Ha forse parenti, imitatori o allievi a Fidenza questo trafficante di terreni?
di Enrico Miele
Titolare di una piccola impresa edile di Monghidoro, Alberto Mezzini (foto sopra) nel 2003 decide che è ora di cambiare vita. Si butta nel mercato immobiliare. Compra e fonda decine di società arrivando alla quotazione in borsa con Uniland. Per i pm di Bologna un «castello di carta». Per altri una geniale impresa basata sull’ intuizione che un terreno agricolo comprato per pochi spicci moltiplica il suo valore se lì si costruiranno palazzi e villette.Nel 2008 il grande salto in direzione Roma dove Mezzini arriva a un passo dal patrimonio dei principi Borghese, 1500 immobilie aree grandi quanto la Capitale. Ma all’ improvviso sbuca il fratello gemello dell’ erede della reale famiglia che rischia di far saltare l’ affare del secolo. Un mese fa un milione di multa della Consob. Infine l’ inchiesta, gli arresti domiciliari e la sospensione del titolo in borsa. A dipingerla così la vita di Mezzini appare un giallo d’ autore. Lui, innamorato della “terra”a tal punto da dedicargli la vita, inizia con un diploma di perito alle Aldini Valeriani e una laurea in ingegneria a Bologna. Oggi ha 46 anni e col gruppo Uniland ha comprato terreni ai quattro angoli del Paese sbagliando pochi colpi. Prende a 10, la zona finisce nel nuovo Prg di una città,ea quel punto rivende a 100. Risultato? Una land bank con un patrimonio da 8 milioni di mq di terreni con un valore stimato (prima dell’ inchiesta) in 529 milioni. Unire, Frassino, Este e Globalcasa sono le sigle del suo franchising immobiliare.
A conoscerlo sono un po’ tutti. Nel cda di Uniland, prima di diventare presidente dell’Unipol, c’era Pier Luigi Stefanini. Il vicepresidente è il numero uno della Coop Reno Paolo Bedeschi e nella controllata House Building sedeva Adriano Turrini della Coop Costruzioni. Mezzini è imprenditore di successo. Coccolato dai salotti della città che in lui hanno vedono l’ immagine del bolognese col fiuto per gli affari. Ora il castello sembra franare sotto le accuse dei magistrati convinti che abbia ‘ gonfiato’ fino al 700% il valore delle proprietà grazie a periti «compiacenti», fondato società in Lussemburgo, truccato bilanci, venduto azioni a se stesso e frodato Borsa e risparmiatori.
«Dipinto come un criminale» dicono con amarezza al telefono i familiari. Da ieri Mezzini (2 febbraio, ndr) è ai domiciliari. Chi ci ha parlato lo descrive come «fiducioso e serenissimo». Tra qualche giorno, assicurano a Monghidoro, racconterà la «sua versione». Anche i sei dipendenti della sede di Uniland non sanno che pesci prendere: «Siamo preoccupati, la notizia è inaspettata». La speranza? «Che la realtà non sia quella dipinta dai giornali». Spiazzati anche i sei operai della Cem (l’ impresa edile da cui tutto è iniziato), i dipendenti della House Building finita nelle maglie dei pm e quelli che lavorano negli uffici immobiliari sotto le Due Torri. In questa storia, gli unici a voler parlare sono tanti di quei 10 mila piccoli azionisti che in alcuni casi hanno versato nelle casse di Mezzini decine di migliaia di euro. Sul forum “Finanza on line” si leggono giudizi velenosi sull’ operato dell’ imprenditore fin dal 2007. C’ è perfino chi gli consiglia di sbarazzarsi di collaboratori disonesti e chi immagina l’ imminente dialogo con la propria moglie per spiegare la truffa subita: «Ti ricordi quei 60mila euro in Uniland? Cara, sai che non ci sono più?». (la Repubblica Bologna, 3 febbraio 2011)













