Intervista a Perla Genovesi, l’ex candidata parmigiana di Forza Italia (quattro voti a Fidenza) accusata di narcotraffico

Pubblicato da Redazione il 4 aprile 2011 in Rassegna stampa |

di Tommaso Caldarelli

Il tribunale del Riesame ha disposto la cessazione degli effetti della misura di custodia cautelare agli arresti domiciliari spiccata nei confronti di Perla Genovesi (nella foto). L’ex candidata di Forza Italia è dunque di nuovo a piede libero, in attesa del processo al tribunale di Palermo. Contatto Perla Genovesi, 33 anni, originaria di Parma, sul suo numero di cellulare.

Ho già inviato un messaggio per concordare un appuntamento, ma non mi ha risposto: e allora, chiamo. Mi risponde una voce con un accento emiliano appena meno pronunciato di quanto mi aspettassi. E’ la voce della donna che per prima ha parlato, proprio nel bel mezzo del caso Ruby, di Nadia Macrì, l’escort reggiana che poi molto ha raccontato delle serate di Arcore – anche nella famosissima puntata di Annozzero. Il coinvolgimento di Perla nella storia dei sotterranei della casa del Cavaliere è in gran parte marginale, visto che lei è nei guai per tutt’altro motivo: le accuse che le muovono i pubblici ministeri di Palermo sono di narcotraffico internazionale. La Genovesi sarebbe stata il ricettore di un traffico internazionale di stupefacenti piuttosto articolato, che partiva dalla Spagna e approdava in Sicilia, secondo le accuse dei magistrati. Ma nei verbali da lei rilasciati ai Pm ci sono molte altre cose: Nadia Macrì appunto, soldi che girano al San Raffaele di Milano, Marcello dell’Utri e una strana agenzia di pubblicità che avrebbe garantito la candidatura nelle liste del PdL, Renato Brunetta e i suoi favori ad una escort, veri o presunti. Perla, durante tutto il nostro colloquio, sarà sempre molto attenta a parlare con circospezione e discrezione: troppo stretto il margine che la separa da un peggioramento della sua situazione. Non una parola di troppo. Forse è per questo che quando la contatto mi dice: “So già quello che devo dirvi, ho un pensiero che vorrei esprimere, se vuoi farmi delle domande su quello…”. Io, che ovviamente non so di cosa stia parlando, le propongo, se ha qualcosa di preciso da raccontarmi, di iniziare dicendolo. Facciamo dunque finta che quest’intervista si apra con una domanda, un po’ retorica in verità.

Signora Genovesi, ha qualcosa da dichiarare?

Sono uscite notizie non corrispondenti al vero. Evidentemente qualcuno ha voluto strumentalizzare la vicenda per interessi che esulano dal processo; è evidente che non posso consentire che la mia persona venga utilizzata per  questi scopi. Bisogna fare chiarezza su quanto accaduto anche se immagino  che la stampa non darà spazio a queste dichiarazioni, o lo spazio sarà molto meno rispetto a quanto concesso alle menzogne che mi hanno infangata. Sebbene appena rimessa in libertà il 23 di marzo, ho trovato la mia macchina parcheggiata e danneggiata da ignoti. Non ho intenzione di farmi intimorire in questo modo, e vorrei dire alle persone che si ritengono mie nemiche, che io ritengo di aver molti meno nemici di quanto sia apparso leggendo i giornali. Essendo in corso le indagini non posso e non voglio dire nulla e mi riservo di professare la mia innocenza davanti ai giudici, non volendo continuare a fare quello che mi è stato già fatto, ovvero processi mediatici non veritieri. Quando ci sarà finalmente la possibilità di difendermi da tutti gli attacchi e tutte le menzogne dette, a quel punto la verità verrà a galla e non avrò nessun problema a dichiarare la mia innocenza davanti al mondo.

Sicura dunque di non volerci raccontare la sua versione della storia?

No, perché sarebbe un processo mediatico. Io non ho bisogno di amicarmi (sic) nessuno fra i giudici né fra i Pm e nell’opinione pubblica, non mi interessa. Per me è più importante andare in aula e dimostrare la mia innocenza. Per questo non racconto la mia versione dei fatti oggi a voi; ripeto, non ho nessun bisogno di amicarmi l’opinione pubblica.

