Checché se ne dica, lo squalo non è ghiotto di carne umana
Uno stupendo esemplare di squalo Longimano. È quasi sempre è attorniato da pesci pilota striati che ne mimetizzano «le intenzioni».
Quando i subacquei si immergono, anche in acque notoriamente popolate da squali come quelle comprese fra i due Tropici, molto difficilmente ne avvistano uno. Ve lo posso garantire. Ho fatto di quelle vitacce per poter vedere qualche squalo, senza riuscirci, che potrei scrivere un altro libro solo su questo argomento.
Al contrario, gli squali ci intercettano subito, dal momento stesso che mettiamo il culo nell’acqua. Loro sanno dove siamo, quanti siamo, in che direzione e a quale velocità ci stiamo muovendo… e non ci attaccano mai. Guardate che quando dico mai intendo proprio dire mai.
Pensate che una discreta parte dei predatori marini è in grado di percepire il nostro battito cardiaco e localizzarlo alla perfezione anche a distanze alle quali noi non sentiremmo nemmeno una radio, figurarsi cosa può fare uno squalo. Lo squalo è uno dei prodigi più autentici della natura, selezionato per fisiologia e sviluppo dei sensi atti alla predazione in milioni e milioni di anni.
Se l’uomo facesse parte della dieta alimentare degli squali non esisterebbe un subacqueo al mondo, un solo nuotatore sulla faccia della terra (credo sarebbero ben pochi anche i diportisti).
Anche gli attacchi di Sharm, come tutti quelli non espressamente o intenzionalmente provocati dall’uomo, sono stati portati a danno di persone che nuotavano in superficie, quindi in controluce e facendo di solito anche parecchio rumore. In acqua, il suono si propaga cinque volte più velocemente e più compiutamente che nell’aria. Provate dunque a immaginare che casino sente uno squalo che si ritrova sulla testa un gruppo di «snorkellisti» chiassosi. Fra gli esseri umani ve ne sono stati alcuni che hanno sparato all’inquilino del piano di sopra per motivi analoghi.
Allora la prima domanda da porsi è: perché gli squali non ci attaccano? È soltanto rispondendo a questa prima domanda che scopriremo perché accadono certi incidenti.
Gli squali non ci attaccano perché sono «pescivori», non carnivori: si nutrono di pesci, non di uomini e come i loro corpi anche la loro dieta alimentare è selezionata da decine di milioni di anni. Alcune specie, se alimentate con «carni terricole» possono anche morire nel giro di poche ore praticamente per avvelenamento.
Uno squalo ci può attaccare perché pericolosamente affamato dalla progressiva o repentina sparizione delle sue prede naturali, perché non ci vede più dalla fame (come nella pubblicità della Fiesta Ferrero). Almeno prova ad assaggiarci prima di crepare. Molte specie sono territoriali e potenzialmente in grado di attaccare l’uomo quando questi prende il ruolo di invasore e di possibile competitore.
Si parta anche dal presupposto che gli squali innocui non esistono (ok a parte il balena o altri che si nutrono di plancton), gli squali sono squali, e pertanto non possono essere innocui in senso assoluto, non possono «per contratto». Sennò si estinguerebbero. Se a questo aggiungiamo il fatto che l’uomo (Homo tecnologicus) si è dimenticato da tempo che, per quanto prediletto da Dio, può egli stesso diventare una preda, ecco che il puzzle comincia a prendere i suoi contorni.
Nella nostra storia evolutiva non abbiamo imparato a difenderci dai predatori terrestri usando i fucili, ma l’intelletto, l’esperienza e la conoscenza. E a giudicare da come abbiamo ridotto il regno animale direi che la strategia si è dimostrata fin troppo efficace.
A maggior ragione in mare, che non è il nostro naturale ambiente di vita, l’esperienza e la conoscenza, sono ancora le prime armi di difesa dell’uomo.
Speriamo che rimangano le uniche e vengano utilizzate meglio «dell’ultima volta».
Per onor di cronaca va comunque detto che anche a Sharm el-Sheikh, come ormai in tutto il resto del mondo, è immensamente superiore il numero di morti e feriti causato dagli incidenti d’auto o anche solo dal banale annegamento, rispetto a quello dovuto agli attacchi di squali.
Certo, lo squalo fa più «audience» (Spielberg insegna).
Le statistiche vanno sempre prese con le molle, specialmente quelle che riguardano il mare, un po’ perché è grande e non ha confini naturali, un po’ perché ancora in buona parte sconosciuto, ma sono utili almeno per farsi una vaga idea delle dimensioni dell’argomento di cui trattano.
Un prestigioso istituto di ricerca statunitense, credo si trattasse dell’Isaf (International shark attack file), diceva che dalle loro statistiche risultava che nel mondo morissero 4,5 uomini all’anno per causa di attacchi da parte di squali, mentre venivano uccisi dall’uomo qualcosa come 100.000.000 (cento milioni) di squali. Ma mica per mangiarceli, solo per tagliare loro le pinne e farne una zuppa.
Io non so come abbiano trovato la carne umana quei pochi squali al mondo che sono riusciti ad assaggiarla, ma vi posso garantire che la zuppa di pinne di squalo, oltre a puzzare, è veramente grama. In Aqua Veritas
Davide Boschi
Una femmina di squalo umano fiera della sua preda.














Grazie, Davide, per le precise considerazioni ed il testo di piacevole lettura… Proprio due sere fa, una mia amica, abituale frequentatrice subacquea di Sharm e dintorni (c’era due settimane prima del fattaccio) mi ha informato che, da uno o piu’ yachts, pare abbiano gettato resti carnei di ovini (forse pecore), residui di umani banchetti. Se davvero cosi’ fosse, altra doverosa attenuante per i poveri cartilaginei…
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Si trattava di grosse quantità di carcasse di ovini, non di qualche avanzo di mensa, morti durante i trasporti via mare che avvengono annualmente in concomitanza della festa islamica del sacrificio.
Come ho precisato nel post sugli incidenti di Sharm.
Grazie a te. Ciao
http://www.navecorsara.it/wp/2010/12/28/mar-rosso-terrore-a-sharm-el-sheik/comment-page-1/#comment-14820
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Comfermo quanto sopra scritto da Davide essendo anch’io subacqueo e amante dei fondali nonchè appassionato di questi meravigliosi animali.
Purtoppo la razza umana utilizza l’intelligenza e questo la porta all’apice della catena alimentare..non immagino cosa succederebbe se uno squalo fosse dotato di un quarto della nostra furbizia o scaltrezza…realmente il mare sarebbe nelle loro mani…e con ragione direi, visto lo scempio a cui veniamo sottoposti da moltissimi paesi per puro gusto goliardico…vedasi Giappone, Cina, Svezia ma la lista sarebbe molto lunga…ogni giorno che passa mi convinco che la fine della nostraTerra, avverrà solo per mano nostra…see you.Neon
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