E poi dopo? Ma chi cazzo se ne frega!
Vorrei raccontare una storia. Ma prima la ambientiamo. Parma. Centro. Un bar che si poteva chiamare LP perchè a metà degli anni ’80 c’erano i Long playng che erano i dischi quelli grossi con dentro gli album dei cantanti (i singoli erano sui vinili piccoli, i 45 giri), invece si chiamava così perchè chi le fondatrici si chiamavano Laura e Pinuccia. Quel bar, nel cambio gestione, era stato acquistato a debiti dai fratelli Marchinetti, neo diplomati e studenti universitari. Ma la storia del bar merita un capitolo a parte. Invece serve l’ambientazione per dire che quel bar era frequentato da un postino (di poste private) che tutte le mattine arrivava stravolto dopo folli nottate. Che cosa faceva di notte quell’enorme e barbuto postino? Cantava, nei locali, sui palchi delle piazze, nelle discoteche, cantava allegramente fino a tarda notte.
Barigazzi, così si chiamava questo originalissimo personaggio, cantava canzoni italiane, anche se l’inglese andava di moda, cantava nei locali fumosi e nelle osterie, cantava e i suoi 140 chili erano il frutto di una guerra contro Bacco e i suini, dalla quale usciva sempre vittorioso. Poi cantava anche nel bar LP, imbracciando la chitarra per un piccolo ma affezionato pubblico che affollava il baretto. Il suo prezzo non era la fama, forse nemmeno il protagonismo, era il piacere della compagnia, era un aperitivo e due fette di salame. Bravo, coinvolgente, riusciva a creare la festa, ma subito dopo anche un po’ di emozione, la musica era un mezzo espressivo coinvolgente.
E continuò a cantare e gozzovigliare perchè era il suo modo di esistere fino all’anno scorso, quando ci ha lasciato. Ecco, di lui posso dire che non era facile stargli vicino ma più difficile era starne senza. E come sempre mi accorgo quanto mi manca ora che non c’è più. Allora lo voglio raccontare come lui era, uno dei grandi personaggi di Parma, amato, conosciuto, apprezzato, benvoluto.
E con i compagni di marachelle, gli Stiron River, abbiamo pensato che fosse bello dedicargli un brano nel loro prossimo album, così, in anteprima, eccolo quà.
Già, la vita finisce, e allora? Che cosa ci resta? Vivere la vita alla cogli l’attimo, cercare la serenità tutti i giorni e fare le nostre «grandi imprese» quotidiane per cercare di esistere. Quindi adottare il motto messicano «se puoi far qualcosa perchè preoccuparti? E se non puoi far niente, perchè preoccuparti?». Oppure cercare il Nirvana, insomma, quella saggezza del «ma chi cazzo se ne frega?».
Maurizio Marchinetti
Tag:Il senso della vita, Maurizio Marchinetti, Pier Giovanni Barigazzi, Stiron River
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«Giunta con metà donne», titola la Gazzetta di Parma, per significare che Bernazzoli vuole riservare il 50 per cento del suo esecutivo alle assessore. Ma detto così sembra che voglia amministratrici metà carne e metà pesce, metà umane e metà giumente. Strafalcione o lapsus?
MONTI LEI
Vista la situazione, è normale che la rabbia Monti. (Mario Mantovani)
ULTIMA CHIAMATA PER I PARTITITemo che i partiti italiani non abbiano capito il senso e lo scopo della formula adottata dal presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Berlusconi. Mario Monti e i suoi tecnici avrebbero dovuto restaurare la credibilità finanziaria dell'Italia, riformare il mercato del lavoro, creare le condizioni per una economia più libera e competitiva. I partiti avrebbero dovuto assecondare il governo ma dedicarsi contemporaneamente ad altri compiti che non possono essere, in una democrazia, «tecnici». Avrebbero dovuto modificare la legge elettorale, ridurre il numero dei parlamentari, rompere l'incantesimo del bicameralismo perfetto, dare a se stessi uno statuto giuridico corrispondente alle loro responsabilità, dare al Paese un esempio di rigore finanziario riducendo drasticamente il denaro pubblico di cui si sono spensieratamente serviti dopo un referendum che diceva chiaramente quale fosse, a questo proposito, il pensiero del Paese. Ebbene, nulla di ciò che avevamo il diritto di attenderci in materia di riforme istituzionali è stato fatto. È questa una delle ragioni del malumore del Paese, che soffre la crisi e sopporta il peso delle tasse, e del successo di Grillo. Se i partiti vogliono rimediare, il tempo stringe e la porta attraverso la quale dovranno passare per avviare il cantiere delle riforme non resterà aperta più di tre o quattro settimane. Una riforma costituzionale richiede, infatti, una doppia lettura fra Camera e Senato e mancano dieci mesi alla fine della legislatura. Se non ne approfitteranno, il prossimo voto sarà peggio dell'ultimo. (Sergio Romano, Corriere della Sera, 10 maggio 2012)
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