Un giornalista quadrumane

Pubblicato da Redazione il 5 gennaio 2011 in Costume, Fidenza |

Conflitto d’interessi è espressione pesante, oltre che logora? Disonestà intellettuale è spropositata? Giornalismo da inginocchiatoio e lingua srotolata a mo’ di tappetino sono termini grevi? Ne convengo. Ma sono stati i primi a frullarmi in testa non appena ho sollevato gli occhi dall’articolo «Eco-sostenibile, Fidenza insegna» che Il Nuovo di Parma ha pubblicato sull’ultimo numero (quello del 31 dicembre 2010 ancora in edicola). Riguarda un progetto da attuarsi da qui al 2012 e che porterà alla costruzione di «un edificio assolutamente unico nel panorama abitativo nazionale». Alla faccia della modestia! Ma passi, può capitare a tutti di entusiasmarsi.

Nel pezzo si tessono le lodi sperticate dell’operazione Ecosol nata «dalla volontà di un gruppo di famiglie che, attraverso un percorso partecipato, in cui le decisioni non sono prese a maggioranza, ma con il metodo del consenso, ha partorito un progetto ad hoc», spiega l’architetto Luca Rigoni. Non è ben chiaro che cosa si intenda per «metodo del consenso», opposto a quello disgustoso della maggioranza, ma passi.

La questione diventa ancora più esoterica, per noi profani, quando questo «nuovo modo di abitare» si appella a un linguaggio da addetti ai lavori in cui figurano parole come cohousing, car-sharing e car-pooling. Solo alla lavanderia comune, chissà perché è negato il più intrigante termine di co-laundry.

Dal poco che abbiamo capito si tratterebbe di un capolavoro di sostenibilità e bioedilizia con emissioni zero, soluzioni bioclimatiche, impianti geotermici, solari, termici e fototovoltaici che, assicura il giornalista, renderanno «inutile l’allaccio alla rete del gas». È evidente che il cronista in love, anzi ipnotizzato, ha scritto sotto dettatura. Accade ai tifosi e agli innamorati. E anche questo passi.

Ancorché illustrato in maniera poco solare, non resta che augurare piena riuscita e serena longevità all’audace Ecosol. Quand’anche i sogni dei padri fondatori non si avverassero appieno, resta il coraggio di averci provato. E un fiore all’occhiello nel quartiere Europa. Il bavero su cui è appuntato lo rivela l’architetto Rigoni: «Abbiamo chiesto aiuto alla Cooperativa Di Vittorio per la realizzazione vera e propria dell’edificio». Di Vittorio, un nome, una garanzia. Ideali e business. Versatilità. La stessa di Luigi Piscitelli, autore della giornalistica sviolinata, il cronista a ore che non trova contraddittorio mettere le sue mani sulla tastiera del sito ufficioso del Gruppo Di Vittorio e poi su quella del settimanale parmigiano per fare la pubblicità al primo.

Piscitelli confonde informazione e propaganda, peana e articoli, apologia e deontologia, ma non sembra accorgersene. Oppure lo sa, ma fa spallucce perché la mission numero uno è guadagnarsi la micca e allora vai con il ciapa ciapa. Comprensibile, ma non tanto da passarla liscia.

Ha troppe mani al servizio di troppi padroni l’apologeta borghigiano. Ne ha usate un paio persino per un edificante raccontino natalizio  pubblicato sulla strenna del Gruppo Di Vittorio. Ma questa glielo passiamo perché era Natale e può capitare a tutti di confondere una lottizzazione con un presepe

C’è solo da augurarsi che il Piscitelli non appartenga allo stropicciato albo dei giornalisti professionisti. La professione non ha bisogno di ulteriore discredito. Il giornalismo è una cosa, il marchetting un’altra. Altrettanto autorevole, ma diverso. (is)

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