Lo Stato siamo noi, è a noi che Berlusconi vuol fare causa
Quest’uomo non è pazzo, è solo pericoloso.
C’è un po’ di confusione circa la natura e il funzionamento dello Stato. Forse perché a scuola non ci hanno mai fatto leggere la Costituzione. Ma veniamo a noi. Si è riso di Berlusconi che farà causa allo Stato. Lo si è irriso: ma come, fa causa a se stesso? Eh no, signori miei, Berlusconi non è lo Stato, non lo incarna e non lo rappresenta (questa è prerogativa del presidente della Repubblica).
Berlusconi è il capo del governo, cioè del consiglio dei ministri da lui nominati nell’ambito della maggioranza degli eletti dal popolo. I governi vanno e vengono, mentre lo Stato, cioè l’apparato della pubblica amministrazione, è in parte refrattario e impermeabile ai mutamenti di rotta politica del Paese. Quindi il ragionamento di Berlusconi tiene perché lui, in nome del popolo sovrano, farà causa allo Stato che sarà sempre lì anche dopo la sua dipartita, naturale o accelerata che sia.
Nel secondo caso, intenterà una causa alla pubblica amministrazione per i danni che ritiene di avere subito con la sua espulsione forzata dal governo a causa dell’azione svolta dalla magistratura. L’avvocatura dello Stato si difenderà, ma se andrà male la Ragioneria dello Stato disporrà il risarcimento. E chi pagherà? Con quali soldi? Sarà lo Stato a pagare attingendo alle proprie casse. E chi li mette i soldi nelle casse dello Stato? Noi, i cittadini contribuenti, con il pagamento delle tasse e delle imposte. Quindi, prima di ridere, stiamo attenti a quel che Berlusconi dice.
Berlusconi non è un fesso. È sottovalutandolo che siamo arrivati al punto in cui siamo. Ora ci manca solo che dobbiamo rimborsarlo per avergli fatto perdere il trono infangandolo con una campagna a suo dire calunniosa.













Oddio, non è un fesso ma e facile ipotizare; 1) che si tratti di una ulteriore arma di distrazione di massa, 2) che l’idea sia di qualcuno dei suoi tanti avvocatiparlamentari..
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Tanti anni fa un amico molto molto più vecchio di me nel tentare di aprirmi gli occhi sulla vita e sulle cose del mondo mi ha detto, lo ricordo benissimo, che bisogna sempre diffidare:
- degli uomini sempre abbronzati (allora non era pensabile che un uomo si facesse trapiantare i capelli, tirare la pelle del viso, truccare);
- degli uomini che raccontano le barzellette nei posti di lavoro;
- degli uomini che lasciano trapelare indiscrezioni sulle proprie avventure amorose o presunte tali;
- degli uomini che pagano le donne per andarci a letto;
- degli uomini che non guardano i loro interlocutori negli occhi o che ti danno la mano guardando da un’altra parte;
- degli uomini che hanno fatto fortuna in poco tempo;
- degli uomini che usano modi affettati.
E questo vecchio amico non era un indovino.
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Ehm, ipotizzare, avevo perso una zeta…
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A Mario
se per questo non hai messo l’accento sulla “é”,ma non ti preoccupare qui siamo in molti “artigiani” della tastiera e sapessi le mie dimenticanze!!!Così solo per scherzare.
A Fornaciari
alla tua lista aggiungerei anche
_gli uomini che parlano ma non ti acoltano e soprattutto gli uomini che ti ascoltano ma non ti rispondono….
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Beh, l’amico “non-indovino” si era limitato all’elenco che ho scritto, poi ognuno di noi può ovviamente aggiungere ciò che vuole, come sempre tutto e il contrario di tutto, per dire anche “gli uomini a cui puzzano i piedi”. E’ interessantissimo osservare come le persone amino divagare, cazzeggiare, cambiare discorso, tentare di modificare il pensiero di altri, anche in buonafede. Mi sembra questo uno dei motivi del nostro comune fallimento nazionale, l’individualismo assoluto, la personale presunzione del vero.
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Sono d’accordo anch’io che,cambiar discorso ed assumere le proprie opinioni perrsonali come la verità, sia una caratteristica nazionalmente molto diffusa.Ma non trovo paragonabile la frase “gli uomini a cui puzzano i piedi” con la la frase “gli uomini che parlano ma non ti ascoltano e soprattutto gli uomini che ti ascoltano ma non ti rispondono….”, cioè la caratteritica fisica che non dipende dall’uomo con un atteggiamento comportamentale che dipendono invece dall’uomo. Le caratteristiche citate dall’uomo-indovino sono tutte relative a note comportamentali dell’individuo pertanto la mia semplice “aggiunta” era perfettamente in sintonia con il discorso in atto. Quindi non c’era nessuna cazzeggiatura, nessuna divagazione, nessun cambiamento di discorso. La divagazione non è certamente mia.
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“gli uomini a cui puzzano i piedi” era un paradosso.
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Appunto non è un comportamento,tecnicamente si chiama divagazione,mentre l’uomo-indovino parlava di comportamenti.
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Dimenticavo…
o manine contorte e rosse perchè giudicate e non parlate come se il vostro cervello non ci fosse….(licenza poetica)
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