Berlusconi, alunno modello della scuola privata
A leggere questo istruttivo e divertente articolo dell’insegnante, scrittore e giornalista Marco Lodoli, si capisce bene perché l’Innominabile ce l’abbia tanto con la scuola pubblica. Lui ha frequentato un istituto privato. Un «diplomificio» dello stesso tipo di quelli descritti qui di seguito.
Per chi suona la campanella
di Marco Lodoli
La scuola pubblica vacilla sotto le bastonate del governo, sotto le radiazioni mortali delle televisioni e dei nuovi valori dominanti, disprezzata e vilipesa dal primo che passa e dal primo ministro. I professori sono piuttosto vecchi e giovani non ne arrivano, graverebbero troppo sul deficit; anche gli edifici spesso sono malridotti, sistemarli sarebbe un altro costo impossibile; i programmi spesso sono astrusi, frutto di tanti anni di astrattismi furibondi; i ragazzi sono confusi, a volte addirittura maleducati, imparano poco, pensano ad altro o a niente.
Eppure, se vogliamo che l’ Italia abbia un futuro, dobbiamo tenerci stretta questa scuola così malridotta e cominciare ad amarla di nuovo e di più, dobbiamo investire denaro e energie nell’unico laboratorio culturale che il paese possiede. Certo, ci sono le scuole private,e sono tante: ma vogliamo vederle un po’ più da vicino, vogliamo entrarci?
Appena laureato ho lavorato alcuni anni in diplomifici preoccupati di una sola cosa: la retta mensile. Non c’era problema didattico o disciplinare che non potesse venir spianato da un assegno.
Ricordo anche il volto attonito del gestore della mia prima scuola quando si rese conto che avevo rimandato in storia il rampollo di una nobile famiglia: «Ma quelli pagano, pagano! Lo capisci o no? Quelli ci mantengono a tutti quanti, anche a te che vuoi fare l’ eroe! I soldi nella tua busta paga ce li mettono loro, è chiaro?». E gli studenti questo lo sanno benissimo, questi principi vengono loro inculcati – per usare un verbo alla moda – concordemente dai genitori e dalla scuola. Sanno di andare avanti spinti dal soffio di una mazzetta frusciante di banconote: do ut des, pagare moneta vedere cammello, tanto dal ministero non arriva nessuno a controllare.
L’educazione si snoda attorno a un solo comandamento: i ricchi se la cavano sempre, anche quelli decerebrati. Poi ci sono le scuole private d’elite, e anche queste stanno aumentando perché fanno promesse importanti. Qui non si tratta più di salvare i mentecatti, qui si tratta di preparare il club dei migliori. «Non conta la conoscenza, contano le conoscenze», questo è lo slogan implicito delle nuove scuole private, quelle con gli stemmi, i nomi inglesi, le divise stirate e inamidate. Qui ci si iscrive in una loggia che durerà nel tempo: ci si scambiano indirizzi, visite, week-end, sorelle e fratelli, qui si cementa la nuova classe dirigente. A volte c’ è una spolveratina di cattolicesimo, zucchero a velo, ma di sicuro in nessun luogo al mondo le parole di Gesù valgono meno che qui: amore, fratellanza, carità sono solo carta da parati. Qui i cammelli passano in fila e al trotto nella cruna dell’ago. Le rette si aggirano attorno ai mille euro al mese proprio per fare selezione, per tenere fuori i miserabili.
Quali valori sociali vengono inculcati nelle tenere menti dei vari Jacopo e Coralla? Non perdete tempo nella commiserazione, fate finta che tutto vada bene e andate avanti, il mondo vi aspetta! Per tenere insieme la società c’è solo la scuola pubblica. È commovente vedere come i ragazzi italiani e i ragazzi che in Italia sono arrivati da lontano riescono a stare bene insieme, a capirsi, a spiegarsi, quanta solidarietà c’è tra tutti quanti, quanti discorsi crescono insieme e si intrecciano al futuro. Bisogna solo rendere la nostra scuola più bella, perché sia il fondamento di una società giusta: bisogna credere in questi ragazzi, proteggerli, farli crescere bene, anche se non hanno mille euro al mese da spendere. (la Repubblica, 3 marzo 2011)














Accidenti, io sono entrato in pubbliche e private come “esperto”. In una seconda elementare privata ho visto questo; alcuni bambini sono arrivati dopo una “cattiva esperienza” nella scuola pubblica. La maestra, che non invidio assolutamente, si è trovata con un discreto numero di bambini “in difficoltà”. Qui ho conosciuto solo questa classe e non vorrei generalizzare, comunque so per certo che qualche genitore manda i figli nella convinzione di preparare loro un “avvenire migliore”. La mia esperienza diretta mi dice che sbagliano… Nelle pubbliche, dove ho conosciuto qualche decina di classi, ho sempre trovato maestre (e maestri) che fanno e sanno fare bene il proprio lavoro. Poi, so di ripetermi, ma questo qui viene ad insegnare alle famiglie, Ma guardi le sue..!!
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Prima di parlare di scuola Berlusconi dovrebbe pensare alle sue ministre con la laurea comprata a Reggio Calabria, e prima di parlare di famiglia dovrebbe pensare alla fine che ha fatto fare alla sua…insomma, caro presidente, stia zitto che fa più bella figura…
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Le scuole private, mediamente, hanno un corpo insegnante di cultura medio-bassa, la cui unica selezione è che sia cattolico e pio e, quindi, piaccia al Rettore dell’istituto in questione. Poi ci sono ottimi insegnanti di latino e greco che sono, notoriamente, preti o, comunque, personale del clero. Tanti sono i motivi genitoriali che spingono a codesta scelta ma, nella stragande maggioranza dei casi, si tratta di alunni poco sicuri e svogliati che, immessi in una scuola pubblica (che fa selezione!) rimarrebbero molto indietro con gli studi. Di questo sonoprincipalmente colpevoli le scuole private laiche!
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Signor Braglia ,ho tre figli ,e nella scuola pubblica ne ho viste di tutti i colori.
Un insegnante di mio figlio alle elementari iniziava sempre ogni lezione con : ” Oggi vi imparo……” da inorridire!
Non mi dilungherò a raccontare il resto ,comprese le lezioni pomeridiane a cui si è costretti (quasi tutti) a 20 euro all’ora.
Anche la scuola pubblica ,come vede ,è alla portata soprattutto dei ricchi.
Per quanto riguarda le bocciature ,pensare che nella pubblica siano promossi solo coloro che meritano, è veramente una favola,si informi bene.
Per ultimo vorrei farle notare che molti insegnanti della scuola pubblica, mettono i figli nelle private,addirittura, a Salsomaggiore perfino i figli della preside erano nella privata.
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Direi correttamente la Preside ha messo i figli nell’unica altra scuola di Salsomaggiore. Mi sembra ovvio, per evitare ogni conflitto di interesse e diversi problemi ai figli.
Non penso certo per autobocciarsi.
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Qual’è il genitore che mette i suoi figli in una scuola dove gli insegnanti sono scadenti, solo per evitare il conflitto d’interesse?
Le dirò di più,l’insegnante di matematica di mio figlio addirittura ha fatto di tutto per avere la propria figlia nella classe dove insegnava ,infischiandosene dei conflitti vari,tanta era la fiducia che nutriva nei colleghi!
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