Referendum Fiat. Figlia, moglie e madre di operai, vi spiego perché voterei sì
Alla Fiat Mirafiori di Torino è iniziato il conto alla rovescia. Tra poche ore si apriranno le urne e i lavoratori del turno di notte potranno votare per decidere se approvare la bozza di accordo sottoscritta da tutti i sindacati con esclusione della Fiom.
È un momento particolarmente delicato e il risultato di questa consultazione avrà ripercussioni importanti su molti settori.
La vicenda Fiat mi ha particolarmente colpito psicologicamente perché nella mia famiglia si è sempre molto parlato di fabbrica in quanto mio padre, mia madre e mio marito erano operai e adesso anche mio figlio lo è.
I racconti e le testimonianze dei miei cari mi hanno dato l’opportunità di conoscere abbastanza bene questo ambiente che nel corso degli anni mi sembra molto cambiato.
Io che lavoro nella Sanità ho sempre apprezzato il sindacato dei metalmeccanici perché lo vedevo molto più combattivo e convincente di quello della Funzione pubblica a cui sono da anni iscritta e che in diverse occasioni mi sembrava troppo corporativo.
Ricordo le lotte sindacali degli anni ’70 e ’80. In particolare, mi tornano alla mente quelle che hanno visto l’impegno concreto dei miei genitori: mia mamma per salvare la Val di Taro (con scioperi e occupazione dello stabilimento) e mio padre, molti anni prima impegnato in una lunga occupazione della Fidenza Vetraria.
In questi giorni mi sono interrogata spesso cosa voterei io se dovessi partecipare al referendum e seppur con la morte nel cuore mi sono detta che voterei per il sì.
Accetto le critiche della Fiom che parla di accordo ingiusto, che va contro i diritti di base dei lavoratori e che fa tornare indietro la storia di anni.
La partita che, però, si sta giocando è troppo importante e il rischio di vedere la fabbrica trasferita all’estero è oggi reale. Senza pensare alla solita Cina basta pensare a Paesi dell’Europa dell’est dove ci sono lavoratori che con stipendi addirittura dimezzati sarebbero in grado di garantire la stessa produzione. L’abbattimento delle frontiere, la globalizzazione hanno totalmente cambiato i rapporti di lavoro: quando i miei scioperavano e lottavano contro i loro «padroni» sapevano che potevano farcela. Oggi se gli italiani non accettano le condizioni di lavoro poco male perché appena fuori ci sono tanti lavoratori disposti a sostituirli addirittura a metà prezzo.
È a mio avviso fuorviante non tener conto dei cambiamenti che ci sono stati.
Non è accettabile far ricadere sui dipendenti della Fiat le responsabilità di mettere a rischio 5000 posti di lavoro. Doveva essere il Governo a farsi da intermediario tra Marchionne e i sindacalisti ma così non è stato. Inqualificabile il comportamento del ministro del Lavoro, totalmente assente nella vicenda e quello del presidente Berlusconi che, in caso di vittoria del no, si è detto d’accordo con Marchionne nel voler trasferire la Fiat fuori dall’Italia.
Da un governo serio ci si aspetterebbe un diverso atteggiamento.
Appare comunque certo che qualunque risultato uscirà dalle urne questo referendum continuerà a far discutere e renderà insanabile la divisione sindacale che già esiste. In un momento di crisi economica come questo la cosa non aiuta.
Giovanna Galli














Anche io ho fatto l’operaio (sono stato pure rappresentante sindacale in 2 fabbriche diverse), mia moglie è operaia e uno dei miei figli è operaio. Votare si o votare no? Dal punto di vista sindacale, ho sempre pensato che i contratti non sono che una mediazione e che il compito del sindacato sia farli i contratti. Voglio dire; non facciamo i duri e puri, si lotta per ottenere il possibile, ma l’accordo si deve trovare. Il punto di equilibrio sta nel fattore esterno (il mercato e le leggi, diciamo) e nella forza contrattuale delle parti. Penso che i votanti decideranno in base alla loro pancia, un operaio con famiglia monoreddito, magari con mutuo, sarà “obbligato” a votare si, ed è un esempio. Poi però il risultato potrà cambiare il destino del nostro paese; perchè si crea un precedente e perchè ci sveglieremo “dopo cristo”. Quell’operaio non ha scelta, Marchionne si; può portare la produzione in Canada. Insomma l’operaio, che guadagna non ricordo quante volte in meno rispetto a Marchionne, è schiacciato da una paurosa mancanza di potere contrattuale. Quindi è in una situazione drammatica. Se si è arrivati a questo vuol dire che l’operaio si trova “scoperto”, che il sindacato e la politica ci hanno fatto precipitare in basso. Che autorevolezza ha Berlusconi per mettere il becco su questioni tanto serie? Il mestiere che attualmente rende meglio è il politico e sarebbe ora che anche i politici si rendessero conto della globalizzazione e cominciassero a DARSI stipendi adeguati a quelli di altre nazioni. Qui si vogliono globalizzare solo gli operai e quelli che fanno fatica a sbarcare il lunario. GIOVANNA, ti abbraccio, ma io mi astengo..
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Comunque non mi sembra che il problema di Fiat sia quello di non riuscire a produrre sufficienti autovetture dato che perde quote di mercato a 20% al colpo.
E poi in giro con una Panda fatta in Croazia ci andra’ Marchionne.
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Adriano Olivetti,un grande industriale illuminato,diceva che un dirigente al massimo della carriera non doveva guadagnare più di 40 volte un operaio,e inoltre doveva trascorrere un anno alla catena di montaggio.
Gennaio 2011:Marchionne manager Fiat guadagna come 7000 operai,non ha mai passato un giorno alla catena di montaggio e fa perdere alla Fiat quote di mercato a due cifre l’anno,e la colpa è degli operai che pretendono di urinare nel momento del bisogno,invece di farsela addosso;gli scansafatiche ci sono sempre stati e sono facilmente individuabili,il metodo mirafiori è un pretesto del potere economico finanaziario per sottrarre dignità e diritti e un bianchetto coprente l’incapacità della dirigenza di innovare i prodotti come hanno fatto quasi tutte le altre case automobilistiche.E’ vergognoso gettare addosso agli operai il peso di un fallimento dell’azienda per anni assistita dai soldi pubblici.Il ricatto verrà presto allo scoperto quando ,nonostante la scontata vittoria del si ,la dirigenza troverà altre scuse per delocalizzare o ridurre in schiavitù gli operai alla catena di montaggio.Per Alitalia il governo ha scaricato sugli italiani che pagano le tasse 3 miliardi di euro con la scusa di non cedere l’azienda ai francesi,con la Fiat il ricatto:o votate si oppure fa bene Marchionne ad andarsene dall’Italia.VERGOGNA
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Così, tanto per contribuire.
La signora Galli, esprimendo il suo parere su ciò che va accadendo in Fiat dimostra ciò che accade quando il giornalista omette il controllo della notiza e semplifica (lasciamo stare se per incapacità, cialtroneria, disattenzione, volontà, errore e via ragionando…). La signora riporta infatti la titolazione di molte testate italiane riguardo una dichiarazione fatta da Berlusconi in una conferenza stampa congiunta con la cancelliera Merkel, titolazione divenuta in Italia notizia: “… del presidente Berlusconi che, in caso di vittoria del no, si è detto d’accordo con Marchionne nel voler trasferire la Fiat fuori dall’Italia”.
A prescindere dall’essere o meno d’accordo con lei o con Berlusconi o con la Fiom, in realtà Berlusconi non ha mai detto questo. Giornali come Leggo on line non solo riportano con correttezza la frase, ma addirittura mostrano il video della conferenza stampa.
http://www.leggo.it/video.php?idv=7749&id_news=100433
Questo non per dar ragione a Berlusconi, ma per chiamare i lettori a fare attenzione a chi scrive, visto che chi scrive spesso attenzione non fa.
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Questo scritto era pronto prima dell’intervento di Marco del Freo. Quindi lo aggiungo.
Non fatemi difendere Berlusconi…..
Berlusconi non ha detto che “Marchionne fa bene ad andarsene” ha detto: ci sono buoni motivi per cui Marchionne se ne vada in altri paesi” .Questo lascia intendere che ci possano essere anche altri motivi per cui Marchionne non se ne vada.Per una volta tanto tali dichiarazioni sono accettabili
Sul “RICATTO”
“O si fa come dico io, o me ne vado” .