Signora Genovesi, qualcuno potrebbe pensare che lei abbia qualcosa da nascondere.

Può darsi, non è così. Le notizie che sono uscite non corrispondono al vero, e sono state tutte strumentalizzate. Anche se fra i fatti che sono usciti ci sono cose vere, nell’insieme, pur fra tante cose dette, il quadro di me che emerge è completamente falso. Sono stata completamente strumentalizzata, al 100%; quello che faccio qui è un attacco alla stampa, beninteso. Poi, se dietro ai giornali ci sono persone interessate a far uscire le cose in modo diverso dalla realtà, questo non lo posso dichiarare, o forse non voglio.

E quali sarebbero le cose non vere al suo riguardo?

Beh, per esempio che sarei una narcotrafficante internazionale. Tutti hanno scritto e pubblicato per mesi una mia fotografia bruttissima, scattata la mattina dell’arresto mentre stavo male, avevo avuto una colica, ero finita in ospedale la sera prima; sui giornali di Parma hanno pubblicato le mie foto per settimane se non mesi, come se fossi già stata processata e condannata; questo mi ha dato fastidio, l’ostentazione della certezza, la voglia di far sembrare che il caso era chiuso. Cos’è un giornale, il giudice? Io ho subito solo un arresto cautelare, ancora non c’è stato un processo, ma i giornali l’hanno già fatto. E chi paga per questo? Con quale autorità? Con quale diritto? Alcuni direttori dei giornali dovrebbero essere i primi a pagare, altro che finanziamento pubblico alla stampa.

E i Pm che l’accusano? Lei è rinviata a giudizio, c’è un giudice che si è già espresso sulla sua situazione.

Per ora non ci sono gli atti. Anche se io posso pensare molte cose di ciò che pensano i Pm di me, aspetto di vedere gli atti scritti.

Ripeto: ha qualcosa da nascondere? Guardi che così ne da l’impressione.

No. Non sono stati depositati gli atti: io non so bene le accuse a mio carico quali siano. Sono quelle note? Sono cambiate? Davvero, io ad oggi non so quali accuse mi vengono rivolte. Ci sono delle persone che stanno mentendo. Ci sono notizie non rispondenti al vero.

Signora Genovesi, lei si sforza nel non farsi capire. Ci spiega bene quale è la sua situazione processuale? Lei dice e non dice.

Non è vero, ci sono delle cose che affermo in maniera molto precisa. Primo, non credete a ciò che i giornali dicono su di me: sono tutte notizie false e strumentalizzate. Secondo, potrebbe essere, ma io non lo so, che qualcuno faccia in modo che la stampa mi attacchi. Terzo, ho trovato la mia macchina danneggiata: ma vorrei far sapere ad alcune persone che mi considerano loro nemica che si sbagliano.

A chi parla?

No, no, non specifico a chi mi riferisco.

Mah. Sarebbe opportuno ricominciare dall’inizio, d’altronde lei è stata una protagonista della cronaca politica italiana per qualche tempo: lei è stata la persona che ha tirato in ballo il nome di Nadia Macrì, l’escort reggiana che ha parlato di droga nei festini di Silvio Berlusconi…

No no, un attimo, queste cose le ha dette lei. Io l’ho tirata in ballo, ho tirato in ballo Nadia Macrì perché lei mi ha raccontato di aver conosciuto bene Silvio Berlusconi, e l’ho fatto perché dovevo giustificare ai Pm 5 anni di intercettazioni telefoniche, perché dovevo giustificare le mie telefonate, insomma: i magistrati volevano sapere cosa intendessi nei miei dialoghi. Io ho nominato la Macrì per chiarire la nostra posizione reciproca. Fra noi c’è una semplice amicizia, ho sempre cercato di aiutarla in maniera sincera, per esempio facendole conoscere un Brunetta, un qualcuno che la potesse aiutare per la storia del figlio. Lei mi aveva  detto solo degli incontri con Berlusconi, non mi aveva detto della droga, non mi aveva detto delle minorenni. Con questo non dico che la Nadia Macrì dica il falso, anche perché è un po’ di tempo che non ci frequentiamo più come una volta. Dico solo che queste cose lei non me l’aveva dette. Io non sono testimone di ciò che lei ha raccontato.

