Maurizio Landini, l’uomo di Castelnovo ne’ Monti che ha detto no

Pubblicato da Redazione il 16 gennaio 2011 in Economia, Industria, Lavoro |

Chi è Maurizio Landini, il segretario generale della Fiom che ha tenuto testa al normalizzatore Sergio Marchionne, il sindacalista che se comincia a parlare, lo si è visto in Tv, è difficile farlo smettere? Qual è la storia di questo leader che riesce a farsi capire da tutti perché non parla il gergo del sindacato? Per farcene un’idea, abbiamo spigolato da un articolo pubblicato dal quotidiano la Repubblica il 28 giugno dello scorso anno.

La sua storia inizia a cavallo tra il 1984 e il 1985, gli anni del duro scontro sulla scala mobile. Il governo di Bettino Craxi ha tagliato alcuni punti di contingenza per frenare l’impennata dell’inflazione, l’ ha fatto con l’intesa della Cisl, della Uil e dei socialisti della Cgil. Contro la maggioranza comunista della Cgil di Luciano Lama e il Pci di Enrico Berlinguer. Seguirà referendum, che i comunisti perderanno. È in quel periodo che Francesco Trogu, ex operaio di Pomigliano d’ Arco, convince il giovane Landini, fino ad allora delegato sindacale, ad accettare la proposta di passare a tempo pieno nella Fiom. Dalla cooperativa metalmeccanica che produce impianti elettrici e di riscaldamento, la Ceti, alla Fiom di Reggio Emilia.

Landini ha poco più di vent’ anni. Arriva da San Polo d’ Enza ma è nato, nel 1961, a Castelnovo ne’ Monti. Famiglia operaia. Il padre Guerrino è stato partigiano, comunista, faceva il cantoniere. La madre casalinga. Maurizio è il quarto di cinque figli. Studi? «Pochi», risponde Landini seduto nell’ufficio che è stato anche di Gianni Rinaldini e prima ancora di Claudio Sabattini, i suo maestri nel sindacato, al terzo piano del palazzo romano semimoderno in Corso Trieste che porta ancora l’ insegna della mitica Flm, una sigla (Federazione lavoratori metalmeccanici) che racconta dell’ unità dei sindacati metalmeccanici, della galoppata del movimento operaio, del lungo autunno caldo italiano, interrottosi proprio con la frattura sulla scala mobile. In ogni caso niente a che vedere con questa stagione degli accordi separati a raffica e del livore sindacale. In comune Fiom, Fim e Uilm, oggi, hanno solo il parcheggio interno per le auto. Landini frequenta i primi due anni per diventare geometra, poi abbandona. «Semplicemente non bastavano i soldi a casa. Per questo ho cominciato a lavorare». Apprendista saldatore in un’azienda metalmeccanica, insieme alla militanza nella sezione locale del Pci e l’iscrizione alla Fiom. Inizia così la carriera del «sindacalista della porta accanto».

Faccia da bravo ragazzo, occhiali rassicuranti. Mai la cravatta se non nel giorno del matrimonio e forse i primi di luglio quando andrà dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, a consegnare le firme raccolte per la proposta di legge di iniziativa popolare sulla rappresentatività sindacale. Sotto la camicia l’immancabile T-shirt bianca. Landini, l’uomo che a Pomigliano ha rilanciato un latente conflitto sociale, non parla il sindacalese, ma un linguaggio essenziale, per questo si capisce. L’accento è fortemente emiliano, il timbro di voce da tenore mancato. Gli esperti del ramo cominciano anche a dire che «buchi» lo schermo. «Sono le prime volte che vado in televisione», si schermisce. L’Emilia produce sindacalisti «rossi», capaci di trattare sì, ma dentro un perimetro limitato: quello delle medie aziende locali, senza la catena di montaggio. Lì le multinazionali non ci sono. E rosso, comunque, è anche Landini. Comunista? «Non lo so», risponde. «Credo nella giustizia e nell’ uguaglianza sociale. Questa è un’epoca in cui vedo ingiustizie senza precedenti. Mio padre lavorava e questo era già una garanzia di non essere poveri. Oggi è povero anche chi lavora. Diciamo che ci vorrebbe una società diversa».

Landini non ha più tessere di partito. L’ultima è stata quella dei Ds, poi ha detto no al Partito democratico. Ora guarda con interesse alla sinistra che progetta Nichi Vendola. Lo sciopero non lo esalta, non gli produce quel brivido lungo la schiena che confessò il sindacalistaintellettuale un po’ anarcoide Fausto Bertinotti: «No, lo sciopero costa. A me non piace. Ma è l’unico strumento per tentare di mettersi alla pari del padrone». Nello schema politico di Maurizio Landini, che ammette di non aver mai letto Carlo Marx, dunque c’ è ancora il padrone. E lo scontro di Pomigliano attraverso il referendum gli ha anche dato ragione. Nella notte del voto nessuno ha potuto vedere che prendesse corpo un modello di relazioni industriali basato sulla «complicità» come teorizza il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi con la sponda del leader cislino, Raffaele Bonanni. Semmai il contrario.