“O mangi questa minestra o salti dalla finestra”
Non è automaticamente un ricatto, lo diviene nel momento in cui si impone una deroga dai principi legislativi e costituzionali.Cioè è il non rispetto della legge che trasforma una proposta in un ricatto.Come spiegato in un post precedente, Marchionne ha torto sulla rappresentanza perchè viola i diritti partecipativi dei lavoratori ,ma ha ragione nel volersi liberare da una prassi sindacale che giustifica che un singolo operaio possa scioperare e fermare una catena di montaggio.Poi sbaglia se rifiuta un contratto collettivo
,poichè la mancanza di tale strumento,ad esempio ha permesso agli orientali, con i giapponesi in testa, di sbarcare in america con contratti al ribasso che hanno messo in difficoltà i costruttori americani.
La consulta non può più scaldare il fondo schiena di Berlusconi (non a caso Berlusconi ha dichiarato che per lui è indifferente) perchè agli effetti pratici i tre processi che gli rimangano sono in via probabile di prescrizione. Lo ha di fatto ammesso anche lo stesso Di Pietro ieri sera a Porta a Porta.
Mi sembra in definitiva che ci sia il tentativo ormai improcastinabile di rendere simili le nostre condizioni di lavoro a quelle dei tedeschi, tanto per intenderci, le cui aziende stanno producendo utili e con salari quasi il doppio dei nostri, e nelle quali a memoria quasi non ci si ricorda uno sciopero.Che poi Marchionne si sia mosso in modo in parte scorretto ed in parte sbagliato anche questo è vero.La domanda che ci dobbiamo porre nell’immediato è perchè in Germania l’economia e quindi anche la politica funzioni meglio che da altre parti.Ha o non ha la partitocrazia italiana confezionato 61 governi in 60 anni,cioè una cosa demenziale?
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….. c’è una gallina che si ostina a mangiare le uova che produce (davvero), al punto che si sta realizzando una botolina con ribalta che si apre per far passare l’uovo e poi immediatamente si richiude per impedire all’ovaiola di farle la festa.
S’è pensato subito a cosa potrebbe succedere se ogni lavoratore decidesse di portarsi a casa quello che produce, o di consumarlo sul posto.
Succede spesso che gli animali si dimostrino più avanti degli uomini e in fondo questa gallina, prossima vittima di contromisure padronali, si propone come un apologo di quel che sta succedendo.
Poverina, da sempre Cococò di nome (e di fatto): va in giro a razzolare, contende alle altre quello che trova, mette a disposizione il suo corpo per realizzare una perfetta opera fisico-chimica, produce poderosi e – si immagina – dolorosi sforzi per farla venire alla luce, e poi arriva uno che si fotte tutto senza nemmeno ringraziare.
Viene alla mente qualcosa già detto dall’ormai demodé Carlo Marx nei manoscritti economico-filosofici riguardo alla produzione, al lavoro, all’estraniazione dell’operaio rispetto a quello che produce.
Viene alla mente Marpionne che pretende più uova (pardon, auto) in meno tempo e con meno pause.
Dice: sono io che vi do da mangiare. Ma va!? E se fosse il contrario?
E ancora: io ci metto i soldi. Balle: i soldi sono i nostri risparmi che le banche gli danno in prestito a tassi dieci volte superiori a quelli che riconoscono a noi. Ma tanto lui si rifà sulle auto che vende a noi, fatte con i soldi nostri.
Insomma cara Giovanna cosa mangeranno le future generazioni le uova o la Gallina?
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Grazie a Del reo perchè effettivamente Berlusconi dice qualcosa di molto diverso da quanto riportato dai quotidiani italiani.
E qui si apre il solito problema dell’insipienza e malafede della maggior parte dei giornalisti che si dicono a parole difensori della libertà di informazione e nei fatti fanno solo i loro interessi.
In ogni caso io mi sarei astenuto e forse questa sarebbe stata la migliore risposta da dare a Marchionne e FIOM.
Infine sono d’accordo che è immorale che un dirigente guadagni più di 40 volte di un operaio e su questo Marchionne dovrebbe riflettere, e non solo lui.
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MI TROVO IN DISACCORDO CON GIOVANNA, VOTARE SI PERCHE NON C’E’ SPERANZA, RASSEGNARSI E PIEGARE LA TESTA, VUOL DIRE FAR FINTA DI NON VEDERE,
SE TUTTI LA PENSASSERO DAVVERO COME GIOVANNA, SE TUTTI PIEGASSIMO LA TESTA DI FRONTE AD INGIUSTIZIE, NON CREDO CHE LE COSE ANDREBBERO MEGLIO DI COSI.
MA COME è POSSIBILE DIRE CHE ANCHE SE NON SI è DACCORDO SI VOTA SI PERCHE TANTO NON SERVE A NULLA FARE IL CONTRARIO?
COME SI FA A DIRE CHE NEGLI ANNI 80 ERA GIUSTO SCIOPERARE E ORA NON SERVE?
I DIRITTI DEI LAVORATORI NON DEVONO ESSERE RICATTABILI !!
I DIRITTI DEI LAVORATORI NON DEVONO ESSERE IN VENDITA NE NEGLI ANNI 80 NE MAI !!
SE IL RICATTO è DI VEDERE LA FABBRICA ANDARE ALL’ESTERO è PERCHE’ ALL’ESTERO I DIRITTI DEI LAVORATORI SONO FINITI SOTTO I PIEDI E QUINDI PER NON VEDERE CHIUDERE MIRAFIORI ANCHE NOI ITALIANI DOBBIAMO FARCI UMILIARE CEDENDO A QUESTO RICATTO??
NON SAREBBE GIUSTO INVECE CHE LE GROSSE INDUSTRIE FACESSERO UN ACCORDO DOVE RINUNCIANO AD APRIRE FABBRICHE NEI PAESI CON SFRUTTAMENTO E MANODOPERA A BASSISSIMO COSTO ??
INVECE QUESTI INDUSTRIALI APRONO ALL’ESTERO DOVE GUADAGNANO MILIARDI SU MILIARDI E RICATTANO GLI OPERAI
PERCHE’ MARCHIONNE NEL 2007 DICEVA CHE GLI STIPENDI DEGLI OPERAI CONTAVANO SOLO IN UNA PICCOLISSIMA PERCENTUALE ? PERCHE ORA SI RIMANGIA LE PAROLE??
PERCHE CEDERE ALLE INGIUSTIZIE?
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Se si è giunti a questo punto della vicenda Fiat bisogna ricordarsi di ciò che hanno fatto i vari governi di Bugiardoni per rompere l’unità sindacale e consegnare a Marchionne la pappa del ricatto già confezionata e fumante. Bugiardoni è correo di tutte queste vicende ed anche i giornali di sinistra hanno avuto le loro colpe nel non smascherare i pranzi luculliani che “Orgia Italia” offriva ai sindacalisti gialli, in varie città d’Italia, al fine di poterli abbindolare ed allontanarli dalla cgil!
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Ha ragione Gianni Vattimo, anche se non ha mai lavorato in fabbrica:
1. la contrattazione del diritto di sciopero è incostituzionale;
2. il referendum è un ricatto;
3. la globalizzazione è una fregatura mondiale (ma questo già lo si sapeva)
http://download.kataweb.it/micromega/vattimo110111.mp3
E come fa notare don Walter Fiocchi, il capitale e le sue esigenze, hanno preso il posto dell’uomo e dei suoi bisogni.
Proviamo ad ascoltarlo
http://download.kataweb.it/micromega/donwalterfiocchi130111.mp3
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GIOVANNA, SCUSAMI SE “ENTRO A GAMBA TESA”.
Non ti sei chiesta se non ci fossero stati i “nostri nonni ed i nostri padri” a scioperare PER OTTENERE QUELLI CHE NOI CONDERIAMO DIRITTI ACQUISITI E SANCITI DALLA COSTITUZIONE ( DIGNITA’ SUL LAVORO, SALUTE ETC.ETC.) DOVE SAREMMO?
GIOVANNA HAI PER CASO NOSTALGIA DEL CODICE ZANARDELLI O DELLO STATO SARDO?
RINGRAZIA TUO PADRE, TUA MADRE ED I TUOI NONNI SE HAI IL DIRITTO aL CONGEDO PER MATERNITA’, SE HAI LA MALATTIA PAGATA E NON DIMENTICARE CHE GLI SCIOPERI POTEVANO COSTARE NON SOLO IL LICENZIAMENTO MA LA VITA STESSA E CERTA GENTE NON HA ESITATO UN SOLO SECONDO A GIOCARSELA PER NOI.
