Come direbbe Mattia Granata: gli adulatori hanno un futuro? Ah, spocchia spocchia delle mie brume…

Pubblicato da Redazione il 8 dicembre 2010 in Commerci, Costume, Fidenza |

di Massimiliano Franzoni

«La Cooperativa Di Vittorio merita un posto speciale nel capitale sociale della nostra comunità». Con queste parole il sindaco di Fidenza Mario Cantini, come di consueto protagonista di un’apparizione con toccata e fuga, ha ben sintetizzato il significato della festa per il 40° compleanno della Cooperativa di abitanti Giuseppe Di Vittorio.

Una celebrazione, che ai presenti non è apparsa affatto celebrativa, anzi ha saputo dare una prospettiva di spessore, non solo al futuro di una delle più significative realtà del mondo cooperativo fidentino, ma all’intero scenario della cooperazione italiana.

Nello cornice molto gradevole dell’Atto Primo del Villaggio del Gusto si sono confrontati in un serrato dibattito Paolo Cattabiani (Presidente di Legacoop Emilia Romagna), Rino Scaglioni (Presidente Legacoop Abitanti Emilia Romagna) e Mattia Granata professore della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Milano e autore del più volte citato volume «Sinistra e mercato».

A moderare il dibattito Giovanni Mora (Presidente di Legacoop Parma), mentre a fare gli onori di casa il presidente della Cooperativa Di Vittorio Franco Savi e il vice presidente Angelo Canella.

Nel pubblico erano molti i volti noti tra cui l’assessore alla sicurezza e mobilità del Comune di Fidenza Giovanni Carancini, l’assessore ai servizi sociali della Provincia di Parma Marcella Saccani e il capogruppo del Pd in Consiglio Comunale a Fidenza Enrico Montanari.

«Quarant’anni fa il 18 ottobre 1970 – ha esordito Giovanni Mora – nasceva, nella sala del Consiglio Comunale di Fidenza, la Cooperativa Di Vittorio. La Di Vittorio è nata sulla base di un grande ideale quello della casa ed è cresciuta sino ad essere oggi un’azienda a tutto tondo».

Assumendo in pieno il ruolo di provocatore, che gli era stato affidato, Mattia Granata ha esordito con una domanda che agli astanti è apparsa quasi retorica «la cooperazione ha un futuro?».

«La grande crescita della cooperazione per tutti gli anni ’80 – ha continuato Granata – ci lascia oggi alcuni interrogativi importanti, in particolare sul ruolo del modello cooperativo, in un momento di grande trasformazione economica, come quello attuale, marcato da una profonda crisi di sistema».

Il presidente di Legacoop Emilia Romagna Paolo Cattabiani ha provato ad abbozzare una risposta alle provocazioni di Granata, facendo un’analisi dello stato della popolazione emiliana.

«In Emilia Romagna gli immigrati rappresentano il 7% della popolazione totale, in comuni come quello di Sassuolo si raggiunge il 15%. La popolazione è la più anziana del paese, seconda solo alla Liguria. A fronte di questi due semplici dati è possibile pensare ancora ad un welfare che si basa unicamente sull’offerta pubblica. Su questo come su altri temi le cooperative devono dare una risposta e possono farlo. Per farlo però devono rispettare delle condizioni. Il radicamento sul territorio deve essere accompagnato da una crescita attraverso unioni e fusioni di cooperative, che insieme possono reggere la sfida del mercato. È necessario svecchiare la classe dirigente della cooperazione, evitando processi come quelli che nei decenni scorsi vedevano nella politica il serbatoio di crescita e formazione della classe dirigente cooperativa. La politica oggi deve dialogare con la cooperazione e fare delle proposte, solo così potrà avere il nostro consenso».

«La cooperativa è l’unica modalità d’impresa – ha detto Rino Scaglioni – per chi si colloca dalla parte della domanda. Le cooperative, con la proprietà indivisa, danno risposte alle esigenze di quel 9,8% della popolazione che in Emilia Romagna non può accedere all’edilizia pubblica ma allo stesso tempo non ha un reddito sufficiente a comprare la casa. Stanno sorgendo sempre nuovi bisogni e in questi anni ci siamo occupati più dell’offerta che non della domanda».

Sulla necessità di rinnovamento generazionale ha insistito il vice presidente di Coop. Di Vittorio Angelo Canella. Franco Savi ha invece cercato di condensare in poche frasi la storia di un’avventura durata quarant’anni e che ancora propone sfide nuove. La storia della Di Vittorio è stata raccolta nel volume «Racconti di casa nostra», distribuito ai presenti, e frutto del lavoro a più mani di Giuseppe Maghenzani, Luca Campana, Diego Bonelli e Luigi Piscitelli, che hanno saputo condensare questa storia non facendone un semplice frullato, ma rilanciando sfide per il futuro.

Tra le prossime sfide c’è proprio quella del Villaggio del Gusto progetto già ampiamente annunciato e illustrato al territorio. Soci e amici della Cooperativa hanno potuto apprezzare la qualità della prima realizzazione del Villaggio, sedendosi alla tavola comune dell’AttoPrimo con il menù della festa preparato dallo chef Massimo Moretti, per un ben riuscito baccanale.

(Questo articolo di Massimiliano Franzoni è stato pubblicato il 20 ottobre di quest’anno sul sito del Gruppo Di Vittorio con il titolo «Il capitale sociale di Fidenza»)

Una cooperativa di abitanti (?), una celebrazione non celebrativa (!), una prospettiva di spessore, l’immancabile serrato dibattito… Tra spericolate iperboli, scanzonati ossimori e le solite frasi fatte ma sempre ben accette da parte dei committenti, il rapsodo della Cooperativa Di Vittorio ci dà qui un altro saggio della sua ars adulatoria.

Ma questo testo l’ha scritto prima o dopo il «ben riuscito baccanale»?


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