Vuoi mettere la scuola privata! Per esempio, quella del Villaggio dei ragazzi a Maddaloni

Pubblicato da Redazione il 1 marzo 2011 in Scuola |

Maddaloni. Il senatore Giulio Andreotti in visita al Villaggio dei ragazzi.

A volte la cronaca si incarica di amentire o suffragare certe opinioni che sono solo preconcetti, idee ricevute. In questi giorni, per esempio, si parla parecchio di istruzione privata opposta alla scuola pubblica. La nostra posizione al riguardo crediamo di averla esposta, tra il serio e il faceto, in altra parte del sito.

Ad alimentare un dibattito che non sia fatto di mero flatus voci ma di elementi concreti viene ora in nostro soccorso un inquientante fatto di cronaca che dall’ambito educativo sconfina nel racconto da regime carcerario. Vi lasciamo alla lettura dell’articolo, pregandovi di leggere il documento che segue, ossia la «carta d’identità» sul sito dell’istituto in questione, pregandovi di soffermarvi in particolare su questo passo: «Ad onore e testimonianza della qualità degli studi va precisato inoltre che vivono e si formano nelle Scuole del Villaggio anche giovani rivenienti da famiglie abbienti della zona che preferiscono tali istituzioni per la qualità dell’istruzione e della preparazione morale, del livello culturale e formativo, nonostante abbiano un costo (pur altamente competitivo rispetto al mercato), non paragonabile alla gratuità della scuola pubblica, pure presente o alla gratuità utilizzata dagli interni con diritto di assistenza».

L’INDAGINE SUGLI ABUSI

Villaggio dei ragazzi, i racconti choc

Vincenzo tra le lacrime: «Picchiarci era un hobby»
Graziano: «Nudi in fila con due docce per 24 ragazzi»

Napoli. Sono racconti terribili quelli fatti dai ragazzi di Maddaloni, che invece, proprio per le loro difficili condizioni familiari e sociali andavano ancor più protetti. Vincenzo: «Era una prassi consolidata quella di picchiare noi ragazzi, tant’è vero che noi tale comportamento del Bellucci lo definivamo un suo hobby».

Graziano: «Ora che ci penso capita sempre che gli istitutori picchiano i ragazzi. Ciò capita anche quando noi ragazzi guardiamo la televisione e se qualche ragazzo chiede di andare in bagno per due volte l’istitutore gli dice di non andarci e di stare seduto e se il ragazzo chiede se può andare l’istitutore lo picchia prendendolo a schiaffi e a calci. L’istitutore Bellucci non pensa a noi ragazzi e ci dice sempre che deve passare la giornata ed è l’unico professore che ci impone di fare la doccia lasciando la porta aperta perché lui dice che ci deve controllare. Ci sono anche alcuni ragazzi che si vergognano, così come mi vergogno anche io a stare in fila nudi con l’accappatoio in mano in attesa di fare la doccia, in quanto ci sono solo due docce per 24 ragazzi. Tutti gli istitutori normalmente si rivolgono a noi dicendoci “porci”, “animali”, “scemi” e tale modo di parlare è la regola. Per esempio a volte anziché dirmi ‘‘ Graziano, girati’’ mi dicono: “porco, girati”».

Francesco: «Sono venuto qua anche se provo vergogna. Ricordo che la settimana scorsa, era martedì o mercoledì, ricordo che erano le quattro o le cinque del mattino, quando fui svegliato dal professor Crisci, il quale mi diede uno schiaffo dietro la testa e con la luce del telefonino puntata nei miei occhi mi chiese se ero stato io a buttare per aria un borsello che aveva in mano. Io risposi di no e lui se ne andò e andò vicino a un altro ragazzo, Cristian, che dormiva nella mia stessa camera e senza dirgli nulla cominciò a picchiarlo sulla testa con le mani. Ricordo che Cristian piangeva, ma l’educatore Crisci continuava».

Francesco (un altro allievo): «Nell’ufficio di Pietropaolo giunse Bellucci in compagnia del professor Pizzuti. Sentii Bellucci dire a Pizzuti: io questo puorco handicappato lo picchio. Il Pizzuti chiese a Bellucci di salire in camerata, ma quest’ultimo, senza dire nulla, alla presenza di Pizzuti e del mio amico Santo, con la mano mi colpì fortemente sulla fronte, facendomi sbattere con la nuca sull’angolo di un armadietto in ferro. Il colpo fu così forte che mi uscì molto sangue da dietro la testa, che ricordo mi colava lungo la schiena, e ricordo che c’era il sangue per terra e sullo spigolo dell’armadietto. Dopo avermi colpito, il Bellucci andò via e ricordo che il prof. Pizzuti non disse nulla. Ricordo che allorquando ci trovavamo davanti all’ospedale il Pizzuti mi chiese che cosa avrei dichiarato ai medici circa la ferita ed io a mia volta gli chiesi: ma ora cosa gli devo dire? A tali mie parole Pizzuti rispose con un gesto del viso che mi fece intendere che era meglio dire una bugia, in quanto altrimenti il Bellucci sarebbe stato denunciato. Io raccontai una bugia, ovvero che mi ero fatto male in quanto ero scivolato battendo la testa contro un comodino». (Titti Beneduce, Corriere della Sera, 1 marzo 2011)

Chi siamo (dal sito della Fondazione)

La Fondazione «Villaggio dei Ragazzi – don Salvatore d’Angelo» è un Ente Morale ed Ente di Diritto Pubblico di Assistenza e Beneficenza (IPAB), riconosciuto con decreti del Presidente della Giunta Regionale Campania, nato alla fine della Seconda Guerra Mondiale per aiutare, in quella fase storica, l’infanzia abbandonata e priva di tutto.

Don Salvatore D’Angelo, notissima figura di sacerdote attivamente impegnato, per oltre cinquantanni, sul piano dell’assistenza sociale ed educativa dei giovani in Terra di Lavoro.

Scopo della Fondazione è quello di sviluppare iniziative di assistenza sociale, attività educative, culturali e ricreative in favore di quei giovani e minori in genere nei quali le carenze affettive e le difficoltà stesse dell’ambiente familiare, oltre alle devianze sociali ben note sul Territorio, non avrebbero consentito una più salda e coerente formazione della personalità, una preparazione ed una formazione culturale per consentir loro una adeguata collocabilità nel mercato del lavoro dopo il corso di studi.

Ad onore e testimonianza della qualità degli studi va precisato inoltre che vivono e si formano nelle Scuole del Villaggio anche giovani rivenienti da famiglie abbienti della zona che preferiscono tali istituzioni per la qualità dell’istruzione e della preparazione morale, del livello culturale e formativo, nonostante abbiano un costo (pur altamente competitivo rispetto al mercato), non paragonabile alla gratuità della scuola pubblica, pure presente o alla gratuità utilizzata dagli interni con diritto di assistenza.

Nel Villaggio essi vivono una vita serena, basata ed orientata sui sempre validi valori e principi della comprensione dialogica, della solidarietà, dell’amore, del mutuo rispetto e di una continua formazione culturale.

Il metodo educativo, inteso a conseguire un’educazione globale della persona, si realizza, innanzitutto, mediante un’articolata struttura di istituzioni scolastico-formative, che va dalla Scuola per l’infanzia, alla Primaria a quella Media dell’obbligo (di Stato), ai corsi superiori.

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