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Editore, che dio ti conservi il dono della sintesi perfetta. Quasi, però, perchè manca un pensiero per quel Pd che fu guida quando era un’altra cosa ma che ora non si sa se non abbia idee o le abbia sbagliate (reazionarie). Un pò di analisi oltre che di demagogica cronaca, Giovanna Galli, non credi che aiuterebbe ad andare oltre la retorica dei Fede di turno? Per esempio, se il tuo concorrente usa schiavi per raccogliere le banane, li usi anche tu o lotti per cambiare le regole?
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Caro Del Freo, non ho nessuna difficoltà ad ammettere che a proposito di Berlusconi sono stata un po’ troppo semplicistica a riportare le sue parole. Chiedo scusa ma non sono una giornalista e nel mio pezzo ha più prevalso il cuore che la razionalità. Cerco comunque di chiarire ilmio giudizio sul comportamento del premier. Indipendentemente dal discorso pronunciato davanti alla Merkel io penso che di fronte a un pericolo così importante un vero presidente avrebbe dovuto convocare Marchionne a cui sottoporre le reali esigenze del paese. Era suo dovere come presidente di tutto lo stato far sentire all’amministratore delegato della fiat che ci sono valori che non possono essere calpestati per nessuna ragione al mondo. E’ coaì che avrebbe dato prova di essere davvero il presidente di tutti.
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A Matteo desidero dire che sono contenta del suo intervento. Io nella massima sincerità ho detto come avrei votato ma sono ben lieta che ci sia gente molto più coraggiosa di me. Molti di quelli che ho sentito propagandare tanto per il no sono persone che hanno le spalle coperte: dipendenti del pubblico impiego, pensionati, libero professionisti … Gli operai non mi sono sembrati così convinti ma io non possiedo di certo la verità in tasca. So che in fabbrica adesso si respira un’aria molto diversa da 30 anni fa , so di gente che ha ricevuto una lettera di rimprovero per essersi allontanato dal posto di lavoro per andare in bagno e il sindacato non ha potuto far tanto. In questa prima fase i risultati sembrano dar ragione a Matteo e se questo consentirà di mantenere i diritti acquisiti non posso far altro che gioire del risultato.
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Quando ho mandato il mio pezzo alla Nave ero perfettamente consapevole di prestare il fianco a tanti commenti negativi. Sarebbe stato troppo facile trovare il consenso facendo i duri e puri. Io ho semplicemente voluto portare una mia testimonianza: sono sempre stata di sinistra, sono iscritta al sindacato da 30 anni, mi sono sempre battuta contro le ingiustizie ma penso che con i problemi economici che ho, con la crisi che c’è, con la paura del futuro che ci opprime, in quel contesto avrei votato sì. Certo che Marchionne fa un ricatto ma quando uno non ha alternative come fa?
A Capitan Acab voglio dire di risparmiami per favore le prediche e di rispettare la sensibilità degli altri. Io non mi sono mai rifiutata di lottere ma ritengo di essere una persona fortunata: lavoro nel pubblico, ho la garanzia del posto di lavoro e guardando tanti giovani mal pagati o addirittura disoccupati mi sento molto fortunata.
Con questo spero di aver spiegato a Vernazza che io deliberatamente non volevo fare un’analisi, evidentemente posso solo fare una cronaca come il Fede di turno. L’unica cosa che davvero mi spiace è che ogni volta che intervengo si approfitti per criticare il Pd. Io mi sono limitata a immedesimarmi nella condizione di questi operai facendo una riflessione solo mia che non ha nulla a che vedere col partito.
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“A Capitan Acab voglio dire di risparmiami per favore le prediche e di rispettare la sensibilità degli altri. Io non mi sono mai rifiutata di lottere ma ritengo di essere una persona fortunata: lavoro nel pubblico, ho la garanzia del posto di lavoro e guardando tanti giovani mal pagati o addirittura disoccupati mi sento molto fortunata”.
GIOVANNA, BEN LUNGI DA ME FARTI DELLE PREDICHE. COMUNQUE E’ GRAZIE AD IMPIEGATI COME TE CHE HANNO VOTATO SI, CHE IL NO HA PERSO A MIRAFIORI, CON CONSEGUENZE CHE SARANNO DEVASTANTI NON SOLO NEL PRIVATO E NEI METALMECCANICI MA NELLA SOCIETA’ CIVILE.
ERA PROPRIO QUESTO QUELLO CHE HO VOLUTO DIRTI: SE NOI ( INTESO COME PERSONE, NON COME DIPENDENTI PUBBLICI) ABBIAMO CERTI DIRITTI LO DOBBIAMO AGLI SCIOPERI ED AI SACRIFICI FATTI DAI NOSTRI GENITORI E DAI NOSTRI NONNI CHE SE AVESSERO RAGIONATO COME HANNO FATTO QUELLI DEL “SI” COL PIFFERO AVREMMO AVUTO QUELLI CHE TU CHIAMI “PRIVILEGI” ED IO INVECE CONSIDERO “DIRITTI” COSTITUZIONALMENTE GARANTITI.
PER TE LA GARANZIA DEL POSTO DI LAVORO E’ UNA FORTUNA, PER ME E’ UN DIRITTO SANCITO DALLA COSTITUZIONE….SI TRATTA SOLO DI CAPIRSI SUI TERMINI.
DOPO DI CHE’…GIOVANNA, TI CHIEDO PER CORTESIA UNA COSA: NON VOLEVO ASSOLUTAMENTE FARTI DELLE PREDICHE, CERCA PERO’ PER IL FUTURO DI NON FARE PIU’ DISCORSI ED INTERVENTI IMPRONTATI SULLA “GIUSTIZIA OD INGIUSTIZIA SOCIALE O MENO.
ENTRAMBI LAVORIAMO NEL PUBBLICO E NON RACCONTIAMOCI DELLE PALLE…CHE E’ MEGLIO…
NESSUNO DI NOI DUE HA LA VERITA’ IN TASCA…MA NESSUNO DI NOI DUE E’ PIU’ UN RAGAZZINO…..E CREDE ALLE FAVOLE OD A BABBO NATALE.
CI CONOSCIAMO DA UNA VITA, GIOVANNNA, A BORGO COME SI SUOL DIRE:” OGNUNO SA LE SUE ED ANCHE UN POCHINO QUELLE DEGLI ALTRI”….
CON IMMUTATA SIMPATIA.
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P.S.
“L’unica cosa che davvero mi spiace è che ogni volta che intervengo si approfitti per criticare il Pd”.
HO LETTO TARDIVAMENTE QUESTO TUO POST MA, COME HAI POTUTO VEDERE, IL PD NELLA MIA RISPOSTA NON E’ NEMMENO STATO CITATO PERCHE’ AVEVI ESPRESSO UNA TUA OPINIONE ED UN TUO PENSIERO CHE NON MI SAREI MAI ASPETTATO DA TE. TUTTO QUI.
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Personalmente già dall’epoca delle 126 polacche avrei messo sotto sequestro la Fiat, che di diritto dopo tutte le cassaintegrazioni pagate da tutti gli italiani per conto mio non appartiene più agli Agnelli ma agli italiani, specialmente a tutti quelli che non ne hanno mai avuto diritto alla cassa integrazione(lavoratori di serie A e di serie B,o sbaglio?), troppo comodo il profitto privato e i debiti pubblici, solo in Italia funziona cosi’, che se ne vada pure Marchionne, ma con i beni sotto sequestro e le pezze al culo,provveda il governo a dirigere la Fiat, è democrazia questa?
Pura follia italiana, la Legge è uguale per tutti!
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“troppo comodo il profitto privato e i debiti pubblici, solo in Italia funziona cosi’, che se ne vada pure Marchionne, ma con i beni sotto sequestro e le pezze al culo,provveda il governo a dirigere la Fiat, è democrazia questa”?
..Praticamente è la ” collettivizzazione delle perdite e la privatizzazionje dei profitti”. Ci sono 7 Nazioni impegnate nella copertura dei debiti FIAT/CRYSLER, le autovetture che verranno prodotte a Torino, se non sbaglio , saranno SUV ALFA ROMEO CRYSLER ( e chi li compra i SUV al giorno d’aoggi? Persino gli Americani che li hanno inventati, hanno smesso di produrli e di comprarli….).
Sono perfettamente d’accordo con te, Nessuno.
