Quando Emanuelli e Ponzi parteciparono al Premio dei camerati, in giuria c’era il compagno Giulio Carlo Argan

Pubblicato da Redazione il 18 marzo 2011 in Arte, Fidenza |

«La battaglia del grano», opera di Ettore Ponzi presentata al Premio Cremona nel 1940.

Istituito da Roberto Farinacci nel 1938, il Premio Cremona (1938-1942) doveva contribuire ad orientare la pittura italiana «verso una concezione politico-fascista», affermando la necessità di un’arte figurativa di immediata comprensione e di elevazione sociale. La prima edizione (sui temi «Ascoltando alla radio un discorso del Duce» e «Stati d’animo creati dal Fascismo») fu inaugurata nel 1939. Mussolini indicò i temi delle edizioni seguenti: «La battaglia del grano» nel 1940 e «La gioventù italiana del Littorio» nel 1941; la quarta edizione programmata per l’anno 1942 dal tema: «Dal sangue la nuova Europa» non ebbe luogo.

Scorrendo la lista dei partecipanti troviamo il nome di Leonardo Dudreville, uno dei sette pittori fondatori nel ’22 a Milano del «gruppo del Novecento», il parmigiano Latino Barilli ed un gruppo di futuristi ed aerofuturisti del gruppo padovano Gerardo Dottori, Renato Di Bosso, Corrado Forlin e Leonida Zen, tra i membri della giuria gli accademici d’Italia Ugo Ojetti, critico d’arte, Ardengo Soffici e Felice Carena, affermati pittori, ed infine lo studioso e critico d’arte prof. Giulio Carlo Argan. (1)

Alla proclamazione dei vincitori della seconda rassegna il primo premio è assegnato a Pietro Gaudenzi con il trittico ad affresco «Il grano», il secondo a Cesare Maggi, il terzo a Biagio Mercadante. Malgrado queste presenze nel dopoguerra pochi di questi pittori si salveranno dal boicottaggio.

Assistiamo infatti al distinguo tra il «nero» di Farinacci e il «nero» di Bottai, quest’ultimo gerarca negli stessi anni del Premio Cremona aveva a sua volta promosso un’analoga iniziativa artistica: il «Premio Bergamo». Il conformismo degli intellettuali negli anni del dopoguerra, in una cultura orientata e monopolizzata politicamente dalla sinistra, hanno fatto il resto. Dalla contrapposizione tra le due manifestazioni che aveva per molti versi ragione di essere, si passò acriticamente alla marginalizzazione dei partecipanti della manifestazione cremonese. (2)

In realtà tutti i gruppi e le iniziative di quegli anni hanno sollecitato il riconoscimento e cercato l’avallo dello Stato fascista, molti movimenti si sono contesi il titolo di interpreti della nuova «civiltà» fascista: futuristi, razionalisti, pittori astratti, Sironi, Novecento, sostenitori del Premio Cremona, altri hanno fatto lo stesso percorso in nome dell’italianità o della tradizione. Una rivisitazione di questa stagione culturale è contenuta nel libro di Mirella Serri I redenti (Corbaccio) che defisce «intellettuali che vissero due volte» i pittori e gli intellettuali in genere che, prima, aderirono per convinzione o opportunismo al regime e poi, dopo il 1945, si preoccuparono di cancellarne le tracce.

«Le armi per vincere» di Oreste Emanuelli partecipò all’edizione 1940 del Premio Cremona.

Note

1. Al Premio Cremona, Giulio Carlo Argan andò in rappresentanza del ministero, come è evidenziato nel prospetto della giuria de catalogo della mostra. A Cremona si contrappose a Farinacci e ne nacque uno scontro di cui Argan ha riferito in alcune interviste. Comunque fu un piccolo episodio mentre il ruolo svolto per conto di Bottai (che era pur fascista ma con altro profilo intellettuale rispetto a Farinacci) portò alla ripetuta partecipazione al Premio Bergamo di Bottai. (Fondazione G.C. Argan)

2. Troviamo affermazioni del tipo: «Non penso che valga la pena ricordare i nomi dei partecipanti al premio Cremona. Non sono infatti nomi che siano restati nella storia dell’arte italiana» (da L’arte sotto le dittature di Mario De Micheli, edito da Feltrinelli). «Della giuria facevano parte i pittori Carena, Ferrazzi, Bucci, Tosi, e i critici Pacchioni e Ojetti. Nessun artista di alto livello risulta tra i partecipanti». (da La visione del prisma. La Collezione Wolfson, catalogo Mazzetta, Parma 1999)

La composizione della giuria.

Pittori fidentini al Premio Cremona

Il pittore Ettore Ponzi, con il suo amico e collega Oreste Emanuelli, partecipò nel 1940 alla seconda edizione del Premio Cremona che poneva il tema de «La battaglia del grano». Tra i partecipanti Leonardo Dudreville, uno dei sette pittori fondatori nel 1922 a Milano del «gruppo del Novecento», il parmigiano Latino Barilli, i futuristi Gerardo Dottori e Renato Di Bosso e infine i premiati Pietro Gaudenzi, Cesare Maggi e Biagio Mercadante. Tra i membri della giuria gli accademici d’Italia Ugo Ojetti, critico d’arte, Ardengo Soffici e Felice Carena, affermati pittori, ed infine lo studioso e critico d’arte professor Giulio Carlo Argan.

Nell’opera, presentata da Ettore Ponzi, una grande statua monumentale in cui riprende i lavori classicheggianti giovanili. In secondo piano, il lavoro dei campi e il paesaggio urbano reso in ben altro modo nei dipinti precedenti e in quelli successivi. Probabilmente migliore e più naturale lo sfondo collinare, ma non si dispone di una immagine a colori. Il quadro è andato distrutto insieme all’abitazione a seguito dei bombardamenti che hanno colpito Fidenza nel corso dell’ultimo conflitto.

Anche l’opera presentata da Oreste Emanuelli non è immune da elementi monumentali, tipici del regime. Emanuelli ricorre poi all’effetto del trittico, di derivazione medievale e religiosa e titola l’opera col motto «Una delle armi per vincere» di chiara impronta fascisteggiante, il dipinto è stato poi sezionato dall’autore e la parte centrale, con un titolo diverso, è conservata nella raccolta di quadri donata da Emanuelli al Comune di Fidenza.

Ambrogio Ponzi

Per saperne di più

ponziettore.it/esposizioni

ponziettore.it/premio cremona

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