E poi dopo? Ma chi cazzo se ne frega!

Pubblicato da Redazione il 12 gennaio 2011 in Musica & Spettacolo, Riflessioni |

Vorrei raccontare una storia. Ma prima la ambientiamo. Parma. Centro. Un bar che si poteva chiamare LP perchè a metà degli anni ’80 c’erano i Long playng che erano i dischi quelli grossi con dentro gli album dei cantanti (i singoli erano sui vinili piccoli, i 45 giri), invece si chiamava così perchè chi le fondatrici si chiamavano Laura e Pinuccia. Quel bar, nel cambio gestione, era stato acquistato a debiti dai fratelli Marchinetti, neo diplomati e studenti universitari. Ma la storia del bar merita un capitolo a parte. Invece serve l’ambientazione per dire che quel bar era frequentato da un postino (di poste private) che tutte le mattine arrivava stravolto dopo folli nottate. Che cosa faceva di notte quell’enorme e barbuto postino? Cantava, nei locali, sui palchi delle piazze, nelle discoteche, cantava allegramente fino a tarda notte.

Barigazzi, così si chiamava questo originalissimo personaggio, cantava canzoni italiane, anche se l’inglese andava di moda, cantava nei locali fumosi e nelle osterie, cantava e i suoi 140 chili erano il frutto di una guerra contro Bacco e i suini, dalla quale usciva sempre vittorioso. Poi cantava anche nel bar LP, imbracciando la chitarra per un piccolo ma affezionato pubblico che affollava il baretto. Il suo prezzo non era la fama, forse nemmeno il protagonismo, era il piacere della compagnia, era un aperitivo e due fette di salame. Bravo, coinvolgente, riusciva a creare la festa, ma subito dopo anche un po’ di emozione, la musica era un mezzo espressivo coinvolgente.

E continuò a cantare e gozzovigliare perchè era il suo modo di esistere fino all’anno scorso, quando ci ha lasciato. Ecco, di lui posso dire che non era facile stargli vicino ma più difficile era starne senza. E come sempre mi accorgo quanto mi manca ora che non c’è più. Allora lo voglio raccontare come lui era, uno dei grandi personaggi di Parma, amato, conosciuto, apprezzato, benvoluto.

E con i compagni di marachelle, gli Stiron River, abbiamo pensato che fosse bello dedicargli un brano nel loro prossimo album, così, in anteprima, eccolo quà.

Già, la vita finisce, e allora? Che cosa ci resta? Vivere la vita alla cogli l’attimo, cercare la serenità tutti i giorni e fare le nostre «grandi imprese» quotidiane per cercare di esistere. Quindi adottare il motto messicano «se puoi far qualcosa perchè preoccuparti? E se non puoi far niente, perchè preoccuparti?». Oppure cercare il Nirvana, insomma, quella saggezza del «ma chi cazzo se ne frega?».

Maurizio Marchinetti

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