E quindi?

Motivo in più per affermarmi innocente. Come ho detto, su di me sono state dette cose non vere.

Veramente agli atti ci sarebbero le sue telefonate ad Arcore. Ne ha fatte parecchie…

Avevo delle conoscenze nella segreteria di Arcore. Chiamavo i miei contatti lì.

E perchè chiamava Sandro Bondi a casa di Silvio Berlusconi?

Non ricordo, l’avrò chiamato quando lui si trovava lì per altri motivi. In ogni caso da Villa San Martino possono metterti in contatto anche con gli uffici di Roma, per cui era più comodo.

Risulta però anche che da Arcore la richiamassero…

Sì, erano i miei contatti che mi richiamavano.

Risulta una sua telefonata alle 6 del mattino…

Ma no, sarà di certo partita da sola una telefonata, a quell’ora…In ogni caso chiamavo Arcore per vari motivi che non posso dichiarare perchè sono secretati in atti di indagine. Ma in ogni caso non per questioni connesse al traffico di droga.

Sarà. E quali sarebbero le cose vere che invece sono emerse?

Per esempio che era nata un’amicizia con alcuni politici, che ero di Forza Italia, che ero un’attivista, che ero una giovane in carriera….

Si, va bene, ma non credo sia questa la materia del contendere. Lei è all’onore della cronaca per altri motivi; per esempio, lei ovviamente conferma di essere stata l’assistente di Enrico Pianetta, senatore del PdL?

Sì, ma anche per molti altri politici. Lui è stato uno dei tanti.

E che cosa possiamo dire di ciò che di  lei è emerso sulla stampa, dove si racconta che il senatore Pianetta venne ricompensato da Berlusconi con un posto sicuro in lista nel PdL per le elezioni politiche, grazie ai servizi che aveva procurato all’ospedale San Raffaele? Una sorta di candidatura a pagamento, o comunque di ricompensa.

Ma non c’è niente da confermare o da smentire. Sono cose che mi ha detto Pianetta, e cose che mi sono state dette in maniera non chiara. Erano parole che potevano essere interpretate in vario modo.

Allora si è sbagliata quando ha raccontato quelle vicende?

Non dico questo. Io ho detto delle cose in maniera dubbiosa: io per prima non credevo a determinate parole e volevo capire come stava veramente la situazione. Insomma le cose che ho detto potevano essere meglio indagate, erano spunti. E io per prima ho detto ai Pm che non credevo del tutto all’episodio che raccontava Pianetta.

Va bene ma lei dichiara cose molto precise…

Si ma io ho detto anche cose positive su Pianetta, sulla sua attività politica, e non mi sembra che qualcuno le abbia pubblicate.

Scusi eh, ma davanti a quello che esce a suo carico, non è strano che nessuno pubblichi dichiarazioni del genere. Di lei si dice che andò personalmente da Mario Cal, tesoriere dell’ospedale e braccio destro di don Luigi Verzè, per occuparsi personalmente del posto in lista del suo senatore.

Sì ma ho detto a Mario Cal “candidate il mio senatore sennò vi facciamo la guerra”. Sono andata lì e ho fatto capire che Pianetta meritava qualcosa di più; d’altronde il mio senatore ha molto molto aiutato il San Raffaele.

