I consiglieri della regione Emilia Romagna hanno rinunciato solo a pochi spiccioli
L’assemblea legislativa regionale ha approvato all’unanimità (44 sì, nessun no, nessun astenuto) il progetto di legge di riduzione dei costi della politica. C’è però, purtroppo, ben poco da festeggiare.
Tutto nasce all’indomani della nostra elezione in consiglio regionale quando insieme al consigliere Defranceschi, in nome e per conto di voi tutti abbiamo depositato e firmato una proposta di legge per far tornare la politica un servizio alla collettività e non un modo per arricchirsi enormemente e senza meriti. Ovviamente, con astuzie da commissione, la nostra proposta di legge è stata tenuta sei mesi in un cassetto e poi, recentemente, cestinata dal Pd per lasciar spazio ad un loro testo di legge, scritto in risposta al nostro, ma estremamente più blando e ben poco efficace. Oggi la legge è arrivata in aula. Come Movimento abbiamo trasformato il nostro vecchio testo in otto emendamenti, tutti sistematicamente bocciati da Pd, Pdl, Sel, Idv, Lega Udc e Rifondazione comunista. A favore ha votato, oltre al consigliere Favia, il solo Matteo Riva, libero perchè ormai con un piede fuori da Idv.
Abbiamo comunque votato a favore del progetto di legge finale, seppur blando: non è possibile votare contro una riduzione dei costi della politica. Crediamo però che sia giunto il momento di smetterla di cullarci nella superiorità della Regione Emilia-Romagna: non siamo i più virtuosi d’Italia, ma semplicemente i meno scandalosi. Anche se non abbiamo avuto i numeri per modificarla, crediamo che questa legge sia la conferma dell’utilità del nostro lavoro. Un lavoro certosino, di proposta e di pungolo costante. Certo, la riduzione degli stipendi sarà del 10% e non del 50% come noi chiedevamo, il vitalizio verrà abrogato dalla prossima legislatura e non da quella in corso (a proposito, come diceva lo scalatore Ricucci, facile fare i f… con il cu… degli altri) ma comunque è una vittoria, almeno culturale. Li abbiamo costretti alla nostra discussione.
Mesi fa, quando parlavamo di abolizione dei vitalizi, sembravamo dei marziani, ci chiamavano demagoghi e populisti sui giornali. Ora Pd e Pdl, pronti a prendersi meriti e lodi per questa loro micro-riduzione, hanno invece convenuto con noi, davanti ai taccuini dei giornalisti, che i vitalizi sono dei privilegi «porcata», ma nessuno ci ha ancora chiesto scusa…
Accogliendo tutti i nostri emendamenti si poteva far capire che la politica è un servizio civile e non la via facile per l’arricchimento. Non volevamo certo impoverire il mandato elettivo, ma arricchirlo di valori e passione. Le nostre proposte avrebbero garantito comunque un reddito netto di 3-4 mila euro a consigliere, più che dignitoso direi. Anzi siamo stati troppo generosi, ma non volevamo lasciargli alibi.
In risposta ci siamo sentiti dire che essere pagati molto è garanzia di incorruttibilità (sic!). Questa è una dichiarazione grave (ovvero: se mi paghi tanto non mi faccio corrompere, altrimenti sì!), oltre che un falso storico. Maggioranza e opposizione in aula sono stati ben uniti nel mantenere i propri privilegi, mi hanno tacciato nuovamente di demagogia, paventando apocalittici scenari e indicandomi come il «demolitore della macchina democratica» questo per aver dichiarato che stipendi tra i 6.600 ed i 12mila euro netti al mese sono un po’ troppi in tempo di crisi per un consigliere regionale. Tutto il contrario insomma. Ho avuto i brividi quando ho sentito il consigliere Mario Mazzotti (Pd) sostenere che «i vitalizi non sono un privilegio»: sembrava serio mentre lo diceva.














“Corruzione, fisco, Pippe e Pippi”
di giannantonio spotorno (wwwspotpoint.eu)
Nel discernere di fisco e di economia in genere, gli analisti “coi fiocchi” propongono parametri, variabili e acronimi non sempre facili da capire. Le opinioni rivolte a tutti, però, devono essere il più possibile alla portata di tutti e, dunque, proporre esempi e metafore di facile apprendimento.
Di là dei parametri e delle equazioni, partiamo dal presupposto zero, facciamo cioè finta che lo Stato non abbia il becco di un quattrino dentro le proprie casse.
