Oggi vandali, domani chissà: speculatori, assessori o indifferenti?
In questa e nelle foto successive, alcun esempi delle decorazioni apposte di recente sui marmi rosa del Battistero di Parma.
Profittiamo della ben nota benevolenza del direttore della Gazzetta di Parma per sfilargli dal sottomano due lettere pubblicate sul suo giornale sabato 26 febbraio.
Una, anonima e particolarmente dura, contro i teppisti che hanno imbrattato il Battistero; l’altra, sul clochard di via D’Azeglio rinchiuso qualche tempo fa in una struttura psichiatrica. Sono due missive interessanti perché denunciano deficienze ed eccessi della macchina «repressiva» comunale.
Nel primo caso, una manifestazione di impotenza verso chi danneggia i beni pubblici; nel secondo, di superpotenza contro chi viola le regole della convivenza civile con schiamazzi, insulti e libera defecazione in luoghi pubblici e privati. Capacità di reazione inversamente proporzionali ai danni arrecati al patrimonio artistico-culturale della città e al decoro di una via.
Sul Battistero, i vandali hanno lasciato tracce indelebili del loro passaggio, la cui parziale rimozione comporta costi elevati, mentre per rimuovere «i bisogni» del secondo bastano una scopa e un secchio d’acqua.
I giovani incivili del Battistero sono in grado di danneggiare qualsiasi monumento capiti a tiro dei loro pennarelli. Sono invisibili e imprendibili. Del poveraccio di via D’Azeglio erano noti identità e spostamenti.
La polizia municipale non ha mai acchiappato un graffitaro, mentre non ha avuto difficoltà a infilare la camicia di forza al matto del quartiere.
Troppo facile concludere che l’autorità comunale, fedele al metodo dei due pesi e delle due misure, ben impersonata da Fabio «Callaghan» Fecci è debole con i forti e forte con i deboli.
In realtà, c’è qualcosa di più preoccupante in questa vicenda. E cioè il sospetto che i graffitari, oggi ragazzi, non cambiaranno una volta che siano adulti. Bene che vada, trasformeranno il loro comportamento: da palesemente aggressivo verso il bene pubblico in sorda e cieca indifferenza.
Molti di loro, da grandi, faranno le cose in grande. Se avranno bisogno di costruire i loro privati interessi non esiteranno a farlo a detrimento della bellezza collettiva e dell’interesse generale. Chi non agirà in prima persona assisterà inane. E se qualcuno di questi ex vandali diventasse assessore o sindaco? Da come sono trattati certi monumenti e paesaggi, e non alludo necessariamente a Parma, è facile pensare che lo siano già diventati.
Le idee, buone o cattive, nascono dal basso, così come l’esempio, buono o cattivo che sia, viene dall’alto. Non esistono le une senza l’altro.
Il vandalismo in grande stile e l’omertà dei pubblici poteri, per esempio di certe amministrazioni, non è che la prosecuzione del graffitismo vandalico con altre armi. Più efficaci.
Ma basterà rinchiudere un barbone per farsi benvolere dal popolino che si contenta di poco. Fin che l’elettorato se la beve, non c’è speranza per l’ex Belpaese.
Pene dure contro i vandali
Gentile direttore,
il Battistero abbiamo letto tutti che è stato imbrattato probabilmente da gruppi di ragazzi, ora dico non da un problema solo del Battistero ma ovunque capita di vedere muri imbrattati. Oggi ci sono tante telecamere quindi possibilità di scoprire l’autore, bisogna però colpire duramente le famiglie, ridurle anche sull’orlo della rovina, intendo dire devono pagare per quello che hanno fatto, anche se occorre vendere auto e apprtamenti se il danno è grande. Solo così il problema si risolve, bisogna incominciare a fare leggi dure!
Lettera firmata Parma, 24 febbraioL’arresto del clochard
L’assessore alla Sicurezza Fabio Fecci con gli agenti del nuovo Nucleo sicurezza urbana della polizia municipale di Parma.
Gentile direttore,
qualche giorno fa ho letto, sul suo giornale, la notizia a proposito della reclusione in una struttura manicomiale di tipo carcerario del clochard che stazionava fino a poco tempo nella zona di via D’Azeglio. Questa notizia mi ha lasciato francamente perplesso specialmente per il risalto dato a questo evento, tanto da meritare l’indizione di una conferenza stampa da parte dell’assessore alla Sicurezza.