Stop. A questo punto Perla mi racconta qualcosa di ulteriore sul ruolo di Enrico Pianetta e sui suoi rapporti con l’ospedale San Raffaele di Milano. Io scrivo puntualmente tutto quello che ci dice, e, al termine dell’intervista, chiudo la telefonata. Sono più o meno le 12 di sabato 2 aprile. Il giorno dopo, alle ore 9.39 della domenica, Perla mi richiama. E mi confessa che vorrebbe rimuovere alcune parti di quanto ha dichiarato, in particolare questa parte, quella sul ruolo di Pianetta al San Raffaele. “Vorrei prima parlarne con il mio avvocato”, mi dice. Io le dico che sono disponibile a correggere le sue parole prima che l’intervista venga pubblicata, ma che avviserò debitamente il pubblico della correzione. E così: l’intervista originale è stata modificata su richiesta di Perla Genovesi stessa, che ha ritenuto di dover consultarsi con un legale prima di dichiarare alcune cose – anche se molte delle affermazioni che ci ha chiesto di non pubblicare erano già state diffuse da vari organi di stampa, e sono più o meno facilmente rintracciabili. In ogni caso, il nostro colloquio riparte da qui.

Si rende conto di quello che dice? Sta dichiarando che Enrico Pianetta ha voce in capitolo sulla gestione del San Raffaele…

No non ho detto questo; intendevo che Pianetta è stato più volte presente alle inaugurazioni. Una personalità come lui dava comunque prestigio all’Ospedale.

Al di la di questo, bisogna andare al San Raffaele per un posto nelle liste del PdL? Non ci si deve rivolgere, per esempio, a via dell’Umiltà?

Io non ho chiesto un posto in lista per nessuno, ho fatto capire a Mario Cal che magari poteva intercedere con don Luigi Verzè, vista la sua amicizia con Silvio Berlusconi, non per ottenere un posto in lista, ma per ottenere un posto migliore di quello che a Pianetta era stato prospettato.

Va bene, andiamo avanti. C’è un’altra storia che la riguarda, quella dell’agenzia pubblicitaria legata al figlio di Dell’Utri, che sostanzialmente, secondo quanto da lei dichiarato, doveva essere pagata per procurare un posto nelle liste del PdL.

Anche qui, l’intera storia è stata strumentalizzata. Io ho detto che una persona,  con tono da pettegolezzo, mi aveva detto che in quest’agenzia  facevano determinate cose. E le notizie sono state strumentalizzate, sono state aggiunte cose che io non ho detto, altre sono state modificate e manipolate. Come ho detto prima, ho raccontato cose sentite e cose viste in prima persona, ma anche cose di cui non avevo certezza, essendo sempre molto chiara con i Pm riguardo quello di cui io potevo essere certa e di quello di cui potevo non avere, appunto, certezza, sincerandomi sempre che le cose di cui non avevo questa certezza fossero usate sempre e solo come spunti di indagine. C’erano dei motivi per i quali io ho raccontato determinate cose, così, senza filtro, di cui adesso però non posso parlare.

Prego?

Non ne posso parlare. Sono stati riportati anche dei pezzi di interrogatorio senza sentire il tono di voce e senza il contesto, estrapolando insomma,  il che modifica di molto ciò che potrei aver detto.

Scusi, eh, ma le leggo il virgolettato di ciò che lei ha dichiarato. : “Al pm che le chiede a chi andavano i soldi, la Genovesi risponde: «I soldi andavano al partito. Alla fine veniva pagata la candidatura. Era un’agenzia che faceva capo comunque a Dell’Utri o a Forza Italia». «Sarebbe stato legittimo – dice la pentita – se uno decideva di investire questi soldi per una campagna elettorale, ma non per avere una candidatura. E invece non era solo per la campagna pubblicitaria; era per avere la candidatura principalmente”. Non è che c’è molto da equivocare.

Vede? Io ai Pm avevo detto che di queste cose non c’era certezza. Dovevano essere loro ad indagare se erano pettegolezzi. Ci sono cose che io ho detto come dati di fatto e certezze, e altre cose come spunti di indagine. Riguardo queste vicende in particolare non so, non le ho toccate con mano. Non ho parlato con il capo dell’agenzia. Chi me le ha dette, queste cose, non aveva nessun titolo per dirmele.

E chi era?

Ho parlato con il padre di un ex dipendente.

Non le sembra abbastanza?

No, perché sono cose che non gli aveva detto suo figlio, o comunque così lui me le aveva presentate.

E la vicenda del suo posto a Sky ottenuto tramite Bondi?