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IL VERO OBIETTIVO DI MARCHIONNE NON E’ STATO RAGGIUNTO, ANZI.
COSA VOLEVA OTTENERE MARCHIONNE? LA GOVERNABILITA’ DELLA FABBRICA.
IL RISULTATO DEL REFERENDUM GLI SI RIVOLTERA’ CONTRO DA SUBITO.
LO SCARTO DI SOLI 9 VOTI SARA’ UN BOOMERANG.
NIENTE E NESSUNO POTRA’ IMPEDIRE AL RESTANTE 46% DI SCIOPERARE,
INDIPENDENTEMENTE DAL POTERE DI RAPPRESENTANZA O MENO.
NON PENSO CHE UNA FABBRICA POSSA “FUNZIONARE” A SCARTAMENTO RIDOTTO CON SOLO IL 54% DEL PERSONALE.
NON SI GOVERNA UNA NAZIONE CON IL 54%, CERTAMENTE NON SI PUO’ GOVERNARE UNO STABILIMENTO E, SICURAMENTE, NON PUOI “TENERE FUORI” IL 46% DELLE PERSONE.
PENSO CHE IL 46% SIA ABBASTANZA “RAPPRESENTATIVO”.
DOPO NON CHIEDIAMOCI PERCHE’ I “GIOVANI NON TROVANO LAVORO”.
LA FLESSIBILITA’ ESTERNA, LA PAGHERANNO SEMPRE DI PIU’ I NOSTRI FIGLI, I GIOVANI, PERCHE’ I “CONTRATTI A TERMINE” CRESCERANNO IN MODO ESPONENZIALE.
SUL TEMA, INVECE DELLA FLESSIBILITA’ INTERNA…BEH…QUI CI SAREBBE DA APRIRE UN CAPITOLONE….
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Una sinistra che non ha piu’ nulla da dire ,invece di parlare a vanvera sarebbe meglio che tacesse.
Bravo Achab.
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Scusate se ribadisco per mettere in luce un aspetto che sembra non esistere in questa dicussione.
Intanto ricordo a Costantino che anch’io ho dato ragione a Belusconi sulla sua frase nonstante la stragrande maggioranza della stampa(Corriere compreso) l’abbia interpretata come Giovanna.
La vicenda “contratto Fiat” è un ricatto nella misura in cui nella proposta è inserita l’illegalità. Questo l’abbiamo denunciato.Non è ricatto semplicemente il dire “prendere o lasciare” e su questo punto Vattimo non specificando ha detto un’opinione ma non ha fatto un ragionamento. .Ma è anche vero che è legittimo da parte di Marchionne vietare il diritto di sciopero individuale (cosa rivendicata da Landini e soci) come è da vietare il diritto di non sciopero individuale che è il suo contrario.Cioè in azienda la maggioranza decide se scioperare o no e tutti gli altri, cioè la minoranza, si adegua.E’ l’applicazione di un elementare principio di democrazia sindacale.Quella praticata attualmente è una anarchia sindacale figlia della concezione partitocratica secondo la quale il pluralismo dei sindacati (analogamente dei partiti) è democrazia.Ricordo quando simili affermazioni veniva proclamata già anni fa da Giorgio Benvenuto che non era certo un estremista….
IL pluralismo sindacale per cui ciascuno sciopera quando vuole ( a torto o a ragione) e ovviamente manda in tilt la catena di montaggio e l’azienda è lo speculare della vicenda partitocratica italiana, cioè il proporzionale con il principio per cui o fai come dico io o non si decide niente .In altre parole la paralisi politica e la paralisi della Azienda hanno la stessa mamma che si chiama anarchia ( o pluralismo senza regole). O ci si da delle regole cogenti reciproche o altrimenti non vince il più bravo ,ma il più forte come sono forti i sistemi che hanno la capacità di sfruttare maggiormente l’uomo.Vedi globalizzazzione selvaggia.
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Ciao Carlo,
lo sciopero E’ DECISO DAI LAVORATORI E NON DAL SINDACATO, sembra una stupidata ma non è cosi’. Prova a pensarci bene.
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Ragazzi. Quel che ha detto Berlusconi lo sappiamo, abbiamo visto il filmato. Il punto è che;
1) non poteva dire quelle cose in veste di presidente del consiglio, era inopportuno
2) era inopportuno fare tale dichiarazione dall’estero
3) poteva dire “capisco Marchionne..” invece ha detto molto di più
4) viene il dubbio che a B. faccia rabbia sapere che Marchionne è riuscito a fare quello che lui con la politica non è riuscito (ad esempio distruggere il sindacato e quindi i diritti dei lavoratori, vi ricordo che a qualche berlusconide – Brunetta credo – dà fastidio la frase “l’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”).
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Sarò tonto ma non mi sembra che con l’accordo ci sia il divieto di sciopero. Mi sembra di aver capito che si farà uno sciopero solo se il 50% dei lavoratori lo riterrà giusto.
Non mi sembra antidemocratico fare quello che vuole la maggioranza e vietare quello che vuole la minoranza.
In democrazia dovrebbe funzionare così, ci si confronta si vota e chi vince comanda e chi ha perso accetta, senza discutere, il volere della maggioranza.
Il risultato di queste votazioni conferma che la maggioranza dei lavoratori è d’accordo ad accettare le nuove regole.
Detto questo, rimango sempre disturbato a sentire sto marchionne pontificare con i soldi dei contribuenti italiani e mi sembra un’ottima idea quello di chiedere indietro a FIAT i soldi delle nostre pensioni, spesi per pagare i suoi dipendenti.
Questa era la domanda che mi sarei aspettato a suo tempo durante la famosa intervista dall’imbelle fazio
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“Mi sembra di aver capito che si farà uno sciopero solo se il 50% dei lavoratori lo riterrà giusto.
Non mi sembra antidemocratico fare quello che vuole la maggioranza e vietare quello che vuole la minoranza.
In democrazia dovrebbe funzionare così, ci si confronta si vota e chi vince comanda e chi ha perso accetta, senza discutere, il volere della maggioranza”.
Scusami, Costantino, come ho già detto anche a Carlo fetonti, LO SCIOPERO NON LOO DECIDONO I SINDACATI MA I LAVORATORI. E COSA VORRESTI DIRE CHE IL 46% SE DECIDESSE DI FARE SCIOPERO NON LO PUO’ FARE?
Non capisco cosa tu voglia intendere per democrazia…
Io la intendo che: SE IL 46% INTENDE SCIOPERARE LO FA E BASTA.
L’ALTRO 54% E ‘LIBERO DI NON SCIOPERARE.
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Al Capitano
ciao e leggimi bene.
Copia ed incolla dal mio post
“la maggioranza decide se scioperare o no e tutti gli altri, cioè la minoranza, si adegua”.
Ed ovviamente io parlo degli operai non certamente dei sindacati che possno proporre lo sciopero ma deve essere ratificato dagli operai che sono titolari del diritto decisionale.Come ovvio.
Tu dici
NIENTE E NESSUNO POTRA’ IMPEDIRE AL RESTANTE 46% DI SCIOPERARE,
INDIPENDENTEMENTE DAL POTERE DI RAPPRESENTANZA O MENO.
A me risulta sempre dalle parole di Landini che in base al contratto firmato individualmente,nessun operaio può scioperare contro le norme del contratto.
Si potrà scioperare su altre questioni.
Sulla rappresentanza ovviamente sono d’accordo,che non solo il 46 % possa essere escluso dal rappresentanza ,ma anche singoli gruppi minoritari possano far sentire la loro voce e tutti assieme votare sulle decisioni da prendere in Azienda al di fuori però delle norme contrattuali firmate.Su eventuali problemi sulla catena non sarà più possibile, come invece era possibile ora e come rivendicato da Landini , che un singolo operaio blocchi la catena dichiarando uno sciopero.
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Ciao Carlo,
QUALCUNO DEVE SPIEGARE AL BUON MARCHIONNE CHE ESISTE, FINO A PROVA CONTRARIA, L’ART. 40 DELLA COSTITUZIONE CHE, CERTAMENTE NON PUO’ ESSERE MODIFICATO NE DA ACCORDI CANADESI, NE DA ACCORDI INTERMINISTERIALI, NE DA REFERENDUM.
STO PARLANDO DELLA COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA.
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COPIO ED INCOLLO UN INTERESSANTE ARTICOLO.