«Ma certo che c’è ancora il padrone», dice il nuovo capo della Fiom. «È colui che detiene il potere». Marchionne è il nuovo padrone. «Non ho mai visto Marchionne, né gli ho mai parlato. Mi sono informato su di lui, ho letto libri e molti articoli. Che idea mi sono fatto? Mi sembra uno molto coraggioso, determinato. Molto anglosassone, anche sul piano dei rapporti con il sindacato. Sbagliato pensare che fosse un socialdemocratico. Viene dagli Stati Uniti e lì non c’ è né un vero Welfare State, né il contratto nazionale. Queste sono le differenze fondamentali». Così il duello di Pomigliano si è consumato a distanza tra sconosciuti. E questa volta il referendum, Landini non l’ha perso. Perché nella sua carriera sindacale, oltre quello sulla scala mobile, ce n’è stato un altro prima di Pomigliano. Il referendum alla Piaggio, l’anno scorso sul contratto integrativo. Perso. La Fiom, con capo delegazione Landini, non firmò, chiedeva più soldi. Ma accettò di andare al referendum tra i lavoratori che dissero di sì e costrinsero Landini a firmare. Nulla a che vedere con il caso Fiat. Qui è stato proprio Landini ad insistere perché la Fiom non si schierasse, perché non riconoscesse un referendum su materie attinenti i diritti delle persone: il trattamento di malattia e lo sciopero. Non i turni, sui quali anche i metalmeccanici Cgil con molta ritrosia erano comunque disposti a trattare. Ora la Fiom è fuori dal tavolo. «È una scelta irresponsabile pensare di escludere un’organizzazione che ha consenso e che è rappresentativa all’interno del gruppo Fiat. È sbagliato non tener conto di ciò che pensano i lavoratori. Credo innanzitutto che non serva alla Fiat. Non ha senso pensare che un sindacato possa fare accordi per suicidarsi o per peggiorare le condizioni di chi rappresenta». Fim e Uilm suicide? «Hanno subito un ricatto. Non è stata una trattativa: prendere o lasciare. Sono convinto che sia stato un errore accettare un ricatto. Dietro la proposta della Fiat c’è un’ idea di come uscire dalla crisi: competere riducendo i diritti e i salari, anziché puntare sulla qualità produttiva e del lavoro. Per questo sono convinto che dal punto di vista sindacale c’erano e ci sono altre soluzioni. Però bisognerebbe fare una trattativa». Sognava di fare il calciatore, Landini. Non certo il sindacalista. Da ragazzo tifava per il Milan, quello di Gianni Rivera e Pierino Prati. Ora si accontenta della Reggiana che milita in prima divisione. Non ha nemmeno acceso la televisione per assistere alla disfatta italiana in Sudafrica. Sostiene che il mestiere del sindacalista non abbia pause. «Però è un bel mestiere». Legge gialli, ascolta Ligabue e Zucchero, vive da pendolare perché nei weekend da Roma torna a casa. È sposato (la moglie è dipendente pubblica) ma non ha figli.

L’autodidatta Maurizio Landini ha conquistato in silenzio la Fiom. Accanto a lui c’è una nuova generazione di sindacalisti quarantenni che forse non hanno letto i testi sacri del marxismo ma battono i territori e conoscono le fabbriche. E fanno i contratti. «È una bugia dire che la Fiom fa politica e non il sindacato. Una bugia totale. Non c’è giorno che non facciamo accordi. Mai come adesso. Cerchiamo di dare pari dignità al lavoro, perché non c’è solo il punto di vista dell’impresa. Questa è un’idea autoritaria delle relazioni sociali, mentre l’accordo è una mediazione tra interessi. Pensare di cancellare il conflitto è solo un’ illusione». (Roberto Mania, la Repubblica, 28 giugno 2010)

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3 Commenti

  • avatar Elisa Paris scrive:

    Sono un’artigiana 55enne figlia di un ex operaio della Dalmine che era anche delegato CISL. Sono convinta che avrebbe sottoscritto il SI al referendum. Io non sono mai stata d’accordo con le sue scelte, ma in casa la vita dell’operaio l’abbiamo subita tutti. Mio padre è morto per tumore ai polmon i a 71 anni e non perchè era un fumatore…

    Io e la mia piccola famiglia: marito e figlia 15enne appoggiamo totalmente la linea FIOM e ammiriamo la serietà, pacatezza e passione del suo leader Maurizio Landini al quale facciamo tanti Auguri e gli diciamo di non mollare mai!!!

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    • avatar Rossella Potocco scrive:

      Sono una dipendente pubblica. Uno dei momenti sindacali più belli e più intensi negli ultimi anni è stata la manifestazione nazionale del 2009 che ha visto i lavoratori pubblici della CGIL e i lavoratori metalmeccanici della CGIL insieme per protestare contro i provvedimenti governativi di Berlusconi Tremonti Brunetta. Il 28 gennaio sarò in piazza accanto ai compagni della FIOM con grande entusiasmo e con tutta la mia ogni giorno rinnovata voglia di non arrendermi a questa deriva e di cambiare le cose in questo paese.

