Speciale 8 marzo/Che fine ha fatto la donna più coraggiosa del Messico?

Pubblicato da Redazione il 9 marzo 2011 in Criminalità organizzata |

In Messico sono in tanti in queste ore a chiedersi dove si trovi Marisol Valles Garcia (nelle foto), la ventenne nota come ‘la donna piu’ coraggiosa del Paese, che qualche giorno fa ha lasciato la guida della polizia alla periferia della violenta Ciudad Juarez, e che oggi è stata rimossa dall’incarico proprio per non essersi presentata al lavoro.


Lo scorso 2 marzo, la giovane studentessa di criminologia aveva chiesto un permesso provvisorio per assentarsi dal lavoro, autorizzazione scaduta visto che oggi la Valles doveva presentarsi in ufficio: non lo ha fatto, ed e’ quindi stata dichiarata «assente», e rimossa, dal sindaco di Juarez, José Luis Guerrero.
I media locali si chiedono intanto dove si trovi la giovane che per qualche giorno è stata capo della polizia di Praxedis Guerrero, uno tra i municipi più pericolosi di tutto il Messico. C’è chi dice abbia chiesto asilo politico nel confinante Texas, visto che aveva ricevuto molte minacce da parte dei cartelli del narcotraffico messicano.
Ciudad Juarez è da tempo una delle città più a rischio del pianeta: l’anno scorso sono state uccise tremila persone, cifra pari al 20% del totale degli omicidi commessi in Messico.

Marisol, una pasionaria contro i cartelli della droga

Per saperne di più sulla coraggiosa studentessa ventenne a capo della polizia di una cittadina nel cuore della vallata che al centro dei traffici della droga in Messico, vi proponiamo un articolo pubblicato dal settimanale francese Paris Match il 26 ottobre 2010.


di Clément Mathieu

Non ha che vent’anni e mezzi irrisori. Ma ha un coraggio disarmante per reagire ai cartelli della droga che stanno mettendo a sangue e fuoco il suo Paese. La giovane donna, ancora studentessa, ha accettato il comando della polizia di una delle località più pericolose del Messico, alla frontiera con gli Stati Uniti. Marisol Valles è entrata in servizio la settimana scorsa alla testa delle forze dell’ordine di Praxedis Guadalupe Guerrero, una cittadina di 3500 abitanti, vicino a Ciudad Juarez, nello Stato di Chihuahua. Una zona di non diritto, dove regnano le dinamiche economiche del traffico di droga e le leggi della guerra tra i cartelli dei narcos.

Graziosa mora con lo sguardo nascosto da occhiali dalla montatura spessa, Marisol Valles studia criminologia a Ciudad Juarez. La città, che si trova in faccia a El Paso, nel Texas, è un laboratorio a cielo aperto per una simile disciplina. Con la sua cifra record di 2.657 «esecuzioni» nel 2009 è infatti la capitale del crimine. Al confronto Bagdad, dove gli omicidi sono quattro volte meno, è una città sicura e tranquilla. La giurisdizione di Marisol si estende a sud della città, proprio nel cuore della vallata di Juarez, una zona di transito della droga verso il mercato americano. Al momento Marisol guida una squadra composta da tredici poliziotti, nove dei quali sono donne.

Per far rispettare la legge, il suo commissariato dispone di una sola auto di pattuglia in grado di funzionare e di un armamento costituito da tre fucili automatici e da una pistola. Nulla in confronto dell’arsenale militare di cui dispone il cartello di Sinaloa che controlla questa regione desolata. Un’organizzazione il cui capo, Joaquín «El Chapo» Guzmán, presunto miliardario, è stato classificato dalla rivista statunitense Forbes come il secondo uomo più ricercato del mondo, subito dopo Osama Bin Laden.

Marisol Valles crede alla non violenza. Senza mezzi, ha come unica strategia quella di incoraggiare i cittadini a vivere normalmente per farsi beffe delle canaglie, di sbarazzarsi della paura, di promuovere i valori e i principi. La giovane donna dichiara di non essere spaventata. Marisol è nata qui e conosce fin troppo bene la violenza in cui è cresciuta.

«Stiamo lavorando per una nuova generazione che non abbia più paura », ha spiegato all’agenzia Reuters. «La situazione può migliorare se noi crediamo in noi stessi e se crediamo che ci sia una speranza». Marisol non può fare tanto di più. C’è l’esercito in prima linea, in questa guerra. Da quando il presidente messicano Felipe Calderon l’ha dichiarata nel dicembre 2006, circa 30mila persone sono state uccise. Praticamente un morto all’ora, per quattro anni di fila.

Se in un tale caos il coraggio di Marisol è galvanizzante, la sua promozione a comandante della polizia ha tuttavia qualcosa di penoso. Lei è il sintomo del terrore. Praticamente nessuno voleva il suo posto. E dall’alto dei suoi vent’anni e da una laurea che ancora non ha, Marisol si è rivelata essere «la più qualificata» del pugno di candidati, secondo il sindaco della città, José Luis Guerrero. Il predecessore del sindaco è stato assassinato il giugno scorso, insieme a molti poliziotti di una città dove la morte è di una banalità sconcertante. Una settimana prima di assumere la carica, otto persone sono state ammazzate nel corso della guerra che si fanno i cartelli per il controllo di questo asse capitale per il traffico. Secondo il solito barbaro rituale, alcuni sono stati decapitati. Il fine settimana precedente il primo lunedì lavorativo di Marisol, un responsabile locale è stato assassinato insieme a suo figlio. Anche Marisol ha un figlio. Ed è proprio perché è mamma che vuol battersi.

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