Tutto falso. La versione uscita dice che Bondi mi avrebbe piazzato  a Sky. E invece ero stata io a chiedere un colloquio – preciso, solo un colloquio – a Sky tramite Bondi. Ma l’azienda non assumeva e non se n’è potuto far niente.

E quando ha detto che le candidature in Italia le decidevano i massoni?

Ma no: intendevo anche, anche i massoni; fra tutti gli organi del potere, fra tutte le persone che potevano dare spinte o meno c’erano anche i massoni. Non credo che sia un mistero, la bocca sulle candidature la metteranno pure loro.

Parliamo di Nadia Macrì e del suo rapporto con Renato Brunetta. Lei ha prima affermato di avergliela presentata, ma lui ha sempre smentito di aver approfondito la loro conoscenza reciproca. “La signora Nadia Macrì mi è stata presentata quattro anni fa, nel corso di un convegno. In lacrime mi espose le sue difficoltà. La conoscenza si è esaurita in quell’unica occasione. Per i suoi problemi gli indicai l’avvocato Taormina. Non l’ho più rivista né sentita ”. Che ci racconta?

Bisogna vedere: potrebbe essere stata strumentalizzata anche la sua frase, io non ho alcuna certezza su quanto lui ha dichiarato.

E allora, qual è il rapporto fra i due?

Nadia Macrì non mi ha mai detto che Brunetta le abbia dato soldi. So che l’ho presentata io a lui, per il problema del figlio.

Quindi, nello studio di Carlo Taormina, che così dice, Renato Brunetta ce l’ha accompagnata si o no?

Secondo me sì. Ce l’ha accompagnata, penso sia vero.

E su quali basi…

Ah, un’altra cosa. Io non ho mai detto che lui, Brunetta, amministrasse i fondi neri del partito; ho detto che avevo sentito questi pettegolezzi da una persona.

Chi?

Non glielo dico. Erano pettegolezzi, e infatti quando i Pm mi hanno chiesto ulteriori spiegazioni, io ho cambiato argomento, ho detto: lasciamo perdere. Ho detto questa cosa qui perché sapevo che lui aveva amministrato i fondi del partito, e nel mio gergo, i fondi li ho chiamati fondi neri. I fondi neri sono i fondi dei partiti, c’è sempre qualcosa che non va. Io i fondi del partito li chiamo tutti fondi neri.

Le consiglierei di stare più attenta al lessico che usa, allora: se parla di fondi neri, qualcuno potrebbe pensare che parla veramente di fondi neri.

Io sono stata attaccata in maniera ingiusta, i giornali hanno scritto cose non vere; in questo momento sto cercando di capire chi sono i miei amici e chi sono i miei nemici. Non voglio che qualcuno mi giudichi innocente solo perché sono simpatica; anche mio fratello se fossi stata veramente una narcotrafficante mi avrebbe querelato in prima persona. Io non mi aspetto che qualcuno copra le mie responsabilità perché sono simpatica; io sono innocente. E voglio capire a questo punto dove sta il marcio.

Pensi, i Pm credono che il marcio sia dalla sua parte.

E io potrei dissentire. Magari hanno frainteso; e in ogni caso pochi indizi non sono sufficienti per arrestare una persona; ci vogliono le prove: altrimenti, basterebbe che io stessi sui coglioni a qualcuno e andrei in galera. Peraltro, siccome nei miei conti bancari di soldi non ce ne sono…

Magari ha dei fondi neri…

Si, e io sarei la più furba della baracca, allora: magari ce li avessi questi fondi. Ma no, io sono molto ingenua, mi sono fidata delle persone e ho sbagliato proprio in questo. Ho sempre cercato il bene delle persone e non il male; l’ho fatto non per un difetto di scarsa malizia ma di ingenuità.

Buona fortuna.

Grazie.

(Tommaso Caldarelli, Giornalettismo, 4 aprile 2011)

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1 Commento

  • avatar press113@hotmail.it scrive:

    Si capisce eccome, La Genovesi tira il sasso e’ nasconde la mano!
    tutta questo vittimismo per srcollarsi le proprie responsabilita’ ed addosarle al prossimo…Nadia Macri’, Sandro Bondi, Brunetta, Ossola.etc

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