È anche vero che l’amore fa soffrire

Pubblicato da Redazione il 3 febbraio 2011 in Musica & Spettacolo, Riflessioni |

Negli ultimi 20 anni abbiamo vissuto a una mistificazione operata dai media tesa a sostituire i valori con immagini stereotipate e che privassero di significato ogni sentimento. Possiamo dire in particolare che il danno più grosso lo hanno subito le relazioni interpersonali, con la distruzione del significato di amore inteso come «amore fraterno», «amore passionale», «amore materno», «amore per la vita».

Il processo di sostituzione del sentimento è avvenuto proponendo modelli edulcoranti ripetitivi dove l’amore è rappresentato come bellezza estetica di corpi perfetti, sostituisce la felicità con un sorriso quasi ghigno, trasforma le verità in mezze verità o in menzogne ripetute con forza, confonde la bontà (che è diventata molto sospetta) col buonismo o con la spettacolarità dell’altruismo (vedi certe trasmissioni). In pratica questo pacchetto di forme, di finzioni, di menzogne viene confezionato e rivenduto all’infinito col nome di «amore».

Così questa finzione collettiva si è insinuata nella vita quotidiana e si è sostituita in molti casi alla realtà, costruendo una diversa percezione dei rapporti personali, della vita e del lavoro, magari prendendo modello da qualche personaggio «popolare». Persi in questo mondo immaginario e immaginifico non si segue più la coerenza della ragione, ma la forza persuasiva e assai travolgente del desiderio, dell’agognare. «L’origine è la meta», «la provenienza è anche il futuro» (e qui si evince lo smarrimento della persona che ha perso le proprie radici, la propria tradizione, i valori atavici), vecchie prassi mentali che tornano senza le raffinatezze del passato a esprimere ideologie, a orientare pratiche politiche, stati d’animo, modelli di comportamento diffusi.

L’ansia di possesso e la pretesa di gratificazioni immediate si rifanno al mito narcisistico dell’onnipotenza originaria del desiderio; e il narcisismo (ferito) si trasforma, avendo origine dalla fragilità dell’individuo, divenendo onnipotenza e caricandosi di effetti violenti ed aggressivi. Ma come sottrarre il desiderio all’ansia depressiva della passività (cioè l’individuo passivo vive la tensione spasmodica verso il desiderio di quei modelli irreali creati ad arte) senza lasciarlo in balia del risentimento (cioè togliendo il desiderio illusorio la condizione reale diventa inaccettabile)?

L’unica è la rideterminazione radicale dei criteri del desiderabile, sfuggendo ai modelli fasulli inculcati soprattutto alle generazioni cresciute negli ultimi 20 anni. Insomma, cominciamo dall’amore, che non è mica facile, perché è una relazione interpersonale intensa, totale, quasi dolorosa; riscoprendo il tema romantico e il sentimento che ci prende tutti, vivendo fino in fondo l’avventura della vita e godendo in modo vero di quello che ci può dare. Oh, mi son accorto adesso che ho scritto tutto questo per dirvi di non credere mica all’amore descritto dai media, perché se è vero che ci regala momenti bellissimi, è anche vero che l’amore fa soffrire.

Maurizio Marchinetti

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