La prima perplessità riguarda l’opinione pubblica, rimasta abbastanza silente di fronte ad un atto a mio avviso di una certa brutalità. Comprendo che la crisi economica perdurante faccia ripiegare tutti un po’ in se stessi e che faccia pensare di più ai propri crescenti problemi, ma ritengo che ognuno di noi non debba rinunciare sia ad esercitare una coscienza critica verso le ingiustizie e verso l’azione dei nostri amministratori sia, in fondo in fondo, a lasciare uno spazio nella propria vita per l’esercizio delle virtù cristiane, tra le quali la carità riveste un posto non secondario. Se il senso di sdegno e di critica si affievoliscono nell’opinione pubblica, se ci si volta dall’altra parte, il segnale non è dei migliori, perché rappresenta il primo passo verso l’accettazione di ogni ingiustizia. La seconda perplesssità riguarda invece l’azione dell’amministrazione che, a mio avviso, in modo inopportuno e francamente vergognoso per l’intera città, cerca di risolvere attraverso atti di pubblica sicurezza, un problema, che meriterebbe invece l’attenzione dei servizi sociali.
Purtroppo la sensazione avuta è quella di un’amministrazione che cerca di assecondare la pancia dei cittadini, manifestando però una debolezza intrinseca spaventosa. Un’amministrazione che non riesce a gestire, attraverso i servizi alla persona, un senza fissa dimora cittadino europeo, problematico certo, ma pur sempre uno, significa un’amministrazione che non ha più il controllo sul territorio (quello vero non quello delle guardiole o dei manganelli della polizia municipale) e che non ha più politiche di inclusione sociale all’avanguardia. Se una volta il biglietto da visita della nostra città erano le politiche sociali e la qualità della vita, ora purtroppo sono diventate le azioni di pubblica sicurezza, accompagnate però da un crescente disagio tra i cittadini. Probabilmente le statistiche del Pil pro capite saliranno, ma non certo la felicità delle persone, secondo il ben noto paradosso di Easterlin. La nostra bella città non può rinunciare alla sua vocazione di centro di eccellenza per la qualità della vita, perché è uno dei tratti distintivi della nostra identità e si sa che quando le identità vengono minacciate, le civiltà possono andare in crisi.
Franco Tosini Parma, 10 febbraio



















Di che cosa sia capace la polizia municipale di Parma l’ abbiamo già visto in occasione delle percosse inferte all’operaio/studente africano un paio di anni fa: tutta l’Italia ha visto cosa sanno fare i vigili di Parma!! O la loro professionalità è di infimo livello o tali sono gli ordini diramati dal Sindaco (che è, pur sempre, il responsabile della sua polizia). Certo affrontare dei giovani che imbrattano è molto più difficile che farsela con un barbone! Non è che gli agenti del Ducato sono un pò trppo sfaticati? E Parma non sta perdendo molto del suo antico prestigio di città civile con la nomea che si è creata anche fuori dai confini regionali?
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Incapaci, solerti esecutori di ordini sbagliati o sfaticati ? Degli agenti che ci sono nella foto ne conosco solo sette (su undici) e non fan parte di nessuna delle tre categorie. Perchè è così facile giudicarli ? Forse perchè il loro lavoro, per noi necessario, ce li rende antipatici a prescindere. E basta una contravvenzione per sentirci vittime di chissà quale oscuro complotto. Una sindrome che ci ha insegnato qualcuno per il quale, leggendo gli scritti di Braglia, non c’è nessuna simpatia.
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Uno dei vigili della foto credo sia pure di Fidenza.
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Mi sono dato una mano rossa da solo,oltre a quella presente , trovata li.
Che catso ci sara’ mai di errato a dire che uno della foto e’ di Fidenza e prendersi una mano rossa primigenia .
Prima di sera me ne daro’ un altra,cosi imparo.
Ma robi da mat !!!!!!!!!!!!
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Non è questione di simpatia o altro,è un problema di interpretazione dei ruoli e di trasmissione di impulsi.Cosa possono trasmettere gli amministratori- sceriffi,costruttori e vittime essi stessi di slogan e luoghi comuni al confine tra idiozia e malafede?Fare della marginalità sociale sempre più acuta e penetrante una questione di ordine pubblico è molto semplice e politicamente remunerativo ma se ne rimane ”culturalmente captivi”.Tutto quello che ha a che fare con l’estetica (con la cultura e la belleza non si mangia),con la solidarietà e con la condivisione non rientra nel bagaglio tecnico dei duri con i deboli e gli indifesi.
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