Cattolico praticante uccide il socio con trenta coltellate per non saldare un debito di 17mila euro

Pubblicato da Redazione il 31 marzo 2011 in Cronaca nera, Mass media, Rassegna stampa |

Omicida confesso. Il conduttore Alessandro Cozzi.

Milano. «Sono pieno di debiti, non posso restituirti tutto, posso pagarti a rate?». «No, paga subito o ti porto in tribunale». Ma lui quei soldi proprio non li aveva. E da cattolico praticante, padre di famiglia, apprezzato conduttore di Rai Educational si è trasformato di colpo in un assassino spietato: ha colpito con almeno 30 coltellate il suo ex socio, a cui doveva 17mila euro. È arrivata in poche ore la svolta nelle indagini sull’omicidio di Ettore Vitiello, 58 anni, titolare di un’agenzia di formazione lavoro, ucciso martedì sera nel suo ufficio in via Antonelli, zona Corvetto, a Milano. Gli investigatori della Questura di Milano hanno fermato per omicidio volontario Alessandro Cozzi, 53 anni, una persona conosciuta e stimata nel mondo del terzo settore. Dopo aver ricoperto la carica di Segretario Generale dell’Associazione Faes – Centri Scolastici e di Orientamento tra il 1990 ed il 1994, Cozzi ha condotto, in team con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi, la trasmissione «Diario di famiglia» per Rai Educational e ha lavorato come insegnante e consulente per numerose aziende. L’omicidio presenta alcune analogie con quello commesso l’anno scorso a Como dall’armiere Alberto Arrighi: anche in quel caso, un padre di famiglia incensurato uccise l’ex socio dopo una lite per un debito che non poteva saldare.

Crollato durante l’interrogatorio. Vittima e omicida avevano partecipato a un progetto comune e avevano ottenuto dei fondi regionali, ma Cozzi non aveva mai saldato la sua parte alla società di Vitiello. Da qui il movente dell’omicidio, commesso probabilmente in un raptus di rabbia dopo una violenta discussione. L’omicida era scappato, ma era stato visto da alcuni dipendenti dell’agenzia e aveva cercato inutilmente di far sparire il coltello e gli abiti gettandoli nel Lambro. La polizia, nel corso della serata e della notte, aveva subito ascoltato varie persone, tra cui alcuni testimoni oculari del delitto. Gli agenti hanno controllato il telefono cellulare della vittima e hanno trovato alcuni messaggi con cui la vittima chiedeva insistentemente che gli venisse pagato il debito di 17mila che Cozzi aveva nei suoi confronti: «Se non mi paghi procederò per vie legali». Gli agenti hanno così interrogato, fin dalla serata, lo stesso Cozzi. La svolta è avvenuta mercoledì mattina: dopo ore di domande, alla fine il conduttore Rai ha confessato.

La lotta per il coltello. In base a quanto confessato da Cozzi al pubblico ministero Maurizio Ascione, martedì sera si è incontrato con Vitiello per chiedergli di poter pagare ratealmente un servizio di mediazione svolto per lui dall’agenzia della vittima. Cozzi da anni lavorava nello stesso settore della vittima ed è titolare dell’agenzia di formazione «Milano per la donna». Mesi fa i due avevano deciso di organizzare insieme dei corsi di formazione, e Cozzi aveva ottenuto per questo un finanziamento dalla Regione Lombardia di 34mila euro. Considerando che il corso era stato tenuto assieme a Vitiello, quest’ultimo chiedeva che gli venisse versata la metà del finanziamento. Ma Cozzi avrebbe temporeggiato, chiesto una dilazione perché la sua azienda aveva debiti per 70mila euro e quindi era in difficoltà nel restituire il denaro. Quindici giorni fa i due si erano già incontrati, ma Vitiello non ha accettato il pagamento rateale e ne è scaturita una lite. Secondo il racconto di Cozzi, sarebbe stato proprio Vitiello a tirar fuori il coltello con cui poi è stato ucciso, gridando «Ti ammazzo». Durante la colluttazione, lo stesso Cozzi è rimasto ferito, ma poi avrebbe strappato il coltello dalle mani di Vitiello e l’avrebbe colpito fino a ucciderlo. Quindi è fuggito, gettando i propri abiti insanguinati nel Lambro.

