Tutti qui a fare la doccia?
Rocambolesca fuga dal Centro accoglienza di Manduria.
«Ho fatto la rivolta a Tunisi, abbiamo impiegato poche ore per dare fuoco al ministero dell’Interno, sappiamo come fare». Sono parole di un ragazzino tunisino che a Lampedusa sta facendo il diavolo a quattro perché non lo fanno restare, perché non lo lasciano passare, perché vogliono respingerlo. Oltre agli atletici giovanottoni bravissimi nel salto in alto della rete, con e senza asta, nella sciagurata isola ci sono parecchi minorenni soli, non accompagnati da genitori né da nessun altro adulto.
Ho letto la minacciosa frase minorile, che risente già del sapore della terra a cui i tunisini sono approdati, nell’articolo di un quotidiano insospettabile. Nel senso che è stato uno di quelli più lesti a sponsorizzare rivolte e rivoltosi nordafricani.
Primo pensiero: se i capi della rivolta tunisina non hanno saputo impedire gli accessi più banali e al tempo stesso preoccupanti, quale incendiare un ministero o distruggere altri beni pubblici che sarebbero stati utili anche per il dopo Ben Ali, beh allora mi viene parecchio da dubitare non solo sulla direzione della rivolta ma anche della sua qualità. Chi può credere che si possa abbattere la tirannie e instaurare la democrazia dando mano libera ai teppisti?
A chi facesse spallucce dicendo che si tratta di mere vanterie adolescenziali senza reale riscontro, oppongo che non è l’unico motivo di preoccupazione sugli sbarcati di Lampedusa. Chi si sobbarcasse l’immane fatica di sfogliare i giornali anziché farsi imbottire la testa dagli imbonitori televisivi di tg e talk show, utili solo a fomentare i tifosi di Bossi o degli ospitali italiani dalla braccia sempre aperte senza se e senza ma (ma ve ne sono ancora?), uniti gli uni e gli altri dall’ambigua esclamazione «povera gente!» al vederli ritratti e rappresentati in un certo modo, ebbene chi si prendesse la briga di approfondire leggendo anziché guardando e commovendosi, scoprirebbe altre piccole perle di tracotanza profuga.
Trascrivo dal resoconto del giornalista Fabio Paoletti, inviato a Manduria dal quotidiano la Stampa e pubblicato ieri, sabato 2 aprile 2010. È una descrizione delle scene di fuga dal Centro accoglienza e delle reazioni dei tunisini che si concludono con le abituali devastazioni. «La motonave Catania che doveva arrivare nel primo pomeriggio con altri 600 clandestini attracca a Taranto con molto ritardo per il fallito tentativo di puntare su Tunisi. Il governo provvisorio non li vuole. I migranti si accorgono del cambio di rotta e a bordo scatenano l’inferno: assaltate le cucine, distrutte le cabine. Rotta su Taranto alla fine. E poi su Manduria».
Immaginiamo gli ammutinati che telefonano e inviano sms a casa: italiani molli e indecisi, arrendevoli facili da manovrare appellandosi ai loro valori di cui si riempiono in continuazione la bocca. Venite: c’è posto anche per voi».
L’articolo, che rende giustizia anche alle inadempienze del governo e delle autorità locali, non trascura di dare conto delle lamentele e delle rivendicazioni degli ospiti del centro di «accoglienza». Uno si lamenta per il menu «a pranzo “maccaroni», solo “maccaroni”… cattivo mangiare), un altro per le condizioni igieniche. «Hossein, 20 anni, dietro la rete grida la sua rabbia,: “Sono stato cinque giorni a Lampedusa senza fare la doccia. Sono qui da sei giorni e non ho ancora fatto la doccia. Da due settimane ho gli stessi vestiti, sopra e sotto… Questa è come Guantanamo!».
Guantanamo? Ma che ne sa? C’è forse stato? La disperazione fa dire bestialità. È comprensibile. Ma immaginarsi l’Italia come un villaggio vacanze delle Maldive all’imbarco e accusarla di essere la più sporca prigione americana allo sbarco è un po’ troppo.
Gli italiani devono darsi una linea e i tunisini che scappano dopo aver fatto scappare Ben Ali devono darsi una regolata. (i. s.)
Tag:Centro accoglienza, Immigrati clandestini, Manduria, Profughi
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i nostri votati politici degli ultimi 20 anni queste brave persone le hanno tanto volute, tanto comprese e aiutate – il tutto con i nostri soldi e negandoci perfino a noi pagatori di tasse su tasse i loro diritti quotidiani – ed ora che le abbiamo che facciamo, togliamo la mano…giammai!!!restate restate cari “fratelli”, tanto le prossime valigie da preparare sono le nostre…andremo noi nei vostri bei paeselli visto che vi lasciano colonizzare l’Italia…qui nessuno può far più niente, ne gli ex sinistrosi come Bossi, Maroni etc ne tantomeno la sinistra stessa…non siamo un paese che punta i piedi, punto..facciamocene una ragione e che dio ci aiuti..non si sa quale se il nostro o il loro…
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