Lo dice anche il direttore della Gazzetta che il Cavaliere è al capolinea
Per colpa sua ci facciamo compatire anche in Tanzania.
Giuliano Ferrara ha esortato Berlusconi ad affrontare con coraggio un confronto pubblico, un contraddittorio televisivo per «parlare, con schiettezza, della sua vita personale che è finita, in parte grottescamente, deformata dal demoniaco meccanismo delle intercettazioni telefoniche». L’imbarazzo del direttore del «Foglio», di fronte allo stillicidio quotidiano di rivelazioni sulle notti proibite di Arcore, è lo stesso di molti vecchi amici del premier, da Letta a Confalonieri, ed è lo stesso di tanta gente perbene, elettori moderati che nel Cavaliere avevano riposto molte speranze, andate ormai deluse. Comunque vada a finire la vicenda processuale che lo riguarda, una cosa è assodata: Silvio Berlusconi, con tutto il suo potere e le sue immense fortune, è un uomo drammaticamente solo che ama trascorrere le sue serate «rilassanti» in compagnia di Lele Mora, Emilio Fede e una ventina di ragazze seminude. Non è, come dice qualcuno, un segno di senilità. Sua moglie Veronica ha impiegato un po’ di tempo per accorgersene e per definirlo «un malato bisognoso di cure», ma chi lo conosce bene sa che Berlusconi è sempre stato così. Una volta diventato premier, forse avrebbe potuto sforzarsi di controllare le sue pulsioni sessuali, ma non lo ha fatto. E oggi, dopo Noemi, la D’Addario, Ruby e le ragazze di via Olgettina, tutto il mondo sa che il capo del governo italiano è ostaggio di escort vere o presunte che lo chiamano papi e lo usano come un bancomat.
Così non può durare a lungo.
Invece di confessare le sue debolezze, Berlusconi è tornato, con un video messaggio, a incitare i suoi, a invitarli a non demoralizzarsi, a prepararsi a respingere l’offensiva scatenata dalle «toghe rosse» contro di lui. Per fortuna stavolta ha evitato di inventarsi un’altra fantomatica fidanzata (che mai e poi mai – aveva giurato il Cavaliere – avrebbe tollerato di assistere a quegli osceni spettacoli descritti con dovizia di particolari nelle intercettazioni).
La sensazione è che, anche tra i fedelissimi, questi appelli comincino a cadere nel vuoto.
Non è un mistero che all’interno del Pdl qualcuno sia tentato di verificare le possibilità di una successione senza traumi, che consenta alla maggioranza di arrivare a completare la legislatura, guadagnando l’appoggio dell’Udc. Casini lo ha detto in tutte le salse: «Se Berlusconi fa un passo indietro, siamo disponibili a entrare in un nuovo governo di centrodestra ». Il fatto è che Berlusconi non si dimetterà mai. Potrebbe essere costretto a farlo davanti a nuove e più gravi accuse della Procura milanese? Improbabile. Potrebbe essere indotto a gettare la spugna dal Quirinale o dal Vaticano? Difficile da immaginare. Ancor più remota, vista l’inconsistenza dell’opposizione, già ripetutamente sconfitta, è l’ipotesi di una sfiducia parlamentare. A meno che Bossi, stanco di questa impasse, non decida di mandare il Paese alle elezioni. Ma il traguardo dell’agognato federalismo sembra ormai troppo vicino per far saltare il banco proprio adesso. Siamo a fine corsa.
Ma chi staccherà la spina?
(Gazzetta di Parma, 30 gennaio 2011)














Il motivo principale che permette a Berlusconi di rimanere al potere è la mancanza di una opposizione credibile; leggo oggi che alle primarie per le comunali di Cagliari un candidato del PD, tra l’altro un senatore di primo piano, è stato per l’ennesima volta sconfitto da un candidato sconosciuto di SEL.
E’ possibile che i dirigenti del PD non ne azzecchino una?
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Molossi dice; “…chiunque lo conosce bene sa che Berlusconi è sempre stato così…”: Ok, ma lei direttore (se per caso è tra quelli che lo conoscono bene) perchè non ce lo ha detto prima?.
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