Speciale 8 marzo/Undicenne stuprata da diciotto uomini

Pubblicato da Redazione il 10 marzo 2011 in Cronaca nera |

Timothy Ellis, il principale sospettato.

di Yannick Vely

Diciotto sospetti e una sola vittima, una ragazzina di soli 11 anni. Dal novembre scorso, la piccola città di Cleveland, nel Texas, vive al ritmo di rivelazioni sempre più scabrose.

La storia è iniziata qualche giorno dopo il Thanksgiving, quando uno studente delle primarie ha informato il suo insegnante che sul cellulare di un compagno di classe circolava il video di uno stupro collettivo. Le autorità della scuola hanno identificato nelle immagini una ragazzina dell’età di 11 anni, che veniva aggredita sessualmente e stuprata da una banda di giovani alcuni dei quali venivano ugualmente identificati.

Lo Houston Chronicle racconta nei dettagli il calvario della preadolescente nella notte tra il 28 e il 29 novembre 2010, quando diversi uomini l’hanno costretti ad atti sessuali di differenti specie.

Un primo giovane, di 19 anni, Timothy Ellis, l’ha dapprima banalmente invitata a fare un giro sulla sua auto. In seguito l’ha condotta in una casa di Travis Street, dove lo aspettavano altri uomini, che l’hanno violentata nella camera da letto e in bagno. Sorpresi da un adulto, gli aguzzini, si sono dati alla fuga, ma senza lasciare libera la loro vittima. Il seguito si è svolto in una caravan abbandonata, una comunissima mobil home come ne esistono tante nei quartieri ghetto degli Stati Uniti. E lì le sevizie sessuali sono continuate ancora e ancora, filmate da tutte le angolazioni da telefoni cellulari.

La mobil home in cui è stato perpetrato lo stupro.

Una città sotto shock

Dall’inizio di un’inchiesta che inorridisce l’America, la piccola comunità di Cleveland vive nell’angoscia. La maggior parte dei sospetti è costituita da giovani secolarizzati senza storia, anche se alcuni hanno già una fedina penale non immacolata a causa della vendita di medicinali rubati. Il più vecchio dei sospetti – Cedric DeRay Scott – ha soltanto 27 anni e due dei protagonisti fanno parte della squadra di pallacanestro del liceo, che è allenata dal fratello del capo della polizia locale. Il che ha ha alimentato a dismisura nuovi pettegolezzi. Ogni articolo della stampa locale provoca sconcerto tra i novemila abitanti della cittadina, colpiti dalle sevizie compiute sulla bambina e che conoscono tutti – in gran parte – qualcuno dei ragazzi coinvolti, o perlomeno i loro genitori.

«È doloroso perché siamo cresciuti insieme, siamo stati insieme in chiesa, nelle animazioni di quartiere o alle feste», racconta Destiny Johnson, adolescente incinta di uno dei diciotto sospettati, a Fox News. «Una ragazzia di 11 anni è una bambina», spiega Latosha Fisher, una residente di Cleveland che vive accanto alla casa dove si è svolta la prima parte del dramma. «A 11 anni si pensa alle bambole e ai giocattoli, non al sesso», aggiunge.

Lo squallido interno della caravan abbandonata.

Ma già si spargono voci tra la gente di Cleveland per condannare la vittima di 11 anni che si vestiva in modo da sembrare più vecchia, frequentava amici più grandi, si truccava come una ventenne e aveva una pagina su facebook sulla quale si vantava delle sue imprese alcoliche. «Dov’era sua madre? Come si può lasciare una figlia di 11 anni in giro per strada?», osa chiedere la signora Harrison, intervistata dal New York Times.

Allo stesso modo, certi studenti dubitano che la ragazzina non abbia acconsentito. Quanto alla madre del principale sospettato, Timothy Ellis, il «mostro» che avrebbe attirato la ragazza nell’agguato e l’avrebbe costretta a spogliarsi prima di presentarla ai suoi amici, ricorda che la fanciulla avrebbe mentito sulla sua età, dichiarando a suo figlio che aveva 17 anni e non 11.

Da quando è successo il fatto, la giovane vittima è stata sistemata in una casa d’accoglienza sotto la protezione della polizia. Ricoverata in ospedale la settimana scorsa in seguito a un malore, Maria, la madre della ragazzina, riferisce dalle colonne dello Houston Chronicle che non ha potuto vedere la figlia se non per una breve visita all’ospedale. «Piangeva a dirotto e voleva essere coccolata», spiega. «Non voleva lasciarmi, s’annoia nella famiglia che l’ha accolta e vuol tornare a casa». Ma ormai è impossibile. La polizia deve proteggere Maria e i suoi parenti dalla vendetta di una parte della comunità. «Chiamano senza tregua e non mi credono quando rispondo che mia figlia non c’è; la stanno cercando», confida, temendo per la sorte degli altri suoi figli. «la polizia pensa che siamo in pericolo, dato che non possono prendersela con lei, cercano di vendicarsi su di noi».

(Paris Match, 9 marzo 2011)

Testimonianze in un notiziario della Fox.

Ultimo aggiornamento (7 marzo 2011).

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