Un liceo per Emilio Taverna
di Sergio Caroli
Un liceo di Parma è stato intitolato ad Attilio Bertolucci. Non ho nulla contro questa iniziativa anche se, personalmente, ho assai più di una riserva su Bertolucci in quanto «grande poeta», ma riconosco trattarsi di un giudizio del tutto personale. «De gustibus…».
Mi preme invece ricordare un insigne concittadino – la cui memoria è oggi sepolta nel fracasso della cosiddetta «european-city» – che, nel campo della scuola e della cultura, ha meriti altissimi seppure non ne sia stato in permanenza strombazzato il nome.
Mi riferisco ad Emilio Taverna, ineguagliabile professore di letteratura italiana e latina al Liceo Romagnosi, istituto nel quale svolse la sua attività di insegnante dopo aver lasciato «quaranta chili delle sue povere carni dietro i reticolati del lager nazista indenne da ogni cedimento»: ufficiale dell’esercito catturato dai tedeschi sul fronte jugoslavo dopo l’8 settembre, non volle firmare la carta di adesione alla Repubblica Sociale di Salò.
Per ragioni professionali ho conosciuto, attraverso i loro scritti, molti ed anche assai valenti critici e storici della nostra letteratura, ma nessuno – se si escludono Francesco De Sanctis e Benedetto Croce – mi ha impressionato come Taverna per profondità di pensiero, sensibilità e originalità interpretativa, finezza ed eleganza d’eloquio.
Uomo di vasta e profonda cultura d’impronta storicistica, laica e risorgimentale e di orientamento politico socialista, alieno da qualsiasi ambizione di carriera, di prebende e di «posti», Taverna profuse – a titolo gratuito – la sua superba intelligenza anche come assessore alla Cultura e al Teatro Regio di Parma negli anni Cinquanta. Chiunque lo abbia conosciuto – anche coloro che gli furono avversari sui banchi del Consiglio comunale – gli riconobbe moralità cristallina e altrettanto cristallina coerenza.
Già allievo di Ferdinando Bernini, grandissimo latinista, al liceo Romagnosi, istituto dal quale era uscito alla maturità con una media prodigiosa, Taverna vinse contemporaneamente i concorsi di ammissione alla Scuola Normale Superiore di Pisa e al Collegio Ghislieri di Pavia, optando per il primo istituto, dove fu l’allievo prediletto di Luigi Russo che lo onorò della sua amicizia fino alla morte. Vinse, giovanissimo, nel 1938, la cattedra di italiano e latino nei licei classici.
Anche Bertolucci, che nel 1937 aveva fondato a Parma, con Pietrino Bianchi, il Cine-Guf (Gruppi Universitari Fascisti), insegnò, come semplice incaricato, storia dell’arte al Romagnosi, ma nel 1951 lasciò la scuola: si trasferì a Roma dove diresse la rivista dell’Eni. Per questa ragione Pietrino Bianchi lo chiamava scherzosamente «il poeta assoldato» (debbo la testimonianza all’amico Luciano Dalla Tana, memoria storica della Parma colta del dopoguerra).
Quando si vorrà dedicare a Emilio Taverna il nome di un liceo, sarà il doveroso e sempre tardivo omaggio a un grande maestro e un grande uomo.














Credo basti fare un’istanza al Comune di Parma, che dovrebbe avere una commissione all’uopo strutturata.
Anche se tardiva, l’ intitolazione potrà essere sempre ben accetta.
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