Disordini di Roma, la memoria corta del camerata Gianni Alemanno
Che Gianni Alemanno protesti contro la scarcerazione di tutti i fermati durante i disordini di Roma del 14 dicembre è comprensibile.
È pur sempre il sindaco della città, e quei venti milioni di danni sono difficili da digerire. Lui nel 1990, quando ai margini della «Pantera» prendeva parte da destra alla protesta studentesca contro la riforma Ruberti, si limitava a tuonare contro «il portato tecnocratico e privatizzante della riforma sull’autonomia universitaria, che favorisce l’omologazione dei nostri atenei ai modelli economicistici pienamente funzionali al sistema neocapitalistico».
Ma forse – chissà – gli saranno tornati in mente anni più lontani, quando uscire di galera non era mica così facile. Nel maggio 1988 Alemanno fu eletto segretario nazionale del Fronte della Gioventù e ai cronisti tornarono subito in mente quegli otto mesi di carcere che il trentenne futuro sindaco di Roma si fece quando di anni ne aveva soltanto ventitrè.
Correva l’anno 1982, il Muro di Berlino era ancora ben saldo e l’allora giovane militante del Msi, avuta notizia del colpo di Stato del generale Jaruzelski in Polonia, espresse tutta la sua indignazione lanciando una molotov contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica a Roma. Sarà poi prosciolto, ma a nessun magistrato venne in mente di scarcerarlo immediatamente; forse per via di quel precedente dell’anno prima.
Il 21 novembre 1981 Alemanno fu bloccato da due carabinieri di fronte al bar «La Gazzella» nel rione Castro Pretorio, assieme all’allora segretario del Fronte della Gioventù di via Sommacampagna Sergio Mariani, per aver partecipato all’aggressione dello studente Dario D’Andrea di 23 anni.
Il gruppo di missini, giunto al bar con l’intento di aggredire D’Andrea, a causa della presenza dei militari, dovette accontentarsi di lanciare al suo indirizzo, colpendolo, una pesante spranga di ferro. Alemanno non riuscì a dileguarsi e finì dentro, rischiando l’imputazione di tentato omicidio.
Incidenti di gioventù, figli di un’epoca in cui la violenza politica era pane quotidiano per una buona fetta di quella generazione. Forse il sindaco ha a cuore che i giovani d’oggi non ripetano gli stessi errori. In fondo fu lui stesso, nel 1988, a dichiarare di aver imparato dal carcere «che la violenza deve essere assolutamente rigettata come mezzo di azione politica».
Rinunciare alla violenza sicuramente, evitare di scontrarsi con le oggi tanto amate forze dell’ordine, forse. Il 29 maggio 1989 Alemanno ci ricasca: assieme ad altri dodici militanti viene arrestato con l’accusa di «resistenza aggravata a pubblico ufficiale, manifestazione non autorizzata, e tentativo di blocco di corteo ufficiale».
A Nettuno, infatti, è atteso il presidente degli Stati Uniti George Bush e al trentunenne segretario del Fronte della Gioventù, con il Muro di Berlino ancora in piedi seppur scricchiolante, gli Stati Uniti non vanno molto a genio. I giovani missini intendono impedire che il corteo presidenziale raggiunga il cimitero americano di Nettuno, visita ritenuta offensiva «alla memoria di migliaia di caduti che si sono battuti per la dignità della patria, mentre altri pensavano solo a guadagnarsi i favori dei vincitori».
I cittadini di Nettuno, che attendono con ansia il presidente Usa, non la prendono granché bene, ma a disperdere i manifestanti ci pensano polizia e carabinieri. Questa volta Alemanno viene scarcerato dopo poche ore, non senza che l’organizzazione giovanile missina critichi con durezza l’operato delle forze dell’ordine, colpevoli di aver «aggredito brutalmente i manifestanti, colpendoli con calci e pugni, con la bandoliera usata come frusta fino a colpire alcuni giovani con le radio in dotazione».
