuoi commenti,
mi fanno capire che a questo mondo c’è veramente posto per tutti…
Forse anche San Francesco avrebbe avuto qualche difficoltà
ad interloquire con te…
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Ma va a cagher , dement.
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Solo in Italia abbiamo dato spazio a questa ridicola farsa della beatificazionone, ma di fatto non è tutto assolutamente ridicolo quello che l’uomo ha inventato senza una minima prova per dare un motivo alla sua esistenza ? A me basterebbe che i credenti, i non pensanti, avessero la compiacenza di non interferire minimamente nella vira altrui, ma da noi purtroppo non avviene, e dobbiamo sorbirci i giudizi di chi fa del simbolico verità assoluta, di chi crede insomma, senza pensare…
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Out of theme .
Editor e’ cambiata l’aria nelle stive o devo restare ancora a terra?
Oppure e’ intervenuta la Signora Fiamma N……….. che segue molti blog attenta dove si sparla dei Suoi correligionari?
Sa faghia ?
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È stata chiamata una ditta specializzata nella derattizzazione. Non sei mai stato autorizzato ad abbandonare la nave. Fai sempre parte della ciurma. Un abbandono da parte tua sarebbe considerato ammutinamento. Abbi fede e, soprattutto, fiducia.
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