L’Italia prima in classifica per la corruzione e ultima per la libertà di stampa

Pubblicato da Redazione il 13 dicembre 2010 in Brutta Italia |

Grazie al mercato delle vacche (con non improbabile «caparra», nel significato originario del termine: vedi Tabù nella parlata di Parma e del suo contado di Giovanni Petrolini), il governo Berlusconi supererà lo scoglio del voto di fiducia (ciò non significa che possa durare a lungo, dato il margine striminzito di voti di cui dispone).

Si confermerà anche in quella occasione il dato che emerge dalla pubblicazione, avvenuta due giorni fa, della Classifica sulla percezione della corruzione («Corruption Perception Index») da parte di Transparency International.

Tale classifica – risultato di studi e statistiche scientificamente condotte in 178 paesi per molteplici settori – colloca l’Italia al 67esimo posto, dopo il Ruanda e subito prima della Georgia. Danimarca, Nuova-Zelanda, Singapore, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Norvegia, Confederazione elvetica sono nell’ordine ai primi posti, insieme all’Islanda e al Lussemburgo. La Germania è al 15esimo posto, la Francia al 25esimo.

Per quanto riguarda la libertà di stampa, la Germania è al 17esimo, la Francia al 44, mentre l’Italia – grazie al conflitto d’interessi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi – al 49esimo. In coda nella lotta alla corruzione troviamo Sudan, Turkmenistan, Uzbekistan, Birmania e Somalia, così come Afghanistan Irak, da anni afflitti dalla guerra. La libertà di stampa è ai minimi termini in Siria, Birmania, Iran, Turkmenistan, nella Corea del Nord e in Eritrea.
Quali osservazioni d’ordine generale suggeriscono tali classifiche?

Anzi tutto la regola seguente: quanto più viene esercitata la libertà di stampa, ossia il controllo sull’operato dei potenti e quindi l’esercizio della critica nei confronti di chi esercita pubblici poteri, tanto minore è la propensione alla corruzione, nel senso che è proprio la libertà di stampa a porre un vigoroso freno al mal fare pubblico. È una questione di cultura e di etica collettiva. La corruttibilità si diffonde proprio là dove vi è ricchezza e il denaro circola: per esempio, il fenomeno mafioso è presente nel Nord d’Italia, mentre è totalmente inesistente nei Paesi europei in testa alla classifica. La superiorità morale di quei Paesi dipende soprattutto dalla probabilità di essere colti sul fatto se coinvolti in casi di corruzione, così come dalle sanzioni che ne conseguono.

Se i potenti sanno che una stampa indipendente può coglierli con le mani nel sacco, sarà proprio tale indipendenza a rappresentare la migliore arma di prevenzione e di dissuasione contro la corruzione e la corsa al potere. A garantire la libertà di stampa non basta certo la costituzione, la quale resta un pezzo di carta se anche il giornalismo non fa il proprio mestiere. E qui veniamo al cuore dolente del problema. È un fatto sotto gli occhi di tutti che il giornalismo eticamente e socialmente più importante, ossia quello d’inchiesta, è oggi quasi scomparso nel nostro Paese, col risultato che corrotti e corruttori hanno maggiori possibilità di farla franca. Basta poi un aggettivo o un avverbio fuori posto (o presunto tale) perché il potente di turno della politica e/o degli affari chieda al giornalista risarcimenti miliardari.

Fare giornalismo d’inchiesta è diventato quasi come afferrare un ferro rovente a mani nude. Conseguenza: meglio non rischiare, tanto più che se non si sollevano scandali, ossia non si piantano grane, è più facile far carriera. Il primo atto politico da compiersi affinché l’etica pubblica nel nostro Paese si distanzi da quella del Ruanda sarebbe cancellare le pene mostruosamente esorbitanti (un tempo ignote) per la cosiddetta «diffamazione a mezzo stampa». Ma vaglielo dire ai padroni del vapore!