Intervista a un sindacalista americano
“La strategia di Marchionne impoverisce la democrazia”. Parla il sindacalista Peter Olney: negli Usa subito lo stesso ricatto. (…)
(da http://www.repubblica.it)
La localizzazione degli stabilimenti dipende anche dalla politica industriale: la Cina la fa, l’Occidente non piùdal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
Sergio Marchionne in un impianto Chrysler
ROMA – “Sergio Marchionne recita in Italia un copione già scritto qui negli Stati Uniti. Alla Fiat si riproduce l’attacco ai sindacati che da anni è in atto nelle imprese americane. Guai a sottovalutarne la gravità: la rappresentanza dei lavoratori, l’organizzazione sindacale, sono l’ultimo baluardo contro l’imbarbarimento della società e l’impoverimento della democrazia. Anche i referendum di fabbrica sotto un clima d’intimidazione, li conosciamo bene”. Peter Olney è uno dei maggiori leader sindacali americani. Dirige la Unione più potente della West Coast, Ilwu, organizza categorie che vanno dai portuali ai dipendenti dei trasporti e della logistica. E’ anche un teorico con una visione globale, una sorta di Bruno Trentin americano: da giovane studiò anche Scienze politiche all’università di Firenze e ha insegnato all’università di Berkeley. La posta in gioco nel caso Fiat gli è familiare.
In Italia Marchionne sembra a suo modo un “rivoluzionario”, che osa sfidare tabù consolidati, lei invece lo considera come “déjà vu”?
“Il chief executive di Fiat-Chrysler non fa che ripetere tutte le mosse dei top manager di General Motors, Ford. Il ricatto ai lavoratori usa un linguaggio a cui siamo abituati: gli operai vengono descritti come dinosauri, relitti di un’era al tramonto, costretti ad accettare i diktat dall’alto perché altrimenti poco competitivi, quindi condannati a perdere il posto. In quanto
ai referendum sotto ricatto, di recente se n’è tenuto uno alla fabbrica della Nissan nel Tennessee, per decidere proprio sulla questione della rappresentanza sindacale. Dopo una campagna di pressioni, minacce, intimidazioni da parte dell’azienda, i lavoratori hanno finito per piegare la testa e votare contro il sindacato. Oggi il sindacato americano riparte proprio da questo: vogliamo imporre un codice di condotta, che impedisca alle aziende di impaurire i lavoratori manipolando le consultazioni referendarie”.
Tra i metalmeccanici americani il sindacato ha perso terreno paurosamente. In che misura paga l’effetto delle delocalizzazioni?
“Noi le delocalizzazioni le abbiamo addirittura in casa. La minaccia più concreta non è il trasferimento di fabbriche all’estero, ma in quegli Stati Usa del Sud dove viene impiegata solo manodopera non sindacalizzata, a condizioni nettamente peggiori. Tra il 1993 e il 2008 il Michigan, culla storica dell’industria automobilistica, ha perso 83.000 metalmeccanici. Nello stesso periodo il Tennessee ne ha guadagnati 91.000. Toyota, Hyundai, Volkswagen hanno scelto gli Stati della “cintura nera meridionale”, South Carolina, Mississippi, Tennessee, per tagliar fuori il sindacato. United Auto Workers, la confederazione dei metalmeccanici, è scesa da un milione di iscritti 30 anni fa a 400.000 oggi. Nell’ultima recessione l’Uaw ha dovuto accettare salari dimezzati, da 30 a 14 dollari orari per i nuovi assunti. E’ il modello che Marchionne sta importando da voi”.
Ma la dottrina Marchionne ha dalla sua una sorta di ineluttabilità. Con la globalizzazione, è insostenibile la sopravvivenza di fabbriche che non reggono i confronti internazionali. Chi fa l’interesse degli azionisti prima o poi dovrà chiuderle e trasferire la produzione altrove.
“Se io ho studiato nelle stesse Business School dei top manager, è anche perché ero stanco di subire l’egemonia culturale di queste analisi. Le decisioni sulla localizzazione degli stabilimenti sono nella realtà più complesse di quanto vogliano farci credere. Soprattutto in settori ad alta intensità di capitale, con tecnologie sempre più sofisticate, i differenziali salariali non sono il criterio decisivo. Entrano in gioco altri fattori: l’accesso ai mercati nazionali, la disponibilità di infrastrutture, la qualità dei centri di ricerca e design. Infine una parola passata di moda: le politiche industriali dei governi. In Occidente parlarne oggi sembra una follìa? Però il governo cinese la politica industriale la fa, eccome”.
Al di là del settore metalmeccanico, quanto è grave il declino del sindacato in America? Con quali conseguenze politiche?
“Nel 1955 le Unions organizzavano il 35% della manodopera delle imprese private, oggi siamo appena al 7%. I sindacati sono anzitutto un fattore di redistribuzione, così è caduto ogni argine alle diseguaglianze sociali. Nel 1955 un chief executive guadagnava 25 volte più del suo operaio, oggi guadagna 450 volte il salario operaio. Conseguenze politiche: nel 2008 Barack Obama ha avuto uno scarto del 18% in più tra i lavoratori sindacalizzati. L’appartenenza sindacale, con quel che significa in termini di diritti di cittadinanza, porta con sé una visione del mondo, un sistema di valori. Senza sindacato la società diventa una clessidra: in alto si concentra il potere, in basso c’è un vasto esercito di lavoratori impoveriti e impotenti, viene a mancare un centro”.
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L RAPPORTO
Istat: sempre più bambini poveri
tra i clochard ora ci sono i licenziati
La morte di Devid a Bologna non è che una punta d’iceberg di un fenomeno in preoccupante aumento. I minori italiani che vivono in condizioni di povertà sono 1.756.000. I volontari che portano cibi caldi ai senza dimora incontrano sempre più spesso mamme e papà senza lavoro
di LUCA ATTANASIO
Istat: sempre più bambini poveri tra i clochard ora ci sono i licenziati
ROMA – Il piccolo Devid, morto di stenti ad appena 23 giorni di vita, lo scorso 5 gennaio a Bologna, in Italia ha un numero incredibile di “fratellini” che vivono in un profondo, drammatico disagio. E se giustamente un’intera nazione si ferma a riflettere commossa sulla storia straziante della famiglia Berghi, il Paese dovrebbe ugualmente meditare di fronte a dati tragici che coinvolgono i minori in tutta Italia.
I numeri. Le statistiche fresche di stampa riguardanti i bambini italiani ci consegnano una fotografia impietosa dello stato sociale dei nostri piccoli. L’Istat ci dice che ben 1.756.000 minori vivono in condizione di povertà relativa, il 22% della popolazione minorenne. Mentre il rapporto della Commissione sulla povertà e l’esclusione sociale, biennio 2009/2010, dopo aver presentato il pesante dato di oltre 3 milioni di persone in povertà assoluta – il cui reddito, cioè, non raggiunge la soglia minima di sussistenza (5,2% della popolazione totale) – spiega che di queste ben 650.000 sono minori.
I nuovi clochard. Insomma, il tessuto sociale italiano sta drasticamente mutando. Cambia anche la vecchia tipologia del classico clochard: i servizi sociali che si occupano dei senza fissa dimora o i volontari che distribuiscono pasti caldi o coperte si trovano sempre di più davanti a mamme, papà licenziati. E tanti bambini.
Le malattie della povertà. L’allarme lo lanciano all’unisono Codacons e Istituto malattie
della povertà (Inmp) San Gallicano, di Roma. “Le malattie legate alla povertà – dichiara il direttore generale dell’Inmp Aldo Morrone, specie quando interessano i minori, sono in aumento e hanno una particolare concentrazione nel sud d’Italia, dove investono il 30% delle famiglie”. Unicef e Cgil, che ne hanno dibattuto al convegno “Povertà e Infanzia” tenutosi a Roma lo scorso 14 dicembre, esprimono “grande preoccupazione”.
Al terzultimo posto. “Registriamo dati di assoluto allarme – dichiara Stefano Taravella, vice presidente Unicef Italia. “Nel nostro paese c’è un impoverimento generale che investe gravemente la porzione di popolazione minore. La classifica che descrive il rischio di povertà per i minori di 17 anni nei 24 paesi dell’Ocse ci vede al terzultimo posto appena prima di Bulgaria e Romania”. Quelle donazioni che magari abbiamo fatto anche nel recente Natale all’Unicef che si occupa di bambini, dunque, non vanno più, come immaginavamo, solo ai bambini africani o sudamericani. Da oggi sono destinate anche ai piccoli italiani.
