Gad Lerner testa di ponte del clericalismo sanfedista
Non mi è mai piaciuto Gad Lerner. Non solo per le sue origini sessantottare, ma soprattutto per il suo carrierismo televisionario.
Quando, protegé di Craxi, zompò a Saxa Rubra, si distinse continuativamente per la sfacciata arroganza con cui – nei dibattiti da lui, si fa per dire, «moderati» – trattava al pari di pezze da piedi i deboli o le persone sconosciute, mentre si faceva tutto amoroso, sorridente e piatto come una sogliola al cospetto dei potenti.
Lerner ha sempre fatto parte di quella sinistra che alla fin fine non vuol scontentare nessuno: aumentando l’audience, aumenta anche il cachet. Insopportabile è poi la sua inveterata abitudine di interrompere ad ogni piè sospinto chiunque parli: vuole che la gente ascolti lui. Così, con l’occhio sempre fisso all’audience, seleziona gli ospiti dell’Infedele.
Gad Lerner agli esordi della sua carriera giornalistica.
Ieri sera (lunedì 7 marzo, ndr), per esempio, ha chiamato a parteciparvi il presidente del consiglio regionale lombardo, un leghista della Bassa mantovana formatosi sui testi di Giulio Cesare Croce (quello di Bertoldo, colui che «morì per aspri duoli per non poter mangiar rape e fagioli») senza interromperlo, neppure quando quegli le sparava massicce che più massicce non si può. Gli ha lasciato dire, impunemente, che il 1176 (battaglia di Legnano) è più importante delle Cinque giornate di Milano, quando anche uno studente (che non sia «il Trota») sa che Alberto da Giussano non è mai esistito e che i lombardi si batterono contro il Barbarossa unicamente perché non volevano più saperne di pagargli gabelle.
Lerner ha poi preso seriamente la sesquipedale asineria storica di certo Gilberto Oneto da Biella, un nostalgico, oltre che del potere temporale dei papi, dei roghi per gli eretici ostinati. Un tempo a sbeffeggiare i patrioti del Risorgimento ci pensava il clericalissimo Andreotti andando al Bagaglino a raccontare barzellette su Garibaldi. Oggi il clericalismo più bieco si affida a mezze calzette della cultura del tipo Oneto, il quale va a raccontare (agli sprovveduti) che Mazzini, Cavour e Garibaldi erano «ferventi massoni», come se fosse stato un gran delitto esserlo nelle società assolutiste del XVIII e del XIX secolo: massoni lo furono tutti i padri fondatori della civiltà moderna.
Va a raccontare che Mazzini Garibaldi e Cavour furono «gli indigeni» che fecero il «lavoro sporco» per gli inglesi e che «erano tutti nemici del potere temporale della Chiesa, degli Stati cattolici ma anche – sia pur con sfumature diverse – della religione cattolica in sé».
Questo è il livello culturale della classe dirigente berlusco-leghista! Spaccia per «nuove acquisizioni storiche» fetenti contraffazioni di origine sanfedistica! Naturalmente Lerner non poteva non ospitare – pesce d’aprile fuor di stagione – quel Pino Aprile che è il più tipico esponente del meridionalismo insopportabilmente piagnone e vittimistico, che si guarda bene dal ricordare che proprio il Mezzogiorno ha dato al Risorgimento figure altissime di patrioti a cominciare da Francesco De Sanctis, il più grande critico letterario europeo del XIX secolo.
Sergio Caroli
Gad Lerner studente agli inizi degli anni Settanta.













