Uno sviluppo irresponsabile ha sconvolto lo Stirone, che ricambia minacciando Fidenza

Pubblicato da Redazione il 2 gennaio 2011 in Ambiente, Fidenza, Pianificazione Territoriale, Riceviamo e Pubblichiamo |

Le acque del torrente lambiscono il campetto della parrocchia del Duomo.

29 dicembre 2010. Alla fine non resterà che fango su cui l’acqua scivolerà rapida scavando sotto i ponti e minando gli argini a valle. Questa è l’amara constatazione alla vista degli effetti dell’operazione, peraltro necessaria, di sistemazione idraulica dell’alveo dello Stirone.

Un anno fa si è operato dove non serviva cioè a valle dei ponti ferroviari fino a Soragna.  Questo dicembre si è posto mano al cosiddetto tratto urbano dell’alveo del torrente, particolarmente problematico anche per effetto del restringimento progressivo del letto dello Stirone provocato dagli invadenti e ingombranti vicini gestori di attività economiche. Su questo aspetto era stata richiesta una preventiva verifica confinaria, ma non è dato sapere se sia stata effettuata o meno.

Resta il fatto che ormai il torrente e Fidenza sono due realtà non più simbiotiche come in passato anzi estranee e ostili l’uno all’altra. Lo Stirone è ormai solo una potenziale minaccia per la città che peraltro lo ha spogliato della sua ghiaia così importante per la sua conservazione e ne ha invaso le sponde seppellendovi orribili inquinanti rifiuti industriali. La nuova città d’altra parte nella sua espansione ha fagocitato terreni che potrebbero compromettere la situazione idraulica complessiva del territorio. Non è mistero l’importanza della zona ai piedi delle colline e di prima pianura nel regolare l’intero sistema delle acque del territorio.

L’urbanizzazione, per ora parziale tra la Lodesana e Vaio, se estesa ai terreni  più a sud per arrivare ai quartieri di recente costruzione, oltre a essere un delitto paesaggistico e urbanistico, porterà l’unica via di smaltimento delle acque rimasta, cioè lo Stirone, a periodici collassi.

Gli effetti di simile irresponsabilità idrogeologica si sono visti di recente in Veneto, al cui modello di sviluppo urbano ed extraurbano ci stiamo rapidamente adeguando.

Attività industriali rivierasche minacciano le acque  dello Stirone e la tenuta delle sue sponde.

Dotte e inutili parole

La Provincia sapeva, ma che cosa ha fatto per impedire l’aggravamento della situazione?

«L’alveo dello Stirone è stato sottoposto negli ultimi quaranta anni ad un’intensa attività estrattiva che ne ha causato un marcato approfondimento. L’azione antropica di sfruttamento del materasso alluvionale dell’alveo ne ha prodotto un progressivo ed intenso depauperamento provocando pericolose evoluzioni morfologiche ed idrauliche. In diversi tratti a monte dell’abitato di Fidenza il potere erosivo è stato così marcato che dal 1950 ad oggi l’abbassamento dell’alveo di magra è stato di 6 – 10 metri». (Dal Piano Territoriale di Coordinamento provinciale – Approvato con Del. C.P. n° 71 del 25 luglio 2003)

Ambrogio Ponzi


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