Bombardare la Libia? Un salto nel buio
Il Nobel per la pace è in guerra con la Libia.
L’obiettivo della coalizione fissato dalle Nazioni Unite per l’intervento in Libia è «proteggere i civili con qualsiasi mezzo» imponendo una «no-fly zone» per impedire alle forze di Gheddafi di eliminare i ribelli e favorire così la defenestrazione del colonnello. Ma le cose non sono così semplici. I missili potranno distruggere installazioni militari del regime, ma il controllo del territorio è un’altra cosa, come pure la defenestrazione di Gheddafi. Non dimentichiamo che in Bosnia (qui vivevano 360mila serbi e ne sono rimasti solo 60mila) si è cominciato con la «no-fly zone» e si è finiti con Srebrenika, mentre la «no-fly zone», durata anni in Iraq, sappiamo quale seguito di guerra convenzionale e di guerra civile abbia avuto; un solo dato i cattolici che in quel Paese erano una comunità fiorente e rispettata sono ridotti a una piccola minoranza che vive nella paura.
Pesi diversi, ma match regolare. Prima che gli scommettitori si scatenassero.
Ci avevano raccontato che, assediato nel suo bunker, Gheddafi aveva le ore contate. Non era vero. Dalla rivolta di Bengasi iniziata il 17 febbraio, dopo una fase iniziale in cui sembrava avviato a capitolare, egli ha potuto poggiare su aiuti militari esterni (da Paesi come Siria e Sudan) e ha pagato profumatamente sia i mercenari sia la fedeltà delle tribù della Tripolitania, regione della quale ha tuttora il controllo, mentre annuncia l’apertura degli arsenali alla popolazione civile. Per disarcionarlo occorrerà mandare la fanteria, perché i bombardamenti da soli non bastano; anzi più sono intensi, più vittime civili provocano, e più, di norma, la popolazione si stringe intorno al regime che la governa, anche se tirannico e brutale, come è il caso di Gheddafi. In questo senso, credo che bombardare la Libia sia un salto nel buio.
Obama ha dichiarato che i soldati americani non sbarcheranno né credo lo faranno francesi e inglesi: un milione di civili armati di kalashnikov evocano lo spettro della Somalia. Questo, nella peggiore delle ipotesi.
Se invece l’intervento risulterà «positivo» per la coalizione, a farne le spese sarà l’Italia: de facto i francesi ci hanno già espulso dalla Libia, il solo Paese su cui l’Italia esercitava un ruolo preponderante. Divideranno l’ex colonia italiana in due, la Cirenaica ai ribelli e la Tripolitania a Gheddafi, e ciò anche se il dittatore sarà sconfitto? Staremo a vedere. Al governo italiano è sfuggito che Gheddafi era diventato un paria sulla scena internazionale. Col petrolio libico abbiamo perso la faccia. Con Berlusconi quasi fidanzato del rais, ci siamo ridotti a chiedere scusa per la nostra presenza coloniale quando mai nessuna potenza coloniale s’era abbassata a tanto. E adesso il tipico voltafaccia all’italiana, con la disponibilità dell’ultima ora a partecipare all’intervento armato per tentare di limitare i danni di una guerra decisa altrove.
Sarkozy come il Napoleone di Jacques-Louis David.
Presentandosi come liberatori dal tiranno, i francesi eserciteranno diritto di prelazione su petrolio e gas libici. D’altra parte i contenziosi economici dell’Italia con la Francia sono sotto gli occhi di tutti, a partire dal piano energetico. Tremonti è stato costretto diffidare EdF (Electricité de France) dall’acquisire l’azienda elettrica milanese Edison (c’è anche la Parmalat in gioco). L’Italia è divenuta un grande emporio francese, senza che vi sia reciprocità da parte delle nostre imprese. È chiaro che Parigi punta a creare una zona d’influenza da opporre all’egemonia economica tedesca e l’Italia è divenuta un ghiotto boccone. Non si spiega altrimenti perché Angela Merkel si sia ben guardata dall’aderire alla «coalizione dei volenterosi» e abbia votato per l’astensione al Consiglio di sicurezza Onu al fianco di Cina e Russia, le quali oggi isolano l’operazione militare sul piano internazionale. Così come la isolano gli Stati africani e la Lega araba: sono dichiarazioni di oggi.
Non è tempo di colombe. Anche la sinistra si è fatta manesca e cacciatrice di tiranni su scala planetaria.
Sempre che le cose vadano per il verso auspicato da Parigi, la guerra, mentre conferirà alla Francia maggior peso politico-economico sulla scena politica internazionale, fa già toccare con mano il ridimensionato ruolo degli Stati Uniti. E l’Italia? L’Italia di Berlusconi e di una «opposizione» accodata intorno alla parola d’ordine – politicamente ridicola – «Liberiamo i libici dal tiranno!» (è la manfrina di sempre), l’Italia, dicevo, è ridotta a portaerei ad uso dei “volonterosi”. Bossi prevede migrazioni bibliche. Difficile dargli torto: i primi profughi dalla Libia sono giunti oggi a Catania (sinistre rappresaglie sono poi sempre possibili). Ma Bossi non provocherà crisi: il suo è sopratutto partito di governo.
Bomba di coalizione internazionale (denominazione di origine certificata Onu). Fa male solo ai nemici della democrazia.
A fare grande il movimento socialista fu per un secolo la parola d’ordine «Non un uomo non un soldo per la guerra»: non si trattava di una petizione di principio né di un appello ad un sentimentale e generico pacifismo; era, invece, l’asse strategico di una politica estera fondata sulle ragioni di chi dalle guerre ha tutto da perdere, vale a dire, il mondo del lavoro. L’aver messo in soffitta quella formidabile arma politica – in questo senso non v’è figura più nefasta di Baffino da Gallipoli, reggicoda nella guerra contro la Serbia – ha portato agli odierni balbettamenti di una «sinistra» che prende in prestito dalla destra la tavolozza di un becero nazionalismo.
Sergio Caroli














non abbiamo bombardato, ha assicurato berlusconi. e allora che cosa hanno lanciato i nostri tornado? volantini? pillole digestive? baci perugina? coriandoli? quando c’è di mezzo il nostro premier anche le guerre si trasformano in carnevalate. l’interminabile tragedia di un uomo ridicolo da farsa nazionale a flop mondiale
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Sono un imprenditore che lavora in Libia nel settore delle infrastrutture.
La scorsa settimana 5 Maggio abbiamo ricevuto comunicazione ufficiale dal Governo Libico che tutti i contratti (incluso il nostro, e inclusa Eni, )delle ditte italiane si intendono annullati. Abbiamo notizia che stanno provvedendo al replacement dei contratti italiani on i Turchi e Cinesi. Abbiamo messo in licenziamento 400 persone e stiamo avviando le procedure di chiusura dell’azienda, ci delocalizzermo all’estero.
Alcuni economisti italiani ci hanno spiegato che l’italia avendo perso il fornitore principale di idrocarburi vedra’ a fine anno il prezzo della benzina a 3 euro e gas raddoppiera’. A fine anno l’economia italiana andra’ allo sfascio.
Solo dei pazzi (sinistra e destra insieme) potevano entrare in una guerra cosi’ autolesionista.
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