Il giorno dopo, a Milano, si tiene un comizio in piazza Oberdan per esprimere solidarietà ai tredici camerati arrestati. Tra i relatori c’è il segretario regionale del Msi, Ignazio La Russa.
Grazie per l’ospitalità
Raffaele Pizzati















Mi fanno pena questi Romani che si fanno rappresentare da codesto ceffo! Avrà cambiato idea e stile ma la sua cultura è rimasta quella di un tempo, cioè nulla!
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da romano non alta scelta purtroppo che condividere a pieno la tua opinione….ma aggiungo che la mia città` eterna da qui sono esiliato ha mille facce ed io da romano mi discosto dal voto delle masse che ha eletto il sindaco
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Questa gente mi fa tanto, ma tanto ridere; prodigano la sicurezza e la legalità, dimenticandosi che l’Italia intera sa che fino a qualche anno fa erano solo dei picchiatori fascisti.
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Tutto vero ,però gli uomini vanno giudicati per quello che fanno ora e no per gli sbagli del passato.Tenendo presente che una persona che ha capito deve sempre portare con sè il peso dei propri sbagli. Altrimenti si diventa dei trasformisti.
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non sono d accordo con il tuo credo bounista,leggi un po di filosofia esistenzialista..sarte, camus, nietszche,schopenauer.l uomo moderno e` la risultanza di tutte che decisioni quotidiane che fa liberamente se crediamo del libero arbitrio.alemanno di oggi e` dunque figlio dell uomo e delle scelte che ha fatto in passato.la vita non e` mica un monopoli
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Ciao Carlo,
pienamente d’accordo con te, una persona che ha capito di aver sbagliato in passato e di conseguenza si comporta correttamente merita tutto il nostro rispetto…… però nel caso specifico il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha ricordato si il suo passato ed i suoi camerati…. facendoli assumere nelle varie municipalizzate di Roma !!!!
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LA PARENTOPOLI NELLE STANZE DEL SINDACO: DOPO I FIGLI DEL CAPOSCORTA SPUNTA ANCHE PAOLO SERAPIGLIA, LO STRETTO COLLABORATORE DI ALE-MANNO ASSUNTO AD AMA
Alessandro Capponi ed Ernesto Menicucci per “Il Corriere della Sera – Roma”
Dal Comune all’Ama, e poi di nuovo al Comune come distaccato. È la brillante carriera di uno degli uomini vicini ad Alemanno, Paolo Serapiglia, ennesimo caso della Parentopoli che da settimane ormai, a Roma e non solo, è sulla bocca di tutti. Gianni Alemanno, in questi giorni, lo ha ripetuto spesso:
«Non mi occupo di assunzioni, se chiunque ha commesso a mia insaputa delle irregolarità dovrà lasciare l’incarico», è stata la giustificazione del sindaco di fronte allo scandalo di Parentopoli.
E una volta, in riferimento a Dario Panzironi, figlio dell’ad dell’Ama che lavorava nella sua segreteria e poi è entrato ad Eur spa (società all’ 80%del ministero del Tesoro, ma dove c’è come amministratore delegato Riccardo Mancini, uomo molto vicino al sindaco), Alemanno ha aggiunto: «Non posso sapere neppure quello che avviene nel mio gabinetto» .
Però, proprio nel suo stretto entourage emerge l’ennesimo caso di una storia – le assunzioni facili nelle aziende del Comune, per legami parentali, politici oppure per tutti e due – che sembra davvero senza fine. Serapiglia viene descritto come un «tecnico informatico» e, nello staff di Alemanno, è uno di quelli della «prima ora».
In Comune, infatti, entra praticamente subito, non appena si insedia la giunta. Il centrodestra vince le elezioni il 28 aprile 2008 e la delibera di assunzione di Serapiglia (la numero 120) è del 18 giugno: contratto a tempo determinato fino alla scadenza del mandato elettorale del sindaco, categoria D, posizione economica D1, stipendio annuale lordo 23.024 euro
Serapiglia viene assunto, si legge nell’atto della giunta, nella «segreteria del sindaco per cooperare all’esercizio delle funzioni ad essa connesse» , ed è lo stesso Alemanno – con una nota del 5 giugno – ad aver «manifestato la volontà di avvalersi della collaborazione del sig. Paolo Serapiglia».