I poveri dei paesi ricchi. L’Unicef si occupa sempre di più di minori di paesi ricchi e tra questi, l’Italia fa una pessima figura. La sua Report Card dice che siamo negli ultimi 3 posti per quanto attiene alle disuguaglianze rispetto a benessere materiale, istruzione e salute. È un problema politico, innanzitutto: se cresce la disuguaglianza vuol dire che non esistono strategie efficaci di chi governa per ridurla”. Eppure, esiste un Piano nazionale dell’infanzia che ogni anno il governo dovrebbe assestare e aggiornare, dati alla mano, secondo le nuove esigenze. Ma, stando a quanto dichiarato recentemente dal presidente della sezione italiana dell’Unicef Vincenzo Spadafora a Famiglia Cristiana, il Piano attende invano di essere realizzato.
(14 gennaio 2011)
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Caro Capitano non sono d’accordo. Se siamo una squadra e il 54% di noi non vuole scioperare in un sistema perfetto gli altri 46% si adeguano ed accettano il volere della maggioranza. Altrimenti facciamo una bella dittatura e chi fa la voce più grossa comanda. Scioperando tu eserciti un tuo diritto ma ledi il mio diritto di lavorare.
la cosa sconvolgente sono le affermazioni della FIOM e della CGIL che dicono che la vittoria sia dovuta ai colletti bianchi. Invece guardando i numeri pure tra gli operai il si vince di 9 voti !
Poi sul resto sono assolutamente d’accordo che le retribuzioni dei top manager siano vergognose ed eticamente inaccettabili.
Per me una legge che leghi la retribuzione (cmq ottenuta) dal top manager a quella del dipendente meno retribuito sarebbe ottimale. In più obbligherei i top manager che dirigono aziende in perdita a lavorare con lo stesso salario del dipendente più povero.
Questo dovrebbe fare un governo serio. Come per il settore pubblico, legare la retribuzione di tutti i dipendenti a quella dei magistrati. Anche qui se ne vedrebbero delle belle.
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Anche io, caro Costantino V,non sono d’accordo con la prima parte del suo intervento. Riporto un piccolissimo articolo della Costituzione.
Art. 40.
Il diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.
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A Costantino e l’Imbelle Fazio.
Se non mi ricordo male la Fiat di Marchionne non ha ricevuto direttamente soldi dello stato come era successo per la Fiat,a fondo perduto, precedente.Ha ricevuto indirettamente i soldi per la rottamazione che erano dati a tutte le ditte che vendevano auto in Italia.Quindi tecnicamente Fazio quella domanda non poteva farla.
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Il nostro paese, come noi che lo abitiamo, avrebbe potuto vivere quasi esclusivamente del proprio territorio. Dell’immenso patrimonio storico e artistico che qualsiasi altro nel mondo ci invidia, delle proprie montagne, del proprio mare, che nazioni come Germania o Inghilterra e tante altre non si sognano nemmeno.
Avevamo una tradizione alimentare degna di diventare patrimonio dell’umanità, nel futuro c’è da credere che sarebbero scesi da altri pianeti pur di assaggiare i nostri prodotti, la molteplicità dei vini, della nostra cucina.
E invece… ci ritroviamo ancora a parlare, oggi come ieri, dei posti di lavoro alla FIAT.
Una fabbrica che produce automobili antidiluviane, che bruciano ancora la stessa quantità di idrocarburi che bruciavano vent’anni fa, che non ha investito un centesimo delle montagne di soldi ricevute dalla gente per la ricerca, per creare qualcosa che davvero servisse alla gente.
Trent’anni di prese per culo non ci hanno minimamente scalfito, neanche un graffio, siamo identici.
Abbiamo fatto i capelli bianchi, li abbiamo persi, ma niente. Tutto immutato.
Sembra sia l’unica cosa che conti: avere un Marchionne piuttosto che un Romiti, un PD piuttosto di un PCI di un DC o di un Berluskì sui quali concentrare le nostre attenzioni, dimenticando quello che potremmo fare se cancellassimo queste flatulenze dalla nostra vita.
Eppure la verità la conosciamo tutti, oggi sono a rischio alcune migliaia di posti di lavoro e, sia che scompaiano o che rimangano, fra qualche mese li avremo dimenticati tutti. Esattamente come abbiamo dimenticato le centinaia di migliaia già perdute in passato. Anzi, ci vorrà di meno, basterà un delitto di Cogne una strage di Erba per fare scomparire tutto come in un incantesimo.
A volte,,, basta anche solo un pompino…
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Caro Davide …ti sei dimenticato di dire che :
OBIETTIVO FIAT TORINO PER IL 2012: : trasformarlo nell’avamposto europeo del gruppo Chrysler-Fiat. Dalle nuove linee dovranno uscire 250-280 mila Suv a marchio Chrysler-Alfa per il mercato mondiale.
Si potrà arrivare a 17 turni di lavoro (dunque sabato compreso), con 120 ore di straordinario autorizzate senza alcuna contrattazione sindacale.
Si ridurranno anche le pause durante le otto ore di lavoro. Dieci minuti in meno. In busta paga i dipendenti troveranno un piccolo aumento ( 32 euro circa)con la promessa di Marchionne di adeguare progressivamnte i salari di Mirafiori a quelli degli altri stabilimenti europei. Il sì alla newco di Torino è arrivato tra l’altro in un dei peggiori giorni della storia della Fiat: ieri i dati del mercato europeo hanno rappresentato una nuova debacle per il gruppo e per la prima volta tra i primi dieci marchi più venduti in Europa non c’è un modello di Fiat, Alfa o Lancia.
. Dal 14 gennaio intanto i lavoratori torneranno in cassa integrazione LA PAGA MARCHIONNE, LA MARCEGAGLIA OPPURE LAPO LA CASSA INTEGRAZIONE? CHI PAGA DA 150 ANNI LA CASSA INTEGRAZIONE DELLA FIAT? A CHI VANNO I DIVIDENDI ED I PROVENTI QUANDO GUADAGNA LA FIAT?) per un anno e parteciperanno a programmi di formazione.
. RAPPRESENTANZA SINDACALE Addio alle Rsu, le rappresentanze sindacali unitarie, aperte a firmatari e no ma comunque con un peso del 5%. Arrivano le Rsa…piu’ CHE ARRIVANO A ME SCAPPA DI DIRE ” RITORNANO I “CIRCOLI DI QUALITA’ DI VALLETTIANA MEMORIA”..
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Al Capitan Puke.
“Una sinistra che non ha piu’ nulla da dire ” Concordo completamente ed aggiungo solamente che una cosa che non esiste e non è mai esistita come fa a parlare? Idem ovviamente per la destra.
A miei amici delle manine contorte e “rosse”, ma non vi siete accorti che chi di nascosto vota e non dice niente è come se non ci “fosse”?
bye bye
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A Edmondo Dantes.
come avrai letto sono interessato all’argomento.Vuoi precisare e dirci cos’è nel ragionamento di Costantino (ed nche nel mio) che non rispetta la Costituzione.Grazie
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Nel ragionamento iniziale di Costantino V c’è un ERRORE DI FONDO: PENSARE CHE UN ARTICOLO DELLA COSTITUZIONE SIA MESSO AL BANDO DA UNO SQUALLIDO REFERENDUM DI UNO STABILIMENTO AUTOMOBILISTICO.
CHE UN TRISTE, SQUALLIDO REFERENDUM DELLA FIAT, POSSA ABOLIRE UN ARTICOLO SANCITO DALLA COSTITUZIONE.
PENSATECI BENE PRIMA DI TIRARE DELLE P…….E!
“Se siamo una squadra e il 54% di noi non vuole scioperare in un sistema perfetto gli altri 46% si adeguano ed accettano il volere della maggioranza. Altrimenti facciamo una bella dittatura e chi fa la voce più grossa comanda. Scioperando tu eserciti un tuo diritto ma ledi il mio diritto di lavorare”.
In base a questo discorso VALE ANCHE IL VICEVERSA: TU NON SCIOPERANDO ESERCITI UN TUO DIRITTO MA LEDI IL MIO DIRITTO DI SCIOPERARE.
Spero, stiate scherzando sul fatto del 54% e del 46%.
SE IO DECIDO DI SCIOPERARE ‘ UN MIO DIRITTO E MI VERRA DECURTATO, DAL MIO STIPENDIO, LA GIORNATA LAVORATIVAS. PUNTO E STOP!.
