Palazzo Littorio e l’attualità di Luigi Bormioli
Luigi Bormioli, chi era: «personaggio scomodo», testimone attento, ed inascoltato, delle vicende forse più tormentate di Fidenza. Negli anni del fascismo, e poi della ricostruzione, Luigi Bormioli fu, insieme a Manlio Bonatti, uno dei pochi a svolgere un’azione di critica puntuale, e di proposta, di fronte a scelte destinate ad incidere profondamente sul futuro della città».
Una nuova, e più violenta, battaglia Luigi Bormioli condusse, pochi anni dopo, allorché «venne a Fidenza un autentico dittatore che volle lasciare un’impronta personale e lanciò vari progetti redatti da un ufficio tecnico da lui trasformato».
Venne proposta la demolizione di gran parte dell’antico monastero di S. Giovanni (di cui è tuttora in piedi un lato del chiostro, già adibito a carcere mandamentale), per lasciare il posto alla nuova Casa del Fascio.
Il relativo progetto parve subito a Bormioli mal concepito ed eccessivamente dispendioso: per questo, in collaborazione con un architetto milanese, egli elaborò e presentò due progetti alternativi, ricevendo, come risposta, la minaccia di invio al confino.
Ancora una volta, rifiutando la retorica monumentale del regime, Bormioli proponeva un’architettura più moderna e più aderente alla realtà di Fidenza.
Egli stesso scrisse di avere voluto, in quell’occasione, difendere la sua città «contro le brutture volute da megalomani, incuranti delle bellezze del paese».
Con autentica sensibilità di urbanistica, Bormioli aveva ben chiaro come ogni edificio dovesse essere considerato nel tracciato urbano in cui si inserisce, evitando di rompere il tessuto della vita cittadina, iscrivendosi in essa col proprio ritmo.
Egli aveva certamente intuito quello che Giulio Carlo Argan avrebbe definito il «carattere anti-urbanistico dell’architettura monumentale nazista e fascista, espressione dello stato prevaricatore e oppressore, che distrugge la vita sociale, laddove la moderna urbanistica nasce come espressione della libera funzionalità e vitalità del corpo sociale». (Brano tratto dal lavoro di Massimo Galli e Guglielmo Ponzi, L’altra Fidenza di Luigi Bormioli)
Palazzo Littorio oggi
Utilizzato nel dopoguerra, inizialmente come Casa del popolo poi come sede del liceo classico, dagli anni novanta è rimasto abbandonato e ora si presenta in stato miserevole. Nel bilancio previsionale del 2010 è compreso tra gli immobili da alienare. Il progetto di recupero degli immobili di proprietà comunale confinanti non prevede alcun intervento anzi le soluzioni adottate per isolarlo virtualmente dal contesto degli altri edifici lo penalizzerebbe anche dal punto di vista puramente commerciale oltre che da quello estetico. (Ambrogio Ponzi)



















Ho trascorso, nei locali al primo ed all’ultimo piano, cinque anni tra i più belli ed importanti della mia vita. Potrei scriverne pagine e pagine. Immagini, ricordi, sensazioni, volti, amori, situazioni, viaggi, amicizie, gioie, delusioni, traguardi appaiono e scorrono simultaneamente, quando passo di lì. Nonostante tutto, con leggerezza. Per questo ed in sintonia con l’intervento, come sempre appropriato ed esaustivo del sig. Ponzi, mi fa male vedere il degrado di un edificio il quale, peraltro, si trova a due passi dal teatro Magnani, dal palazzo comunale. Penso che, restaurato, potrebbe venire adibito a vari ed utili usi: centro di aggregazione giovanile, sede di convegni…Spero che qualcosa di buono possa essere realizzato. Perché non interpellare la cittadinanza, chi ha frequentato questo luogo? Aveva ragione Argan (ho conosciuto i suoi testi proprio in queste aule ed ha influenzato in modo determinante le mie scelte future); aggiungerei che l’Urbanistica dovrebbe anche conservare, tutelare (nel limite, molto ampio, del possibile) la memoria storica e sociale, sia personale che collettiva.
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