L’Idea platonica dell’Opportunismo? Giuliano Ferrara

Pubblicato da Redazione il 4 marzo 2011 in Personaggi |


Pecos Bill al quale è piaciuto il mio intervento su Giuliano Ferrrara – e lo ringrazio – mi chiede di parlare di costui. È un’impresa da far tremare vene e polsi a chiunque, perché le capriole pseudo-politiche e pseudo-ideologiche del car’uomo sono tante e tali che solo con l’ausilio della calcolatrice ci si approssima al numero esatto.

Ci proverò, premettendo che larga parte delle cose che sto per dire, caro Pecos Bill, Lei le troverà analiticamente sviluppate nel saggio di Pino Nicotri L’ arcitaliano Ferrara Giuliano. Biografia di un Machiavelli contemporaneo (Kaos edizioni, 2004, euro 15).

Giuliano Ferrara (primo a sinistra), quando era un giovane dirigente del Pci di Enrico Berlinguer (penultimo a destra). L’ultimo a destra è Piero Fassino.

Intanto Ferrara comincia come «spostato», vale a dire che – come tanti sessantottari autori di indecorosi fracassi e baruffe – non riesce a prendere uno straccio di laurea. Ragion per cui, come tanti fancazzistisi raccomandati da papà (il suo è uno stalinista d’antico pelo, come pure la madre), a partire dagli anni Settanta si fa mantenere da mamma-partito in qualità di funzionario del Pci a Torino. Per tenersi caro il suo pane, ma soprattutto perché pensa alla carriera, è sempre in perfetta sintonia con la linea ufficiale del partito: modula ad esempio, con molte variazioni sul tema, la rapsodia del compromesso storico e la pratica del consociativismo (leggi: sottogoverno).

Nel tempo libero ama giocare a poker, un tratto che dovremo sempre tenere ben fermo. Ovviamente, nei comizi davanti a Mirafiori denuncia il liberismo affamatore della classe lavoratrice e caccia urla da epilettico in favore della causa palestinese. Poi annusa il vento infido (ai fini della carriera) e molla progressivamente il Pci: ha capito che non è più il cavallo vincente e che occorre puntare altrove.

Va a «lavorare» nelle officine di corte di Craxi, su raccomandazione del quale viene infilato nel Corriere della sera (che, sotto Piero Ostellino, scioglie un poema in 188.452 canti e un’appendice a gloria di Bettino). Inizia costì – facendosi chiamare Piero Dall’Ora – una forsennata agitazione anti-pci. Per arrotondare lo stipendio, ancora modesto, fa l’informatore della Cia (giungerà più tardi a menarne vanto), ma da quell’attività raspa poco: anche al Pentagono hanno capito che non val una cicca e quel che riceve per i servigi resi è poco più che una mancia.

«Sburlato» da Craxi, entra in Rai (come molti ex sessantottari) e precisamente a Rai Due, dove sono legioni coloro che vomitano il marciume che alberga nel loro stomaco e nel loro cervello paghi di raccattare vile moneta ai piedi del Potente della Milano da bere. Impara così bene il mestiere di sciuscià da scivolare «naturaliter» come un’anguilla alla Fininvest con contratto di sette (diconsi sette) miliardi. Ottiene a Strasburgo un seggio psiota, sul quale pare non abbia mai poggiato il deretano.

Agli inizi degli anni Novanta, in fuga a Hammamet il Protettore, s’arrampica sul carro della Seconda Repubblica. Tuona, con ripetuti travasi di bile, contro Mani pulite battendosi al contempo come una tigre contro il sistema maggioritario. Insieme alla moglie, Anselma Dell’Olio – Pansa, non ancora rincoglionito, li chiama «Arcibaldo e Petronilla»-, conduce una ridicola trasmissione televisiva dal titolo «Lettere d’amore». Trova ancora il modo di impinguare il bilancio familiare facendo il ministro-portavoce del primo governo Berlusconi.