SE ENTRAMBI VOLETE DISSERTARE SUL FATTO CHE L’ART. 40 VOGLIA DIRE CHE” IN FABBRICA SI E’ FATTO UN REFERENDUM, IL 56% HA VINTO, IL 46% HA PERSO, QUINDI SE IL 56 % DECIDE DI NON SCIOPERARE ANCHE IL 46 % NON DEVESCIOPERA” beh, mi rattrista il fatto che :
1) NON CONOSCETE LA COSTITUZIONE;
2) NON CONOSCETE IL SIGNIFICATO E LA STORIA DELL’ART. 40;
3) AVETE UN CONCETTO MOLTO STRANO DI DEMOCRAZIA;
4)PER MODIFICARE UNA NORMA COSTITUZIONALE, NON E’ CERTAMENTE NECESSARIO UN REFERENDUM DELLA FIAT, O DI CHICCHESSIA…..
ITALIA
Disciplina legislativa
Fra le varie libertà collettive garantite dalla Costituzione, si annoverano in particolare la libertà e il pluralismo sindacale (art. 39, 1 comma) e la libertà di conflitto elevata a rango di diritto in caso di sciopero.
Il diritto di sciopero, in senso ampio, è riconosciuto dalla Carta Costituzione della Repubblica Italiana ex art.40.
L’ordinamento italiano riconosce il diritto di sciopero ad ogni individuo (salvo alcune limitazioni soggettive).
Per molti anni, in assenza di una legge ordinaria che disciplinasse tale istituto, le sentenze della Corte Costituzionale e della giurisprudenza ordinaria, hanno svolto un ruolo sussidiario, sebbene fosse implicito che la disciplina sul diritto di sciopero non potesse dipendere solo da tali fonti.
Tali pronunce non solo dichiararono la legittimità di scioperi attuati per fini contrattuali e per fini non contrattuali, ma riconobbero anche la legittimità del cosiddetto “sciopero di solidarietà” (sentenza 123/62) ravvisabile nel caso in cui i lavoratori effettuino uno sciopero senza avanzare una pretesa che influisca sul loro rapporto di lavoro, ma per solidarietà nei confronti delle rivendicazioni di altri lavoratori o contro la lesione degli interessi di un singolo lavoratore.
Altra sentenza del 1977 della Suprema Corte, citava: “gli scioperi in difesa degli interessi dei lavoratori, sono legittimi”.
Le fonti dello sciopero primario e secondario, sono la Costituzione (art.40), lo Statuto dei lavoratori (L.300/70 ex artt.15 e 28), il Codice civile e penale.
Gli effetti dell’esercizio di tale diritto, possono essere riassunti nella sospensione delle due obbligazioni fondamentali del rapporto di lavoro: facoltà del lavoratore di non prestare il lavoro ed il conseguente venir meno dell’obbligo del datore di corrispondere la retribuzione.
In Italia, esiste una disciplina specifica per lo sciopero nei servizi pubblici essenziali (legge 146/90 e legge di riforma 83/2000).
La regolamentazione dello sciopero nei servizi pubblici essenziali ha segnato una tappa importante nella storia del diritto di sciopero, poiché riflette un utilizzo non egoistico di tale strumento e la presa di coscienza del necessario contemperamento dell’interesse al miglioramento delle condizioni di lavoro con l’interesse generale alla ordinata convivenza sociale.
La legge 146/90 (come modificata dalla 83/2000), impone alcune limitazioni agli scioperi nei servizi pubblici essenziali.
La legittimazione a proclamare sciopero, è determinata dalle motivazioni e dal modo in cui viene esercitato.
Nei servizi pubblici essenziali, la legge 146 prima, e la 83/2000 dopo, richiedono un preavviso minimo di 10 giorni.
La legittimazione ad effettuare la serrata, è di solito, determinata caso per caso, con riferimento ai motivi e alla conduzione della stessa.
Motivi di sciopero
Per essere legale, uno sciopero deve avere come scopo la protezione e la promozione degli interessi collettivi dei partecipanti.
La pronuncia del 1979 della Suprema Corte, stabilì che tra i vari motivi, vi è anche quello della “difesa degli interessi di altri lavoratori” (da cui la legittimità degli scioperi secondari).
In Italia, le motivazioni per cui è legittimo esercitare lo sciopero, si dividono in due categorie:
- vertenze di diritto: riguardanti l’interpretazione di norme legali o contrattuali;
- vertenze di interessi: aventi come oggetto il salario e le condizioni lavorative.
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P.S. X CARLO FETONTI E PER COSTANTINO V: CAPITANO ACHAB ED EDMOND DANTES….SONO SEMPRE LA STESSA PERSONA….
Mi piacciono i NICK PITTORESCHI!
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Caro Capitano, non io che mi firmo con soprannome straconosciuto ed anno di nascita, ma molti nick son doppi, come anche il tuo referente Costantino V che si duplica col nome e cognome.
Ma vorrei che l’argomento fosse chiaro: un referendum senza scelta non ha un valore probante. Sarebbe: vuoi prendere meno soldi, non fare sciopero e fare gli straordinari oppure restare senza lavoro ? Sarebbe come dire: vuoi trombare con una ragazza non più giovane saltuariamente oppure la masturbazione con la carta vetrata a grana grossa ? Ovvio che la scelta non è probante.
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cCIAO CHINA 65: LA MIA LUNGA E PLURIMA RISPOSTA ERA PER QUESTO:
Costantino V scrive:
15 gennaio 2011 alle 14:46
“Sarò tonto ma non mi sembra che con l’accordo ci sia il divieto di sciopero. Mi sembra di aver capito che si farà uno sciopero solo se il 50% dei lavoratori lo riterrà giusto.
Non mi sembra antidemocratico fare quello che vuole la maggioranza e vietare quello che vuole la minoranza.
In democrazia dovrebbe funzionare così, ci si confronta si vota e chi vince comanda e chi ha perso accetta, senza discutere, il volere della maggioranza.
Il risultato di queste votazioni conferma che la maggioranza dei lavoratori è d’accordo ad accettare le nuove regole”.
Da quello che ha scritto, MI E’ PARSO DI CAPIRE CHE ERA UNA REFERENDUM DOVE “CHI VINCEVA DECIDEVA SE FARE LO SCIOPERO O MENO”.
Penso di aver spiegato che l’art. 40 DELLA COSTITUZIONE NON E’ STATO MODIFICATO DAL REFERENDUM DELLA FIAT, DA MARCHIONNE O DA CHI PER ESSO.
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Al Capitano e a Edmondo o comunque tu ti chiami….
Art 40
“IL diritto di sciopero si esercita nell’ambito delle leggi che lo regolano.”
Ovviamente le leggi che lo regolano le ha fatte storicamente la partitocrazia,guarda caso.
Ma non hai ancora capito dopo tutte le discussioni fatte sui partiti che le regole del parlamento riflettono la cultura partitocratica in cui siamo immersi ed il cui prodotto ultimo è la “vicenda” Berlusconi?
Come ragionano i partiti e quali regole hanno prodotto?.”O fai quello che dico io ho paralizzo tutto”.Risultato 61 governi in 60 anni Se non è scemenza quella dimmi cos’è la scemenza. Come ragiona Landini e la Fiom ?
Anche un operaio alla catena di montaggio ha il diritto di “sciopero indivinduale” con la conseguente paralisi produttiva.Per cui oggi sciopero io domani scioperi tu per cui non si produce più ….che fa anche rima.Se non è scemenza quello dimmi cos’è la scemenza.
Ma per uscire dalla logica del buon senso ed entrare nella logica della Costituzione t’informo Che “l’Italia è una Repubblica democratica” ed in democrazia la regola che si applica è quella del 50% + 1 voto.Punto .IL che vuol dire che la maggioranza decide e la minoranza si adegue e lo rispetta per cui se non esiste il diritto di “sciopero individuale” ovviamente non esiste neanche il diritto di “non sciopero individuale”. Questo per quanto riguarda lo sciopero, per quanto riguarda la rappresentanza la questione è figlia dell’applicazione dell’art.19 dello statuto dei lavoratori deciso assieme da CGIL ,CISL,UIL per cui volenti o nolenti si escludeva dalla rappresentanza i sindacati minori che non avessero firmato l’accordo.Nel momento in cui c’è stata la spaccatura nel sindacato è saltata fuori la “magagna”.Quindi sarà un bel lavoro che i sindacati la piantino di fare i sindacati per fare il “sindacato”. Spero di essere stato breve e chiaro.
