Il primo giorno di scuola di un maestro che non sapeva mantenere la disciplina
Fidenza. La scuola elementare De Amicis appena costruita. Era allora intitolata a Rosa Maltoni, madre dell’ex maestro Benito Mussolini.
Ho visto la recensione del libro sul Corriere della sera pochi mesi or sono e ne sono rimasto affascinato per alcuni episodi che vengono raccontati, si tratta del primo giorno di scuola raccontato e visto dalla parte degli insegnanti, a cura di Luciana Pasino e Pompeo Vagliani. Sottotitolato «un’epica per gli insegnanti», e lo è davvero perché c’è eroismo tra questi «missionari del sapere». Una selezione di tante sommarie descrizioni sull’inizio annuale delle lezioni, spesso il debutto del docente. Vere e proprie chicche, ma c’è molto altro in quelle righe. Si parte in ordine di tempo dall’istituzione della scuola pubblica italiana (Unità d’Italia) sino ai giorni nostri (della picconatura gelminiana).
Gli insegnanti raccontano in prima persona, anche se in realtà i primi resoconti sono in terza persona, tanto che viene inizialmente il dubbio che il singolo autore non parli di se stesso.
Tra i tanti, c’è anche un insegnante destinato a diventare famoso, se non famigerato. Il suo resoconto è intitolato «La professione del maestro non era la più indicata per me». Scrive: «Fui chiamato in una scuola rurale nel comune di Gualtieri (Pieve Saliceto). Lasciai le mie fidanzate e partii. A pensione per quaranta lire mensili dalla famiglia Panizzi. Il mio stipendio era di lire italiane mensili cinquantasei… Non ero stato capace fin da principio di risolvere il problema disciplinare». E questo era il maestro Benito Mussolini.
Il mondo che viene raccontato appare come alieno, si capisce come noi tutti abbiamo compiuto il nostro «percorso scolastico» su un convoglio barcollante (la Scuola) alla cui guida c’erano i nostri maestri. Ma non finisce qui.
Mario Mantovani













