L’ultima furbata del Cavaliere: tirare dentro Bersani
Per salvarsi, Mubarak promette il dialogo con l’opposizione. Silvio Berlusconi, amico della «nipotina» del presidente egiziano, ne ha seguito l’esempio. Oggi il Corriere della Sera pubblica in prima pagina una sua lettera. In astinenza di «eleganti» seratine, seduto controvoglia attorno a un tavolo con i sodali meno debosciati e più ragionevoli della sua cerchia, il declinante capo del governo ha scritto una missiva formalmente indirizzata al direttore del quotidiano di via Solferino, che è in realtà un accorato appello al segretario del Pd Pierluigi Bersani.
Facendo finta che non sia accaduto nulla in questi ultima mesi e che nulla debba accadere nelle prossime settimane, rimuovendo i guai giudiziari che si addensano sul suo capo, il Cavaliere fa la persona ammodo all’altezza dei guai del Paese. Finge di interessarsi alle cose serie. Nella fattispecie al «debito pubblico mostruoso che ci ritroviamo sulle spalle da molti anni». Un onere di cui deve essere stato all’oscuro in tutti i suoi anni di governo, visto che non ha mai fatto nulla per togliercelo dalle spalle.
Il Nostro passa poi a esporre, con competenza indotta dai suoi esperti, la sua istintiva avversione da uomo straricco alle proposte di imposta patrimoniale messe a punto da Giuliano Amato e Pellegrino Capaldo che non sono esattamente due stinchi di Robin Hood. Lasciando perdere i tecnicismi, la chiave di volta del suo ragionamento sta tutta in questa frase: «Portare la crescita oltre il tre-quattro per cento in cinque anni». Che cosa occorre per arrivare a simile traguardo? La risposta è ovvia: «Un’economia decisamente più libera». Più spregiudicata, meno vincolata da regole e clausola contrattuali. Alla Marchionne, per intenderci. Ma lo sfondo di questa «frustata economica» (infelice immagine per un signore della comunicazione del suo stampo) è «un Paese più stabile, meno rissoso, fiducioso e perfino innamorato di sé e del proprio futuro». E qui arriviamo all’hardcore della sua lettera.
Dopo essersi richiamato ai virtuosi precedenti tedeschi, portati a buon fine sia dalla democristiana Angela Merkel che dal socialdemocratico Gerhard Schröder, con il subliminale invito alla Grosse Koalition, lo scrivente si dice però demoralizzato dal clima politico poco propizio alle riforme che farebbero ripartire la locomotiva dell’economia come in Germania. E qual è questo impedimento se non «la particolare aggressività che, per ragioni come sempre esterne alla dialettica sociale e parlamentare, affligge il sistema politico» e della quale è «preoccupato come e più del presidente Napolitano»? A parte la ridicola indecisione retorica tra il «come» e il «più», questa frase è la rampa di lancio della sua grande trovata, il colpo d’ala dell’inquisito che, fingendo di non avere capito che i suoi problemi sono di natura penale, si spaccia per l’ennesima volta come Grande Risolutore dei Problemi del Paese. Ostentando una faccia che in certe contrade italiane si chiama «di tolla», sfodera la Grande Proposta, impastata di pragmatismo e magnanimità verso il capo dello schieramento avverso cui perdona marachelle e intemperanze.
Trovarsi per l’ennesima volta di fronte alla trappola in cui non cadrebbe più neppure l’onorevole Pierferdinando Casini, sgomenta e al tempo stesso esalta tanto è sublime la sua sfacciataggine. «Dal momento che il segretario del Pd è stato in passato sensibile al tema delle liberalizzazioni e, nonostante qualche sua inappropriata associazione al coro strillato dei moralisti un tanto al chilo, ha la cultura pragmatica di un emiliano, propongo a Bersani di agire insieme in Parlamento, in forme da concordare, per discutere senza pregiudizi ed esclusivismi un grande piano bipartisan per la crescita dell’economia italiana; un piano del governo il cui fulcro è la riforma costituzionale dell’articolo 41, annunciata da mesi dal ministro Tremonti, e misure drastiche di allocazione sul mercato del patrimonio pubblico e di vasta defiscalizzazione a vantaggio delle imprese e dei giovani».
La palla è ora nelle mani di Bersani, che non dovrebbe stare a pensarci su tanto prima di rilanciarla. E qui vedremo se è furbo come un emiliano scaltro o furbo come D’Alema da Gallipoli che riammise il cavaliere nella politica facendolo entrare nel cavallo di Troia della Bicamerale.
Se il segretario del Pd si addentra nella discussione sull’architettura della proposta economica di Berlusconi, e in questo modo lo legittima, gli dà un aiutino, ma si rovina con le sue stesse mani. A Berlusconi non interessa la soluzione dei problemi economici del paese ma salvare il suo «culo flaccido», come l’ha graziosamente definito la sua igienista dentale, di madrelingua inglese, laureata con 110 e lode (in che cosa?), Nicole Minetti.
Un uomo disperato, più solo di quanto non sembri, con i giudici alle calcagna, sta cercando una sponda politica che gli permetta di uscire indenne e ricominciare daccapo, con la scusa che è provvidenziale per la salvezza del Paese e, in nome del bene comune, sta trattando con il meno cattivo dei satanassi che lo perseguitano.