Grazie ai quattrini versati da Pantalone che tengono in piedi il Foglio di Miriam Bartolini, alias Veronica Lario, ovvero la signora Berlusconi, conduce una feroce campagna contro Antonio Di Pietro: per lui non ci sono né santi né madonne di garantismo che tengano: se potesse lo vedrebbe volentieri alla lanterna, coi piedi all’ingiù. Una vecchia Mercedes acquistata di seconda mano dal Pm di Mani Pulite (che in Germania fece l’operaio – e non il fancazzista – per potersi laureare in legge) equivale, per Giuliano Ferrara, al sequestro dell’Empire State Building a mano armata.

Le cariche di questo rinoceronte contro Stefania Ariosto, rea di riferire in tribunale i fatti che spediranno Cesare Previti in gattabuia, almeno per una notte, contribuiranno a ledere la salute di una testimone assai scomoda. Intanto Ferrara invigila occhiuto sull’arena politica: «Collocato a destra, convergente al centro, con lo sguardo a sinistra», constata Nicotri.

Nel Duemila è tra le truppe di complemento berlusconiane. Sposa le tesi del Likud, ossia, del più bieco nazionalismo ebraico; lancia crociate contro l’islam con toni da Pier l’Eremita, inneggia alla guerra preventiva in Iraq: l’esercito americano – ha scritto Marco Travaglio – entra a Baghdad a bordo di Giuliano Ferrara. Questo ex staliniano come non manca, all’occasione, di parlare con orrore e raccapriccio di Leone Trotsky, così non manca di farsi sodale di un cavaliere di peso della Val Padana, terra di latte e latticini: Calisto Tanzi sostiene infatti di avergli consegnato una valigia di denaro contante.

Interessanti, nel frattempo, gli sviluppi «ideologici» del car’uomo. Il razionalista, illuminista e ateo inconciliabile Ferrara non solo si è scoperto in perfetta sintonia con Gasparri e La Russa, ma ha scoperto, anche e soprattutto, i preti: ad esempio, conducendo la trasmissione televisiva «Otto e mezzo», interpella – assecondandone con entusiasmo i convincimenti – alcuni somari matricolati del Tennessee che contestano il darwinismo in nome della… creazione dell’Antico Testamento. «Ferrara – ha scritto Eugenio Scalfari – è una sorta di ateo devoto, un ateo che dimostra vicinanza con le posizioni della Chiesa cattolica: una volta te lo ritrovi a condurre una dura battaglia per una moratoria sull’aborto, che lo stesso considera come un omicidio, e poi te lo ritrovi a condurre una dura battaglia contro i magistrati che si sono permessi di indagare Silvio Berlusconi per i reati di prostituzione minorile e concussione. Insomma ha una morale tutta sua, le donne non devono abortire ma possono frequentare le orgie di Hardcore».

Conclusione: Ferrara non è un opportunista, è l’Idea platonica dell’Opportunismo.

Postilla. Del libro di Nicotri è da respingere nel modo più assoluto il sottotitolo «Biografia di un Machiavelli contemporaneo». Machiavelli è un Genio e un grandissimo italiano: la sua figura dista dal premaman di Berlusconi come la temperatura del sole dista dallo zero assoluto.

Sergio Caroli

Giuliano Ferrara con la moglie americana Anselma Dell’Olio.

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3 Commenti

  • avatar marcello scrive:

    Questa è la prova palese che i media possono magicamente trasformare
    il nulla in un’abbagliante immagine.
    Guardando lo sguardo di Berlinguer, credo che si fosse reso conto da che
    pezzo di giuda fosse accompagnato.

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  • avatar roberto braglia scrive:

    Bellissima la biografia di Sergio Caroli che ritengo esaustiva sul personaggio descritto. Mi permetto un’addendum: quest’uomo ha una marea di problemi psicologici non risolti (dalla famiglia d’origine alla moglie): i soldi che percepirà da Rai1 sarebbe bene che li devolvesse ad uno psichiatra di fiducia!

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