L’impunità fiscale nel Paese dei panettoni
Al ricoverato di riguardo del San Raffaele fu recapitato un panettone accompagnato da un biglietto: «A Silvio con tanti auguri di buona guarigione». Glielo aveva inviato un milanese, tale Pietro. Poche ore prima Massimo Tartaglia aveva stampato in faccia a Silvio Berlusconi un souvenir meneghino. Era il 13 dicembre 2009.
In queste ore, giusto un anno dopo, alcuni deputati eletti in Parlamento per intascarsi i soldi dei contribuenti senza aver date alcunché alla patria, intascheranno sontuose strenne per consentire all’instabile premier di mangiarsi l’ennesimo panettone a Palazzo Chigi. C’è sempre qualcuno disposto a fare regali a Berlusconi. In cambio di che? Che cosa ci guadagnino i parlamentari saltafossi è già stato detto: milionate di euro, mutui estinti, incarichi lucrosi e via dicendo.
Ma che cosa hanno avuto, in cambio del loro appoggio morale, le migliaia di berlusconiani che questo fine settimana hanno sfilato o firmato per Silvio nei banchetti allestiti dal Pdl? Con che faccia e con quali ragioni giustificano il loro sostegno? Alcuni, sforzandosi di non ridere davanti alle telecamere e ai microfoni dei giornalisti di piazza, hanno detto: perché ha governato bene, perché gli vogliamo bene, perché è ingiustamente perseguitato dalle toghe rosse eccetera. Padronissimo, chi vuole, di credere a simili panzane. Però c’è dell’altro.
E quest’altro è arrivato poche ore fa con un dispaccio Ansa. Più che una novità è una conferma. Come le rivelazioni di WikiLeaks. L’Italia è maglia nera europea nel ramo evasione fiscale. Nei primi undici mesi del 2010 è cresciuta del 10 per cento. Le imposte sottratte all’erario sono dell’ordine dei 159 miliardi di euro l’anno. Al primo posto nella classifica degli evasori figurano gli industriali (32,8%), seguiti da bancari e assicurativi (28,3%), commercianti (11,7%), artigiani (10,9%), professionisti (8,9%) e dipendenti (7,4%).
Se così stanno le cose, ora sappiamo con che soldi sono state pagate le pellicce sfoggiate dalle sostenitrici di Berlusconi nei cortei e attorno ai banchetti, signore che si accaloravano appellandosi agli ideali di libertà, mentre i loro mariti sghignazzavano, grati a chi aveva dato loro la libertà di frodare il fisco.
Tra qualche ora, pochi venduti consentiranno al padrone d’Italia di ricomprarsela mezza. L’altra metà resterà sepolta da una slavina di panettoni. (is)














Il nome di Berlusconi sarà sempre abbinato a quello di Nerone: due governanti malati di protagonismo, malati nel cervello, incuranti del buon governo della cosa pubblica. Pensateci un pò e mi darete ragione: ci sono 2000 anni di differenza ma le azioni ed i costumi del malgoverno permangono inalterati! In genere neurologi e psichiatri parlano, in questi casi, di cortocircuiti microcerebrali!!
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