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  • avatar Ok Morando Sergio Crocefieschi Genova Malpotremo Lesegno Italia Argentina scrive:

    Quanto va dicendo Maurizio Landini lo condivido..in particolare quanto è stato detto da Lui ieri sera sulla trasmissione ” PIAZZA PULITA ” su la7 ma la verità è che una certa parte di SINDACATI POLITICI hanno SPAZZATO NOI PRECARI E DISOCCUPATI FORZATI DIRETTAMENTE NELL’INCERINITORE…ma l’incerenitore non era costruito..bene… pertanto ne siamo usciti bruciacchiati dalla parte più che altro..” da sinistra”..si sa i pugni presi dai mancini colpiscono e fanno anche più male..COMUNQUE… i problemi ITALIA poichè a Roma è fallita pure la dimostrazione pacifica..INDIGNADOS i problemi permangono ed OGNI GIORNO che passa questi aumentano e vanno a toccare altri sistemi..ricordando che i i problemi..sono in Italia DISOCCUPAZIONE FORZATA e LAVORO PRECARIO sono coniugati conglamerati per bene..ed in NEGATIVO entrambi ! Perchè essere messi in obbligo in contratti precari ” quando” si lavora vuole dire come nella disoccupazione forzata ESSERE RICATTATI subire le MINACCE Subire lo SCHIAVISMO MODERNO subire il disfacimento famigliare ! E non solo perchè PRECARIATO sia esso Interinale di somministrazione sia di contratti precari di cooperative società sportive etc. PRECARIATO è anche VIOLA LEGGI in gran quantità ! Con i contratti PRECARI si VIOLANO INNUMEREVOLI LEGGI sul LAVORO e su di NOi PRECARI leggi T.U.S.L. antifortunistiche 626/94–81/2008 etc. che queste violazioni vanno poi a finire di conseguenza sui prodotti che poi vengono venduti ed adoperati da altri ! Innalzando i rischi infortuni ancora di più ! Cosa che porterò anche ad Udienze presso il Tribunale di Mondovì che rigurda questo fare ed è d’interesse generale..qui tra ditta interinale (..) e multinazionale (…) che costruisce gru edili e gru semoventi (CRANES -gru) ma questo pessimo sistema di lavorare come precario non penso sia fatto solo qui NON è un caso unico..comunque qui è utile sapere la verità..DEVONO fare uscire le verità di come le LEGGI in Italia nel PRECARIATO sono sempre VIOLATE e che anche l’Unione Europea ha già più volte condannato L’Italia (GIUSTAMENTE) per questo fare..Violations Work Italy su: http://www.osha.europa.eu http://www.puntosicuro.it http://www.anmil.it http://www.inail.it
    Anche il Presidente Giorgio Napolitano o la Sen.Patrizia Bugnano Membro della commissione morti bianche e molti altri scrivono dicono sempre che le leggi antifortunistiche sono violate CONTINUAMENTE in Italia tanto da raggiungere la cifra macabra di TRE morti giornaliere al giorno! Ma penso sia più lunga..inquanto ripeto con noi precari si violano le leggi 81/2008 e queste VIOLAZIONI vanno a finire sui prodotti!
    Inoltre nella Disoccupazione forzata e precarietà contrattuale oltre alle leggi 626/94-81/2008 violate si VIOLANO ANCHE GLI STESSI ARTICOLI della COSTITUZIONE ITALIANA 1-4 E 36 !!! Ma sono anche VIOLATI gli Articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Dell’Uomo !!!
    Precarietà e disoccupazione forzata in Italia se NON RISOLTI questi due problemi porteranno sicuramente allo sfacelo l’itera nostra Nazione !
    METTIAMO al VOTO in ELEZIONI i contratti PRECARI si o no se tolti si DEVE assumere veramente e le leggi sul lavoro rispettate come nei contratti indeterminati (quasi rispettate..) nel contempo con il lavoro sicuro si eviteranno morti bianche ifortuni maggiori che invece nel precariato sono SEMPRE maggiori!
    Inoltre togliendo i contratti PRECARI TUTTI si stabilisce fiducia si può mettere su famiglia..tenere impiedi la famiglia già costruita..comprare ..insomma mettere nuovamente il motore della nave Italia in funzione ed in rotta giusta l’Italia attuale NON vuole neppure noi REMATORI (operai) al LAVORO ! Preferisce il nulla fare terzolare con catene marcie in piena mareggiata..e prima o poi le catene già marcie si spezzeranno..e sarà la catastrofe per tutti sia in Italia che per le scialuppe di salvataggio “banche Europee” anche se queste banche comprese “certe” Italiane preferiscono finanziare dove c’è sviluppo risorse…CINA INDIA BRASILE..ma nel contempo “certe” banche Italiane e di Cordata invece di finanziare il Lavoro I Lavoratori Italiani..preferiscono finanziare l’Industria della MORTE le ARMY MADE IN ITALY ! elenco su: http://www.banchearmate.it http://www.disarmo.org http://www.casadellalegalita.org . COMUNQUE SIA PRECARIETà e DISOCCUPAZIONE FORZATA sono i due problemi da risolvere !
    Morando

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