Sergio Caroli


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12 Commenti

  • Posso? Premessa: di sicuro la corruzione esiste da che esiste il mondo,almeno a partire da Adamo ed Eva che si lasciarono corrompere dal serpente con una mela. Questo non giustifica nulla, anzi, mai abbassare le guardia; il paradosso è che tutti sappiamo che c’è ma nessuno sa dov’è … se non quando serve per trovare lavoro a n parente o vincere un appalto piuttosto che un concorso. Qui, invece, abbiamo Alice nel Paese dei Corrotti, giustizia? “..”appena fuori,tagliategli la testa” aggiunse la Regina” e vai con un titolo sparato e furbetto; svolgimento peggio. Come sempre: chi vuol dimostrare troppo non dimostra niente se non, nel caso, il tasso di antiberlusconismo di chi firma il post.
    Di mio non aggiungo nulla, se non che la favoletta dell’informazione a servizio di Berlusconi andatela a raccontare a Santoro e compania,cartace, per il resto lascio la parola alla responsabile di Transparency International Italia, Maria Teresa Brassiolo, che in una lettera all’Espresso (
    l’originale integrale. http://www.transparency.it/opinioni.asp) tra l’altro , d sullo stato della giustizia in Italia, scrive: “il problema della prescrizione per quanto riguarda i reati di corruzione e collegati. Anche su questo tema la UE ci ha affidato la responsabilità di svolgere la ricerca in Italia…. La ricerca ha evidenziato che l’Italia presenta un periodo di prescrizione in linea con le Nazioni maggiori: il problema risulta dalla lunghezza dei procedimenti e dal loro numero (obbligatorietà dell’azione penale) che impediscono una conclusione rapida. Metter mano a questo problema è fondamentale per fornire una giustizia efficace”. Ma va!
    E ancora,sulla corruzione leggiamo:
    “Dopo l’esperienza di Mani Pulite, il tema è molto più presente in Italia che in altri paesi; è evidente che i cittadini siano molto più allertati. L’Eurobarometro, che nel suo indice registra sia la corruzione percepita che quella reale con domande specifiche
    1. quanto è importante la corruzione nel suo paese? le risposte sull’importanza variano tra il 70 e l’85% nei singoli paesi UE
    2. quante volte nell’ultimo anno o negli ultimi 3 anni è stato personalmente lei o la sua famiglia soggetto a corruzione? le risposte variano da 3 a 15 casi reali.
    Queste differenze fanno emergere le criticità tra la percezione e la realtà.
    Per l’Indice TRACE l’Italia è il 4 miglior paese, dopo la Germania, la Danimarca e e l’Inghilterra che ha implementato meglio le norme contro la corruzione all’estero e addirittura seconda per l’implementazione “enforcement” a livello nazionale.
    Per l’implementazione della Convenzione OCSE l’Italia è tra i 7 migliori. (L 231/2001)

    Tra i molti indici che misurano la corruzione, l’Italia passa da miglioramenti cospicui per l’IMD, a stazionarietà per Banca Mondiale, a peggioramenti PER Economist Intelligence unit (con una discrasia tra i dati numerici e i commenti), a elogi da parte delle istituzioni straniere per le metodologie delle nostre polizie investigative che consentono di individuare un maggior numero di reati.
    Le recenti ratifiche e l’implementazione della Convenzione ONU, la Convenzione civile contro la corruzione del Consiglio d’Europa ci offrono motivo di speranza.”

    Salutatemi Tafazzi.

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  • avatar Enrico Brusati scrive:

    Parizzi si è scordato di ricordare che è stato assessore nella prima giunta berlusconiana del comune di Fidenza… ah la trasparenza delle cose… ah l’opacità dell’essere umano e del politico in particolare…

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  • …vabbè, cavoli a merenda.