Un uomo di fiducia, evidentemente. Che, però, a novembre del 2009 – poco più di un anno dopo la sua assunzione a tempo determinato – fa le valigie. Per lui, infatti, si aprono le porte dell’Ama, gestita da Franco Panzironi, amico e sodale di Alemanno, segretario generale della sua fondazione Nuova Italia, nominato all’Unire quando il sindaco era ministro dell’Agricoltura.
Serapiglia, spiegano in Campidoglio, «è entrato dopo aver svolto una regolare selezione, perché all’azienda serviva quel tipo di professionalità». Sarà. In Ama, però, Serapiglia resta appena qualche mese, tanto era indispensabile la sua figura. Giusto il tempo di scavallare l’anno che, già nei primi mesi del 2010, da via Calderon de la Barca ritorna in Campidoglio, stavolta con la formula del «distacco aziendale» . E dove va a lavorare? Nel gabinetto del sindaco, naturalmente. Ma stavolta, con il contratto all’Ama garantito.
2- IL CAPO DELLA RIVOLTA DEI TASSISTI CONTRO VELTRONI ASSUNTO IN ATAC
Fabrizio Peronaci per “Il Corriere della Sera – Roma”
Parentopoli all’Atac, un nuovo caso fa discutere. Tre anni fa era in piazza come leader della protesta dei tassisti contro Veltroni: in quanto capo della Ciisa-taxi (nonché responsabile del Settore trasporti della Fiamma Tricolore di Rauti), si distinse come uno dei capipopolo (al fianco di Loreno Bittarelli, del 3570) nella battaglia contro la concessione di nuove licenze.
«Scorrerà molto sangue», minacciò nei giorni caldi della vertenza, poi esplosa in tumulti e blocchi stradali. Adesso Giuliano Falcioni, 34 anni, un tempo conducente di «Zara 31», è finito anche lui nella folta schiera della parentopoli all’Atac. E i consumatori insorgono.
«Dopo l’ex tassista diventato consigliere comunale, oggi apprendiamo che anche un altro ex tassista ha trovato un posto privilegiato nell’Atac – è il commento di Carlo Pileri, presidente dell’Adoc -. Vorremmo capire quale sia l’orientamento del sindaco Alemanno, se vuole essere il sindaco dei romani, come più volte espresso in campagna elettorale, o il sindaco dei tassisti, dato che è sempre prodigo verso la categoria, si tratti di problemi professionali o personali».
TRASFERITO ALL’UFFICIO STAMPA – L’ex tassista è stato assunto dopo la vittoria di Alemanno inizialmente come autista e poi è stato trasferito al “piano nobile” dell’azienda: lavora nell’Area relazioni istituzionali e ufficio stampa dell’Atac, dove segue l’archiviazione degli articoli, la rassegna stampa mattutina, i contatti con le testate. Da una dura giornata di lavoro sull’auto bianca, insomma, a un posto fisso nello staff di professionisti più vicino alla direzione e alla presidenza dell’Atac.
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Perchè signor Pizzati a Salso come funziona?..ce lo spiega lei visto che giustamente guarda alla lontana Roma spostando il problema ?.
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Gentile signor Franco il tutto nasce da un’affermazione del sindaco di Roma inerente la scarcerazione degli studenti che protestavano contro la riforma Gelmini; ho solamente riportato alcuni episodi del suo passato e dato che il signor Carlo Fetonti ( GIUSTAMENTE ) ha scritto che se uno capisce gli errori del passato non può essere “marchiato” per sempre…. ho ribadito che il sindaco di Roma Alemanno ricorda bene il suo passato ed è riconoscente con chi ha condiviso con lui quel passato stesso………..