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Caro Carlo,
lascia perdere per un attimo la PARTITOCRAZIA E NON FARE CONFUSIONE CON L’ART. 40, per cortesia.
Prima di affemare frasi che hanno poca attinenza con l’art. 40 e con il conseguente DIRITTO DI SCIOPERO, documentati meglio.
E ti dirò di più…non me l’aspettavo da te, di solito molto documentato su vari argomenti, che mi “toppassi” sul diritto di sciopero.
PERCHE’ COSA C’E’ DI STRANO E DI ANTIDEMOCRATICO NELLO SCIOPERO INDIVIDUALE? IO POSSO ANCHE FARE UNO SCIOPERO DI SOLIDARIETA’: E’ UN MIO DIRITTO SANCITO DALLA COSTITUZIONE. IL DATORE DI LAVORO TRATTERRA’ IL COMPENSO DELLA GIORNATA LAVORATIVA.
QUALE E’ IL TUO PROBLEMA?
SPERO TU NON SIA STATO TALMENTE SCIOCCO DA PENSARE CHE SI SIA EFFETTUATO UN REFERENDUM, IN FABBRICA, SULL’ABOLIZIONE DELL’ART. 40 DELLA COSTITUZIONE, SULL’ABOLIZIONE DELLO SCIOPERO.
SE COSI’ FOSSE, MI SCAPPEREBBE DA RIDERE…
NON SONO MAI STATO D’ACCORDO SUI PICCHETTI PER CHI NON VOLEVA SCIOPERARE, DOVREI ESSERE D’ACCORDO SUI PICCHETTI CHE TI IMPEDISCONO DI SCIOPERARE?
SOLTANTO UNO STOLTO PUO’ PENSARE CIO’…
E CREDIMI, NON VEDO COSA C’ENTRI LANDINI…CON IL DIRITTO DI SCIOPERO…
IL DIRITTO DI SCIOPERO VIENE DA MOLTO LONTANO, CARO CARLO E, STANNE CERTO, LANDINI NON ERA ANCORA NATO, QUANDO CI FURONO I PRIMI SCIOPERI.
CARO IL MIO CARLO, MI DISPIACE CONTRADDIRTI MA SE HAI LETTO BENE QUELLO CHE HO SCRITTO: ” ESISTE IL DIRITTO DI SCIOPERO INDIVIDUALE” ( salvo alcune limitazini), COME ESISTE IL DIRITTO DI NON SCIOPERARE.
COSA VUOL DIRE IL 51% HA DETTO SI?
SE IO VOGLIO SCIOPERARE, SCIOPERO E BASTA, ANCHE DA SOLO PER “SOLIDARIETA’”. COME SE NON VOGLIO SCIOPERARE, NON ADERISCO ALLO SCIOPERO ED ENTRO AL LAVORO.
LO SCIOPERO E’ DECISO DAI LAVORATORI.
O LO FAI O NON LO FAI E NON SEI OBBLIGATO A DICHIARARE LA TUA PARTECIPAZIONE O MENO ( tranne alcuni casi, particolri, e ben previsti dalla legge).
Carlo, cosa t’impedisce DI NON FARE SCIOPERO SE IO DECIDO DI FARLO O VICEVERSA?
LE NOSTRE SCELTE POSSONO COMBACIARE OPPURE ESSERE DIAMETRALMENTE OPPOSTE, LE FACCIAMO, TRANQUILLAMENTE, DOVE E’ IL PROBLEMA?
IO NON POSSO OBBLIGARTI A SCIOPERARE
TU NON PUOI OBBLIGARMI A NON SCIOPERARE.
E’ COSI’ SEMPLICE….
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Al Capitano
e alle manine verdi che ti hanno votato.Non dovrei neanche rispondervi perchè le risposte ve le ho già date nel post precedente ed alle quali non hai risposto.Evidentemente non leggete bene quello che scrivo.
Un sistema qualsiasi, sia che sia un’azienda o un sistema politico, funzionano se non vanno in paralisi altrimenti è il caos e con il caos l’irrazionalità regna sovrana oltre al fatto che non si va da nessuna parte.Ti ricordo che le paralisi provocano delle esplosioni di violenza ( i dittatori) o situazioni anomale (vedi Berlusconi).Ecco perchè non esiste i diritto individuale di sciopero come non esiste il diritto di un partito di poter arrivare a dire o fai come dico io o blocco tutto ,nella fattispece faccio la crisi di governo.Non a caso la cultura del pluralismo sindacale è figlio della cultura del pluralismo partitocratico che abbiamo in parlamento.Credo che ti ricorderai l’espressione ” i sindacati come cinghia di trasmissione dei partiti”.Il parallelismo non è perfetto, ovviamente, poichè il rapporto azienda-sindacato si basa su un interesse economico da contendersi
pertanto si può arrivare ,alla fine e con buona probabilità, ad un punto d’incontro. Cosa invece difficilissima tra i partiti che vivono sull’ideologia e sulla differenzazzione, cioè sul principio: io esisto se sono diverso dagli altri e quindi cercano sempre ciò che divide, cioè la diversità.Tecnicamente la risposta sullo sciopero individuale è chiarissima se ci si pone la domanda cosa si vota a fare se decidono le minoranze che bloccano le maggioranze nel senso che bloccano le aziende? .Per quanto riguarda i partiti invece la domanda è cosa si vota a fare se votando si può anche non decidere niente pur avendo votato per decidere qualcosa?Se volete continuare la discussione si deve rispondere a quelle domande. Sulla paralisi decisionale che è inaccetabile per qualsiasi sistema tornerò presto con il mio documento presentato in Consiglio Comunale.Quindi dico all’Editore ci sentiamo presto.
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“ed alle quali non hai risposto.Evidentemente non leggete bene quello che scrivo”.
Carlo, sfatiamo questo mito che NON LEGGO E NON TI RISPONDO: LEGGO E TI RISPONDO, SICURAMENTE NON COME PIACE A TE. SICURAMENTE TI SENTI RISPONDERE IN UN MODO CHE NON TI PIACE O NON CONDIVIDI, ma questa e’ un’altra storia.
“Ecco perchè non esiste i diritto individuale di sciopero”
QUESTO E’ IL “CARLOPENSIERO” che, NON TROVA RISCONTRO NELLA COSTITUZIONE.
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Platone, La Repubblica, Libro VII: niente di nuovo sul fronte qualunquemente.
“Quando un popolo, divorato dalla sete della libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quante ne vuole, fino ad ubriacarlo, accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, son dichiarati tiranni.
E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisce per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato, che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti, le stesse considerazioni dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani.
In questo clima di libertà, nel nome della medesima, non vi è più riguardo né rispetto per nessuno. In mezzo a tale licenza nasce e si sviluppa una mala pianta: la tirannia”.
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Bella riflessione, se non che:
- Platone viveva nell’antica Grecia, dove la democrazia era un esperimento.
- La storia ci insegna (e qui i paralleli son evidenti) che gli imperatori che comandano finiscono per bruciare Roma per sollazzo o per far senatore un cavallo (e se è vero che non ci si guarda in bocca, l’igiene dentaria è importante, a volte oltre il lecito).
- La storia ci insegna (e anche qui …) che i dittatori illuminati non lo restano per molto: il potere viene esercitato fin oltre, come una patologia tralignante.
- Qui i figli non son esautoranti per eccessiva libertà ma succubi di omertati genitori (uno su cinque persino emarginati dalla vita sociale attiva).
- I principi che regolano la pacifica convivenza dei consociati (le leggi e i valori etici) sono portanti e devono essere definiti, non aleatori e provvisori (perchè metterebbero a rischio la pacifica convivenza dei consociati, appunto).
- L’unico che parla di libertà (un motteggiare che non è un plurale maiestatis se non coniugato alla prima persona) e che ne ha una royalty, è proprio colui che per difendere la propria calpesta liberamente quella di tutti gli altri.
- La coscienza (o la quiescenza) dell’individuo è anestetizzata ad arte con strategie di marketing, fino a trovare il marketting una pratica plausibile ed ampliabile in tutti i risvolti. La meritocrazia sostituita dalla mignottocrazia, di certo a discapito del bene comune.
Insomma, tolti i fronzoli, tolte le vite private (per personaggi pubblici ?), tolte le attività (legittime o illegali) notturne la domanda deve essere una e solo quella :
CHI GOVERNA SVOLGE UN EFFETTIVA ATTIVITA’ POSITIVA A FAVORE DEI GOVERNATI o si trastulla di notte e DORME DI GIORNO ?
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