Il fermo. Poi è tornato a casa, in via Piranesi a Milano, poco lontano dall’ufficio di Vitiello. Quando, intorno alle 2 di notte, la polizia l’ha raggiunto nell’appartamento dove vive con moglie e figli, Cozzi ha negato. «Sono rimasto in ufficio fino alle 7 – ha detto all’inizio alla polizia – e i tagli sulle mani me li sono procurati in ufficio». Una storia che da subito non ha convinto né la polizia (a cui le dipendenti di Cozzi avevano detto che lui aveva lasciato l’ufficio alle 18) né il pm Maurizio Ascione, che ha disposto il fermo del conduttore e il suo trasferimento nel carcere di San Vittore, dove è stato sottoposto a una visita. Il medico legale dovrà giudicare se le ferite che sono state riscontrate sulle mani di Cozzi sono compatibili con la dinamica dell’aggressione così come lui l’ha raccontata. Il pm ha disposto il prelievo del Dna sia dell’indagato, sia della vittima, per verificare con le tracce ematiche rinvenute sul luogo dell’omicidio, la dinamica dell’aggressione. Nelle prossime ore sarà inoltre eseguita l’autopsia sul corpo del titolare dell’agenzia.

I colleghi: «Un cattolico praticante». Sconvolti e increduli gli ex colleghi della trasmissione «Diario di famiglia» di Rai Educational. «Siamo sconvolti – afferma una ex collega di Cozzi -, non credevamo possibile una cosa del genere. Lui è una persona molto cattolica, durante la quaresima rispettava il digiuno. Non ci sono parole… fare una cosa del genere per motivi economici è agghiacciante, ora mi chiedo quale disperazione profonda covava quest’uomo». L’ex collega afferma di averlo sentito l’ultima volta a Natale. «Ci siamo scambiati delle mail di auguri», ricorda. «Lui era sempre molto carino e gentile con tutti». Le ultime puntate di «Diario di famiglia» sono state girate l’anno scorso. La trasmissione, secondo quanto viene riportato nella scheda del sito di Rai Educational, «è un progetto che tenta di gettare nuova luce sui piccoli e grandi temi che mettono a repentaglio la serenità delle famiglie. Una lente d’ingrandimento sul nostro quotidiano domestico per comprendere da vicino gli ostacoli relazionali che si frappongono fra noi e i nostri famigliari». Alessandro Cozzi aveva condotto il programma fino all’anno scorso. Le puntate registrate continuavano ad andare in onda anche in questi giorni. (Corriere della Sera, redazione online
30 marzo 2011)

Nota bene. Della vicenda che avete appena letto non ci interessa tanto che l’omicida sia un cattolico praticante impegnato nel terzo settore. Abbiamo puntato su quel titolo per ingolosirvi, inappetenti lettori sempre in cerca di nuovi brividi. Non intendiamo speculare sulla professione di fede di Cozzi. Domani  possono macchiarsi della stessa colpa un pacifico buddista o un comunista recalcitrante. E non ci scandalizza neppure l’indebitamento privato. Ci incuriosiscono invece certi flussi di denaro pubblico. Com’è che certi personaggi, beneficiando probabilmente della loro posizione privilegiata qual è quella di un conduttore (giornalista?) Rai e di una notoria moralità, possono accedere a fondi regionali? E per farne che cosa? L’articolo non lo dice. Perché i professionisti dell’informazione (o della conduzione televisiva) devono mescolarsi con quelli del terzo settore? Non è anche questo conflitto d’interessi? Non porta a guazzabugli che possono trasformarsi in drammi se non in tragedie? C’è solo un nome per queste miscele esplosive: affari, affari sporchi. questa volta sporchi di sangue. Infine, una cattiveria relativa alla manifesta religiosità di Cozzi. Questo cattolico ligio, che si atteneva alle disposizione post-tridentine in materia di digiuno quaresimale, sarà costretto a contravvenirvi ora che è soggetto al regime del rancio carcerario o sono previste deroghe per gli stretti osservanti?

Morale: a meravigliarsi del fatto che un cattolico praticante possa disubbidire al quinto comandamento pare siano rimasti solo i colleghi di Cozzi. Come se la cronaca, nera e politica, non provvedesse ogni giorno a metterci sotto gli occhi episodi della bestiale facilità con cui l’uomo (ancorché cattolico) uccide il proprio simile. Non c’è fede che tenga. E poi vi sono certi devoti che ritengono più onorevole uccidere e farla franca che finire in carcere per debiti. Tanto poi se la vedono con Dio, giudice misericordioso, non un poliziotto che viene a bussare in piena notte alla tua porta per ammanettarti.

Per chiarire il mistero di come si possa essere al contempo assassini praticanti e cattolici teorici bisognerebbe chiedere alla signora Cozzi se quella notte il marito ha dormito tranquillo accanto a lei o se si è rigirato più volte nel letto. Insomma, al cattolico militante Alessandro Cozzi rimordeva o no la coscienza per il peccato mortale appena commesso? È tutto qui il nocciolo della questione. La ragione del nostro laido interessamento.

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1 Commento

  • avatar Pietro Brunetto scrive:

    Un episodio orribile, come tanti, troppi ne stanno succedendo in Italia e nel Mondo.
    Mi chiedo: se non fosse stato un conduttore televisivo, questa notizia l’avrebbe saputa qualcuno? Secondo me no.

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