Se allude invece ad una parentopoli salsese ha sbagliato indirizzo, in quanto il sottoscritto ripudia il concetto di nepotismo in quanto sono onorato ed orgoglioso di aver avuto il nonno vice sindaco prima e consigliere provinciale poi, la zia materna assessore vice sindaco ( con parentesi da sindaco ) e parlamentare per 2 legislature e lo zio paterno esponente di spicco in consiglio comunale del MSI dn. Queste persone, da me amate, qualcosa me lo hanno insegnato tra di esse il no secco al nepotismo!!!! addirittura per evitare qualsiasi chiacchiera nè io nè mio fratello abbiamo mai sostenuto concorsi in comune.
Spero signor Franco di essere stato chiaro nella risposta.
cordialmente La saluto
Raffaele Pizzati
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Cordialmente: e conoscevo suo zio personalmente essendo stato anche suo alunno mi ricordo anche bene la sua perseveranza in quanto lei scrive !.
Non mi riferivo alla sua personale ( che tra l’ altro non ci conosciamo ) ma certamente concorda che se suo zio fosse ancora vivo avrebbe certamente molto da dire attualmente in Salso. Detto questo mi rivolgevo a lei per sapere di piu sulle situazioni Salsesi che accadono piu o meno esattamente come lei cita nei suoi post sopra !. Invitavo solo a meditare che se anche noi localmente abbiamo qualche analogia con Roma; E se per caso lei ( nipote) non ne ha mai sentito parlare allora si lo confesso ho sbagliato indirizzo , ma mi dispiace per suo zio Orlando Pizzati e la sua lunga permanenza in Consiglio Comunale nonostante fosse sempre da solo e in quei periodi.
Spero inoltre lei non sia uno dei soliti che stanno alla finestra guardando altrove!. Spero signor Raffaele di essere stato chiaro nella risposta.
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Buongiorno
Avere delle moralità innate rende l’uomo ..persona degna di stima e rispetto,
moralità che non tutti hanno nel proprio DNA e non si curano manco di coltivarle
Certo è ..che chi cade ,chi si è trova a sbagliare e poi fa SUO quell’errore migliorandosi come uomo …allora consentitemi di dire che l’apprezzo molto di più rispetto a chi si pone in modo categorico…privo di emozioni,dubbi,incertezze,paure…stati d’animi che ci mettono in discussione ogni giorno…nella speranza che ci facciano usare una” lenta umana” verso noi stessi e gli altri per poterci evolvere e nn capelstare chi ci circonda
Per cui ben venga un Alemanno ..perchè tutti noi siamo “Alemanno”
In quanto a lei sig Pizzati… mi ha molto colpito il suo nn aver sostenuto concorsi per essere trasparente ..SPESSO LA CORRETTEZZA NN PREMIA DI SICURO
La stimo perchè ogni cosa che lei avrà fatto ritengo l’abbia conquistata per merito ed onestà ed è quello il sapore che Scalda “L’UOMO”
Le auguro di” Assoporarne” ancora
Cordialmente la saluto
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calzate e per gente come voi che giusta fioravanti il più grande omicida del dopoguerra e` un uomo libero..ma che cazzo di giustiziabuonista falsa e`???
allora perche` non liberiamo toto u curto e bernardo provenzano hanno ucciso molta meno gente dei nar, faccia d`angelo e la troia mambo e sicuramente per motivi più seri.
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Ciao Pizzati,
non dobbiamo mai dimenticare che la piu grande parentopoli in essere in Italia non è certamente quella Universitaria ma quella partitocratica.Finchè le istituzioni (ed i Comuni lo sono) saranno in mano ai partiti questi fatti, che tu ricordavi con il bagaglio dei vari meccanismi palesi e nascosti per cui il capo non sa magari perchè non vuol vedere,diventano inevitabili.In USA ,addirittura, il meccanismo è stati istituzionalizzato “di fatto” con la definizione di ” the spoils system”.Che tradotto vuol dire “il sistema di distribuire cariche ( o uffici ecct..) ai seguaci del partito che ha vinto le elezioni o volgarmente lottizzazioni.Meditare gente, meditare….
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