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    • avatar Carlo Martello scrive:

      Spedito al tappeto per il conto totale da Enrico Brusati, Carduccio Parizzi ha reagito con un “vabbè, cavoli a merenda”. Qualcuno potrà sostenere questa risposta ricorda quel tale che, uscito malconcio da un incontro di pugilato, disse “me ne ha date, veh, mo g’n’ho dit tant!”. Non si può tuttavia non esprimere profonda ammirazione per l’inventiva che partorì quel “vabbè, cavoli a merenda”. Pensiero profondo, ma che – per essere meglio compreso – va integrato con un passo manzoniano. A Renzo Tramaglino che gli chiede chi siano i galantuomini, l’oste della Luna piena risponde : “Le azioni, caro mio: l’uomo si conosce all’azioni. Quelli che bevono il vino senza criticarlo, che pagano il conto senza tirare, che non metton su lite con gli altri avventori, e se hanno una coltellata da consegnare a uno, lo vanno a ad aspettar fuori, e lontano dall’osteria, tanto che il povero oste non ci vada di mezzo, quelli sono i galantuomini”.
      Solo un berlusconiano doc – che si riconosce sempre e solo “all’azioni” – poteva scrivere che “di sicuro la corruzione esiste da che esiste il mondo, almeno a partire da Adamo ed Eva che si lasciarono corrompere dal serpente con una mela”. Adesso anche i più ingenui e i più sprovveduti avranno capito che i primi fulmini contro il giustizialismo furono lanciati proprio da Adamo ed Eva allorché il Creatore li cacciò dall’Eden.

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  • avatar CHINA65 scrive:

    Dunque: la differenza fra la corruzione avvertita e la corruzione reale è molto ampia. Oppure la differenza fra la corruzione avvertita e quella denunciata? Oppure la differenza fra la corruzione avvertita e quella punita ? Non dimentichiamo che per gli appalti esiste una comoda consulenza (fino al 5% dell’appalto) che può essere affidata a chicchessia.
    Ma voglio credere anch’io che la corruzione esiste anche all’estero. Anche.

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  • avatar Costantino V scrive:

    Se ci lamentiamo dell’Italia dovremmo dare un ‘occhiata in Europa. Tutto moltiplicato per 10. Dalla corruzione ai privilegi. E non bisogna andare lontano, basta andare a Parma all’EFSA, per vedere come funzionano le cose all’estero.

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  • avatar Pietro Brunetto scrive:

    Ma noooo, è colpa dei giornali e degli statistici COMUNISTI che inculcano pensieri sbagliati e faziosi nelle teste della gente!
    Ogni riferimento a persone, cose o nani criminali è puramente casuale.

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  • Capperi! Anzi, cavoli! Vedo solo ora il post di carlo martello, vecchio puttaniere che lascio alle sue oramai solitarie fornicazioni mentali.
    In generale, su questa nave di pirati, la concettualizzazione più diffusa è quella politico-ideologica che, a convenienza, cerca di negare le evidenze scomode e s’usa, tra uno sberleffo, un insulto e un rutto, a denigrare l’altro da se.
    Pazienza. Per intanto, tempi cupi: “…la radio di bordo è una sfera di cristallo dice che il vento si farà lupo il mare si farà sciacallo…” siamo, insomma, al concettualismo indignato di massa, ossia alla proliferazione dei luoghi comuni, stereotipi e frasi fatte… dal politicamente corretto alla vasta fenomenologia del risentimento… e se non bastasse – l’abisso invoca l’abisso – arriva in soccorso un Gasparri ad insaponar le corde…
    Scusate il disturbo, evidentemente non posso, m’affido al codino del Barone di Munchausen.

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  • avatar CHINA65 scrive:

    No, puoi, anzi devi, avanza il codino del barone e i cappi per studenti di Gasparri, nel merito avresti ragione se l’affermazione fosse Piove governo ladro , ma invece si parla di cooordinatori nazionali indagati per terremoti e coordinatori regionali indagati per monnezza. E di sicuro sono i soliti giudici stalinisti che vedono il marcio dove invece c’è eroismo. Di tutta l’erba un fascio (non quello littorio, che non vorrei mai che spuntasse addosso agli studenti) no, ma coi giusti distinguo non si può descrivere l’Italia come un paese di amministratori virtuosi.