Ci cascherà l’uomo di Bettola? L’appello al suo pragmatismo è stato senz’altro una abile mossa. Da ex amministratore regionale dell’Emilia, Bersani crede più nei bisogni immediati della gente che nella questione morale. Ma se apre uno spiraglio, Berlusconi dà la spallata è il Pd è spacciato. Per quanto possa sembrare strano, si dà il caso, infatti, che in questo partito si siano conservati elettori e fors’anche dirigenti che credono non solo nell’etica delle istituzioni ma nell’eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. Stia attento perciò Bersani, non tutto il suo popolo se la fa contare in nome di machiavellici disegni che non portano da nessuna parte. Perciò nei confronti di Berlusconi si impone una pregiudiziale secca: non possumus.
L’unica risposta possibile è non accusare ricevuta oppure un telegrafico: fatti da parte, fatti processare, lascia il posto a Tremonti o a chiunque sia autorizzato a trattare. Perché è con il successore in pectore di Berlusconi che deve eventualmente discutere e trattare il Pd. Ammessa che questa sia la via maestra per salvare il Paese dal naufragio.
Come araba fenice. Ad Arcore si svolgevano in realtà serate in costume a tema. Questa, per esempio, era dedicata al Rinascimento. Se il Pd gliene darà occasione, il padrone di casa ne organizzerà una sul Risorgimento.














Mi sembra che le braghe siano alle ginocchia, ma non ancora del tutto calate.
E’ sicuramente innocente, ma è il caso che si faccia processare, come tutti.
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Ma innocente de che? diciamo che ne uscirà innocente, che è ben diverso…
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Mamma mia quante idee nuove in questo Paese, Berlusconi che vuol tirar dentro Bersani per governare a vita, Bersani che gli dice picche….un altro copione da film horror per questa vecchia Italia che arranca sempre più! Basta! Ma basta! Intanto gli altri Paesi vanno avanti, cercano di uscire dalla crisi puntando a idee nuove (energie pulite, tecnologie nuove, ecc.) magari con lo stesso sistema di capitalismo ma intanto ci provano! Noi abbiamo questi matusalemme che continuano a fare SOLO i loro interessi senza dare un futuro a noi e ai nostri figli! Che tristezza! Perchè la gente non lo capisce? Semplice perchè secondo me stiamo ancora troppo bene, perchè quando chiudiamo la porta di casa la sera quando torniamo da lavoro (se abbiamo ancora la fortuna di averlo!) ce ne freghiamo del prossimo, c’interessiamo delle cose che non vanno quando toccano in prima persona noi stessi! Faccio anche autocritica per carità! Ho 27 anni mi sento triste al mattino quando vedo questo Paese così sapendo che c’è poco da sperare nel futuro se si va avanti in questo modo….!
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Io sono il boss, l’imprenditore
il proprietario del partito dell’amore
io sono il Cesare, leader mondiale
io sono il papi, l’utilizzator finale
La camera è mia, è mio il senato
sono io il padrone di Ibrahimovic e Pato
c’ho banche e banchieri, c’ho case editrici
c’ho Confalonieri, la Rai,
Mediaset, gli attori e le attrici
è mio Il Giornale e il Viminale
e naturale fra tre anni il Quirinale
finalmente sarà mio come fatto personale
magistratura e corte costituzionale
E’ tutto mio, faccio sul serio
palazzo Chigi, palazzo Grazioli
palazzo Macherio, palazzo Madama
c’ho Villa Certosa che c’ha mille stanze
castelli, Antigua con tremila dependance
E’ tutto mio, cari italiani
anche la casa a Montecarlo di Tulliani è mia
c’ho Denis Verdini, Maria Stella Gelmini
Frattini, Ghedini e Roberto Formighini
Augusto Minzolini, il tg1 è mio
è mio il tg5 in tv, le donne son mie
son potente e quindi le voglie tutte
soprattutto Rosy Bindi
La Lega è già mia, Maroni, Bossi e Cota
ho comprato tutti e m’hanno regalato il trota
e la destra di strorace e la dc di rotondi
e sono mie le poesie di sandro bondi
Ah, Cicchitto, Dell’Utri, non sò più chi c’è
eh Scajola e la finissima Santalchè ohiè
il partito si ingrossa, ormai c’è la ressa
Brambilla, La Russa, Ignazio La russa
passare alla cassa
Le barzellette che racconto io
le scrivo io e fanno ridere a tuo zio
Di aziende e banche ho fatto il pieno:
basta così, domani compro il Mar Tirreno!
Io compro tutto, dall’A alla Z
ma quanto cosa questo c..o di pianeta?
Lo compro io! Lo voglio adesso!
Poi compro Dio, sarebbe a dir: compro me stesso!
Altri testi su: http://www.angolotesti.it/R/testi_canzoni_roberto_benigni_3142/testo_canzone_le_proprieta_di_berlusconi_1120472.html
Tutto su Roberto Benigni: http://www.musictory.it/musica/Roberto+Benigni
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