A riempire le sue casse dobbiamo pensarci noi e per noi intendo io che scrivo, tu che leggi, lui che ci osserva e tutti gli altri che messi insieme si chiamano popolo, gente o cittadini.
In una società civile, come dicono che sia la nostra, i cittadini versano allo Stato una quantità di quattrini sotto forma di tasse con cui lo Stato, riempite le casse, ma riempite davvero, si prepara a spendere, cioè a finanziare una quantità di cose per il nostro bene … dice lui.
Con le nostre tasche vuote e i suoi forzieri pieni, lo Stato prende Pippo, lo nomina suo rappresentante e lo manda in giro per la via in cerca di cose utili da fare.
Pippo cammina, cammina e cammina finché vede qualcosa che lo colpisce e di cui prende nota per andare a riferire.
Ha visto un ospedale insufficiente, una scuola trasandata, una strada dissestata e, inoltre, ha ravvisato l’opportunità di sistemare un bosco, di rinforzare un argine e così via.
Capita che Pippo cerchi davvero delle cose utili per noi, ma capita pure che cerchi quelle utili per sé e per chi gli fa botta.
In ogni modo, messi gli appunti sul taccuino, Pippo corre al palazzo dello Stato per descrivere quello che ha visto.
Lo Stato ascolta Pippo in un grande salone dove, nel giro di poco, arrivano decine, centinaia e perfino migliaia di altri Pippi che a loro volta, non si sa esattamente come, hanno ricevuto altri mille impensabili incarichi.
C’è il Pippo capo tecnico con i suoi vice Pippi capi tecnici, c’è il Pippo capo contabile con i suoi vice Pippi capi contabili, c’è il Pippo capo legale con i suoi vice Pippi capi legali, c’è il Pippo capo regolamento con i suoi vice Pippi capi regolamento e via di questo passo fino a migliaia di signori Pippi e anche di signore Pippe d’ogni tipo.
Come al primo Pippo che abbiamo conosciuto, magari onorevole, anche agli altri Pippi e alle altre Pippe accade di appuntare sul taccuino cose utili soprattutto per se stessi e per chi fa loro botta.
E badate bene, quel grande metaforico salone di cui abbiamo parlato è a Roma, ma i Pippi e le Pippe sono ovunque e, come una metastasi, hanno saloni, salette, salotti e stanzette in ogni città e paese e istituzione d’Italia.
Il giro è semplice e storicamente vizioso.
Inizialmente questa miriade di Pippi e di Pippe erano divenuti “collaboratori” delle istituzioni perché la politica statalista, già corrotta, aveva inventato il motto “Un voto, uno stipendio”.
Di lì, i Pippi e le Pippe si sono naturalizzati istituendo come delle corporazioni (baronie) dentro la struttura dello Stato e hanno finito, in casi anche acclarati, col tenere per le palle gli stessi Pippi squallidi onorevoli che senza quelle baronie non sarebbero più eletti.
Potete immaginare quante vessazioni, scorribande, ruberie, corruzioni e sprechi si annidino nei saloni e negli stanzini di cui abbiamo accennato?
La lotta contro il cancro è dura, sia quella scientifica sia quella politica!
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Un bel comitato di salute pubblica e facciamo saltare un pò di teste, come in Francia ai bei tempi poi vedi che stanno attenti!
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Grande Giovanni!………..
PDL, PD, P3, Lega Nord: spero che nel 2011 sprofondiate nel fango come vi meritate!
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Al “negro”chiedo:
chi è che deve controllare i pippi? Visto che il voto è lo strumento pricipale per controllare la politica, puoi controllare i pippi, se quando voti, non puoi scegliere chi ti deve rappresentare.Spero che tu te ne sia accorto ,votare i partiti significa votare i pippi.Per cui , mi spiace farlo notare, in modo brutale, chi sono i pippi quelli che fanno di fatto o di professione i pippi o quelli che li votano?Per la serie siamo in braghe di tela anche con la neve…
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Carlo , condivido la tua preoccupazione. L’attenzione principale dei partiti politici consiste nel piazzare “uomini di parrocchia” in ogni possibile e immaginabile realtà che generi interessi, anche la più piccola e la più remota … fino ad inventarla a posta. Soluzioni?? boh! in giro c’è anche chi Inizia a parlare di non voto. Gli italiani che non votano sfiorano già i 15milioni su 37ml di aventi diritto.
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