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  • avatar tantopersapere scrive:

    ma sei lo stesso parizzi che ha scritto w la russa sul muro del suo blog ?
    http://www.fidentino.com/2010/12/controcorrente-w-la-russa.html

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  • tantodasapere, in realtà, sotto il titolo “Controcorrente: W La Russa”, ho pubblicato sul blog fidentino.com un articolo non mio,che tra l’altro è anche firmato, questo:
    CONTROCORRENTE: W LA RUSSA
    a 15:46 Pubblicato da Pierre Barilli Link a questo post

    Il delirio peggiore nella società moderna è credere che stare dalla parte della giustizia e della verità implichi la legittimazione delle azioni criminali di chi a questa società si ribella o crede di ribellarsi; è credere che chi distrugge e vilipendia una città, sia legittimato a farlo solo (?) perché è l’unico modo per far sentire la sua voce. Ebbene, questo delirio è ben presente ed è massimizzato in certe trasmissioni televisive le quali – pur di sparare sul loro nemico politico – non esitano a fomentare questa legittimazione, chiamandola «libertà di opinione». Ma che libertà può esserci –mi chiedo– davanti a un programma televisivo e al suo conduttore che faziosamente e arbitrariamente ridicolizzano un Ministro della Difesa ospite della trasmissione e difendono le tesi di studentelli che non hanno capito un bel nulla di Università e istruzione, essendo solo le patetiche pedine dei soliti poteri forti che non vogliono alcuna riforma, perché a loro sta bene un’Italia di trinariciuti? Eppure ad Annozero è accaduto. Ma sul fatto che sia accaduto non c’è da meravigliarsi. È piuttosto impressionante vedere come la criminalità diventi «eroismo» nel momento in cui distrugge e violenta per protestare sulla base di un puro pregiudizio ideologico. È impressionante percepire il diffuso giustificazionismo che certi benpensanti televisivi e politici da strapazzo danno alla volgare criminalità che ha umiliato il nostro paese in questi giorni, demolendo tutto: vetrine, negozi, automobili, marciapiedi, segnaletiche, assaltando e incendiando gli automezzi delle forze dell’ordine. È patetico ed è persino preoccupante sentire qualche «studente» che afferma che «la violenza ci sta» quando i politici non ascoltano. A questo studente rispondo che questa considerazione la facevano anche i terroristi, quando compivano i loro agguati omicidi. E poi mi domando: chi dovrebbero ascoltare? Due sbarbatelli che parlano in politichese, in realtà scimiette ammaestrate, utili idioti della sinistra al caviale e dei poteri forti?

    Ma per carità! È del tutto inutile che si tenti di rivoltare la frittata, di percorrere la strada della giustificazione. Non c’è alcuna giustificazione alla violenza. Non c’è, soprattutto quando non c’è la ragione. Quando quello che è stato fatto è stato perpetrato non in un contesto di sana protesta contro un provvedimento considerato oggettivamente «ingiusto», ma solo per la volgare voglia di distruggere, di dar sfogo a una rabbia insana, di alimentare il fuoco dell’odio e del livore contro un Governo democraticamente eletto dai cittadini, sull’onda di un mistificatorio propagandismo che ancora pervicacemente persiste come una malefica gramigna nella nostra società.
    Il vero è che dobbiamo smetterla con la difesa dei figli annoiati di papà. Di giovani priva di valori e di etica, che non ha altro da fare nella vita se non lagnarsi e andare a distruggere gli arredi urbani, contrabbandando queste azioni criminali e violente per espressione di libertà di pensiero o di (ed è pure paradossale!) democrazia e tolleranza. E poi c’è pure qualcuno che ha l’insano coraggio di dire che l’intollerante è il Ministro La Russa («Lei è figlio di una cultura intollerante»)! E allora figli di chi sono coloro che si comportano da barbari e che per far sentire la loro voce distruggono e si comportano in modo violento? Figli di Gandhi?
    Ridicoli! Ridicoli e pure pericolosi. In verità, La Russa ad Annozero è stato un vero gentiluomo democratico. Egli ha semplicemente detto delle cose condivisibili che la faziosità ideologica e l’intolleranza (quella vera) dei suoi interlocutori ha impedito di cogliere: la difesa dei facinorosi e delle loro azioni criminali è semplice e pura «apologia di reato». È fomentare e giustificare condotte antidemocratiche che non possono essere validate in alcun modo, poiché non corrispondono all’esigenza di un qualsivoglia popolo di ribellarsi al potere autoritario e violento (manco se vivessimo in uno Stato totalitario!). E se qualcuno vuole farci credere il contrario, è perché è interessato a che si creda questo contrario. Ed è indubbio che questo interesse si riassume in un un’unica locuzione: egemonia culturale e sociale; egemonia che fa capo a un padronato politico e sociale di sinistra che da sempre opprime la nostra istruzione, demolendola dall’interno e facendola diventare il terreno di coltura di idee violente e criminali. Del resto, negli anni ‘70, il brigatismo terroristico dove ha trovato maggiore attecchimento e il proprio fondamento teorico?
    Non possiamo permetterci un’altra stagione di violenza «giustificata» («sono solo compagni che sbagliano»), dove rischiano di morire persone innocenti e dove paradossalmente i criminali (che è la cosa più assurda!) sono i poliziotti che fanno il loro sacrosanto dovere. Non possiamo permetterci nulla di questo. Ecco perché è necessario che in nessun modo si giustifichino azioni che nulla hanno a che fare con il legittimo dissenso democratico, avendo piuttosto un fondamento puramente criminale. (il Jester)

