Speciale Natale 3. Anche la corsa allo sviluppo scivola sulla neve

Pubblicato da Redazione il 24 dicembre 2010 in Racconti, Riflessioni |

«Sì, però è un albero di Natale sostenibile».

La neve di questi ultimi giorni svela ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, tutta la nostra insipienza mentale.

Sdrucciola sulla neve lucida il passo affrettato dell’umanità moderna.

«Ohibò, chi mi rallenta? Un mendicante, forse? Un clandestino ? Ah, nooo…! È la neve… che schifo, ma perché non va a fare il suo sporco lavoro dove serve, tipo in montagna?».

Fiocca la neve, fiocca e non viene più guardata con l’innocenza tipica dell’ infanzia rurale che, imparando l’alternarsi delle stagioni, era capace di esprimere meraviglia e curiosità per il ciclo della vita.

Da decenni tutto deve essere performativo, come eterna catena di montaggio, per essere rubato al tempo e acquistato in economia.

Così cresce il mito dello sviluppo infinito che ci sta portando alla rovina.

Io voglio qui erigere l’inno ai fiocchi di neve perduti.

Essi sono costituiti della stessa materia impalpabile, quasi astratta, di cui son fatti i sogni: leggeri, misteriosi e candidi.

Quando toccano terra, sembrano scomparire.

I sogni, allo stesso modo, spariscono quando vengono esauditi, rendendo più poveri chi ci crede.

E allora ciò che conta per noi esseri sensibili, sia nell’uno che nell’altro caso, è il viaggio, la fase intermedia che i fiocchi e i sogni esprimono.

Anzi, si può pensare, soprattutto se si è tanto più candidi dentro, che ogni fiocco di neve possieda un lievito per far germogliare un sogno.

Strano, bizzarro, ma non tanto assurdo allora il legame tra i tempi dell’inverno e quelli del raccolto, sia per il contadino del tempo che fu che per l’essere umano dal cuore d’oro.

Per il primo si trattava di un ciclo che lo portava ad avere cibo per il corpo, per il secondo cibo per l’anima. Spesso in passato le due cose hanno coinciso perfettamente.

Quanto più l’umanità distorce i valori del tempo e dello spazio, tanto più si troverà, prima o poi, a emettere permanenti gemiti preannuncianti la fine imminente.

Allora l’inizio della decrescita felice risiede sommessamente, forse, innanzitutto nei nostri cuori, nel ricominciare a vedere nella cupa aria invernale, con lo stupore della prima volta, un fiocco di neve.

Fiocca la neve, fiocca e, depositandosi al suolo con grazia divina, si trasformerà poi in lievito per il sogno dell’umanità bambina.

Gianluca Bonazzi

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