Ilda Boccassini non ha violato alcuna legge

Pubblicato da Redazione il 10 aprile 2011 in Giustizia |

Ilda Boccassini, classe 1949, procuratore aggiunto al Tribunale di Milano.

di Sergio Caroli

L’articolo «Ruby, Ilda e il Cavaliere: il processo fra torti e ragioni», a firma di Domenico Cacopardo (Gazzetta di Parma dell’8 aprile, rubrica Opinioni) esige una risposta.

«Poiché il reato di concussione – egli scrive – è il reato del pubblico ufficiale che, in questo caso, è il presidente del Consiglio sul quale ha competenza il tribunale dei ministri, la Boccassini e i suoi (sic!) escogitano uno di quei marchingegni per i quali siamo noti in tutto il mondo: Berlusconi avrebbe chiamato il capo gabinetto della Questura di Milano non in qualità di presidente del Consiglio, ma come un comune cittadino. Con questo sofisma (non c’è chi non veda come la “qualità” del presidente del Consiglio non sia separabile dall’uomo che riveste la carica) si sostiene la richiesta di giudizio immediato del Gip».

Premesso che a renderci malinconicamente noti nel mondo intero sono oggi ben altri fatti, non occorre essere eminenti costituzionalisti per sapere che una cosa è la qualità, un’altra è la funzione di un presidente del Consiglio. Non essendo Berlusconi il ministro dell’Interno – al quale per legge competono i rapporti con le questure – le pressioni del premier sulla questura di Milano per ottenere (a seguito, per inciso, della telefonata ricevuta da una prostituta brasiliana) il «rilascio» di Ruby si configurano come abuso della sua qualità e non della sua funzione di primo ministro. Duole per il Cacopardo, ma per il diritto non valgono le norme («un tanto al chilo») che si applicano al «Prezzaccio».

«Una magistrata di lungo corso come la Boccassini – scrive poi l’articolista – commette l’errore di depositare intercettazioni telefoniche del presidente del Consiglio. Un errore? Non è credibile che la Boccassini  abbia commesso un simile sbaglio: non resta che l’evidenza di un atto rivolto allo sputtanamento (illegale) dell’imputato». È un’affermazione assai grave: si accusa la Bocassini di malafede.

Il capo della Procura di Milano, Bruti Liberati, ha posto fine ai fracassi in argomento con parole risolutive e che non ammettono replica. Non c’è stata violazione alcuna di legge. Ma elenchiamo i fatti. Il Corriere della Sera rinviene fra le 20mila pagine depositate dalla procura di Milano tre foglietti, tre brogliacci di polizia con telefonate della Minetti, della Polanco e della Skorkina con Berlusconi. Vi si apprende che il premier, già dal 1° agosto 2010, quattro mesi prima di essere indagato e tre settimane dopo il primo interrogatorio di Ruby, era al corrente dell’esistenza di un’inchiesta per lui potenzialmente esplosiva: di qui il suo adoprarsi per raccogliere testimonianze volte a dimostrare la maggiore età di Ruby. A tale scopo alla Skorkina egli promette «benzina», ovvero quattrini tramite Spinelli, alla Minetti un seggio in parlamento, alla Polanco contratti Mediaset. Le tre testimoni non vengono però convocate, per le indagini difensive, nello studio dell’avvocato Ghedini, bensì dalla segretaria del premier. La quale suggerisce addirittura la versione che debbono fornire a Ghedini: «costruire e verbalizzare la normalità delle serate del presidente Berlusconi» (roba, per inciso, da arresto immediato per inquinamento delle prove). Quelle telefonate – legittimamente intercettate sulle utenze di tre private cittadine – non sono trasmesse alla Camera per ottenerne il nulla osta all’uso contro il presidente del Consiglio. La procura di Milano ritiene infatti superflui quei brogliacci, che potrebbero però valere nel processo contro la Minetti, Mora e Fede. Di qui la loro mancata distruzione. Quand’anche poi ne avesse disposto la distruzione, la Procura avrebbe dovuto, per legge, notificarli ai difensori del premier e degli altri intercettati per garantire i loro diritti. Cosa che ha fatto per inderogabile obbligo garantista. Di qui l’improvviso ammutolirsi della canea – compresi gli insulti – che troppi avevano troppo in fretta lanciato – mal gliene incolse – all’indirizzo di Ilda Bocassini.

Domenico Cacopardo, classe 1936. Tra i suoi prestigiosi incarichi si ricordano quelli di vicecapo di gabinetto e capo della segreteria tecnica di Salvatore Lauricella, ministro socialista dei Lavori pubblici; magistrato alle acque di Venezia e poi capo di gabinetto di Gianni De Michelis, ministro delle Partecipazioni statali e Lavoro; capo di gabinetto di Carlo Scognamiglio, presidente del Senato prima e in seguito ministro della Difesa; consigliere di Massimo D’Alema e Giuliano Amato a Palazzo Chigi.

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3 Commenti

  • avatar jak scrive:

    Vai “TITTI LA ROSSA” facci sognare e condanna il giullare.

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  • avatar roberto braglia scrive:

    Penso che gli italiani siano tutti molto stanchi di queste chiacchiere sulle escorts (si noti che metto la s per non mettere un diverso plurale) del Rifatto: tutti hanno capito che Bugiardoni ha avuto una fifa blu quando Ruby è stata portata in questura ed, essendo conscio di averla “usata” da minorenne, ha fatto di tutto e di più per cercare di allontanarla dagli uffici della PS. Anche i bimbi delle elementari hanno capito che il Brevilineo e tutti i suoi accoliti si arrampicano sugli specchi per infangare la Magistratura e distorcere l’attenzione dal reato commesso ma, secondo me, la cosa più stupida che è stata fatta è stata quella di andare a casa di Ruby per cambiarle la data di nascita: una vera ingenuità del Brevilineo che dimostra non solo la sua colpevolezza ma anche l’elevata dose di mafiosità che si addensa in una così pur piccola statura!!

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