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  • avatar carlo fetonti scrive:

    Corruzione e libertà d’informazione
    Dove nasce si sviluppa e cresce la corruzione? Dove non ci sono regole o dove ci sono e non si rispettano.Chi si ricorda quando Berlusconi e Tremonti dicevaqno per televisione “che le tasse se sono troppo alte la gente fa bene a non pagarle?” Per la serie le regole me le faccio come fa comodo a me. A Bersani feci notare tempo fa che la Costituzione prevede il voto”personale” mentre le leggi elettorali non prevedevono il voto personale cioè “la persona che vota la persona” , lui si giustificò dicendo “lo facciamo per evitare dispersione di voto”, vale a dire la paralisi politica.Per la serie (che vale anche per Berlusconi e tutti i partiti in parlamento) il fine giustifica il mezzo e mi faccio le regole in barba alla Costituzione a fin di bene,guarda caso della partitocrazia.Questi sono due esempi della cultura delle regole che regna sovrana in Italia.Potrei citarne ovviamente tanti altri e anche se devo ammettere che in questo campo Berlusconi è un leader assoluto avendo voluto trasferire in toto(anche se un pò certamente ci voleva) alla politica la cultura d’impresa: il partito azienda,il decisionismo “ghe pensi mi”,io ho la maggioranza del consiglio d’amministrazione (vedi Parlamento), quindi ho sempre ragione e posso cambiare le regole come voglio, il privato messo alla pari con il pubblico con i soldi però del pubblico ecct….L’allentamento delle regole in questa età Berlusconiana è sotto gli occhi di tutti e solo la crisi economica pare abbia portato consiglio al nostro. Cito ad esempio la lotta alla evasione fiscale (dopo i vari condoni di ogni tipo) e la lotta alla mafia che però vanno rilevate come una pesca in un mare dove i pesci sono cresciuti a dismisura per cui non è difficile pescare.Sulla libertà di stampa è vero che in Italia essa si presenta ancora sufficientemente strutturata,ma va rilevato che in questo paese si leggono pochi giornali pertanto il vero problema è la libertà d’informazione che è altra cosa.I principali organi d’informazione in Italia sono le televisioni dove ,e su questo dissento totalmente con Carduccio Parizzi, la parte del leone la fa il nostro Berlusconi che controlla di fatto 5 reti nazionali su sette con l’esclusione di Santoro che vive in continua lotta con la rete (Rai 2) che lo ospita.IL caso Italia- televisioni viene citato come unico ed anomalo in Europa. Approfitto per replicare a Barilli che Santoro non ha difeso il ragionamento degli studenti che tendevano ad un certo giustificazionismo della violenza,Santoro ha difeso il loro diritto di esprimersi cosa che non ha fatto,ed in modo esagitato, il Ministro La Russa
    per cui si è giustamente beccato del fascista da Di Pietro.Quello d’interrompere sistematicamente chi parla è una caratteristica del Ministro per cui niente di nuovo sotto il sole.

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